La Visita di Papa Francesco a Istanbul e la Questione di Santa Sofia

Papa Francesco ha intrapreso la seconda tappa del suo viaggio in Turchia, arrivando a Istanbul dopo aver visitato Ankara. Il suo arrivo all'aeroporto internazionale della città sul Bosforo è avvenuto a bordo di un A320 dell'Alitalia, dopo essere partito dalla Nunziatura Apostolica di Ankara alle ore 8.30. Qui è stato accolto dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, e dal governatore della città. Nella Rappresentanza Pontificia, dove ha soggiornato a Istanbul, il Pontefice è stato salutato da circa cinquanta esponenti delle Comunità cattoliche locali - latina, armena, sira e caldea - guidati dai rispettivi Ordinari, con il saluto pronunciato dal presidente della Conferenza Episcopale Turca, Monsignor Ruggero Franceschini, O.F.M.

Mappa del percorso di Papa Francesco a Istanbul, evidenziando la Moschea Blu e Santa Sofia

La Visita alla Moschea Blu: Un Gesto di Dialogo Interreligioso

Nel corso della giornata, il Pontefice ha fatto visita alla celebre Moschea Sultan Ahmet, conosciuta come la Moschea Blu, a Istanbul. Al suo arrivo, è stato accolto dal Gran Muftì e da un Imam. Per rispetto della tradizione musulmana che richiede ai fedeli di presentarsi scalzi nei luoghi di culto, all’ingresso il Papa si è tolto le scarpe. All’interno, si è raccolto in silenzio, con le mani giunte sopra la croce pettorale, il volto chino e gli occhi chiusi, davanti al "mihrab", la nicchia che indica la direzione della Mecca.

Il Pontefice è rimasto in raccoglimento, preghiera o meditazione spirituale per oltre due minuti, al fianco dell’imam che declamava delle invocazioni. Questo momento è stato definito dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, come una «adorazione silenziosa» e un «bel momento di dialogo interreligioso». Padre Lombardi ha anche sottolineato che il Pontefice ha fatto "la stessa, identica cosa che fece otto anni fa Benedetto XVI", il quale, nel novembre 2006, sostò in silenziosa preghiera nella Moschea Blu, gesto che contribuì a placare le polemiche seguite alla sua lectio a Ratisbona. Per rispettare l’ora della preghiera musulmana, Papa Francesco ha invertito l’ordine delle visite, recandosi prima alla Moschea Blu e poi alla Basilica di Santa Sofia.

Durante la visita, al Gran Muftì, mentre entravano insieme nella Moschea Blu, Papa Francesco ha detto per due volte: "Dobbiamo adorare Dio. Non solo bisogna lodarlo e glorificarlo, ma dobbiamo adorarlo". Il leader islamico gli ha spiegato il significato di alcuni versetti del Corano, in particolare di uno che parla di Dio come "amore e giustizia". Il Pontefice si è detto "d'accordo" con il Gran Muftì, affermando: "Certamente siamo d’accordo". Questo gesto di dialogo interreligioso si allinea con quanto Francesco aveva affermato ad Ankara, esortando ad avere «il coraggio della pace» e a perseguire un «dialogo interreligioso e interculturale» per «bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo» e «chi strumentalizza la religione».

Papa Leone XIV visita la Moschea Blu di Istanbul per una breve preghiera

Santa Sofia: Un Simbolo di Storia e Spiritualità al Momento della Visita

Subito dopo la visita alla Moschea Blu, Papa Francesco ha raggiunto il Museo di Santa Sofia, accolto dal Direttore presso la "Porta dell’Imperatore". La Basilica di Santa Sofia, all'epoca della visita del Papa, era un museo. La sua storia è complessa e significativa: fu cattedrale cristiana di rito bizantino fino al 1054, sede patriarcale greco-ortodossa, cattedrale cattolica, poi moschea e infine museo dal 1935, per volere di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Turchia moderna. Questa grandiosa Basilica, voluta da Costantino e ricostruita da Giustiniano nel VI secolo, è sovrastata da una gigantesca cupola ed è una delle più celebri espressioni dell'architettura bizantina, tra i principali monumenti della città turca.

L’antica Basilica fu dedicata alla Sapienza divina, come indica il nome greco (Αγία Σοφία). Il concetto di sapienza occupa un posto fondamentale nella Sacra Scrittura. Nella traduzione dei Settanta dell'Antico Testamento in greco, il sostantivo sophia traduce l'ebraico “ḥoḵma”, saggezza, tema centrale dei Libri Sapienziali. Nel cristianesimo, il Figlio di Dio, il Logos, è identificato con la Sapienza divina (1Cor 1,24), e la sua centralità è espressa nella Basilica di Santa Sofia nel mosaico del Cristo Pantocratore posto nella cupola, centro ottico dell’edificio.

Recenti indagini archeologiche hanno ridefinito i contorni e le funzioni degli spazi esterni e interni dell’edificio, rivelando un battistero circolare, una biblioteca, un vestibolo e nuovi elementi decorativi come mosaici, affreschi e sculture. Un particolare di profondo significato simbolico è la scoperta di lastre in marmo bianco nei pavimenti e nei paramenti esterni, che permette di ricostruire un edificio con una luminosità straordinaria, visibile anche da lontano, in accordo con la simbologia bizantina legata alla luce. Il colore bianco nel cristianesimo è associato alla luce e alla Resurrezione di Cristo.

Mosaico del Cristo Pantocratore all'interno di Santa Sofia

La Riconversione di Santa Sofia a Moschea: La Reazione del Papa e le Controverse

La decisione del governo turco di riconvertire Santa Sofia da museo a moschea ha generato ampie discussioni. Il presidente turco Erdogan aveva invitato Papa Francesco alla cerimonia di riapertura del complesso di Santa Sofia a Istanbul come moschea. Questa riconversione ufficiale, prevista per il 24 luglio, sarebbe avvenuta con la preghiera del venerdì, la prima dai tempi di Atatürk. L'invito al Papa è stato confermato da Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan, all'emittente televisiva Cnn Turk. La decisione è arrivata dopo che il Consiglio di stato turco ha annullato lo status museale del complesso.

In un discorso alla nazione, Erdogan aveva spiegato che la tassa di ingresso in vigore per visitare il museo non sarebbe più stata applicata e che la moschea di Santa Sofia sarebbe rimasta aperta a turisti stranieri e locali, escludendo le visite nei giorni di precetto islamico e imponendo l'obbligo del velo per le donne. Erdogan ha anche affermato che «la rinascita di Santa Sofia come moschea inaugura la fase di liberazione della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme».

Domenica 12 luglio, dopo giorni di silenzio e in seguito alle prese di posizione dei patriarchi ortodossi, il Pontefice ha rotto il silenzio, dicendosi «addolorato» per la decisione del governo turco di riconvertire Santa Sofia da museo a moschea. Affacciandosi dalla finestra del suo studio, si era lasciato andare a una amara riflessione spontanea, aggiunta lì per lì rispetto al testo preparato: «Penso a Istanbul, a Santa Sofia, e sono molto addolorato».

Numerose sono state le reazioni a questa decisione. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha chiesto al presidente turco Erdoğan di riconsiderare l'iniziativa, al fine di promuovere comprensione reciproca, rispetto, dialogo e cooperazione, evitando vecchie animosità, esclusioni e divisioni. Il ministro degli esteri turco ha replicato che Santa Sofia è un «Patrimonio dell'umanità, resta aperta a tutte le fedi».

Foto di Santa Sofia dopo la riconversione a moschea, mostrando i minareti

Profondità Storica e Architettonica di Santa Sofia

La cattedrale bizantina di Santa Sofia ha stupito e affascinato fin dalle prime fasi della sua costruzione, nel VI secolo. Era il principale edificio di culto della capitale bizantina, Costantinopoli, e rimane ancora oggi il simbolo più riconoscibile della moderna città turca di Istanbul. Santa Sofia è il luogo fisico di eventi che hanno dato forma al corso della storia. La costruzione della prima chiesa, conosciuta come la Μεγάλη Ἐκκλησία (Megálē ekklēsía), la "Grande Chiesa", fu iniziata per volere di Costantino I, che la destinò a cattedrale della nuova capitale. Ancora in costruzione nel 337, anno della morte dell’imperatore, fu consacrata nel 360 dal patriarca Eudossio di Antiochia, al tempo di Costanzo II.

Dopo un incendio, fu riedificata da Teodosio II e riconsacrata nel 415. Di nuovo incendiata in seguito alla sanguinosa rivolta di Nika nel 532, venne ricostruita da Giustiniano sotto la direzione degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto il Vecchio. Le fonti descrivono con stupore la sua magnificenza: le sue dimensioni, che la resero la più grande cattedrale della cristianità; le forze impiegate per la sua costruzione, con diecimila maestranze arrivate da ogni luogo dell’Impero; e la quantità dei marmi, trasportati dal tempio di Artemide a Efeso o dalle cave di Egitto, Bosforo, Tessaglia e Siria. Infine, la sua immensa cupola appariva sospesa nell’aria, tanto sembrava leggera. La costruzione della cattedrale fu terminata nel 537 e quindi consacrata dal patriarca Eutichio il 27 dicembre di quell’anno, con Giustiniano che pare avesse esclamato: "Gloria a Dio che mi ha fatto degno di questo!".

I secoli successivi sono stati segnati da terremoti, incendi e devastazioni. Durante la Quarta Crociata, con la presa di Costantinopoli nel 1204, Hagia Sophia fu profanata e saccheggiata, quindi passata al culto cattolico fino al 1261, quando la città fu riconquistata dai bizantini. La chiesa versava in pessime condizioni, aggravate da un terremoto che ne determinò la chiusura fino al 1354, quando furono eseguiti nuovi restauri ad opera degli architetti Astras e Peralta, sotto l’imperatore d’Oriente Giovanni V Paleologo.

Nel 1435, Costantinopoli fu assediata e conquistata dal Sultano Maometto II, e Santa Sofia di nuovo saccheggiata; quanti si erano rifugiati a pregare nella cattedrale furono oggetto di violenze e resi schiavi. La chiesa fu quindi convertita in moschea con il nome di Aya Sofya. Fu restaurata, la struttura riadattata al culto islamico, i mosaici intonacati e furono aggiunti dei minareti. Nel XVI secolo, l’architetto ottomano Mimar Selim operò importanti opere di consolidamento e aggiunse altri due grandi minareti, mentre una mezzaluna d’oro fu installata al culmine della cupola. Dopo altri interventi, esterni e interni, nel XIX secolo, il sultano Abdul Mejid incaricò l’architetto ticinese Gaspare Fossati e suo fratello Giuseppe di eseguire nuovi consolidamenti, specialmente alla cupola e alle volte. Furono rifatte anche le decorazioni interne, tra cui otto grandi medaglioni con i nomi di Allah, Maometto, dei suoi due nipoti e di quattro califfi.

Nel 1934, Mustafa Kemal Atatürk trasformò Santa Sofia in museo, riportando alla luce dopo secoli i pavimenti e i mosaici. Nel corso degli anni sono stati effettuati una serie di interventi di ristrutturazione e restauro, sovvenzionati dal World Monuments Fund. Il 30 novembre 2006, nel corso del suo viaggio apostolico in Turchia, Papa Benedetto XVI visitò a Istanbul la Moschea Blu e Santa Sofia. Nell’apporre la sua firma nel libro d’oro del museo, lasciò scritto: “Nelle nostre diversità, ci troviamo davanti alla fede del Dio unico.”

Come disse il poeta e filosofo romeno Lucian Blaga, “Santa Sofia pende nello spazio, dall'alto al basso, legata al cielo da un filo invisibile… L'insieme della cattedrale rappresenta un mondo autosufficiente, che non poggia su nulla, che non s'innalza verso nulla, ma che, semplicemente, si mostra, si rivela. In effetti il pensiero, del resto più vissuto che pensato, che sedimentò in questo modo di costruire, comprende l'idea che il trascendente scenda per farsi tangibile, che sia possibile una rivelazione dall'alto verso il basso, che la grazia prenda corpo dall'alto, diventando sensibile.”

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