Santuario della Natività di Maria Santissima a Vicoforte: Storia, Arte e Architettura

Il Santuario di Vicoforte, conosciuto anche come santuario della Madonna, santuario basilica della Natività di Maria Santissima o santuario-basilica Regina Montis Regalis, è un imponente edificio religioso situato nel comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo. Questa "basilica tra i boschi" è celebre per la sua cupola ellittica in muratura, la più grande al mondo di questa forma, e per il suo vasto campo pittorico a tema unico, esteso per oltre 6.000 metri quadrati. La struttura, caratterizzata da forme audaci e dimensioni smisurate, è un capolavoro del barocco piemontese, nato in un paesaggio placido e verdeggiante.

Veduta aerea del Santuario di Vicoforte, evidenziando la cupola ellittica

Le Origini e la Leggenda del Pilone Miracoloso

Il complesso trae le sue origini da un modesto pilone medievale, probabilmente eretto intorno alla fine del 1400 o poco dopo il 1500 da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni. Questo pilone era decorato con un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, un'immagine delicata che mostra Maria in atteggiamento materno.

Secondo la tradizione più accreditata, intorno al 1529 o 1592, un contadino di nome Giulio Sargiano, durante una battuta di caccia, colpì inavvertitamente l'immagine della Madonna con una pallottola. Si narra che dalla sbeccatura, visibile ancora oggi sull'affresco, sgorgarono alcune gocce di sangue. Sebbene questa tradizione abbia contribuito all'origine della devozione al Santuario, la storia del sanguinamento dell'icona è considerata un falso storico. L'uomo confessò l'accaduto in punto di morte, lasciando il suo archibugio in eredità alla parrocchia di Villanova, un lascito che, sebbene non pervenuto, è citato da alcuni storici.

La Nascita del Grande Santuario

A partire dal 1594, il diacono Cesare Trombetta iniziò a interessarsi al Pilone, allora abbandonato nel fondovalle boscoso della Berbonesca. In quel periodo, in seguito a un'epidemia di febbri che aveva lasciato indenne la maggior parte della popolazione di Vico, si verificò un forte impulso di devozione. Coordinati da Trombetta, nell'autunno del 1594 e nella primavera del 1595 fu costruita la prima cappelletta intorno al pilone. La voce di numerose grazie concesse dalla Vergine iniziò a circolare, dando origine a un movimento devozionale straordinario che richiamò compagnie, confraternite e comunità da quasi tutto il nord-ovest dell'Italia.

Il Pilone divenne meta di pellegrinaggi sempre più frequenti, attirando l'attenzione del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nel 1595, il Vescovo di Mondovì, monsignor Giovanni Antonio Castrucci, dopo una severa inchiesta, autorizzò la devozione e venne lui stesso in pellegrinaggio, inaugurando una tradizione tuttora viva. Il duca Carlo Emanuele I e la sua consorte Caterina d’Asburgo mostrarono un crescente interesse per l'erezione di un santuario sotto il controllo ducale, che potesse dare prestigio al ducato sabaudo e fungere da luogo di sepoltura per la Casa Savoia. A tal fine, nel 1596, il duca commissionò la costruzione di un grande santuario, affidando l'incarico inizialmente all'architetto di corte Ercole Negri di Sanfront e successivamente ad Ascanio Vittozzi, architetto di fiducia della corte sabauda, che progettò un tempio dall'insolita pianta ellittica.

La posa della prima pietra avvenne il 7 luglio 1596 alla presenza del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Fin dall'inizio, l'edificazione presentò gravi problemi statici a causa del terreno argilloso, costringendo Vittozzi a rallentare i lavori per scavare canali di drenaggio. Vittozzi morì nel 1615, quando la costruzione era stata eretta fino al cornicione. I lavori si arrestarono del tutto quindici anni dopo, in seguito alla morte del duca Carlo Emanuele I nel 1630 (il quale volle essere sepolto nel santuario), lasciando l'edificio incompiuto per lungo tempo.

La Ripresa dei Lavori e il Genio di Francesco Gallo

Un nuovo interesse dei fedeli si manifestò nel 1682, quando la Vergine del pilone venne solennemente incoronata come ringraziamento per la fine della Guerra del Sale. La costruzione riprese senza l'appoggio dei Savoia, che all'epoca concentravano le loro attenzioni sulla basilica di Superga. Grazie all'impegno dell'architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo, incoraggiato da Filippo Juvarra, i lavori ripartirono con vigore a partire dal 1701 e poi dal 1728.

Sopra il possente basamento in arenaria, di stampo manierista, venne rapidamente costruito il tamburo, di evidenti linee barocche, e l'enorme cupola. L'intera mole, che include la grande cupola, il tamburo vibrante di luce e il lanternino, fu completata tra il 1731 e il 1733.

L'Architettura e le Sue Peculiarità

La Cupola Ellittica: Un Record Mondiale

Il Santuario di Vicoforte è celebre per la sua cupola ellittica, la più grande al mondo di questa forma, con dimensioni di 37,15 metri per 24,80 metri. L'altezza alla base del cupolino è di 60 metri. Questa audace costruzione fu una vera impresa ingegneristica per l'epoca, che affrontò numerosi problemi statici dovuti al terreno argilloso, costantemente monitorati fin dalla sua costruzione.

Interno della cupola del Santuario di Vicoforte con affreschi barocchi

I Campanili e le Facciate

La costruzione dei campanili fu più controversa. Vittozzi aveva previsto quattro torri. Il primo fu eretto rapidamente nel 1642 su richiesta di Madama Reale Cristina di Francia, collegando il Santuario al vicino monastero cistercense. Dieci anni dopo furono innalzati i due campanili frontali e, per simmetria, anche il quarto, che rimase l'unica torre campanaria funzionante fino al 1830. La sistemazione definitiva si ebbe solo nel 1880, quando il Santuario divenne monumento nazionale e fu indetto un concorso (a cui partecipò anche Alessandro Antonelli). Nel 1884, sotto la direzione dell'ingegnere e architetto Camillo Riccio, furono avviati i lavori per le poderose e elaborate cuspidi barocche, riprendendo lo stile di quella posta sulla lanterna che sovrasta la cupola. Le tre facciate attuali furono anch'esse opera di Camillo Riccio nello stesso periodo.

La Palazzata e l'Accesso al Santuario

Gli edifici porticati che si trovano di fronte all'ingresso principale del Santuario, noti come "Palazzata", erano parte integrante del progetto architettonico originale di Vittozzi e furono terminati nel corso dell'Ottocento. Essi presentano un fronte continuo a forma di semi-ottagono con edifici uniformi nelle facciate e nelle altezze, e furono originariamente destinati ad ospitare l'ospedale dei pellegrini, il Pio Istituto degli Orfani e il palazzo del Duca. Al centro della piazza, la statua di Carlo Emanuele I (risalente al 1891 e anch'essa opera di Camillo Riccio per il piedistallo) indica il luogo dove erigere il tempio a Maria.

L'accesso al Santuario dall'ingresso principale avviene attraverso un ampio atrio longitudinale decorato da affreschi con quadrature sulle volte e architetture illusionistiche alle pareti. Oltre l'atrio, si apre immediatamente alla vista la grandiosa cupola ellittica.

Le Cappelle Interne e le Opere d'Arte

Il Santuario ospita diverse cappelle che si snodano intorno alla sua pianta ellittica, ciascuna ricca di opere d'arte e devozione. Simone Boucheron, orafo, e Francesco Ladatte, scultore, rivestirono il pilone dell'immagine miracolosa con una teca in argento dorato, un prezioso scrigno settecentesco, mentre il Solaro scolpì le statue della carità e della speranza e le acquasantiere.

La Cappella di San Bernardo

Iniziando la visita a sinistra dell'ingresso e procedendo in senso orario, la prima cappella è dedicata a San Bernardo, abate dell'ordine cistercense, che fin dalle origini occupò il monastero attiguo al Santuario. Il santo è raffigurato sia sulla pala d'altare che in gloria sugli affreschi della volta. A sinistra è collocata la tomba di Carlo Emanuele I di Savoia. Nel 2017, con grande clamore mediatico, in questa cappella sono state trasferite due arche contenenti le spoglie di Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro.

La Cappella di San Giuseppe

La seconda cappella, dedicata a San Giuseppe, è decorata da una tela d'altare e da una volta raffiguranti il santo in gloria, oltre ad altri dipinti con episodi della vita di Gesù, uno con Sant'Anna, e uno con due monache che offrono il loro cuore a Maria.

La Cappella Absidale di San Rocco

La cappella absidale è dedicata a San Rocco. Dietro l'altare è collocata la tela del pittore Franz Anton Meyer, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi Giovanni Battista, Rocco, Maurizio.

La Cappella di San Benedetto

Particolarmente degna di nota è la cappella di San Benedetto, iniziata nel 1663 e ultimata nel 1713. Conserva importanti opere di scultura, tra cui il mausoleo di Margherita di Savoia (figlia del duca, realizzato tra il 1709 e il 1714 dallo scultore genovese Giuseppe I Gaggini) e statue di santi. Al centro della parete frontale è posto l'altare maggiore in marmo policromo, sormontato da un quadro dei fratelli Recchi di Como, raffigurante San Benedetto e San Carlo che adorano la Sindone (datato 1685). Ai lati sono presenti due tele di Sebastiano Taricco con la Deposizione dalla croce e la Deposizione nel sepolcro. La volta affrescata, sempre opera del cheraschese Taricco, offre suggestioni del Trionfo della Croce con angeli che reggono la Sindone, con angeli e simboli della passione intorno alla scena centrale e profeti nei peducci.

Gli Affreschi della Cupola: Un Capolavoro Barocco

Con i suoi oltre 6.000 metri quadrati, la cupola ospita l'affresco a tema unico più grande al mondo, un capolavoro dell'arte barocca. Le decorazioni furono portate a compimento tra il 1745 e il 1752 (o 1746 e 1748) dal figurista Mattia Bortoloni da Rovigo, della scuola veneta del Piazzetta e di Tiepolo, e dal quadraturista Felice Biella da Milano. Il tema centrale è la Storia della Salvezza dell'anima attraverso la vita di Maria e la gloriosa Assunzione della Madonna nell'Empireo.

Il grande affresco mostra, ai margini dello spazio sacro, il primo annuncio di salvezza provenire dalle Sibille pagane. Sui pilastri sono raffigurati episodi della vita terrena di Maria in lieve monocromo verde oliva. Sugli arconi, simboli e motti biblici riferiti a Maria sono sostenuti da grandi angeli vestiti di luce, mentre tra i finestroni sono effigiati alcuni Profeti. Alla sommità del tamburo appaiono visioni di mura, torri, castelli e città in rovina, a significare la caducità delle glorie umane. Nella cupola, da otto nicchie si affacciano in estatica contemplazione gli Apostoli, incluso San Paolo; l'apostolo Mattia ha il volto di Mattia Bortoloni, inginocchiato in atteggiamento di umiltà. Al centro della cupola, sotto il mosso baldacchino, trionfa la gloria radiosa di Maria tra la gioia degli angeli osannanti e musicanti, mentre dalla luce paradisiaca del cupolino si protende la Trinità ad accogliere l'anima e il corpo della Vergine. Questo risultato mirabile è frutto della perfetta sintonia tra il pittore figurista e il decoratore quadraturista.

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Esperienza di Visita: La Salita alla Cupola "Magnificat"

Oggi è possibile ammirare da vicino la magnificenza del Santuario e della sua cupola grazie a "Magnificat", un'innovativa ed esaltante modalità di visita guidata. Indossando un caschetto protettivo e un'imbragatura con moschettone (simili a quelle utilizzate per le scalate in montagna), i visitatori possono salire fino a 60 metri di altezza per ammirare l'opera da una prospettiva insolita e ravvicinata.

La salita, per un totale di 266 gradini, è un'ascesa lenta ed esplorazione accurata. Durante il percorso, sono previste diverse soste con spiegazioni dettagliate da parte delle guide dell'impresa culturale Kalatà sulla storia del Santuario, con particolare attenzione ai numerosi problemi statici che l'edificio ha dovuto affrontare. Il primo affaccio sull'interno del Santuario avviene dalle finestre poste sulle balconate esterne, appena sopra agli archi. La salita prosegue fino alla balaustra interna, posta tra le serliane e gli oculi, da cui è possibile osservare gli affreschi della volta da una distanza ravvicinata e percorrere l'intera circonferenza della cupola. Sono anche ben visibili i sensori applicati alle crepe, che monitorano costantemente i movimenti della cupola, e le imponenti barre di cerchiaggio inserite all'interno delle murature. L'ultimo tratto dell'ascesa è il più avventuroso ma anche il più gratificante, raggiungendo la sommità della cupola, camminando nello spazio tra la muratura esterna della volta e la copertura in rame del tetto (l'ambiente è piuttosto caldo anche in giornate non soleggiate).

Informazioni Utili per la Visita

La visita al Santuario è libera, mentre la salita alla cupola è possibile esclusivamente con l'accompagnamento delle guide di Kalatà. Dato che i posti sono limitati, è consigliabile prenotare in anticipo; la biglietteria si trova sotto i portici della Palazzata.

  • Come arrivare: Il Santuario è raggiungibile con gli autobus Grandabus, linea 100B, fermata Santuario.
  • Servizi: Sotto i portici della Palazzata si possono trovare diversi ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie e gelaterie.

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