San Paolo di Tebe, ricordato come Paolo il Primo Eremita (Egitto, 230 circa - Tebaide, 335 circa), è una figura fondamentale nella tradizione cristiana, considerato il primo eremita. La sua vita e le sue gesta sono state tramandate attraverso fonti scritte e rappresentate in numerose opere d'arte, dando vita a un ricco corpus iconografico.
Le fonti storiche e agiografiche
La principale fonte per la vita di San Paolo di Tebe è la Vita Sancti Pauli primi eremitae, un'opera risalente alla seconda metà del IV secolo, scritta da San Girolamo durante il suo soggiorno nel deserto di Calcide (Siria) tra il 375 e il 377. San Girolamo, egli stesso un asceta, si dedicò alla raccolta e alla redazione delle vite dei padri del deserto, tra cui spicca quella di Paolo.
Secondo il racconto di San Girolamo, Paolo, un giovane egiziano di ricca famiglia, si convertì al cristianesimo. Durante la persecuzione degli imperatori Decio e Valeriano, per sfuggire ai familiari desiderosi di impossessarsi del suo patrimonio, si rifugiò nelle montagne del deserto della Tebaide. Qui trovò un rifugio naturale in una grotta, nelle cui vicinanze si trovavano una sorgente d'acqua e un albero di palma. Dalla palma traeva le foglie per intrecciare il proprio abito e i datteri con cui si nutrì per molti anni.

All'avvicinarsi della sua morte, Paolo ricevette la visita di Sant'Antonio abate, un altro grande eremita, considerato il primo responsabile della diffusione del monachesimo. A Sant'Antonio, Paolo espresse il desiderio di essere sepolto avvolto nel mantello che Antonio stesso aveva ricevuto in dono dal vescovo Atanasio. Questa richiesta fu esaudita, e Antonio fece seppellire Paolo in una fossa scavata, secondo la leggenda, da due leoni.
La ricorrenza liturgica di San Paolo di Tebe è celebrata il 15 gennaio. Nel sinassario ortodosso, l'apolitikion del santo recita:
"Θείου Πνεύματος, τῇ ἐπινεύσει, πρῶτος ᾤκησας, ἐν τῇ ἐρήμῳ, Ἠλιοὺ τὸν ζηλωτὴν μιμησάμενος· καὶ δι' ὀρνέου τραφεὶς ὡς ἰσάγγελος, ὑπ' Ἀντωνίου τῷ κόσμῳ ἐγνώρισαι. Παῦλε Ὅσιε, Χριστὸν τὸν Θεὸν ἱκέτευε, δωρήσασθαι ἡμὶν τὸ μέγα ἔλεος."
(Ispirato dal Santo Spirito, per primo hai abitato nel deserto, imitando lo zelo di Elia, nutrito da un uccello, e da Sant'Antonio sei stato fatto conoscere al mondo come simile agli Angeli.)
L'iconografia di San Paolo di Tebe
L'iconografia tradizionale di San Paolo di Tebe è strettamente legata agli episodi narrati nella sua vita, in particolare quelli descritti da San Girolamo. I suoi attributi più ricorrenti sono:
- L'abito di foglie di palma intrecciate, a simboleggiare la sua vita di autosufficienza nel deserto.
- Il corvo, che secondo la tradizione gli portava quotidianamente un pezzo di pane dopo che l'albero di palma aveva smesso di dare frutti.
- I due leoni, che avrebbero scavato la fossa per la sua sepoltura.
- Il teschio, simbolo della caducità della vita e della mortificazione della carne.
- Il rosario e il bastone, strumenti della sua vita eremitica e di preghiera.

Il dipinto Sant'Antonio abate e San Paolo di Tebe di Diego Velázquez (1635 ca.), conservato al Museo del Prado di Madrid, è una delle rappresentazioni più celebri di questo incontro tra i due santi eremiti. L'opera illustra il momento in cui Sant'Antonio, novantenne, si reca a trovare il centenario Paolo nel suo eremo.
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Un altro importante esempio è il dipinto attribuito a Claudio Ridolfi (XVII secolo), che raffigura la Visita di sant’Antonio abate a san Paolo l’Eremita. Quest'opera, originariamente destinata all'altare della famiglia Giraldi della Rovere nella Chiesa Monumentale di Sant’Agostino a Mondolfo, illustra l'incontro tra i due santi, con l'apparizione del corvo che porta il pane. Anche in questo caso, l'iconografia tradizionale viene rispettata, pur con alcune varianti stilistiche tipiche del Seicento.
In alcune rappresentazioni, San Paolo di Tebe può essere confuso con altri santi eremiti, come Sant'Onofrio, soprattutto quando vengono raffigurati a mezzobusto in preghiera, poggiati su uno sperone di roccia con un teschio. La distinzione iconografica si basa sulla presenza di attributi specifici, come il rosario e il bastone per San Paolo Eremita, o lo scettro e la corona per Sant'Onofrio.
L'Ordine di San Paolo Primo Eremita
La figura di San Paolo di Tebe ha ispirato la nascita dell'Ordine di San Paolo Primo Eremita, noto anche come Monaci Paolini. L'ordine sorse in Ungheria nel XIII secolo, fondato dal beato Eusebio, canonico di Esztergom, che riunì gli eremiti presenti nelle foreste dell'Ungheria e della Croazia. La regola monastica dell'ordine si modellò su quella di Sant'Agostino.
Dall'Ungheria, l'Ordine si diffuse in Croazia, dove furono fondati numerosi conventi, e a Remete sorse il primo santuario mariano dell'Ordine. L'Ordine dei Paolini raggiunse il suo apice nel XVI secolo, diffondendosi in Europa, Palestina ed Egitto, con ben 8 province e 300 conventi. Ancora oggi, l'Ordine dei Paolini è presente in diverse parti del mondo, tra cui Polonia e Italia.
Bibliografia e riferimenti
Numerosi studiosi e storici dell'arte hanno approfondito la figura di San Paolo di Tebe e la sua iconografia. Tra le fonti bibliografiche più significative:
- Bazyli Degórski (ed.), Edizione critica della «Vita Sancti Pauli Primi Eremitae» di Girolamo, Institutum Patristicum "Augustinianum", Roma 1987.
- Bazyli Degórski (ed.), San Girolamo. Vite degli eremiti: Paolo, Ilarione, Malco, Collana di Testi Patristici, 126, Città Nuova Editrice, Roma 1996.
- Rosa Giorgi, Santi, col. "Dizionari dell'Arte", Mondadori Electa Editore, Milano 2002.
- Guido Pettinati, S. Paolo primo eremita, in I Santi canonizzati del giorno, Segno, Udine, vol. I, 1991.
Fonti settecentesche includono opere di G. Guidalotti Franchini, G.P. Zanotti e L. Crespi.

L'iconografia del santo è stata oggetto di studio in diverse mostre, tra cui "Antico e Moderno" (Bologna, 2014) e rassegne dedicate a pittori come Reni, Guercino e Cantarini.
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