Cos'è la Quaresima: Origini e Simbolismo
La Quaresima è il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Inizia, nel Rito Romano, con il Mercoledì delle Ceneri, e, nel Rito Ambrosiano, con la domenica successiva. Come ricorda san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male». Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni, la cui etimologia latina sottolinea appunto il quarantesimo giorno di preparazione in vista della principale festa dell'intero anno liturgico, che è la Pasqua della Resurrezione del Signore. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica, come si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo».
Il numero quaranta è una cifra simbolica con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. Esso esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore e della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. La Quaresima è un compendio della nostra vita, che è tutta «un continuo ritorno alla casa del Padre» e un cammino verso la Pasqua, verso la morte e risurrezione del Signore, centro di gravità della storia del mondo.

L'Evoluzione Storica della Quaresima
Una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua con il digiuno aveva cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo. I primi accenni diretti a un periodo pre-pasquale risalgono al principio del IV secolo in Oriente e alla fine dello stesso in Occidente. Già nel IV secolo esisteva una Quaresima di 40 giorni computati a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. La Didaché, ad esempio, prescrive un digiuno prima del Battesimo, da effettuarsi da parte del battezzando, del ministro e da "altri che sono in grado di farlo", auspicando che i membri della comunità digiunino con coloro che stanno per essere battezzati.
Nel corso del IV secolo si organizza la preparazione pasquale di tre settimane, con la terza domenica prima di Pasqua (escludendo la Pasqua stessa) detta Dominica in mediana, denominazione tipicamente romana. L'allungamento del periodo preparatorio da tre a sei settimane iniziò un po' prima del 384. Le sei settimane avevano carattere prevalentemente ascetico, per l'introduzione della prassi della riconciliazione dei penitenti il Giovedì Santo, dopo quaranta giorni - da qui il nome di Quadragesima. I penitenti iniziavano la loro preparazione la prima domenica di queste sei settimane.
Persa l’unità dell’originario Triduo Pasquale nel VI secolo, la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo. Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme), poiché in esse non si doveva digiunare. Pertanto, per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36), anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì, che divenne il Mercoledì delle Ceneri. Verso la fine del V secolo ha inizio la celebrazione del mercoledì e del venerdì precedenti la Quaresima (che fino ad allora iniziava con la prima domenica) come se ne facessero parte. Nel corso del VI secolo viene annessa alla Quaresima tutta la settimana che precede la prima domenica di Quaresima. Due altre domeniche, la Settuagesima e la Sessagesima, verranno aggiunte verso la fine del VI secolo e gli inizi del VII, sebbene il tempo di Settuagesima sia stato successivamente abolito nel Rito Romano (forma ordinaria).

Il Rito Romano: Mercoledì delle Ceneri e Pratiche
Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Nel ricevere le ceneri, l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione, che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente e illusorio. La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19). La Parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema.
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La Quaresima nel Rito Ambrosiano: Peculiarità
A differenza del rito romano, in quello ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri, dal momento che la Quaresima inizia la domenica successiva. Il Rito Ambrosiano, infatti, non ha mai conosciuto il Mercoledì delle Ceneri come inizio del tempo quaresimale; in quel giorno, nelle diocesi ambrosiane, si è ancora in pieno carnevale. Il periodo conservato nelle diocesi ambrosiane è dunque calcolato utilizzando il metodo pre-medioevale di quaranta giorni che partono dalla sesta Domenica prima di Pasqua fino al Triduo Pasquale escluso, che inizia appunto con i vespri del Giovedì Santo. I fedeli ricevono le Ceneri il primo lunedì di Quaresima, che è il giorno proprio delle ceneri, ma per ragioni pastorali possono essere amministrate al termine della Messa della I domenica.
Una delle particolarità del rito ambrosiano durante la Quaresima è quella dei cosiddetti venerdì ‘aliturgici’, parola tecnica che significa “senza liturgia eucaristica”. In questi giorni, chi entra in una chiesa di rito ambrosiano trova sull’altare maggiore una grande croce di legno, con il sudano bianco: simbolo suggestivo del Calvario e segno di abbandono. La proibizione di celebrare la santa Messa e di distribuire la santa Comunione nei venerdì di Quaresima fa parte dell'estrema accentuazione del carattere penitenziale della Quaresima, portando alla coscienza dolorosa della propria indegnità e all'esperienza della perdita del Dio vivo. La liturgia eucaristica in Quaresima era celebrata al calar del sole; poiché di venerdì la preghiera vespertina si prolungava con una veglia composta di salmi, letture e orazioni che terminavano con una celebrazione eucaristica all'aurora del sabato, il venerdì restava privo della celebrazione della Messa. Il digiuno nei venerdì di Quaresima è di magro, e il venerdì che segue la I Domenica di Quaresima è anche di digiuno.
I Pilastri della Quaresima: Digiuno, Elemosina e Preghiera
Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende anche altre forme di privazione per una vita più sobria. Come ricorda uno dei prefazi di Quaresima, «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». L'astinenza dalle carni il venerdì era al principio segno di povertà, essendo nell'antichità il pesce più economico della carne.
Il digiuno è strettamente legato all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi.
La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».

I Segni Liturgici e il Cammino Spirituale
Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. I paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. Nei Vespri della prima domenica di Quaresima si canta ancora l'Alleluia; ciò perché fino al tempo di San Carlo Borromeo la liturgia di quella domenica si svolgeva in paramenti bianchi, quasi a chiusura del tempo di Natale. Sono vietate le celebrazioni di qualsiasi festa e solennità, ad eccezione di quelle di San Giuseppe (19 marzo) e dell'Annunciazione del Signore (25 marzo).
La liturgia quaresimale propone ogni anno letture che guidano i fedeli. La prima domenica di Quaresima spesso rimanda ai quaranta giorni di Cristo nel deserto, durante i quali il Signore viene tentato da Satana, contenendo il monito: «Convertitevi e credete nel Vangelo». La seconda domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione, perché, come Abramo padre dei credenti, siamo invitati a partire e il Vangelo narra la trasfigurazione di Cristo. Le domeniche successive presentano temi quali la cacciata dei mercanti dal tempio, le parole di Cristo a Nicodemo sull'amore di Dio per il mondo, e l'annuncio della sua morte e risurrezione attraverso la similitudine del chicco di grano che muore per produrre frutto. La prima lettura dei giorni feriali, tratta sempre brani presi dai libri storici dell'Antico Testamento, presenta varie figure di giusto sofferente, come anticipazione profetica di Cristo.
Fin dai primi secoli di vita della Chiesa, la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. La Chiesa da sempre associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo, in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. Il duplice carattere della Quaresima, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale.
Il Cammino Penitenziale e i Sacramenti
La preghiera colletta della terza domenica di Quaresima presenta il significato penitenziale di questo tempo: «Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna: guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia». La liturgia ci spinge a fare la nostra parte nel processo di conversione, invitandoci a praticare le tradizionali opere penitenziali, che dimostrano un cambiamento di atteggiamento nella nostra relazione con Dio (orazione), con gli altri (elemosina) e con noi stessi (digiuno).
San Josemaría parlava dello «spirito di penitenza» e proponeva tanti esempi pratici: «Penitenza è osservare esattamente l’orario. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo. Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo [...], sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata [...]; mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci». Sappiamo comunque che non servono a niente gli atti semplicemente esterni senza la grazia di Dio; non è possibile identificarci con Cristo senza il suo aiuto: «quia tibi sine te placere non possumus - poiché senza di te non possiamo piacere a te». Appoggiati su di Lui, facciamo in modo di compiere queste opere «nel segreto», dove vede soltanto Dio nostro Padre, purificando spesso l’intenzione e cercando nel modo più chiaro la gloria di Dio e la salvezza di tutti.
Nella nostra lotta quotidiana contro il disordine del peccato, anche i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia sono momenti privilegiati. È logico che la nostra penitenza interiore si perfezioni grazie alla celebrazione del sacramento della Confessione. Molto dipende dalle disposizioni del penitente, anche se il protagonista è sempre Dio, che ci spinge alla conversione. Attraverso questo sacramento - autentico capolavoro del Signore - percepiamo il suo bene operare con la nostra libertà decaduta. La Quaresima è un momento stupendo per stimolare questo «particolare affetto» per la Confessione, praticandola noi in primo luogo e facendola conoscere a molte persone.
Dopo l’assoluzione che il sacerdote dà nel nome di Dio, il Rituale propone una preghiera di congedo del penitente: «La passione di Gesù Cristo nostro Signore, l’intercessione della beata Vergine Maria e di tutti i santi, il bene che farai e il male che dovrai sopportare ti giovino per il perdono dei peccati, l’aumento della grazia e il premio della vita eterna. Va’ in pace». Come accadde al figlio minore della parabola, dopo l’abbraccio di Dio nostro Padre siamo ammessi al banchetto. «Ama molto il Signore. Custodisci e alimenta, nella tua anima, questa urgenza di volergli bene. Ama Dio, proprio ora, quando forse parecchi di quelli che lo tengono fra le mani non lo amano, lo maltrattano e lo trascurano. Trattami molto bene il Signore, nella Santa Messa e durante tutta la giornata!». Che gioia partecipare all’Eucaristia perfettamente puliti!

Messaggi Quaresimali: L'Invito alla Conversione
La Quaresima è un cammino verso la Pasqua, verso la morte e risurrezione del Signore: un ritorno all’Amore eterno. La Chiesa ci richiama ancora una volta alla necessità di rinnovare il nostro cuore e le nostre opere, in modo da scoprire sempre meglio la centralità del mistero pasquale: metterci nelle mani di Dio per «crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e testimoniarlo con una degna condotta di vita». «Che strana capacità ha l’uomo di dimenticare le cose più meravigliose, di abituarsi al mistero! Ricordiamo ancora una volta, in questa Quaresima, che il cristiano non può essere superficiale. Pienamente inserito nel suo lavoro ordinario, [...] deve, nello stesso tempo, essere pienamente in Dio, perché ne è figlio».
I messaggi quaresimali dei Pontefici, come quello di Papa Francesco, spesso avvertono sui pericoli che minacciano la carità, invitando a riflettere su come «il dilagare dell’iniquità, raffredderà l’amore di molti». Si mette in guardia dai «falsi profeti» che possono ingannare, approfittando delle emozioni umane per rendere schiave le persone, o offrire «soluzioni semplici e immediate alle sofferenze» che si rivelano inefficaci. Il Papa indica anche ciò che può contribuire a spegnere la carità, come «l’avidità per il denaro», la «violenza» contro ciò che è ritenuto «una minaccia alle nostre “certezze”», l’incuria del Creato, e nelle comunità ecclesiali «l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente».
In questo contesto, viene promossa la celebrazione del sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica, come l’iniziativa “24 ore per il Signore”, ispirandosi al versetto del Salmo 130: “Presso di te è il perdono”. L'esperienza della nostra fragilità non deve sbocciare nel timore, ma nell’umile richiesta che impegna la nostra fede, la nostra speranza e l’amore: «Allontana da me, Signore, tutto ciò che mi allontana da te», come ripeteva san Josemaría. Con Gesù troviamo la forza per respingere con decisione la tentazione, senza cedere al dialogo: «Nel momento della tentazione, delle nostre tentazioni, niente argomenti con Satana, ma sempre difesi dalla Parola di Dio! E questo ci salverà».