Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo: Storia Artistica e Contesti a Ferrara

L'attenzione sul patrimonio artistico di Ferrara, dopo le esposizioni dedicate a opere di De Pisis, Boldini, Previati e Mentessi, si sposta ora verso il periodo che va dal Cinquecento al Settecento. Le sale affrescate dell’ala sud e dei Camerini del Castello ospitano la quadreria di proprietà dell'ASP - Azienda Servizi alla Persona di Ferrara, depositata presso i Musei di Arte Antica. Questo capitale artistico, pressoché sconosciuto ma di grande rilevanza storica, viene così restituito al grande pubblico, offrendo un affascinante viaggio nel tempo che spazia dal tramonto del dominio Estense fino al secolo dei Lumi.

Veduta del Castello Estense a Ferrara, che ospita la collezione ASP

L'itinerario espositivo presenta importanti protagonisti della rivoluzione naturalistica di inizio Seicento, come Ippolito Scarsella detto Scarsellino e Carlo Bononi, la cui arte caratterizzò la Ferrara di quegli anni, rendendola uno dei più intriganti centri artistici dell'epoca. Contestualmente, l'esposizione introduce personalità cronologicamente precedenti e parallele, tra cui Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo, il cui manierismo castigato fu fondamentale nella seconda metà del Cinquecento, Gaspare Venturini e l'enigmatico Giuseppe Caletti.

Giuseppe Mazzuoli: Vita e Formazione Artistica

Giuseppe Mazzuoli, probabilmente nato a Ferrara intorno al 1536, si formò artisticamente per lo più nella sua città natale. Il suo lessico pittorico affonda le radici nella tradizione figurativa ferrarese, da cui derivano il cromatismo sgargiante e acceso e l’intenso naturalismo, arricchito dalla conoscenza della pittura emiliana e veneta.

Le Opere Giovanili e l'Evoluzione Stilistica

Intorno alla fine degli anni Sessanta del Cinquecento, Mazzuoli realizzò la Deposizione dalla Croce per l’oratorio dell’Arciconfraternita della Morte (oggi alla Pinacoteca nazionale di Ferrara), un'opera che costituisce il momento di maggiore adesione alla cultura manierista. Poco successiva è la Discesa dello Spirito Santo (Musei civici d’arte antica), che riflette la sua conoscenza della pittura di Federico Barocci e di Tintoretto. Il dipinto, sebbene presenti una composizione semplice e solenne, mostra ancora echi della cultura manierista.

Negli anni Settanta, Mazzuoli dipinse le predelle interne dell’organo di S. Maria della Rosa, raffiguranti S. Gerolamo e il Martirio di s. Bartolomeo (Ferrara, curia vescovile), e la S. Barbara in contemplazione del Mistero della Trinità (Roma, collezione privata), opere che, seppur filtrate, mostrano echi formali da Federico Barocci. Durante gli anni Ottanta, gli stilemi della cultura emiliana di Mazzuoli si fanno evidenti in opere come la tavola databile agli inizi del nono decennio, dove l’eleganza del santo vescovo si ispira alla pittura del Parmigianino, mentre l’apertura paesistica rimanda al naturalismo della tradizione ferrarese.

Il Ciclo per la Chiesa del Gesù e Altre Commissioni

Tra il 1580 e il 1586, Mazzuoli fu impegnato nella realizzazione di otto tempere per il soffitto della chiesa del Gesù (Pinacoteca nazionale), raffiguranti l'Adorazione dei pastori, l'Adorazione dei magi, la Sacra famiglia con s. Elisabetta e s. Giovannino, il Riposo in Egitto, la Disputa dei dottori, le Nozze di Cana, Gesù predica alle turbe e Gesù caccia i mercanti dal tempio.

Ciclo pittorico di Giuseppe Mazzuoli per la Chiesa del Gesù

Questo ciclo ha rappresentato un problema attributivo nella storiografia più antica, che affiancava al nome del Mazzuoli quello di G.F. Surchi detto Dielaì. Tuttavia, un’analisi stilistica più recente ha attribuito interamente le opere a Mazzuoli, sebbene eseguite in momenti diversi: le tele dedicate alla nascita e all’infanzia di Gesù presentano infatti componenti parmigianesche e venete, mentre nelle restanti prevale un romanismo di marca zuccaresca, che ne posticipa l’esecuzione. In queste opere, Mazzuoli esprime una devozionalità semplice e popolare, esemplificando il concetto della funzione mediatrice tra divino e umano svolta dai santi, tipico del clima religioso controriformato.

Numerose opere di piccolo formato sono ricordate dagli antichi storiografi ferraresi. Un ulteriore aspetto dell’attività di Mazzuoli riguardava la pratica del disegno, tanto da essere ricordato come precettore di disegno presso le famiglie nobiliari ferraresi. Egli realizzò anche le illustrazioni per il trattato La regola delli cinque ordini d’architettura di I. Barozzi detto il Vignola (Ferrara, Biblioteca Ariostea), dimostrandosi pittore estremamente moderno nel suo interesse per i rilievi e i modelli architettonici. Nel frontespizio delle "tavole", elaborate presumibilmente dopo il 1570, Mazzuoli si definisce «pittore insigne ferrarese», denotando il suo status di artista ormai affermato.

Giuseppe Mazzuoli morì il 9 novembre 1589 «affogando nelle acque del Po», come riportato da Girolamo Baruffaldi, il quale fin dalle prime righe della vita del Bastarolo confessava di aver potuto reperire «poche notizie» su questo valente artista.

La "Decollazione di San Giovanni Battista": Un Capolavoro Riscoperto

Il restauro della Decollazione di San Giovanni Battista (fig. 1) di Giuseppe Mazzuoli, olio su tavola (232 x 159 cm) databile tra il 1565 e il 1575 e conservato presso l'ASP di Ferrara, ha restituito alla comunità scientifica un’opera di straordinario valore. Questo recupero ha riportato nuovamente alla luce l’importanza di una migliore conoscenza del pittore e del suo operato per una nuova comprensione degli esiti della pittura ferrarese tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

Giuseppe Mazzuoli detto Bastarolo, Decollazione di san Giovanni Battista

Fortuna Critica e Problematiche Attributive

Nonostante gli esigui contributi finora dedicati a Bastarolo, questa tavola ha goduto di una notevole fortuna critica nella storiografia locale. Già Marco Antonio Guarini nel suo Compendio edito nel 1620 la ricorda in coppia con la Pala delle zitelle, giudicandole «opere assai pregiate». Anche Andrea Borsetti, Francesco Scannelli, Carlo Brisighella, Baruffaldi, Ferrante Borsetti, Cesare Barotti e Giuseppe Antenore Scalabrini ricordano la Decollazione attribuendola concordemente al Bastarolo e giudicandola con ampi toni elogiativi. Cesare Cittadella nel 1783 la cita come opera «molto stimata», e Antonio Frizzi sottolinea come «ai professori par di vedere un Correggio».

Eppure, nonostante questa costante presenza nella storiografia locale, la datazione del dipinto rimane complessa. La possibile connotazione cronologica, in attesa di un’attestazione documentaria, deve necessariamente rivolgersi ad altri elementi contingenti, in particolare al luogo che fino al 1950 circa ha ospitato la tavola: la chiesa del Conservatorio di Santa Barbara.

Il Contesto del Conservatorio di Santa Barbara e l'Origine dell'Opera

Il Conservatorio di Santa Barbara a Ferrara ha una storia affascinante, strettamente legata all'opera di Mazzuoli. Dopo il disastroso terremoto del 1570, la duchessa Barbara d’Austria decise di radunare presso l’ospedale di San Giustina le donne e ragazze rimaste senza abitazioni, vedove o orfane. Il numero delle ospiti crebbe rapidamente, spingendo la consorte di Alfonso II ad acquistare «alcune casette sù il cantone della via detta la Giouecca per gire alla Consolazione, dirimpetto al Monastero di S. Bernardino, dove passarono poi ad habitarvi, fabricandovi un picciolo oratorio, sotto il titolo di Santa Barbara».

Pianta antica della città di Ferrara che evidenzia l'area della Giouecca e del Conservatorio di Santa Barbara

Dall'Oratorio alla Chiesa: La Commissione della "Pala delle Zitelle"

Non è chiaro in cosa consistesse il primo oratorio, né perché le ospiti occuparono lo spazio del vicino monastero. L’ipotesi più probabile è che, a causa del numero crescente di ospiti, nel 1586 (o 1588 secondo Baruffaldi) il primo oratorio, forse una semplice stanza degli alloggi acquistati nel 1572, venne «riffatto, ampliato, ed abbellito, e riddotto in una assai convenevole Chiesa». La costruzione di questo nuovo edificio si protrasse per alcuni anni, e solo il 23 marzo 1611 il vescovo Giovanni Fontana poté finalmente consacrarlo.

La nascita del nuovo edificio di culto dovette essere accompagnata dall’esigenza di una pala per l’altare principale. Questa pala, seguendo le norme controriformate, si doveva riallacciare iconograficamente al luogo, raffigurando la santa titolare e i membri femminili del conservatorio. Mazzuoli, scelto per la commissione probabilmente intorno al 1586, dovette consegnare l’opera - la Madonna in gloria con le sante santa Barbara e Orsola venerate dalle zitelle (detta anche Pala delle zitelle, fig. 2), olio su tela (304 x 200 cm) - entro il 1589, suo presunto anno di morte. Quest'opera dimostra un linguaggio nuovo per il pittore, una summa figurativa del suo percorso artistico, che «coniuga la freschezza della materia di tradizione dossesca con un empatico naturalismo di stampo moderno impostato […] sui registri della dolcezza».

La "Decollazione di San Giovanni Battista": Uno Scarto Stilistico e Iconografico

Questo fare pittorico, che Baruffaldi definisce come la «seconda amena, pastosa, e grande maniera» del Mazzuoli, non è riscontrabile nella tavola della Decollazione di San Giovanni Battista, pur proveniente dal medesimo contesto. Già lo stesso erudito centese notava questo scarto stilistico, sottolineando come la Decollazione fosse «pur degno di lode, sebben paja d’un altro fare».

Effettivamente, la Decollazione è ancora strettamente collegata a moduli manieristici (come il gesto teatrale del rinfodero della spada o la matrice raffaellesca della testa della donna alle spalle di Salomè), che si uniscono a un naturalismo incipiente ma non ancora pienamente affermato. Il pittore mostra di essere ancora legato a modelli centro-italiani ormai abbandonati nella Pala delle zitelle. Diviene quindi difficile pensare che la commissione per la Decollazione sia avvenuta contemporaneamente a quella per l’altare maggiore della stessa chiesa, e al contempo, è complesso credere che un dipinto raffigurante il martirio del Battista potesse essere commissionato da un ente assistenziale femminile il cui scopo principale era educare le giovani a una vita "rispettabile". L’incongruenza iconografica e stilistica è difficilmente spiegabile anche con l’idea che l’opera potesse essere parte dell’edificio originario acquistato nel 1572 e poi confluita nella nuova chiesa.

Nuove Ipotesi sulla Provenienza

Si è perciò portati a pensare che l’opera possa essere più antica o provenire, date le dimensioni, da un diverso luogo di culto. La relazione della visita apostolica del cardinal Giovan Battista Maremonti nel 1574 al conservatorio, conservata presso l’Archivio Storico Diocesano di Ferrara, descrive una situazione ancora provvisoria, senza menzionare specifici arredi d'altare. Successive visite pastorali, come quella del cardinal Leni nel 1616, visitando il nuovo spazio di culto, non fanno cenno a un secondo altare oltre quello maggiore e uno portatile, a differenza di quanto accadrà dalla visita del 1620, quando la Decollazione era già presente.

Le precisioni delle relazioni pastorali suggeriscono che l’opera non fu commissionata direttamente per la chiesa di Santa Barbara, dove giunse solo successivamente tra il 1616 e il 1620. Seguendo il soggetto del martirio del Battista, risulta particolarmente suggestivo ipotizzare che l’opera provenisse dalla Confraternita di San Giovanni Battista. Proprio negli anni in cui l’oratorio di Santa Barbara veniva trasformato in chiesa, questa Confraternita trasferiva il proprio spazio di culto dal primo piano al pianterreno dell’edificio che occupava dal 1489. La nuova sede, consacrata dal vescovo Paolo Leoni il 26 dicembre 1585, portò a una nuova campagna decorativa che, si ipotizza, avrebbe reso possibile l’alienazione della pala del Bastarolo, ormai superflua dopo il trasferimento nel nuovo spazio.

A sostenere questa ipotesi è la presenza del nome del maestro ferrarese in un Registro delle vacchette di pagamento della Confraternita di San Giovanni Battista, datato 1631 ma contenente attestazioni precedenti, dove è presente un pagamento a «S. Giuseppe Mazzoli».

Gallerie d'Italia-Piazza Scala| “Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili col figlio Giuseppe”

tags: #santa #maria #della #nativita #ferrara #giuseppe