Salvator Rosa è stato uno dei principali artisti napoletani del Seicento. Attorno al 1635 si trasferì a Roma, entrando in contatto in particolare col cardinale Francesco Maria Brancaccio, per il quale eseguì l’Incredulità di S. Tommaso (Viterbo, Museo Civico) e le due tele della cattedrale di Fabriano. Nella città pontificia si avvicinò alla pittura di genere dei Bamboccianti e alla tendenza più classicista di Pietro Testa, Claude Lorraine e Nicolas Poussin.

Nel 1649 fece ritorno a Roma, dove fu ammesso all’Accademia di San Luca e dove partecipò alle esposizioni che periodicamente si tenevano al Pantheon; pur protetto da prelati ed illustri esponenti della società romana, si attirò l’ira di molti per i suoi scritti irriverenti nei confronti della corte pontificia e per la sua condotta di vita giudicata immorale.
Il Martirio dei Santi Cosma e Damiano
Nel 1672 dipinse il Martirio dei Ss. Cosma e Damiano per S. Giovanni de’ Fiorentini e si spense l’anno dopo, venendo sepolto in S. Maria del Popolo. L'opera è tra i rari esempi di pale d'altare di grandi dimensioni eseguite dal Rosa, che si accinse all'impresa desideroso di far valere anche in questo genere la sua bravura e di emulare Michelangelo (Passeri, p. 394).

In primo piano un uomo seminudo sembra darsi alla fuga, con le braccia innalzate nel tentativo di proteggersi il volto. Più indietro, alcuni angeli si volgono dall'alto a due figure maschili inginocchiate, l'una a mani giunte, l'altra con le braccia levate al cielo. Assiste alla scena una folla di figure tra cui alcuni guerrieri in armatura.
In una lettera all'editore Bottari datata 11 ottobre 1669 (cit. in Cesareo, vol. II, p. 131 n. CXXIV), Salvator Rosa afferma di aver iniziato a lavorare da cinque mesi all'opera, che gli era stata commissionata da Filippo Nerli per ornare l'altare della propria cappella in S. Giovanni dei Fiorentini, di cui il padre Pietro aveva iniziato la decorazione, e di averla dovuta consegnare in gran fretta, perché fosse esposta durante la festa fatta nella chiesa per la canonizzazione di S. Maddalena de' Pazzi, avvenuta da poco.
Eseguita negli ultimi anni di vita del pittore, ispirandosi alle complesse composizioni dei grandi maestri barocchi, la tela non raggiunge risultati completamente persuasivi e già dai contemporanei fu criticata per "errori di disegno e impostazione"; ne esiste uno studio a penna nella Stadbibliothek di Lipsia (v. Schmidt, Old Masters Drowings, cit. in Salerno, L'opera completa di Salvator Rosa, Milano 1975, pp. 104 n.