Il monastero di San Pietro di Deca, situato nell’attuale territorio del comune di Torrenova (ME), in Sicilia, e non lontano dal torrente Panà, apparteneva al monachesimo Basiliano. Questa forma di monachesimo sorse in Sicilia tra il V e il VI secolo d.C. con l’arrivo dei Bizantini. I ruderi di questo importante complesso sacro sorgono lungo la costa, nei pressi di quella che fu un tempo frazione di San Marco d'Alunzio e che dal 1985 è comune autonomo di Torrenova.
L'importanza del monastero non si limitava alle sole attività religiose; esso era infatti anche una grangia, ovvero una fattoria agricola, e amministrava giuridicamente un vasto territorio compreso tra i comuni di San Marco d’Alunzio e Capri Leone.

Origini e Ruolo Strategico
L’antropizzazione di quest’area, oggi Bene culturale vincolato attraverso il D.A. 6635 del 20/08/93, affonda le sue radici molto più indietro nel tempo. I primi risultati delle ricerche effettuate dal dott. Kislinger dell’Università di Vienna hanno rivelato la creazione di una necropoli del II secolo a.C., probabilmente parte dell'antica città di Alontion.
Successivamente, tra il V e il VI secolo d.C., vista l’importanza strategica dell’asse viario che collegava la valle, i Bizantini di San Basilio, di lingua, cultura e rito greco-orientale, occuparono il territorio. La loro intenzione era creare una linea di difesa per la città di San Marco. Il monastero di San Pietro di Deca potrebbe essere una delle due fondazioni dedicate a San Pietro promosse dall’egumeno Gregorio del San Filippo di Demenna.
I basiliani costruirono il monastero di San Pietro di Deca nella parte est di San Marco e quello di San Tallaleo nella parte ovest. Queste due strutture, insieme alle preesistenti torri disseminate nel territorio di Torrenova (ben quattro oltre il “fondaco” di contrada Pietra di Roma), formarono una cerniera difensiva. Questa fortificazione permise alla valle del Demenna di rimanere l’ultimo baluardo greco in Sicilia contro l’avanzata araba del IX secolo. La resistenza al mondo arabo garantì la sopravvivenza del monastero e l’iniziale fedeltà dei basiliani ai nuovi conquistatori della Sicilia, i Normanni.
Periodo Normanno e Declino
È proprio nel periodo normanno che viene eretta la chiesa sul lato sud del monastero, affiancata al cenotafio ottagonale. La libertà economica e amministrativa di San Pietro di Deca, svincolata dalla centrale basiliana di San Filippo di Fragalà, evidenzia il forte concentramento di interessi commerciali attorno al monastero e la sua centralità nel controllo del territorio. Anche se i Normanni decisero di affidare il potere religioso alla Chiesa Cattolica d’Occidente attraverso l’ordine dei Benedettini, San Pietro di Deca rimase un monastero in buona salute fino al XVI secolo.
Dagli atti conservati presso l’Archivio Storico di Messina, è testimoniata la consuetudine di questi monasteri basiliani di finanziare prestiti e mutui, tassare mulini o cave e persino organizzare fiere di bestiame. Nel 1131 il monastero fu sottoposto all’archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina, e nel 1133 il monastero era governato da un economo nominato dall'archimandrita. Dai pochi dati che emergono dalle fonti storiche si apprende dell’esistenza di priori solo per il XVI secolo.
L’inizio dell’abbandono del monastero si manifesta nel XVIII secolo, in concomitanza con la fine della presenza basiliana in Sicilia. Già nel 1556 il monastero operava in regime di commenda, e l'abate commendatario veniva nominato fino al XVII secolo dalla badessa del Santissimo Salvatore di San Marco d'Alunzio. Tuttavia, appena due anni dopo, nel 1558, San Pietro di Deca risulta distrutto, in parte o del tutto. In onore di San Pietro si teneva anche una fiera, presumibilmente lungo la marina, non lontano dal monastero. Nel 1585 la fiera o mercato venne soppressa, a causa dei timori di incursioni barbaresche, e spostata presso San Marco d'Alunzio.
Architettura e Risultati delle Ricerche
Del complesso sacro, che poggia o riutilizza strutture di epoca precedente, rimane una singolare struttura a pianta ottagona coperta da cupola emisferica. Gli otto prospetti hanno subito numerosi rimaneggiamenti durante i lunghi secoli di vita e ciascuno è caratterizzato dalla presenza di un’apertura, monofore che in alcuni casi sembrano intercettare bifore adesso in parte o del tutto cancellate. L’ingresso trova posto nel prospetto di sud-est e immette in un ambiente circolare, che circoscrive un ampio spazio caratterizzato, lungo le pareti, da sette absidi con fornici realizzati in laterizi e posti tutti alla stessa quota. È probabile che ciascuna abside fosse affrescata, sia nel catino, sia nella conca absidale, ma oggi rimangono solo labili tracce di intonaco.

La tecnica edilizia è formata da assise irregolari di pietrame vario locale e laterizi. Di tanto in tanto si incontrano conci ben squadrati, chiaro segno della presenza di materiale di reimpiego proveniente da strutture limitrofe parzialmente o del tutto scomparse.
Gli interventi di ricerca sinora effettuati, autorizzati dal D.A. 6635 del 20/08/93, hanno riportato alla luce il cenotafio, la chiesa, la necropoli esterna del II secolo a.C. e quella interna alla chiesa (i cui dati cronologici non sono ancora disponibili). Ulteriori interventi sull’area ovest e nord della chiesa permetterebbero di esplorare le residenze del monastero e soprattutto i magazzini della fattoria agricola.

L'Eredità del "Convintazzo"
Il monastero basiliano di San Pietro di Deca, conosciuto anche come “Convintazzo”, è stato un edificio eccezionale nel territorio dei Nebrodi. Per circa novecento anni di storia ha saputo coniugare attività religiose, amministrative e militari, resistendo agli attacchi arabi e ai cambiamenti politici di ogni genere e difendendo le radici greche di Demenna.
Indicazioni per i Visitatori
Il sito si trova in località San Pietro, nel comune di Torrenova (ME).