La Misericordia del Padre nelle Omelie di Papa Francesco

Nell’udienza dell'11 maggio 2016, Papa Francesco si è soffermato sulla parabola lucana del Padre misericordioso, che aveva due figli. Questa parabola, nota tradizionalmente come quella del figliol prodigo, è stata rivalutata da molti studiosi come la parabola del figlio invidioso, poiché il contesto in cui l’evangelista Luca la inserisce, e Gesù stesso la racconta, è quello della polemica con scribi e farisei.

Il Contesto Evangelico: Gesù e i Peccatori

L’evangelista Luca ricorda, al capitolo 15, che a Gesù si avvicinavano tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo (v. 1). Di conseguenza, scribi e farisei lo mormoravano dicendo: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». In questo contesto di polemica con le autorità religiose d’Israele, Gesù ci consegna le tre perle della misericordia: la pecora smarrita, la dracma perduta e il figliol prodigo.

Lo zelo di Gesù per salvare tutti includeva anche coloro che erano socialmente conosciuti come “pubblicani e peccatori”. Il suo atteggiamento aperto e pieno di speranza verso di loro suscitava tra i farisei diffidenze e mormorazioni. Per questo motivo Gesù pronuncia nel Vangelo secondo San Luca le famose parabole della misericordia, che rivelano l’immensa gioia di Dio quando ritorniamo a Lui contriti.

L'Amore Incondizionato del Padre

Papa Francesco ha sottolineato la gioia del Padre nell’aver ritrovato suo figlio che era perduto, cioè morto. Soffermandosi sulla parabola del Padre buono, Papa Francesco ci ha ricordato che il Dio di Gesù Cristo è anche il nostro Dio, ossia il Dio dei perduti e degli smarriti di cuore. Questo Dio, dei vivi e non dei morti, resterà per sempre nostro Padre. Secondo il Pontefice, si ha l’idea che Gesù abbia raccontato questa parabola per liberare il Padre da una falsa immagine che scribi e farisei si erano costruiti di lui, e così noi oggi. Siamo, infatti, spesso convinti di meritare qualcosa per la nostra virtù, per i nostri sforzi. Senza il principio della gratuità, non possiamo condividere il modo di essere e di agire di Gesù e, quindi, di Dio.

La Dignità Filiale e la Gratuità dell'Amore

Abbiamo bisogno di liberarci da una visione morale della nostra dignità filiale, così come da una lettura moralistica di questa parabola. Tutto è dono della grazia di Dio, dell’amore gratuito del Padre. Come ha affermato Papa Francesco: «La nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità». Perché Dio, in Cristo, sarà sempre dalla nostra parte!

Quadro

Il Figlio Minore: Dal Bisogno alla Grazia

Se leggiamo attentamente la parabola lucana del Padre buono, ci accorgiamo che nel figlio minore non prevale alcun atteggiamento di conversione, ma semplicemente il bisogno di ritornare a casa per sopravvivere. È il Padre che lo perdona, gli corre incontro, lo bacia e gli ridona la sua dignità rivestendolo. Papa Francesco ha commentato: «Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita; a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro; a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo… In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, essere figlio di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno.»

Il classico errore umano di confondere la felicità con il soddisfacimento dei nostri desideri senza alcun tipo di ostacoli, appare incarnato nel figlio minore. Consapevole del suo potere acquisitivo, ha accarezzato nel suo cuore la possibilità di dare sfogo a tutti i suoi desideri, senza i limiti che comporta la stabilità della casa paterna. Quel cuore, privo di autodominio e senza sentirsi libero in casa, in poco tempo ha la dimostrazione, sperperando la sua eredità in un paese lontano, che era molto meno libero fuori casa. Lo sciagurato finisce per badare ai porci di un terzo, mentre invidia in tempo di carestia il pasto che ricevono quegli animali, impuri per un ebreo, ma meglio alimentati di lui. È allora che tutto l’amore paterno, riversato per anni su quel figlio, fa luce nell’oscurità della sua anima sotto forma di nostalgia, che si trasforma in una umile conversione: “rientrò in se stesso”. In questo tempo di Quaresima tutti noi possiamo considerarci identificati nel figlio che ha bisogno di conversione e di perdono.

Il Figlio Maggiore: Orgoglio e Mancanza di Comprensione

L’altro figlio, quello che non si era allontanato dal padre, non comprende il comportamento del padre, ma soprattutto non capisce che «loro sono stati sempre insieme, hanno tutto in comune» (v. 31). Perché non riesce a capire questo? Perché in quel figlio che è sempre stato con il padre sta crescendo un atteggiamento cattivo, che viene dal diavolo: la superbia. Quando uno si sente giusto, il Padre viene ugualmente a cercarci, perché quell’atteggiamento di sentirsi giusto è un atteggiamento cattivo: è la superbia. Il Padre aspetta quelli che si riconoscono peccatori e va a cercare quelli che si sentono giusti.

È il figlio maggiore che rappresenta coloro per i quali la parabola viene raccontata: è sempre rimasto a casa con il padre, eppure era distante da lui, distante nel cuore. Questo figlio forse avrebbe voluto andarsene anche lui, ma per timore o per dovere è rimasto lì. Quando però ci si adatta controvoglia, si inizia a covare rabbia dentro di sé, e prima o poi questa rabbia esplode. Paradossalmente, è proprio il figlio maggiore che alla fine rischia di rimanere fuori di casa, perché non condivide la gioia del padre. Il padre esce anche incontro a lui, non lo rimprovera e non lo richiama al dovere, ma vuole solo che senta il suo amore, invitandolo a entrare e lasciando la porta aperta.

La meditazione di Papa Francesco sull'episodio termina con una riflessione: «I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi. Questo Vangelo ci insegna che tutti abbiamo bisogno di entrare nella casa del Padre e partecipare alla sua gioia, alla sua festa della misericordia e della fraternità.»

Rileggiamo la parabola del "figliol prodigo" (Lc 15, 1-32)

Dio, il Padre che Attende e Perdona

La figura del padre della parabola svela il cuore di Dio. Egli è il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura, aspetta sempre la nostra conversione ogni volta che sbagliamo; attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo da Lui pensando di poterne fare a meno; è sempre pronto ad aprirci le sue braccia qualunque cosa sia successa. Come il padre del Vangelo, anche Dio continua a considerarci suoi figli quando ci siamo smarriti, e ci viene incontro con tenerezza quando ritorniamo a Lui. E ci parla con tanta bontà quando noi crediamo di essere giusti.

Egli viene descritto come «un uomo sempre pronto a perdonare» e al contempo come un uomo «che spera contro ogni speranza». Ancora, Egli è un uomo tollerante, che rispetta anche le decisioni sbagliate dei suoi figli. Dinanzi alla decisione del figlio più giovane di andarsene di casa, avrebbe potuto opporsi, sapendolo ancora immaturo, o cercare qualche avvocato per non dargli l’eredità, essendo ancora vivo. «Così agisce Dio con noi - ha spiegato il Santo Padre - ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché creandoci ci ha fatto il grande dono della libertà. Il racconto ci descrive anche il comportamento del padre quando il figlio si allontana da lui: Egli “lo porta sempre nel cuore; attende fiducioso il suo ritorno; scruta la strada nella speranza di vederlo. E un giorno lo vede comparire in lontananza. Ma questo significa che questo padre, ogni giorno, saliva sul terrazzo a guardare se il figlio tornava! Allora si commuove nel vederlo, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia. Quanta tenerezza! E questo figlio le aveva fatte grosse!»

Dio è un Padre che attende, «sempre ci aspetta, non si stanca, non si perde d’animo». Il rischio, per Papa Francesco, è di pensare come il figlio maggiore della parabola, cioè pensare non a un padre ma a un padrone: «credere in un Dio più rigoroso che misericordioso», che «sconfigge il male con la Potenza piuttosto che col perdono». Ma non è così, afferma Francesco, perché «Dio salva con l’amore, non con la forza; proponendosi e non imponendosi». Come il figlio maggiore, anche noi, afferma ancora il Papa, «sbagliamo quando ci crediamo giusti, quando pensiamo che i cattivi siano gli altri».

Il "Terzo Figlio": Gesù al Centro della Misericordia

In questa parabola, oltre ai due fratelli, c'è un terzo figlio nascosto: Gesù, colui «che non ritenne un privilegio l’essere come [il Padre], ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo». Questo Figlio-Servo è l’estensione delle braccia e del cuore del Padre: Lui ha accolto il prodigo e ha lavato i suoi piedi sporchi; Lui ha preparato il banchetto per la festa del perdono.

Il Sacramento della Riconciliazione e la Conversione

Gli errori che commettiamo, anche se grandi, non scalfiscono la fedeltà del suo amore. Nel sacramento della Riconciliazione possiamo sempre di nuovo ripartire: Egli ci accoglie, ci restituisce la dignità di figli suoi e ci dice: “Vai avanti! Sii in pace!”. Tornare al Padre. Sempre. Soprattutto «quando uno si sente peccatore, si sente poca cosa, o come alcuni che dicono: ‘Ma padre, io sono una sporcizia!’». È proprio allora che bisogna andare da Dio, «il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura, aspetta sempre la nostra conversione ogni volta che sbagliamo».

In questo tratto di Quaresima che ancora ci separa dalla Pasqua, siamo chiamati ad intensificare il cammino interiore di conversione. Il Santo Padre esorta i fedeli a leggere il capitolo quindicesimo del Vangelo di Luca, che riporta le tre parabole della misericordia: quella della pecora ritrovata, della moneta ritrovata e del figliol prodigo. E conclude esortando a lasciarsi «raggiungere dallo sguardo pieno d’amore del nostro Padre» e ritornare a Lui «con tutto il cuore, rigettando ogni compromesso col peccato».

Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-3. 11-32)

Si avvicinarono a Lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: - Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora Egli disse loro questa parabola:

Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al Padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta». E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: «Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”». Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Le Radici di Papa Francesco nell'Evangelizzazione della Misericordia

Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio), nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, figlio di emigranti piemontesi, è stato ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969 e creato cardinale nel 2001. Nel suo ministero, egli ha costantemente privilegiato il tema del Padre misericordioso, come testimoniato anche dalla sua curatela del volume "Luca. Il Vangelo del Padre misericordioso. Lettura spirituale e pastorale", Edizioni San Paolo 2019.

Già nella Celebrazione eucaristica per l’insediamento del Vescovo di Roma sulla Cathedra Romana a San Giovanni in Laterano, Papa Francesco ha dedicato un passaggio dell’Omelia alla parabola del “padre misericordioso”. «A me fa sempre una grande impressione rileggere la parabola del Padre misericordioso. Mi fa impressione perché mi dà sempre una grande speranza. Pensate a quel figlio minore che era nella casa del Padre, era amato, eppure voleva la sua parte di eredità; va via, spende tutto, arriva al livello più basso, più lontano dal Padre; e quando ha toccato il fondo, sente la nostalgia del calore della casa paterna e ritorna. E il Padre? Aveva dimenticato il figlio? No, mai! È lì, lo vede da lontano, lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento; è sempre stato nel suo cuore come figlio, anche se lo aveva lasciato, anche se aveva sperperato tutto il patrimonio, cioè, la sua libertà. Il Padre, con pazienza e amore, con speranza e misericordia, non aveva smesso un attimo di pensare a lui, e appena lo vede, ancora lontano, gli corre incontro e lo abbraccia con tenerezza, la tenerezza di Dio, senza una parola di rimprovero: è tornato! Quella è la gioia del padre! In quell’abbraccio al figlio, c’è tutta questa gioia: è tornato! Dio sempre ci aspetta, non si stanca mai. Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre! Un grande teologo naturalizzato tedesco, Romano Guardini, diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e, questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza.»

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