Il Pellegrinaggio Medievale: Storia, Percorsi e Significati Contemporanei

Il pellegrinaggio rappresenta un bisogno profondamente radicato nell'animo religioso dell'uomo, motivato dalla volontà di onorare un luogo già santificato. Il Cristianesimo ha favorito la sua diffusione e la sua evoluzione si è sviluppata in particolare nel Medioevo, stimolando la ricerca di reliquie di santi che attualizzavano la presenza di Dio e svolgevano la funzione di compiere miracoli.

Le crociate hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo del fenomeno del pellegrinaggio, anche se armato, spostando masse di genti e consentendo la nascita e l’espansione degli ordini monastico-cavallereschi sorti a difesa della cristianità. Questo movimento di uomini avvenne anche attraverso quella che è stata battezzata Via Francigena, un itinerario ininterrotto tra Canterbury e Santa Maria di Leuca che s’incrocia con il Cammino di Santiago e prosegue via mare per Gerusalemme, costellato da una miriade di percorsi e santuari minori.

In questo contesto, la Puglia divenne una terra di frontiera e di passaggio per l’Oriente. L'esperienza del pellegrinaggio è un fenomeno di rilievo anche del nostro tempo, basti pensare alle migliaia di presenze annuali negli albergues lungo il Cammino di Santiago de Compostela, ai pellegrini che a piedi raggiungono santuari tradizionali, ai giovani della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), o a quelli dell’annuale pellegrinaggio promosso dalla comunità di Taizé.

Definizione e Storia del Pellegrinaggio

Homo Viator: Il Significato Profondo del Pellegrinare

Un libro di Franco Cardini e Luigi Russo, Homo viator. Il pellegrinaggio medievale (Edizioni La Vela, 2019), riflette su un fenomeno comune a molte culture e diverse epoche storiche. Il termine “peregrinus” esprime l’estraneità e al tempo stesso lo spaesamento. Il pellegrino è straniero nella terra in cui giunge, ma potrebbe esserlo anche nella sua terra d’origine. Egli non è semplicemente l’advena o l’hospes, lo “straniero” o lo “sconosciuto”. L'espressione che lo qualifica è ambigua al punto tale da poter significare il contrario: in realtà egli potrebbe essere straniero nella sua terra d’origine, e la sua vera patria essere appunto la sua mèta.

Il cristiano è cittadino del cielo, la sua vita è un pellegrinaggio perché egli parte dall’esilio e desidera tornare in patria. Si viaggia per arrivare da qualche parte, per conseguire un fine. La mèta è fondamentale. Come gli adepti della postmoderna filosofia del viaggiare, i pellegrini sanno bene che il punto d’arrivo riveste per loro tanto più significato quanto più esso è stato atteso, meditato e desiderato durante il viaggio. I panorami visti, le difficoltà affrontate, il freddo, il caldo, il sudore, la sete, la fame, la paura, il desiderio del riposo, la stanchezza, l’attesa, lo stupore, l’ammirazione, la commozione, il pianto, la preghiera: questo è il viaggio; questo è, soprattutto, il pellegrinaggio. Si è pellegrini anche se chiusi in una stanza, se immobilizzati in poche spanne di spazio, perché la vita stessa è un pellegrinaggio.

Origini e Tipi di Pellegrinaggio Cristiano

Il pellegrinaggio costituisce un momento rilevante nell’esperienza religiosa collettiva e individuale dell’uomo. Quello cristiano ha origini ebraiche e greco-romane, con templi, monti o fiumi sacri a determinate divinità taumaturgiche presso i quali i fedeli si recavano per ottenere favori e risoluzioni ai loro problemi. Solitamente si differenziano due tipi di pellegrinaggio:

  • Pellegrinaggio devozionale: Il più antico, aveva come mete la Palestina, ossia i luoghi in cui Cristo visse e operò con i suoi discepoli. L'aspirazione di ogni pellegrino era di mettere realmente i propri passi sulle orme di Gesù nei luoghi della vita nascosta e pubblica e in particolare della Passione. I palmieri, come erano chiamati i pellegrini che si recavano a Gerusalemme, si trovarono in difficoltà nell’adempiere il proprio pellegrinaggio con la conquista islamica di Gerusalemme del 637. Nondimeno, dal IV secolo si erano già andate precisando altre mete, per l’Italia Roma principalmente, con le sue memoriae apostolorum e dei martiri, e il santuario rupestre di San Michele al Monte Gargano, dove si ricordava la manifestazione dell’arcangelo.
  • Pellegrinaggio penitenziale o espiatorio: Ha origini più tarde, legate a consuetudini anglosassoni e soprattutto irlandesi, poi estese nel resto dell’Europa a partire dal VI secolo. Ben diverso rispetto a quello compiuto per sola devozione, quest'ultimo veniva imposto come atto di espiazione per gravi peccati o crimini. Inizialmente consisteva in un cammino senza meta né sosta, da intraprendere per un periodo stabilito dal vescovo o dal confessore che prescriveva la penitenza. Con il tempo, però, emerse l’esigenza di proporzionare la gravità della colpa all’importanza del santuario da raggiungere. Si sviluppò così una classificazione sempre più formale e rigorosa tra peregrinationes maiores e peregrinationes minores. Tra le prime si annoveravano, ad esempio, le mete più prestigiose: Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela.

I pellegrinaggi si intensificarono specie negli anni prossimi al Mille, quando la leggendaria opinione di una vicina fine del mondo trasformò la salvezza della propria anima in un problema assai sentito. Ma ancor di più nei secoli successivi, quando l’intera cristianità visse un indubbio fervore devozionale e si palesò una certa ripresa economica, si risvegliarono la religiosità e il desiderio di peregrinare. Figure quali Pietro l’Eremita, l’abate di Cluny Pietro il Venerabile e Bernardo di Clairvaux rappresentano il rinnovamento spirituale e la rinascita religiosa ed ecclesiastica dell’XI secolo, con un rilevante aumento dei voti di pellegrinaggio.

Anche il XII secolo fu teatro di un forte dinamismo spirituale, però a seguito della distinzione tra voto di crociata (che prevede l’indulgenza, solo successivamente plenaria) e voto di pellegrinaggio, la prima diviene una vera e propria istituzione all’interno della Chiesa cattolica: la crociata è un pellegrinaggio armato con lo scopo di liberare Gerusalemme e può essere indetta solo ed esclusivamente dal pontefice. Alle soglie del 1300 ai romei, come erano denominati coloro che andavano a Roma, verrà offerta un’altra fondamentale motivazione al loro peregrinare: il Giubileo. Papa Bonifacio VIII, il 22 febbraio dell’anno 1300, pubblicò la bolla con la quale venne indetto il primo Giubileo della storia, concedendo ai romei l’indulgenza plenaria con l’obbligo di visitare le basiliche di S. Pietro e S. Paolo fuori le mura. Questo Giubileo si sarebbe ripetuto in futuro ogni cento anni, per poi essere modificato a cadenza cinquantennale e, successivamente, venticinquennale.

Nel corso del Cinquecento le critiche luterane al pellegrinaggio ne ridimensionarono l’importanza e il flusso. Molti pellegrini cominciarono a dimostrare interessi nuovi oltre a quelli religiosi, prestando attenzione a quello che la strada offriva. Alcuni diari di viaggio mostrano una nuova attrazione verso le città, i monumenti, i costumi e gli usi delle popolazioni incontrate. Il cammino si trasformò da “travaglio” a piacere per la conoscenza e amore per la cultura e cominciarono i viaggi oltreoceano.

L' ITALIA del GRAND TOUR ~ come ci vedevano gli inglesi?

Nel 1670 Richard Lassels, nel suo The Voyage of Italy, usò per primo l’espressione Grand Tour per descrivere la moda che si era diffusa tra i giovani aristocratici del nord Europa. Si trattava di viaggi molto lunghi, grazie ai quali intellettuali e rampolli delle ricche famiglie entravano in contatto con il vasto patrimonio storico-artistico della classicità.

Reliquie e Culto dei Santi

Il Potere del Sacro e la Venerazione delle Reliquie

Il culto dei santi, fin dai primi secoli del cristianesimo, ha rivestito un ruolo centrale dal punto di vista non solo religioso, ma anche sociale, politico e culturale. La Chiesa sostituisce gli eroi dell’epica greca con i santi e, soprattutto, con i primi martiri cristiani. Nasce così e si alimenta nel tempo quel fenomeno che Lucetta Scaraffia definisce “potenza del Sacro”: i corpi dei santi venerati dalla Chiesa Cattolica, ormai privi di vita, mantengono quella “forza magica” della virtus che proviene dalla vicinanza con Dio dopo la propria morte.

La necessità di avere un sollievo contribuisce ad alimentare la speranza che le reliquie - e il potere divino ad esse connesso - siano in grado di superare i limiti dell’intervento umano, chiamando in causa l’intervento divino. In questa ottica, il pellegrinaggio serve dunque per dimostrare la propria fede a Dio e per favorire l’intercessione dei santi presso di lui: si viaggia spesso per ottenere una grazia, o per sciogliere un voto.

Reliquiario medievale

Il monoteismo cristiano differenzia il culto dei propri “eroi” da quello degli eroi pagani, pur assumendo la stessa concezione di innalzamento di un essere mortale a figura degna di culto. Ciò che si venera nel santo è il divino che è in lui. Per la tradizione medievale, è normale che San Giacomo il Maggiore abbia due teste - la prima ritrovata insieme al corpo in Spagna, la seconda giunta da Gerusalemme - e le stesse fonti non correggono questa apparente contraddizione.

Falsificazione e Commercio delle Reliquie

L’ironia e la critica di Guiberto, abate di Nogent, rimane sferzante nel nome della ricerca di autenticità, di smascheramento delle contraffazioni intorno alla questione estremamente seria e meritevole di rispetto dei resti dei corpi dei santi. Le reliquie vengono trattate nelle scritture dell’epoca come oggetti che hanno una loro volontà: chiedono rispetto e quando non viene loro accordato le reliquie agiscono da sole. È la volontà del santo: i santi proteggono, o condannano, e il potere che esercitano attraverso le reliquie è grande. Sacralizzano un luogo, ad esempio, e le promesse e i giuramenti fatti all’interno del recinto sacralizzato hanno un peso speciale per chi li pronuncia. Da ciò dipende il fatto che il “furto sacro” - ad esempio quello effettuato dai baresi con San Nicola, o dai veneziani con San Marco - sia ammesso.

Nel corso dei secoli, moltissimi sono i casi di falsificazione delle reliquie. Talvolta, gli stessi agiografi hanno raccontato di figure che in realtà non sono mai esistite e hanno arricchito di particolari inventati le vite di santi dei quali è attestata l’esistenza. Il commercio delle reliquie - detto simonia e considerato da subito un peccato - è divenuto fertilissimo a partire già dal II-III sec. d.C., ed è arrivato fino all’epoca moderna, dove tutt’oggi alcune di esse sono venerate da ingenti masse di fedeli. In passato sono esistite anche figure alquanto curiose, come i cercatori di reliquie, che contribuivano ad “alimentare l’offerta di beni religiosi che anima la geografia sacra dell’età della Controriforma”.

Strade, Guide e Arte del Pellegrinaggio Medievale

La Rete Stradale e le Sfide del Viaggio

Quantunque non sia mai esistito un cammino stereotipato, dalla tarda antichità si sono definite vere e proprie vie di pellegrinaggio. I viaggi si svolgevano lungo la rete delle antiche strade romane, che ci si sforzava di preservare curandone la manutenzione. E non erano certo viaggi agevoli; le strade erano per lo più semplici piste ricoperte di fango o di ghiaccio ed era necessario fare i conti, specie d’inverno, con gli ostacoli naturali quasi insormontabili, come le Alpi. Di solito, i viaggi comportavano percorsi compositi: un tratto di strada, il traghettamento di un corso d’acqua, un sentiero attraverso una foresta, un tratto di navigazione fluviale.

In ogni caso, la coscienza dei rischi da affrontare era tale che chi doveva partire per un lungo viaggio vi si preparava (per esempio facendo testamento) sapendo che sarebbe potuto non tornare. Prima di partire erano necessarie la confessione e la benedizione da parte del prete o del vescovo. La benedizione era impartita anche agli oggetti essenziali del buon pellegrino con una preghiera apposita che però poteva variare a seconda della meta scelta: il bordone; la bisaccia contenente cibo e denaro; il mantello; il petaso (il cappello a larghe falde per proteggersi dal sole e dalla pioggia).

Il pellegrino non seguiva solo le antiche e solitarie strade romane, ma anche le vie parallele lungo le quali sorgevano villaggi, xenodochia (strutture di assistenza e sosta poi chiamate hospitium), locande, chiese e abbazie. Ma i movimenti dei pellegrini non aprirono strade nuove, fruirono di quelle convergenti su Roma da gran parte della penisola.

Rappresentazione di un pellegrino medievale con gli attributi tipici

Itinerari Storici: Via Francigena e Altre Vie

Ne è un esempio la Via Francigena; il suo percorso varcava le Alpi in Valle d’Aosta (Passo del Gran S. Bernardo), scendeva dal Piemonte e dalla Lombardia nella pianura Padana, attraversava l’Appennino verso Berceto, scorreva lungo la Toscana e il Lazio per raggiungere Roma. Un tragitto alternativo che in passato si collegava al Cammino di Santiago arrivava in Italia al Monginevro e le due strade si congiungevano a Vercelli. Altra via di grande importanza è la Via Postumia, la strada che metteva in comunicazione Aquileia con Genova passando per Verona, Cremona, Piacenza, Tortona.

La diffusione, dalla fine del V secolo, del culto dell’arcangelo Michele, venerato nei santuari del Monte Gargano, del Mons Aureus presso Olevano sul Tusciano, presso Larino e a Potenza, e l’assestamento politico del Mezzogiorno, tra VI e VII secolo, sotto i bizantini e i longobardi di Benevento, resero più sicuro il transito e favorirono varie forme di pellegrinaggio. Lungo queste vie vennero costruite grandi chiese strettamente apparentate fra loro per pianta, alzato, caratteri costruttivi e decorazione. Pure temi iconografici specifici, dal luogo in cui erano sorti, si ripetevano a distanza di migliaia di chilometri, a testimonianza della volontà dei pellegrini di conservare e diffondere il ricordo della loro santa impresa. È il caso del Volto Santo, venerato a Lucca, città crocevia dei pellegrinaggi.

La Vita Quotidiana del Pellegrino

Mettersi in viaggio per ottenere la consolazione divina poteva essere decisamente pericoloso e notevolmente costoso. La Guida del pellegrino, un testo del XII secolo (libro V del Codex Calixtinus), offre un’idea di quanto si poteva trovare lungo la strada. I viaggi erano lunghi e faticosi, e si potevano incontrare briganti. Le strade erano soggette alle intemperie, al punto che poteva essere difficile rintracciare un sentiero dopo una stagione particolarmente avversa.

Il pellegrinaggio nel Medioevo è un fenomeno non solo religioso, ma anche culturale, sociale, economico: i pellegrini costruivano strade e ponti, erano commercianti, stabilivano collegamenti tra popoli diversi. Il visitatore del portale ha l’opportunità di conoscere la storia di grandi abbazie e ospedali (l’Abbazia di S. Salvatore sul Monte Amiata, il monastero di Abbadia a Isola, l’Ospedale di S. Maria della Scala a Siena, e tanti altri) che fin dalla loro origine avevano tra le proprie missioni la manutenzione e la sorveglianza di tratti di strada considerati strategici, e l’accoglienza e la cura di pellegrini e viaggiatori, funzione che li portò nei secoli ad acquisire una notevole importanza politica, economica e sociale. Chiese e santuari scandivano le tappe del suo percorso. Reliquie, oggetti devozionali, rappresentazioni pittoriche costituivano l’incarnazione materiale del sacro, che era il fondamento stesso dell’esperienza del pellegrinaggio. Le insegne di pellegrinaggio (signa peregrinorum) - placchette in piombo o stagno con l’immagine del santo venerato - rappresentavano un segno di riconoscimento dello status di pellegrino, garantivano la protezione celeste, e in seguito conservavano la memoria della straordinaria esperienza vissuta. Un sito eccezionale come l’Ospedale di S. Maria della Scala permette infine, con le sue strutture perfettamente conservate e anche grazie ai reperti restituiti dagli scavi archeologici, di immergersi alla vita quotidiana di pellegrini, malati ed altri assistiti.

Il Pellegrinaggio per Procura e il Rituale di Partenza

In epoca medievale prese forma anche il cosiddetto pellegrinaggio per procura. Si trattava di una pratica ampiamente condannata dalla Chiesa, ma che permetteva a chi era troppo anziano, malato o impossibilitato a partire, di affidare a qualcun altro l’adempimento del proprio voto devozionale, solitamente in cambio di un compenso in denaro. Non tutti coloro che accettavano questo incarico erano onesti, per questo nei contratti o nei testamenti si specificava spesso che il sostituto dovesse essere un parente fidato o una persona di comprovata onestà. Inoltre, si poteva richiedere che al ritorno portasse con sé una testimonianza scritta del viaggio o degli oggetti devozionali, come la celebre conchiglia di Compostela, a prova dell’effettivo compimento del pellegrinaggio.

Prima di mettersi in cammino, c’era un vero e proprio rituale di partenza da seguire. Per cominciare, il pellegrino si recava in chiesa, dove faceva qualche donazione, si confessava e riceveva una benedizione solenne: un modo per affidarsi alla protezione divina lungo il viaggio. Dopodiché richiedeva un salvacondotto, un documento ufficiale che certificava il suo status di pellegrino. Questo gli garantiva protezione legale, il diritto di viaggiare liberamente e la possibilità di ricevere ospitalità lungo la strada. E infine: faceva testamento, poiché il viaggio era spesso lungo e faticoso, e durante la strada ci si poteva imbattere in briganti, perciò non era raro che qualcuno non tornasse indietro.

L'Abito del Pellegrino

I pellegrini medievali indossavano un abito “ufficiale”, che permetteva loro di essere riconosciuti ovunque in Europa. Gli elementi tipici erano:

  • Il cappello a tesa larga, che li proteggeva dal sole e dalla pioggia ed era spesso decorato con conchiglie.
  • Il mantello o tabarro, utile contro il freddo e il maltempo.
  • La bisaccia, una sacca a tracolla in cui portavano lo stretto necessario, come cibo, denaro e un oggetto votivo.
  • Il Bordone, o bastone del pellegrino, caratterizzato da un’estremità superiore arcuata o terminante in una palla, a cui si poteva appendere una borraccia.

Oggi, la credenziale del pellegrino ha preso il posto del salvacondotto medievale, mantenendone però la funzione: identificare il viandante e garantirgli ospitalità lungo il cammino. Allo stesso modo, la conchiglia di Compostela, un tempo segno distintivo del pellegrino, è diventata un simbolo iconico e diffuso. Ciò che è forse cambiato più profondamente è il significato del viaggio: non più soltanto un atto di fede, ma anche un viaggio personale, un percorso di scoperta interiore, di crescita, di riflessione e di arricchimento.

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