Il Santuario della Madonna dell'Avvocatella: Storia e Devozione nella "Piccola Lourdes" di Cava de' Tirreni

Il Santuario della Maria SS.ma Avvocatella, situato in una piccola grotta nella frazione Annunziata di Cava de' Tirreni, in provincia di Salerno, è un luogo di profonda fede e tradizione, noto anche come la "Piccola Lourdes". Attiguo al complesso monumentale dell’Annunziata e alla omonima chiesa parrocchiale, rientra nella zona pastorale Cava - Forania di Cava Est. Frequentato da molti fedeli e malati, provenienti non solo dalla Campania ma anche da altre regioni, si recano in pellegrinaggio alla Piccola Lourdes ogni 11 del mese, soprattutto in occasione dell’11 febbraio, festa della Beata Vergine Maria di Lourdes.

Le Origini: La Leggenda di Don Federico Davide

Le origini di questo santuario affondano nel XVII secolo, intrecciando storia e leggenda. Era il 1654 quando Don Federico Davide, sacerdote della parrocchia di S. Cesario, incaricato "dalli Magnifici Gabellieri della farina" ad esigere la tassa dello sfarinato nel molino di Bonea, passava spesso davanti a quella che allora era conosciuta come la "grotta dei pipistrelli", malfamata da tempo immemorabile per apparizioni di spettri che atterrivano i passanti.

illustrazione di un sacerdote che incontra un ciabattino in una grotta

Si narra che un giorno, sull'imbrunire, Don Federico vide un giovane ciabattino seduto su di una pietra, che gli disse: "Mi pare che abbiate le scarpe rotte. Se volete ve le accomodo in un batter d'occhio". Don Federico accettò l'offerta, e a lavoro compiuto cavò fuori il portamonete per pagarlo. Ma il giovane chiese un alto compenso, più di quanto sarebbero costate nuove quelle ciabatte. "Gesù e Maria", esclamò ingenuamente il sacerdote segnandosi. A quei nomi benedetti l'uomo scomparve, e s'udirono rumori nella caverna, che pareva tremasse. Il povero prete fuggì scalzo, ansante, terrificato con le scarpe in mano; ma, giunto dinanzi alla Casa Campanile, cadde a terra tramortito. Molti accorsero, e l'aiutarono a riaversi: a cui egli raccontò la paurosa avventura mostrando a conferma gli stivali.

Il buon Don Federico per lo spavento rimase molti giorni a letto, infermo. Ristabilitosi, decise di far ritorno alla grotta e di porvi un’immagine della Madonna per renderla sacra ed evitare altre diaboliche sorprese. Si trattava di un’icona che portava il titolo di "Avvocata" e che ritraeva la Madonna con in grembo il Bambino Gesù, posta al centro tra San Paolo I e Sant’Onofrio in adorazione. Così la grotta fu ribattezzata col nome di grotta della Madonnella o dell'Avvocatella. Due anni dopo, nel 1656, Don Federico Davide morì di peste; ma la sua immaginetta della Madonna rimase nello speco, primo germe del Santuario.

La tradizione di questi eventi ci è narrata, in un opuscolo ristampato ben cinque volte, da due parroci di S. Cesario, D. Domenico Caputo e D. Francesco Erroia, il cui lavoro fu probabilmente composto nella prima metà del secolo XVIII (verso il 1730).

I Primi Sviluppi del Culto e la Nascita della Cappella

Come avvenne in epoca a noi più vicina, così qui cominciarono le contadinelle in primavera a portare ghirlandette di fiori selvatici per adornare l'umile quadro cartaceo di Don Federico. E con i bimbi venivano le mamme e gli uomini passando si scoprivano il capo nel saluto angelico. Il nuovo culto della Vergine iniziò a mettere radici, e un povero frate francescano sopraggiunse a migliorarne le sorti. Era un laico professo di Maiori, si chiamava frate Angelo Maria del Convento di Cava, e passava ogni settimana di là per la cerca al villaggio di Dragonea.

rappresentazione artistica di Frate Angelo Maria con un muratore davanti alla grotta

Vedendo quei fanciulli intorno alla Madonna, egli chiamò un muratore di Cava, M.° Antonio Di Mauro, e gli fece costruire una nicchia alta sette palmi, gratuitamente. Poi pregò il pittore Antonio Ragone di dipingervi la Madonna Avvocatella, riproducendo alla meglio l'immagine primitiva coi Santi Eremiti accanto. Il lavoro questa volta non fu del tutto gratuito, perché il pittore ebbe sette carlini, sborsati per carità dal signor Nicola Galise di Antonio. Ciò accadde il 26 giugno 1702. Il parroco D. Carlo Cristiano benedisse e recitò coi fedeli le Litanie della Vergine. Frate Angelo esultante, vi sospese una lampada, e pregò i contadini di accenderla ogni sera. A chi gli chiedeva cosa volesse conchiudere, il frate senza esitare predisse: "Qui presto sarà celebrata la S. Messa. E che santuario splendido sorgerà! e quanti devoti vi s'aduneranno a pregare! quante grazie contribuirà questa bella Madonna!".

Il Miracolo del Bambino e dell'Asino (1703)

La fede crebbe anche grazie a un miracolo avvenuto il 19 maggio 1703, giorno di sabato sacro alla Vergine. Un fanciullo di 6 anni, Romualdo Casaburi di Nicolò, se ne veniva al mulino col suo somaro carico di grano, ed egli a cavalcioni sul sacco. Un cuginetto di 8 anni l'accompagnava. Giunti innanzi alla grotta della Madonna, l'asino adocchiò un bel ciuffo di gramigna sul dirupo, e si spinse alla cieca per brucare: ma sotto era l'abisso e la bestia precipitò col suo duplice peso sul dorso. Il cugino inorridito, si volse alla grotta della Vergine gridando: "Madonna, aiutalo!". Poi si sporse sul ciglione e guardò giù. Il fanciullo e l'asino erano salvi; ma il grano era tutto sparso per la montagna. Corse a chiamare il mugnaio Matteo Punzo, che venne subito in aiuto. Così riportarono sulla via il fanciullo, e si trassero dietro come Dio volle, il somaro. In ultimo si adoperarono a raccogliere il grano disperso, e riuscirono a riempire di nuovo il sacco: cosa che parve miracolo, perché ne era rimasto molto disseminato giù per il pendio inaccessibile.

Questo evento fu interpretato come un segno divino e portò alla riapertura della grotta, che in precedenza era stata chiusa dal Vescovo di Cava. Allora crebbe la fede, tanto che i parroci di S. Cesario, D. Domenico Campanile e D. Carlo Cristiano, in nome dei loro filiani, presentarono un memoriale a Mons. D. Vincenzo Galdieri, Vicario Capitolare, pregandolo di permettere che si edificasse una cappella nella grotta. Il permesso fu ottenuto, e i fedeli diedero inizio al lavoro. Si spianò l'ingresso e si colmò con grosse pietre un fossato nell'interno dello speco: così ottennero un ripiano sufficiente. Lasciarono, per quanto fu possibile, la nuda roccia a far da volta al santuario, e proprio sotto quell'arco naturale eressero l'altare, su cui tuttora si venera la gloriosa Immagine. La chiesetta ottenne la sua bella facciata, un modesto campanile, e quant'altro poteva occorrere alle necessità del culto. Per questi lavori di muratura non mancarono mai le offerte, specie dopo una grazia singolare.

Miracoli e Testimonianze di Fede

Numerose sono le grazie attribuite all'intercessione della Madonna dell'Avvocatella, testimoniate in vari documenti storici:

  • Aniello Caputo, fanciullo dodicenne, fu malamente operato al ginocchio e rimase col piede destro sospeso e rattratto. Il padre, dopo averlo portato per tre volte alla grotta con fede, ottenne la grazia della guarigione.
  • Giovanna De Santis di Tramonti, che aveva perduto la vista a causa di una malattia, riacquistò la vista dopo che il Sacerdote Domenico Campanile gli unse gli occhi con l'olio della lampada di Maria.
  • Annamaria Coppola, per una ferita al braccio che si stava cancrenando, fu guarita dopo che il padre le applicò con fede l'olio di Maria.
  • Il Rev. D. Giovanni Di Mauro, sacerdote di S. Cesario, ridotto in fin di vita per una fistola alla gola, fu miracolosamente guarito dopo essere stato unto con l'olio di Maria dal parroco Francesco Erroja, adempiendo poi al voto di elemosinare per un anno per il Santuario.
  • Lucia Noviello di Pregiato di Cava dei Tirreni, incinta e gravemente inferma, sognò la Madonna Avvocata che le offriva un bicchiere d'acqua della sua grotta, dicendole: "Bevi quest'acqua e sarai guarita". Ella mandò per l'acqua, la bevve e fu subito guarita.

L'opuscolo dei due parroci registra un interminabile albo d'oro di grazie, con appendici che vanno fino al 1895, data dell'ultima ristampa.

Il Periodo Camaldolese e i Secoli Successivi

Nel 1687 arrivarono i Camaldolesi di Monte Corona che vi costruirono un regolare eremitaggio, abbellirono la chiesa di marmi e di preziosissimi arredi. Nel 1720 la chiesa venne consacrata e dedicata a Maria SS. dell'Avvocata dal Vescovo di Ravello e Scala, per via dei tanti prodigi compiuti dalla Vergine. Nel 1743 il Padre Generale dell'Ordine Camaldolese, P. D. Clemente Orioli, delegato dal Capitolo Vaticano incoronò le statue della Vergine ed il Bambino con due splendenti corone d'oro. Nel 1807, per decreto di Giuseppe Bonaparte, i Padri Camaldolesi, che avevano amministrato il Santuario per 120 anni, furono costretti ad abbandonarlo, cedendo tutti i loro beni al Demanio.

A testimonianza della devozione, si ricorda la fatica del santo eremita Francesco Paolo Benincasa, che nel 1885 mise insieme la somma di 700 ducati con le elemosine e la versò al Vescovo per costituire la rendita della S. Messa.

La Rinascita del Santuario nel XX Secolo

Nell'ottobre del 1954 una terribile alluvione si abbatté sulla zona, per cui il Santuario già fatiscente, invaso dall'acqua con pietrame e terriccio, rimase pericolante ed inagibile. La famiglia D'Amore di S. Cesario, sfidando il pericolo, liberò il cunettone pieno di massi dietro la Chiesa, mentre altri devoti ripulirono l'interno. Il Santuario, però, rimase chiuso e abbandonato per molto tempo e fu preda dei ladri che asportarono, tra l'altro, la pila trecentesca dell'acqua santa; in seguito fu anche trasformato in cantiere edile, fino a quando un comitato di fedeli si preoccupò di eseguire alcuni restauri e di riprendere saltuariamente il culto.

Prof.Antonio Paolucci- la Volta della Sistina di Michelangelo

La "grotta della Piccola Lourdes" fu pensata, nel 1951, ad imitazione della grotta di Massabielle (Lourdes, Francia) dal sacerdote don Salvatore Maria Polverino della Società delle Divine Vocazioni (del Beato don Giustino Russolillo) con l’aiuto del fratello don Francesco Polverino. L’opera fu completata e benedetta il 14 luglio 1974 dal vescovo di Cava mons. Alfredo Vozzi. Nel 1987 è stata costituito e legalmente riconosciuto l'ente religioso "La Piccola Lourdes", a cui è assegnata la giurisdizione del santuario.

Nell'ottobre del 1979 la Santa Sede, nell'attuale riforma delle diocesi italiane, ristrutturò il territorio della Badia di Cava dando all'Abate la giurisdizione su alcune parrocchie vicine all'Abazia, tra cui quella di S. Cesario M., dove sorge anche la Chiesa di Maria SS. Avvocata. Il nuovo Parroco, il benedettino D. Gennaro Costabile Lo Schiavo, riaprì subito al culto il Santuario, dopo aver eseguito alcuni lavori urgenti di sistemazione, il giorno 8 dicembre 1979, solennità dell'Immacolata Concezione, con la partecipazione di una cinquantina di fedeli, che andavano via via aumentando di domenica in domenica.

Il terremoto del 23 novembre 1980 rese inagibile la Chiesa parrocchiale di S. Cesario, mentre il Santuario non subì alcuna lesione, per cui tutta la vita liturgica e pastorale della parrocchia si concentrò all'Avvocatella, nell'attesa del completamento dei lavori di restauro della predetta Chiesa Parrocchiale. Nell'anno mariano 1987 fu sistemata anche la strada d'accesso al Santuario: all'ingresso fu collocata una grande Croce in ferro battuto eseguita da mastro Giovanni Vitale di S. Cesario; lungo il percorso fu sistemata un'artistica Via Crucis in ceramica, opera del prof. Gallo.

Alcune date storiche hanno segnato la rinascita del Santuario:

  • Il 21 gennaio 1981 il quadro settecentesco su rame, raffigurante la Madonna Avvocata tra i SS. Eremiti Paolo ed Onofrio, debitamente restaurato, fu portato a Roma dove venne benedetto dal S. Padre Giovanni Paolo II che incoronò la Vergine SS. Regina Avvocata.
  • Il 5 agosto 1984 mons. Michele Marra, Abate e Ordinario dell'Abbazia territoriale della SS. Trinità di Cava, a coronamento dei lavori di ristrutturazione e di restauro, consacrò la Chiesa dedicandola a Maria SS. Avvocata, con grande concorso di popolo festante.

Nel Santuario Mariano Diocesano vi è pure una statua della Vergine Maria di Fatima, donata dal Prof. Francesco Ugliano, animatore dei gruppi di preghiera di P. Pio in Cava de' Tirreni. Da circa vent’anni, si diffonde nel santuario il messaggio della Madonna apparsa a Fatima in quello stesso giorno.

Devozione Contemporanea e le Particolarità della Grotta

Ancora oggi, la Madonna viene venerata nel Santuario particolarmente il 13 di ogni mese, con una processione penitenziale nel primo pomeriggio cui partecipano migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia, e il 1° sabato del mese con una processione eucaristica per gli ammalati. Numerosi gruppi di fedeli vengono a deporre nel Cuore della Madre le proprie pene e le proprie lacrime, e la Bella Signora concede tante grazie a tutti i suoi figli che accorrono a pregarLa con fede. Ne sono testimonianza i numerosi ex-voto in oro e in argento e le tavolette votive esposte nella Grotta, oltre alle numerose testimonianze scritte.

Aspetti Specifici: La Grotta e gli Esorcismi

Il Santuario della Maria SS.ma Avvocatella è anche noto per i diversi casi di esorcismo risolti dai monaci. Da oltre trent’anni, grazie alla guida del monaco benedettino Gennaro Costabile Lo Schiavo (scomparso nel marzo 2021), si svolgono attività e preghiere di liberazione dall’esorcismo che richiamano devoti di ogni parte della Campania il 13 di ogni mese. La chiesa racchiude una tradizione di esorcismi che presso l’Avvocatella rappresentano un capitolo intrigante della sua storia. Alcuni documenti storici menzionano la pratica di riti di liberazione già nel XVIII secolo.

interno della grotta con l'altare e l'immagine della Madonna dell'Avvocatella

Su una lapide collocata sulla porta della Chiesa si può leggere: "Vi fu un tempo che Satana nascosto in questa grotta insidiava tutti, come un leone nel suo covile. Ma poi la devozione dei fedeli con pie elemosine spianò la pietra nell’anno 1702, quando la chiesa cavese era governata dall’Ill.mo Vescovo D. Mario Carmigliano. Non temere, perché la Vergine potente abita nel cavo di questa roccia. Entra nella grotta. L’ombra della volta ciclopica ti difenderà." Questa iscrizione fa riferimento alla trasformazione di questa spelonca, la cui bocca fu tramutata in porta del Tempio, affinché, laddove il nostro avversario come belva minacciava, ivi Maria nostra Avvocata, Madre dell'Agnello divino, col suo celeste patrocinio ci proteggesse.

La particolare acustica delle grotte veniva considerata "amplificatrice" delle preghiere. Esiste anche una zona meno nota del complesso sotterraneo, una piccola cripta destinata, secondo la tradizione, alle preghiere private, area che si dice fosse utilizzata per conservare oggetti sacri. Un elemento poco noto riguarda la presenza di acqua nelle grotte: esistono sorgenti naturali all’interno del complesso.

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