Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore

La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è un gioiello architettonico e artistico di Milano, con origini che risalgono all'epoca paleocristiana. Ricostruita nel Cinquecento, essa fu la sede del più importante monastero femminile della città, appartenente all'ordine benedettino.

facciata della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore

Storia e Origini

Il monastero è documentato fin dall'epoca carolingia e riutilizza parzialmente edifici di epoca romana. Ancora oggi, parte integrante del complesso sono una torre poligonale, nota come Torre di Ansperto, resto delle antiche mura di Massimiano, e un'altra torre quadrata, originariamente facente parte del circo romano.

La costruzione dell'attuale chiesa iniziò nel 1503, come testimonia un'incisione su una pietra rinvenuta nell'abside. Sebbene i documenti relativi alla sua progettazione siano andati perduti, la critica attribuisce l'opera all'architetto e scultore Gian Giacomo Dolcebuono, coadiuvato da Giovanni Antonio Amadeo. Entrambi erano all'epoca impegnati nella costruzione del tiburio del Duomo di Milano e attivi anche presso la Certosa di Pavia e la chiesa di Santa Maria presso San Celso.

L'edificio fu completato in pochi anni, tanto che nel 1509 vi furono collocate le prime lapidi sepolcrali. La chiesa, che comprendeva anche una cripta oggi inclusa nel percorso di visita del Museo Archeologico, fu concepita in due parti distinte: un'aula anteriore, pubblica, destinata ai fedeli, e un'aula posteriore, più ampia, riservata esclusivamente alle monache del monastero.

vista interna della chiesa di San Maurizio con divisione tra aula fedeli e aula monache

Struttura e Separazione delle Aule

Le monache non potevano in alcun modo oltrepassare la parete divisoria che separava le due aule. Le porte di comunicazione tra le due parti furono aperte solo nell'Ottocento, dopo la soppressione del convento.

Le monache potevano assistere allo svolgersi delle funzioni religiose, celebrate nell'aula dei fedeli, attraverso una grande grata posta nell'arcone sopra l'altare. Per facilitare questa disposizione, il livello del pavimento nell'aula conventuale è circa mezzo metro più alto rispetto all'aula pubblica.

La grata, che originariamente occupava l'intero arco sopra l'altare, fu ristretta alla fine del Cinquecento per ordine dell'arcivescovo Carlo Borromeo, al fine di rafforzare il regime claustrale.

Mecenatismo e Affreschi

L'importante opera fu finanziata dalla potente famiglia Bentivoglio. Alessandro Bentivoglio, governatore di Milano e figlio del Signore di Bologna Giovanni II Bentivoglio, e sua moglie Ippolita Sforza, figlia di Carlo Sforza (figlio illegittimo del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza), ebbero un ruolo significativo. Quattro delle loro figlie furono destinate al convento di San Maurizio, e Alessandra ricoprì la carica di badessa per ben sei volte.

Gli affreschi delle cappelle laterali, in gran parte patrocinate da personaggi legati ai Bentivoglio, furono realizzati nel corso del Cinquecento.

dettaglio di affresco di Bernardino Luini

Decorazione dell'Aula dei Fedeli

All'interno, la navata unica è coperta da una volta e divisa in due spazi da un tramezzo. La parete divisoria è decorata con affreschi di Bernardino Luini risalenti al terzo decennio del XVI secolo. Questi affreschi affiancano una pala d'altare con l'Adorazione dei Magi di Antonio Campi (1578).

Considerati completamente autografi per la loro altissima qualità, spiccano le rappresentazioni di Sante e Angioletti al primo ordine (Santa Cecilia e Sant'Orsola a destra, Sant'Apollonia e Santa Lucia a sinistra), le lunette sovrastanti con i Committenti attorniati da santi, e i due riquadri del terzo ordine con il Martirio di San Maurizio e San Sigismondo offre a San Maurizio il modello della chiesa.

I committenti, Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza, sono ritratti con sontuose vesti di corte e tratti giovanili, attorniati da santi che pongono loro una mano sulla spalla, indicando il Santissimo Sacramento. Data la mancanza di documenti storici sulla committenza, l'identità dei committenti raffigurati è stata oggetto di dibattito, con alcuni studiosi che propongono come alternativa Ermes Visconti e Bianca Maria Gaspardone.

Le Cappelle Laterali (Aula dei Fedeli)

  • Terza cappella a sinistra: Patrocinata dalla famiglia Carreto, fu affrescata intorno al 1545 da Evangelista Luini e Giuseppe Arcimboldi.
  • Quarta cappella a sinistra: Affrescata dopo la metà del Cinquecento da Aurelio e Giovan Pietro Luini. Al centro si trova la Deposizione dalla croce, scena che si estende anche sulle pareti laterali.
  • Prima cappella destra: Patrocinata dalla famiglia Fiorenza, fu affrescata nel 1571 dal pittore genovese Ottavio Semino, autore anche degli stucchi manieristi. È dedicata a San Paolo, e il dipinto centrale, La predica di San Paolo, mostra evidenti influssi michelangioleschi.
  • Seconda cappella destra: Commissionata alla memoria di Bernardino Simonetta, vescovo di Perugia, fu affrescata nel 1555 dai pittori lodigiani Fulvio e Callisto Piazza, autori anche della tela centrale con la Deposizione.
  • Terza cappella a destra: Fu la prima cappella laterale a essere decorata, nel 1530, e rappresenta l'ultima opera di Bernardino Luini all'interno della chiesa. Commissionata dal notaio Francesco Besozzi, zio di Ippolita Sforza, raffigura Cristo alla colonna, con il committente ritratto nella scena principale. Le pareti laterali presentano le Storie di Santa Caterina.
  • Cappella a sinistra del presbiterio: Ricorda Alessandro Bentivoglio e suo nipote Giovanni Bentivoglio.
affresco della Deposizione dalla croce nella terza cappella a destra

Decorazione dell'Aula delle Monache

L'aula destinata alle monache di clausura fu la prima ad essere affrescata, a partire dal secondo decennio del Cinquecento. L'affresco più antico riveste la volta dell'arco del pontile, addossato alla parete divisoria, sopra il quale si radunavano le monache coriste. La volta è decorata con un fondo blu notte punteggiato da stelle dorate, raffigurante i quattro evangelisti, angeli musicanti e un medaglione centrale con il Padre Eterno benedicente.

Il loggiato superiore, con serliane, è decorato da tondi con immagini di Sante, opera attribuita a Giovanni Antonio Boltraffio o, più probabilmente, all'anonimo pittore noto come "pseudo-Boltraffio". Le sante, rappresentate come se si affacciassero dai tondi, presentano una forte intensità somatica, suggerendo la possibilità che si tratti di ritratti delle facoltose monache del convento.

La decorazione proseguì nel secondo decennio del Cinquecento con l'intervento di Bernardino Luini, commissionato dai Bentivoglio. Luini realizzò un vasto ciclo dedicato alla Passione di Cristo nella parte inferiore della parete del tramezzo. Quest'opera, appartenente alla maturità dell'artista, si distingue per i colori caldi e vivaci, il disegno morbido e delicato, e le figure definite secondo un ideale di classica bellezza.

La rappresentazione si svolge da destra a sinistra, iniziando con l'Orazione di Cristo nell'orto, proseguendo con l'Ecce Homo, l'Ascesa al Calvario e la Deposizione dalla croce. In quest'ultima scena, si riconosce un membro dei Bentivoglio nell'estrema destra. Alla Sepoltura di Cristo assiste una monaca, probabilmente la badessa Alessandra. Il ciclo termina a sinistra con la Resurrezione e il Noli me tangere.

Nella parte centrale del tramezzo, dove si trovano la grata e le aperture per il passaggio della comunione e l'adorazione del Santissimo Sacramento, Luini raffigura delicate figure di Sante, vivaci Angioletti, e i Santi Rocco e Sebastiano.

Alla seconda metà del Cinquecento appartengono gli ultimi affreschi dell'aula, realizzati dai figli di Bernardino Luini in stretta collaborazione: Giovan Pietro, Evangelista e Aurelio. Ai primi due sono attribuite le scene dipinte sulla parete di fondo con la Deposizione dalla croce, la Flagellazione, l'Ultima Cena e la Cattura, oltre a due scene dipinte sulla parete divisoria sopra l'arcone. Lo stile di questi pittori è tradizionale e pacato.

La CAPPELLA SISTINA di MILANO - San Maurizio al Monastero Maggiore

L'Organo Storico

Nell'aula delle monache si trova un organo a canne la cui cassa fu decorata da Francesco de' Medici da Seregno e suo figlio Giacomo. Lo strumento, realizzato nel 1554 da Giovan Giacomo Antegnati, è interamente a trasmissione meccanica. Fu modificato nel XIX secolo e successivamente riportato ai suoi caratteri originari nel restauro del 1982.

Al centro del coro delle monache si trova questo pregiato organo cinquecentesco, opera di Gian Giacomo Antegnati, con ante dipinte a tempera da Francesco Medici. Si tratta di uno strumento a trasmissione meccanica costituito da 50 note ed una pedaliera di 20, costantemente unita alla tastiera.

Storia Recente e Restauri

Il convento fu soppresso per decreto della Repubblica Cisalpina nel 1798. Successivamente, fu adibito a caserma, scuola femminile e ospedale militare. Nell'Ottocento, il chiostro maggiore e gli edifici connessi furono abbattuti per l'apertura delle vie Luini e Ansperto.

La chiesa ha subito notevoli interventi di restauro. Nel 1964, furono realizzati interventi per salvare affreschi compromessi dall'umidità. Nel 1986, un lascito anonimo permise di iniziare il restauro degli affreschi di Bernardino Luini sulla parete trasversale della chiesa dei fedeli. Successive donazioni hanno consentito il restauro delle cappelle, mentre il contributo della Banca Popolare di Milano ha permesso di ripristinare gran parte degli affreschi della prima fascia.

Nonostante il tempo abbia a poco a poco compromesso lo stato delle pitture interne, con cromie alterate, figure scomparse e infiltrazioni, a partire dagli anni Ottanta diverse campagne di restauro si sono succedute, riportando alla luce la magnificenza di questo luogo.

dettaglio di un affresco con animali nel coro delle monache

Informazioni per la Visita

La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è spesso definita la "Cappella Sistina di Milano" per la sua straordinaria ricchezza decorativa. L'ingresso per i singoli visitatori è gratuito negli orari di apertura. Per i gruppi è invece obbligatoria la prenotazione.

La chiesa è tenuta aperta grazie ai volontari del Touring Club Italiano nell'ambito del programma "Aperti per voi". I volontari Touring accolgono i visitatori da martedì a domenica, dalle ore 10 alle 17:30 (ultimo ingresso ore 17).

Chi visita San Maurizio rimane sempre colpito dalla sua bellezza, spesso inimmaginabile dietro un'apparente anonima facciata. La struttura particolare, la divisione in due aule e soprattutto il tripudio di dipinti, stucchi e affreschi che ricoprono ogni spazio, rendono questo luogo un capolavoro di inestimabile valore.

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