La corona del rosario, intesa come serie di grani infilati a collana per contare le preghiere, è una pratica antica che ritroviamo anche presso i musulmani e gli indiani. Tuttavia, l'uso di ripetere e contare le Ave Maria risale al XII secolo.

Le Origini e lo Sviluppo Storico del Santo Rosario
La preistoria del Rosario cominciò con l'uso di un numero fisso di formule da ripetere per mantenere il raccoglimento o per sostituire i 150 Salmi del Salterio. Già il Venerabile Beda aveva suggerito ai fraticelli di tenere il conto delle orazioni per mezzo di grani infilati in uno spago. Da tale pratica devozionale, che richiedeva una conoscenza almeno approssimativa del latino, erano esclusi i monaci più ignoranti, i quali la sostituivano con la recita ripetuta dell'Ave Maria e del Padre Nostro.
Una raccolta di miracoli di Nostra Signora - un Rosarius - verso il 1328 attribuiva a san Domenico la salvezza del mondo grazie alla sua predicazione della preghiera dell'Ave Maria ripetuta e meditata. Ma in realtà il propagatore del "salterio di Nostra Signora", come si preferiva chiamare il rosario, è stato, nel 1475, il domenicano Beato Alano de la Roche.
L'Istituzione della Festa e la Battaglia di Lepanto
Nel 1572 Papa Pio V istituì la festa del Santo Rosario dopo la vittoria di Lepanto nel 1571. Il Papa riconobbe che tale vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani fosse merito dell’intercessione di Maria, alla quale invitò il popolo a pregare con la recita del Rosario. Tale memoria, ad opera di Gregorio XIII, entrò nella liturgia della diocesi di Roma, oltre che nel culto delle Confraternite del Santo Rosario, sotto il titolo di Santissimo Rosario della Beata Vergine Maria.
A tale pratica, vivamente sostenuta da Pio V, domenicano assai devoto a Maria, fu attribuito il merito della vittoria navale delle forze cristiane contro i turchi avvenuta a Lepanto fra il 7 e l'8 ottobre 1571. La festività, originariamente detta di "Santa Maria della Vittoria", divenne con Gregorio XIII la festa di "Santa Maria del Rosario", e fu fissata definitivamente al 7 ottobre da San Pio X nel 1913.

La Battaglia Navale di Lepanto (7 ottobre 1571)
Questa memoria mariana di origine devozionale si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell'impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario.
Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa.
La Lega Santa riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie.
Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta "S. Maria succurre miseris", issato sulla nave ammiraglia Real, fu l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano. Alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si unirono in una preghiera accorata.
Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna.
Il comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d’Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate:
- la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano;
- la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio;
- la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese;
- la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese;
- l’ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta.
In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere, a cui si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori.
Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini. L’ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam.
I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati: sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora conservato.
Paolo Veronese ha immortalato questo evento con il suo dipinto "San Pietro Martire, San Rocco, Santa Giustina e San Marco implorano la Vergine del Rosario di soccorrere le navi cristiane nella battaglia di Lepanto", dove sulla destra, un angelo scaglia frecce infuocate contro le navi turche.

Evoluzione della Festa del Rosario
Solo nel 1716 la festa fu iscritta nel Calendario Romano in ringraziamento della vittoria riportata contro i turchi a Peterwardein (Austria) dal principe Eugenio nel 1683, con la liberazione di Cipro. In tempi più vicini a noi, nel 1960, il mutamento del titolo da festa del santo Rosario a festa della Beata Vergine del Rosario la ricentra sulla venerazione della Vergine nella memoria dei misteri che ha vissuto in comunione con il Figlio - i misteri proposti nel rosario - nei quali si contempla il mistero totale di Cristo, la sorgente della nostra salvezza.
La Madonna del Rosario di Pompei si festeggia il 7 ottobre e l’8 maggio con la recita della Supplica solenne.
Bartolo Longo e il Santuario di Pompei
Il più grande testimone e propagatore della devozione del Rosario fu il beato Bartolo Longo, un tempo avvocato anticlericale (1841-1926). Durante gli studi a Napoli, abbracciò lo spiritismo. Una notte, in preda a una grande crisi, su consiglio dell’amico Vincenzo Pepe si rivolse a padre Radente, domenicano, il quale lo accompagnò fino ad aggregarlo al Terz’Ordine di san Domenico.
Bartolo, una volta laureato, si dedicò alle opere di assistenza, facendo voto di castità. In questo tempo conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, la quale restò vedova all’età di 27 anni. Bisognosa di un amministratore per i beni e di un precettore dei suoi cinque figli, coinvolse Bartolo, il quale si stabilì presso la sua residenza. La situazione offriva però motivo di chiacchiericcio, tanto che i due si sposarono solo per mettere a tacere le voci, continuando a vivere da amici.
La contessa aveva proprietà e abitazioni fino a Pompei, e Bartolo, in qualità di amministratore, vi si recava spesso. In queste sue trasferte prese atto dell’ignoranza della gente, a tal punto da dedicarsi all’insegnamento, al catechismo e alla pratica della recita del Rosario. Un giorno, suor Maria Concetta de Litala donò al Bartolo una vecchia e trascurata tela raffigurante la Madonna del Rosario: lui la restaurò e la portò a Pompei, dove dal 13 febbraio 1876 venne esposta in una piccola cappella.
A causa della folla dei pellegrini che vi accorrevano per le abbondanti grazie e miracoli che la Madonna elargiva, la cappella risultò sempre più piccola, e così, già il 9 maggio 1876, fu costruito un nuovo tempio, inaugurato nel 1887.

Il Rosario come Scuola di Vita e di Fede
Il culto del Rosario, diffuso grazie all’ordine dei Domenicani, è un invito a contemplare i misteri della vita di Cristo e di Maria. La liturgia ci pone oggi alla scuola di Maria, discepola prediletta del Signore Gesù. Da lei, alla luce della parola del Vangelo, impariamo "lo stupore", la disponibilità a lasciarsi meravigliare da Dio.
Gli Insegnamenti di Maria nel Vangelo
Il Vangelo di Luca (Lc 1,26-38) narra l'Annunciazione a Maria:
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.

Da questo brano, possiamo cogliere tre atteggiamenti fondamentali di Maria:
- Lo Stupore e la Disponibilità: Maria diventa Madre pur vergine, ed Elisabetta ormai al sesto mese, pur anziana (Lc 1,36). Lo stupore permette a Maria di lasciare fare a Dio, e questa disponibilità le permetterà di far sbocciare in lei l’Atteso delle genti. Questo primo atteggiamento di Maria insegna a noi oggi, nella festa della Madonna del Rosario, a saperci affidare all’intercessione della Vergine Madre, con la recita del santo Rosario. Ciò che può apparire umanamente impossibile alle sole nostre forze umane, anche attraverso la grazia di Maria ogni battaglia della vita, sia essa interiore o esteriore, può essere vinta.
- Volgere lo Sguardo verso l’Alto: Accanto allo stupore, Maria oggi c’insegna a volgere lo sguardo verso l’alto. A fidarci e affidarci al Signore. Un gesto attraverso il quale riconosciamo di non potercela fare da soli; che non siamo artefici del nostro destino, e che abbiamo bisogno gli uni degli altri e, insieme, abbiamo bisogno di Dio. Affidarci alla preghiera del santo rosario è il segno attraverso il quale riconosciamo che Dio agisce in noi e attorno a noi e per intercessione di Maria possiamo coltivare una “misura alta della vita”. Credere è proprio dar credito a Chi tutto può; accogliere il suo aiuto, riconoscendo che non tutto possiamo fare da soli; fidarsi di Lui anche quando i suoi disegni non corrispondono ai nostri, fino ad offrirsi con fiducia: “Ecco, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola”.
- Il Tempo di Dio (Kairos vs. Kronos): Un terzo insegnamento che attingiamo da questa pagina evangelica, è imparare da Maria e con Maria a fidarci del tempo di Dio. Tempo fatto anche di silenzio, di attesa, di pazienza. Noi, che viviamo il tempo del “tutto e subito”, spesso confondiamo il “kronos” - il tempo degli uomini, ritmato dalle ore, dal fare quotidiano - con il “kairos”, il “momento giusto, opportuno”, il tempo che gusta con il tempo, che chiede di andare a fondo nelle cose affinché portino frutto a tempo debito. Maria ci educa a questo tempo, c’insegna a lasciarci decantare da questo ritmo frenetico della vita, per scoprire e assaporare le cose di Dio.
Secondo quanto narra la tradizione, c’è una speciale protezione mariana per tutti coloro che recitano devotamente il Rosario: la garanzia che i fedeli non moriranno senza sacramenti e l’assicurazione che quanti propagheranno il Rosario verranno soccorsi dalla Madonna in ogni loro necessità. Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. La recita quotidiana del Rosario è fortemente richiamata nelle diverse e più recenti apparizioni della Santa Vergine.
Una delle preghiere mariane più antiche e sentite è: "Sotto la tua protezione troviamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta."
Storia del Rosario
Il Rosario nell'Arte e nella Devozione Certosina
Nel XIII e XX secolo il Rosario fu rivitalizzato in vario modo: il Rosario vivente, l’Ora di guardia, il Mese d’ottobre, i Quindici sabati, la Crociata del Rosario, le Equipes du Rosaire, il Documento di base sul Rosario ecc. Attraverso la Confraternita, il Rosario divenne un efficace strumento di aggregazione e predicazione raccomandato dai Papi sino ad oggi.
Questa particolare devozione è stata approfondita anche in numerosi articoli rivolti alla storia dei monaci certosini nei secoli. Un esempio è un dipinto realizzato nel XVIII secolo da Antonio Laveglia per la certosa di Valmanera di Asti, purtroppo non più esistente. La tela, raffigurante la “Vergine del Rosario con San Domenico, Santa Caterina da Siena, e due monaci certosini“, è oggi alla parrocchia di Grana Monferrato in provincia di Asti in Piemonte. Essa è collocata sotto il maestoso organo, ai lati del portale in noce, sulla destra per chi entra. La chiesa fu poi demolita nel 1816.
Nel dipinto, superba è la Vergine con il Bambino, che dona a San Domenico e Santa Caterina da Siena il Rosario, i quali lo ricevono con sguardo estatico. Laveglia aggiunge i due monaci certosini genuflessi nell’atto di stringere tra le mani il Rosario a cui sono devotamente legati.
