Il rapporto tra San Francesco d’Assisi e l’Eucaristia rappresenta uno dei pilastri fondamentali della sua spiritualità. Il santo viveva un ardore costante nel porsi davanti al Santissimo Sacramento, considerando la Santa Messa come il cuore pulsante della vita cristiana e dell’intero universo. Per Francesco, l’Eucaristia non era solo un rito, ma la presenza reale e viva del Cristo, Figlio del Dio vivo.

La centralità della fede eucaristica
Francesco non era un teologo di professione, ma la sua dottrina eucaristica, espressa nelle Ammonizioni e nelle lettere, è di una lucidità straordinaria. Egli affermava con forza che chiunque non riconoscesse, sotto le specie del pane e del vino, il vero Corpo e Sangue del Signore, secondo lo spirito e la divinità, sarebbe incorso nella condanna.
Secondo il Santo, il Signore si umilia ogni giorno, discendendo dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote, esattamente come fece scendendo nel grembo della Vergine Maria. Questa umiltà di Dio - che sceglie di nascondersi in una piccola apparenza di pane - è la stessa che Francesco ha celebrato nel primo Presepe di Greccio, dove la povertà della mangiatoia si unisce al mistero dell’altare.
Il rispetto per il ministero sacerdotale
L’amore di Francesco per l’Eucaristia si traduceva in una venerazione assoluta per i sacerdoti, non per la loro dignità personale, che poteva anche essere peccaminosa, ma per il loro ufficio. Egli diceva spesso: “Se mi capitasse di incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani”. Le mani del sacerdote, infatti, possiedono il potere sovrumano di toccare il Verbo di vita e amministrare il sacrificio eucaristico.
| Elemento | Atteggiamento di San Francesco |
|---|---|
| Oggetti sacri (calici, corporali) | Debbono essere preziosi, curati e decorosi |
| Sacerdoti | Da onorare e rispettare come ministri del Corpo di Cristo |
| Comunione | Necessaria per partecipare alla salvezza con cuore puro |
L'impegno per il decoro del culto
Nonostante la sua scelta radicale di povertà personale, Francesco era fermissimo riguardo alla bellezza degli oggetti sacri. Scriveva nelle sue esortazioni: “I calici, i corporali, gli ornamenti degli altari e tutto ciò che riguarda il Sacrificio devono essere preziosi”. Il suo desiderio era che il Corpo del Signore fosse custodito con la massima riverenza, evitando ogni negligenza o collocazione indecorosa. Egli arrivò a inviare frati per il mondo con pissidi preziose, affinché ovunque il Corpo del Signore fosse conservato con poco decoro, fosse riposto in un luogo degno.
Rivisitiamo il presepe nel VIII centenario di Greccio.
La visione unitaria: Parola e Sacramento
Per il Santo di Assisi, non esisteva una frattura tra la Parola e il Sacramento. Entrambi sono segni visibili della presenza di Cristo. Francesco richiedeva un’identica venerazione per le parole scritte di Dio e per il Santissimo Corpo. Senza la Parola, che santifica e consacra, il corpo non potrebbe essere presente sull’altare; pertanto, l'adesione all'uno esige l'adesione all'altra. La sua fede, dunque, non era solo devozione privata, ma un cammino di comunione vissuto all'interno della Chiesa, in piena obbedienza al Papa e alla gerarchia ecclesiastica.
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