Il culto dell'Arcangelo Michele affonda le sue radici in tempi antichi e si sovrappone a caratteristiche di divinità pagane preesistenti. In questo contesto, andremo a considerare in particolare lo zoroastrismo e il mitraismo, evidenziando come il cristianesimo possa aver acquisito alcuni dei suoi precetti da queste religioni.

Le Radici del Culto di San Michele Arcangelo
La figura di Michele è un modello che si ritrova in tutte le religioni e le mitologie, e le vite degli uomini vi s’intrecciano inevitabilmente. Il concetto di angeli, creature alate, venne acquisito dal giudaismo dopo la cattività babilonese, influenzato dai leoni alati e i tori degli assiri e dai grifoni degli ittiti. Lamassu, una divinità protettrice, veniva scolpita in coppia all’ingresso di palazzi e templi.
In ebraico, il nome Michele (מִיכָאֵל) significa "Chi è come Dio?", rappresentando un'esclamazione di sfida contro l'orgoglio di Lucifero. Michele è una figura chiave nelle tradizioni religiose abramitiche, inclusi cristianesimo, ebraismo e islam. È riconosciuto come un arcangelo, un angelo di alto rango, spesso associato alla battaglia contro il male, alla protezione dei fedeli e alla guida delle anime.
Nell'Apocalisse, San Michele guida gli eserciti celesti contro le forze del male, rappresentate da Lucifero e gli angeli ribelli. È considerato il difensore della fede e il protettore contro Satana, con un ruolo centrale come custode delle anime durante il Giudizio Universale. Non sorprende che il culto di San Michele sia stato associato a luoghi strategici o di confine, come montagne e grotte, simboli di protezione e dominio spirituale.
Il Mitraismo: Origini, Miti e Simbolismi
Il mitraismo, una religione misterica praticata principalmente nell'Impero Romano tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C., ha le sue radici nello zoroastrismo, fondato dalla dottrina del profeta Zarathustra (Zoroastro per i Greci) intorno al XII secolo a.C. nel nord-est della Persia (attuale Iran).
Lo Zoroastrismo e le Sue Influenze
Durante una meditazione, il dio Ahura Mazdā (“Saggio signore”) apparve a Zoroastro, affidandogli la missione di riformare l'antica religione iraniana. Zoroastro insegnò che Ahura Mazdā occupava il centro di un regno di giustizia che prometteva immortalità e beatitudine, in un apparente monoteismo dualista con una netta distinzione tra le forze del bene e del male. Questa visione influenzò le successive religioni mediorientali emergenti, come il giudaismo, il cristianesimo e l'islam, introducendo temi come un unico Dio universale, la battaglia tra bene e male, il diavolo, paradiso e inferno, e un giudizio finale.
Ahura Mazdā è il creatore del cielo e della terra, fonte di luce e oscurità, legislatore sovrano e centro della natura. È caratterizzato da sette qualità interconnesse, dette Amesha Spenta (Immortali Benefici): Vohu Manah (buon pensiero), Asha Vahista (ordine eccellente), Spenta Armatay (pietà benedetta), Khshathra Vaizya (sovranità), Hauvatat (integrità), Ameretat (immortalità) e Speṇta Mainyu (Spirito buono). Questi, singolarmente, assumevano figure alate di arcangeli o demiurghi, associati alla custodia della creazione e alla protezione contro le potenze del male.
Agli Amesha Spenta si aggiungevano gli Yazata (i Venerabili), una sorta di angeli subordinati, e i Fravashi o Arda Fravash (Santi Angeli Guardiani), che accompagnavano e guidavano ogni persona per tutta la vita, in modo analogo all'Angelo Custode cristiano. Dopo la morte di Zoroastro, elementi dell'antica religione tornarono, con altre divinità (Mithra, Verethragna, Vayu, Anāhitā) che divennero oggetto di culto, pur in forma subordinata, e il ripristino dell'uso dell'haoma e del rito del fuoco.

Il Mito di Mitra e la Tauroctonia
Mitra è una divinità che rappresenta la luce, il sole, la verità e la vittoria del bene sul male. La sua morte e rinascita simboleggiano il ciclo della natura e la speranza di salvezza e immortalità. Il culto di Mitra era un culto misterico, riservato agli iniziati, che celebrava la nascita del dio Mitra, il suo ruolo di mediatore e salvatore e il concetto di bene contro male.
Il mito narra che Mitra, obbedendo a un ordine del Sole, uccise di malavoglia un toro infuocato, affondandone il coltello nel collo. Ahriman, spirito maligno, per contrastare il sacrificio, inviò le sue creature immonde: lo scorpione punse il toro nei testicoli, la formica e il serpente lo attaccarono. Tuttavia, la saliva del cane, simbolo delle forze benefiche, leccando le ferite inferte al toro, riuscì a salvarlo. La vita cosmica è quindi caratterizzata dall’eterna lotta tra le forze del bene, guidate da Mitra, e quelle del male, guidate da Ahriman.
Questa tauroctonia (l'uccisione rituale di un toro) era l'atto principale con cui culminava ogni rito nel culto mitraico, allegoria della creazione mediante il sacrificio. Il mito racconta anche che un toro avrebbe annunciato l’Apocalisse e Mitra sarebbe nuovamente disceso sulla terra per separare i buoni dai malvagi, immolando il toro sacro. Successivamente avrebbe offerto ai giusti la bevanda di immortalità haoma, ottenuta mescolando il grasso del toro con il vino, garantendo così la resurrezione dei corpi.

Mitra: Kosmokrátor e Sol Invictus
In epoca ellenistica, il dio solare Mitra era considerato Kosmokrátor, signore e animatore del cosmo, funzione simboleggiata da una sfera che il dio teneva in mano. Era anche mediatore cosmico tra i principi luce-tenebra, simboleggiati dai sei mesi in cui prevale la luce e dai sei in cui la notte è più lunga del giorno. Mitra veniva anche chiamato Sol Invictus, il "Sole Invitto" cioè invincibile, che trionfa sulle tenebre, e aveva il capo circondato da un’aureola di raggi solari.
I seguaci del mitraismo si riunivano nei mitrei, cavità sotterranee, spesso oscuri ambienti rettangolari sul cui soffitto era dipinto il cielo stellato che riproduceva lo zodiaco e i pianeti. Questi luoghi, ricavati in grotte naturali o scavati appositamente, dovevano ricordare simbolicamente l'antro entro il quale Mitra riuscì a confinare e poi ad uccidere il toro.

Punti di Contatto e Sovrapposizioni Tra San Michele e Mitra
Nel corso degli studi storici e archeologici, alcuni ricercatori hanno ipotizzato parallelismi tra il culto di Mitra e alcune figure angeliche o combattenti in altre religioni, tra cui l'Arcangelo Michele. Entrambi, ad esempio, rappresentano una forza di protezione e lotta contro il male.
Il Guerriero Divino e il Patrono dei Soldati
Il culto di Mitra era prediletto dai soldati romani, in quanto garante dei giuramenti. San Michele, capo delle milizie celesti, divenne a sua volta protettore dei soldati e, dal 1949, patrono del Corpo della Polizia. L'iconografia ricorda in un certo senso quella di Mitra: quest'ultimo è raffigurato mentre uccide un toro, mentre San Michele combatte e prevale sul drago, simbolo del demonio. Questa figura di "uccisore di draghi" o mostri si sovrappone anche ad altre divinità come Ercole, rappresentato nell'atto di uccidere l'Idra di Lerna. L'assimilazione avvenne anche a livello iconografico, con l'ampio mantello e la spada di San Michele che sconfigge un enorme drago.
Il drago, simbolo del demoniaco nella tradizione cristiana, era in antichità anche rappresentazione delle energie telluriche sotterranee o di potenze oscure. Molti luoghi di culto dedicati a San Michele sorgono su siti dove anticamente si credeva giacesse un "drago" o dove si svolgevano culti ctonii.
Il Ruolo di Psicopompo e Giudice delle Anime
Tra gli "incarichi" di Michele ci sono quelli di psicopompo, cioè di accompagnare le anime dei giusti al cospetto di Dio, proteggendole dal demonio, e della "pesatura delle anime" (iconografia con la bilancia). Questa funzione la si ritrova nel dio egizio Thot e nel greco Ermes (Mercurio per i Romani), divinità assimilate tra loro in epoca alessandrina.
Secondo la religione egizia, il cuore di ogni defunto veniva soppesato, nella "Sala delle due Verità", o "delle due Maat", sul piatto di una bilancia custodita da Anubi: sull'altro piatto stava la piuma di Maat, rappresentante la giustizia e la verità. Se il cuore risultava dello stesso peso della piuma, il defunto aveva condotto una vita virtuosa e sarebbe stato condotto nei campi Aaru, luogo di beatitudine, presso Osiride. Questa credenza, diffusa tra i Persiani, venne cristianizzata sostituendo al dio dei morti la figura di San Michele come giudice inflessibile delle anime, spesso raffigurato con una bilancia e una spada o lancia.

Luoghi Sacri: Dalle Grotte Mitraiche ai Santuari Micaelici
L'uso di grotte accanto a sorgenti o corsi d'acqua è tipico dell'antico culto di Mitra, adorato in un mitreo. Il filosofo Porfirio di Tiro, nel De antro Nympharum, riporta che sui monti dell’Iran si trovava un antro naturale dedicato a Mitra che riproduceva simbolicamente il cosmo e tutte le potenze invisibili.
Molti luoghi di culto dedicati a San Michele sono stati eretti su siti precedentemente sacri a divinità pagane. Un esempio emblematico è il Santuario di San Michele sul Gargano, in Puglia, dove, secondo la leggenda, l'Arcangelo guerriero apparve intorno all'anno 500 in una grotta dove nei secoli precedenti si celebravano culti mitraici. Questa sovrapposizione sancisce la fine del culto pagano e l'inizio di una nuova era.
Anche a Sutri (VT), il famoso Mitreo del III secolo fu ricavato in quella che originariamente era una grotta e successivamente trasformato nella chiesa di Santa Maria del Parto, sulla cui volta è raffigurato San Michele Arcangelo. Similmente, la Mole Adriana a Roma, dopo l'apparizione dell'Arcangelo Michele a Papa Gregorio I nel 590 d.C. durante una pestilenza, venne chiamata Castel Sant'Angelo, e su uno dei punti più alti del Castello venne eretta una statua lignea dell'Arcangelo nell'atto di rinfoderare la spada. Il "disco con impronte piedi" ritrovato nell'Iseo Capitolino, con una dedica a Iside, fu poi erroneamente interpretato come le "pedate" dell'arcangelo Michele su Castel Sant'Angelo, mostrando la tendenza a cristianizzare simboli preesistenti.

Date e Cicli Solari
La festa di San Michele cade il 29 settembre (condivisa con gli Arcangeli Gabriele e Raffaele), in uno dei periodi più critici dell'anno, intorno all'equinozio d'autunno, quando il sole passa dall'emisfero settentrionale dello zodiaco a quello meridionale. In epoca ellenistica, questo equinozio era consacrato, insieme a quello primaverile, al dio solare Mitra. Le funzioni equinoziali e mediatrici di Mitra furono in parte ereditate da San Michele l'Arcangelo, la cui celebrazione in questa data sottolinea la continuità simbolica.
Ci sono altre similitudini tra lo zoroastrismo e il cristianesimo: Ahura Mazdā creò il mondo in sei "periodi" così come il Dio del Cristianesimo creò il mondo in sei giorni. L'incontro di Zarathustra con Dio avvenne a trent'anni, quando, bagnandosi nel mezzo del fiume Daitya per le purificazioni rituali, incontrò una figura luminosa, Vohū Manah (il "Buon Pensiero", l'Ameša Spenta), che lo portò al cospetto del Dio unico. Questo episodio è molto simile al battesimo (o bagno purificatore) di Gesù avvenuto a trent'anni nel fiume Giordano.
Altre Similitudini e L'Accusa di Giustino Martire
Mitra, secondo il mito, era stato partorito da una vergine*, aveva dodici discepoli e veniva chiamato “il Salvatore”, resuscitò dal regno dei morti. L'idea di una relazione tra il cristianesimo primitivo e Mitra si basa anche su un'osservazione dello scrittore cristiano del II secolo, Giustino Martire, che accusò i seguaci di Mitra di imitare il rito della comunione cristiana. Sulla base di ciò, Ernest Renan nel 1882 affermò che "...se la crescita del cristianesimo fosse stata arrestata da qualche malattia mortale, il mondo oggi sarebbe stato mitraico." Poiché il culto di Mitra è molto più antico del cristianesimo, è probabile che i cristiani abbiano inserito nella propria religione elementi del mitraismo, facendone il culto più concorrenziale che, lentamente, fu sostituito.
*La parola "vergine" nelle religioni arcaiche significava "donna non dipendente da un uomo", una donna che era "una in se stessa". Dee come Ishtar, Diana, Astarte e Iside erano chiamate "vergini" non perché inesperte ma perché forti, autonome e senza legami. Il patriarcato ha modificato il significato della parola, affermando che "verginità equivale a purezza".
La Diffusione del Culto Micaelico e la "Linea Sacra"
Il culto di San Michele si diffuse in Europa soprattutto durante il Medioevo, epoca in cui i popoli avevano un profondo bisogno di protezione spirituale. Fu grazie ai Longobardi che il culto di San Michele si diffuse ampiamente in tutto il loro regno, scegliendo l'Arcangelo come loro protettore dopo la vittoria riportata dal re longobardo Grimoaldo sui Bizantini nel 647, ai piedi del Gargano. San Michele divenne il principale del culto delle popolazioni di origini germaniche.
La Chiesa, nell'evangelizzare i territori, ha dovuto tenere conto della viva sensibilità religiosa locale, per non urtarla. Così, in altri contesti, l'Arcangelo ha preso il posto di altre divinità pagane. Ad esempio, i pastori abruzzesi e molisani hanno proclamato San Michele patrono e protettore delle loro greggi, al posto di Ercole, la divinità precedentemente prediletta in ambito agricolo-pastorale, grazie ad affinità iconografiche (alla clava di Ercole si sostituì la spada di S. Michele). Nel Lazio, la Grotta di San Michele a Monte Tancia, originariamente sede di un culto pagano della dea sabina Vacuna, protettrice delle acque e dei boschi, fu poi consacrata a San Michele.
La Linea Sacra di San Michele
Un misterioso fenomeno legato a questo culto è la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, una linea immaginaria che collega sette importanti santuari dedicati all'Arcangelo, estendendosi dall'Irlanda fino a Israele. Questa linea, lunga migliaia di chilometri, attraversa l'Europa e il Mediterraneo. Alcuni studiosi suggeriscono che sia una coincidenza, dovuta al fatto che questi luoghi erano già siti sacri di culto pagano prima di essere cristianizzati e trasformati in luoghi dedicati a San Michele. Altri, invece, vedono un legame più profondo e spirituale, interpretandola come il colpo di spada che l'arcangelo avrebbe inflitto a Satana per rimandarlo all'inferno. Curiosamente, la linea è perfettamente allineata con il tramonto del sole durante il solstizio estivo, suggerendo un intento astronomico.

Il Pellegrinaggio dei Santuari: Un Cammino a Tappe
Per chi desidera ripercorrere fisicamente la Linea Sacra, è possibile intraprendere un pellegrinaggio che tocca le principali località dove sorgono i santuari e i monasteri dedicati all'Arcangelo:
- Skellig Michael (Irlanda): Antico monastero del VI secolo, accessibile solo via mare, offre un profondo senso di isolamento spirituale.
- St Michael’s Mount (Inghilterra): Simile a Mont-Saint-Michel, quest'isola è collegata alla terraferma da un passaggio pedonale visibile solo con la bassa marea.
- Mont-Saint-Michel (Francia): Abbazia medievale iconica in Normandia, su un isolotto roccioso circondato dalle maree, raggiungibile tramite una strada rialzata.
- Sacra di San Michele (Italia): Complesso monastico nelle Alpi piemontesi, costruito nel X secolo su un'altura a 962 metri di altitudine, simbolo del culto in Italia.
- Santuario di San Michele sul Gargano (Italia): Famoso per le apparizioni dell'Arcangelo nella grotta, è uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio in Europa.
- Monastero di San Michele, Symi (Grecia): Situato su una scogliera a picco sul mare sull'isola di Symi, è un centro spirituale attivo.
- Monte Carmelo (Israele): Ultima tappa, venerato come luogo sacro fin dall'antichità, ospita il Monastero di Stella Maris, dedicato a San Michele.
Anche Santarcangelo di Romagna ha un profondo legame con San Michele Arcangelo, patrono della città, a cui è intitolata l'omonima fiera annuale il 29 settembre. Nel borgo si trova la Collegiata di San Michele Arcangelo e la pieve di San Michele Arcangelo, considerata la chiesa più antica del riminese ancora esistente.
San Michele e Mitra: Un Simbolismo di Continuità
Michele e Mitra sono figure simboliche che incarnano il tema della lotta tra bene e male, protezione e salvezza. La loro connessione può essere vista come parte di un più ampio panorama di tradizioni religiose che cercano di spiegare il ruolo del divino nella lotta contro il male e nella protezione dell'umanità. L'Arcangelo Michele, con la sua spada, la sua funzione di psicopompo e il suo ruolo di "guerriero di Dio", rappresenta la vittoria del bene sul male e la giustizia divina. La sua figura non solo riprende ma amplifica e cristianizza molti dei simbolismi e dei concetti che furono cari al mitraismo e alle sue radici zoroastriane, creando una continuità che ha affascinato l'immaginario religioso e culturale per secoli.