Le Processioni Religiose e il Loro Fondamento Biblico: Un'Analisi Approfondita

Introduzione al Concetto di Processione

Il significato della parola "processione" deriva dal verbo latino "procedere" e dal sostantivo "processio", che significano marciare, camminare, andare avanti, uscita solenne, corteo religioso. Dagli albori della civiltà esistono riti comunitari che prevedono il compimento di un determinato percorso, indicato come corteo per circostanze profane, o processione religiosa quando si collega a riti sacri. Crediamo che le processioni - nell’accezione più generale del termine - siano un’espressione profondamente umana: è prassi comune che la gente formi cortei, gridando slogan, esponendo cartelli e striscioni, sventolando bandiere che dicono il desiderio di portare avanti un ideale coinvolgendo quante più persone possibili.

La Prospettiva Biblica sull'Idolatria

Ammonimenti Contro le Immagini e gli Idoli

La Bibbia condanna chiaramente l’idolatria e definisce cosa sono e cosa fanno gli idoli. Un passo fondamentale si trova nell'Esodo: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”.

In un altro passaggio, viene descritta la vanità degli idoli: “Ma il nostro DIO è nei cieli e fa tutto ciò che gli piace. I loro idoli sono argento e oro, opera di mani d’uomo. Hanno bocca ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, hanno naso ma non odorano, hanno mani ma non toccano, hanno piedi ma non camminano; con la loro gola non emettono suono alcuno. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano”.

illustrazione di idoli antichi o divinità pagane

Il Dibattito sul Fondamento Biblico delle Processioni Cristiane

Argomentazioni a Favore delle Origini Bibliche

I Cattolici Romani affermano che le processioni hanno un fondamento biblico, che hanno origine nella Sacra Scrittura. Il cammino è un elemento molto importante nella storia della salvezza. Loro si rifanno al passo dell’Esodo dove troviamo il popolo che cammina nel deserto verso la terra Promessa con l’Arca dell’Alleanza. “Tutte le volte che la nube si alzava sopra la tenda, gli Israeliti si mettevano in cammino; dove la nuvola si fermava, in quel luogo gli Israeliti si accampavano."

illustrazione del popolo d'Israele nel deserto con l'Arca dell'Alleanza

Facendo un salto nel tempo e nella storia e arrivando al Nuovo Testamento, un esempio sottolineato è l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme: “La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.

Nella liturgia cattolica la processione è una supplica solenne fatta in onore e lode di Dio o dei “santi”, in ringraziamento, in penitenza e in espiazione, specialmente in tempi di calamità. Ancora oggi le processioni sono percorsi di lode e ringraziamento a Dio, anche per i santi che ha dato alla Chiesa: si omaggia la Madonna, Sant’Antonio… E le loro immagini rappresentative vengono portate, come i cherubini dell’Arca, per ricordare gli eroi del cristianesimo e chiederne l’intercessione.

Osservazioni Critiche e l'Assenza nella Chiesa Primitiva

Secondo alcune interpretazioni, il Cattolicesimo in tutta la sua struttura religiosa sarebbe più un’ombra dell’ebraismo che un riflesso del Cristianesimo. Infatti, lo scrittore agli Ebrei dice che “tutte queste cose erano ombra di ciò che Cristo doveva venire a compiere; e venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, ha attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, e ci ha acquistato una redenzione eterna”. Per i Cattolici Romani, queste processioni sono delle vere e proprie tradizioni tramandate di generazione in generazione; tuttavia, tutte queste pratiche e riti religiosi sono considerate, da questa prospettiva, altro non che ombra di quello che Cristo è venuto a compiere sulla croce per l’intera umanità.

Nel libro degli Atti degli apostoli, in cui Luca narra in maniera particolareggiata come si svolgeva la vita della Chiesa primitiva a Gerusalemme, e nelle epistole che gli apostoli scrissero alle Chiese, non si trova traccia di nessuna processione in onore e lode di Dio, o per chiedergli la pioggia o scongiurare una tempesta. Anche per quanto riguarda il pane che veniva spezzato e distribuito ai fedeli in commemorazione della morte di Cristo, non si dice che esso veniva portato in processione per le vie delle città o dei paesi. Anche le processioni in onore di santi o di martiri non esistevano. Invece oggi queste processioni sono molto diffuse in seno alla Chiesa Romana; ogni anno, in ogni città, viene portata in processione la statua raffigurante un santo o una santa che si dice sia il protettore di tale città.

Evoluzione Storica e Forme delle Processioni Cristiane

Nascita e Sviluppo nell'Era Cristiana

Le processioni dei cristiani sono cominciate all’inizio del IV secolo, subito dopo la dichiarazione di libertà religiosa concessa dall’imperatore Costantino. Fin dall’antichità anche chiese lontane dalla Terra Santa hanno espresso la memoria di avvenimenti salvifici di Cristo con processioni: per la presentazione del Signore al tempio, il 2 febbraio; nella domenica delle palme, evocando l’ingresso di Gesù in Gerusalemme; nel venerdì della passione del Signore, culminante con la venerazione della Croce.

Tipologie e Significati Comunitari

A livello popolare divenne preminente la processione della festa patronale, con trasporto dell’immagine del santo a cui è dedicata la comunità, come descritto nel caso di S. Giovenale a Fossano. Processioni votive divennero espressioni della comunità cristiana che sacralizza il tempo, con feste che ne ritmano il calendario, e lo spazio, percorrendo il territorio con segni di benedizione. Nell’ambito rurale erano sentite le processioni delle rogazioni per la benedizione di Dio sui campi e sul lavoro dell’uomo. Le confraternite medievali promossero le processioni penitenziali, cresciute in occasioni di pubbliche calamità ed in memoria riconoscente per pericoli scampati dalla comunità.

foto di una processione cristiana storica o medievale

Indicazioni della Chiesa Cattolica: Il "Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia"

A proposito delle processioni, il “Direttorio su Pietà popolare e Liturgia” sottolinea che: «Nella processione, espressione cultuale di carattere universale e di molteplice valenza religiosa e sociale, il rapporto tra Liturgia e pietà popolare acquista particolare rilievo».

Valenza e Classificazione delle Processioni

La Chiesa, ispirandosi a modelli biblici, riconosce diverse categorie di processioni:

  • Evocative di avvenimenti salvifici riguardanti Cristo stesso; tra queste: la processione del 2 febbraio commemorativa della presentazione del Signore al Tempio (cf. Lc 2, 22-38); della Domenica delle Palme, che evoca l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme.
  • Votive, quali la processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue del Signore: il santissimo Sacramento passando in mezzo alla città degli uomini suscita nei fedeli espressioni di grato amore, esige da essi fede-adorazione ed è sorgente di benedizione e di grazia.
  • Richieste dal compimento stesso di alcune azioni liturgiche; tali sono: le processioni in occasione delle stazioni quaresimali, nelle quali la comunità cultuale si reca dal luogo fissato per la collecta alla chiesa della statio; la processione per ricevere nella chiesa parrocchiale il crisma e gli oli santi benedetti il Giovedì Santo nella Messa crismale; la processione per l’adorazione della Croce nell’Azione liturgica del Venerdì Santo; la processione dei Vespri battesimali nel giorno di Pasqua, durante la quale «mentre si cantano i salmi, si va al fonte»; le “processioni” che nella celebrazione dell’Eucaristia ne accompagnano alcuni momenti, quali l’ingresso del celebrante e dei ministri, la proclamazione del Vangelo, la presentazione dei doni, la comunione al Corpo e Sangue del Signore; la processione per portare il Viatico agli infermi, nei luoghi in cui essa vige ancora; il corteo funebre che accompagna il corpo del defunto dalla casa alla chiesa e da questa al cimitero; la processione in occasione di traslazioni di reliquie.

Rischi e Pericoli Associati alle Processioni

Sebbene nelle forme genuine le processioni siano manifestazioni di fede del popolo, aventi spesso connotati culturali capaci di risvegliare il sentimento religioso dei fedeli, sotto il profilo della fede cristiana le “processioni votive dei Santi”, come altri pii esercizi, sono esposte ad alcuni rischi e pericoli:

  • Il prevalere delle devozioni sui sacramenti, che vengono relegati in un secondo posto.
  • Il prevalere delle manifestazioni esterne sulle disposizioni interiori.
  • Il ritenere la processione come momento culminante della festa.
  • Il configurarsi del cristianesimo agli occhi dei fedeli non sufficientemente istruiti soltanto come una “religione dei Santi”.
  • La degenerazione della processione stessa per cui, da testimonianza di fede, essa diventa mero spettacolo o parata puramente folkloristica.

Significato Teologico e Antropologico

Dal punto di vista teologico si dovrà mettere in luce che la processione è un segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, consapevole di non avere in questo mondo una stabile dimora (cf. Eb 13, 14), marcia per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste; segno anche della testimonianza di fede che la comunità cristiana deve rendere al suo Signore nelle strutture della società civile; segno infine del compito missionario della Chiesa, la quale sin dagli inizi, secondo il mandato del Signore. Infine, dal punto di vista antropologico si dovrà evidenziare il significato della processione quale “cammino compiuto insieme”: coinvolti nello stesso clima di preghiera, uniti nel canto, volti all’unica meta, i fedeli si scoprono solidali gli uni con gli altri, determinati a concretizzare nel cammino della vita gli impegni cristiani maturati nel percorso processionale.

La Passione, in particolare se riferita al Dio di Gesù Cristo di cui ci parlano i testi biblici, significa “appassionamento” e “sofferenza”. Gesù di Nazareth, che ha vissuto tutta l’esistenza per il bene dell’esistenza altrui, sceglie di evidenziare, morendo sulla croce, che il modo più umano per vivere non è cercare il dolore per il gusto di soffrire. È, invece, amare gli altri al punto di essere disposti anche a donare la propria vita giorno per giorno e, se indispensabile, anche in forma estrema.

Norme e Raccomandazioni Liturgiche

Per non stravolgere la centralità dell’anno liturgico come cammino formativo e celebrativo della Chiesa, sono state stabilite specifiche raccomandazioni:

  1. Si eviti il più possibile di effettuare processioni votive della Vergine Maria o dei Santi le cui memorie ricadono nelle domeniche di Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua.
  2. Le processioni votive della Vergine Maria o dei Santi sono assolutamente proibite nelle solennità dell’Ascensione, della Pentecoste, del Corpus Domini, della Santissima Trinità.
  3. Alla processione si faccia sempre precedere la Messa o altra azione liturgica legata alla memoria liturgica del santo.
  4. È assolutamente proibito introdurre nuove processioni senza previa autorizzazione dell’Ordinario.

Radici Antiche: L'Influenza Fenicia e le Processioni della Settimana Santa

Le Processioni Funebri e l'Accusa di Idolatria

Esiste chi accusa i cattolici di commettere idolatria per via delle processioni. Non possiamo dimenticare che le processioni della Settimana Santa sono in realtà processioni funebri. Un'analisi delle processioni, specialmente quelle legate alla Settimana Santa, spesso suscita riflessioni sul loro significato più profondo, al di là delle polemiche contemporanee, e su come le tradizioni religiose possano essere comprese nel contesto della loro nascita e evoluzione.

La Civiltà Fenicia e le Sue Pratiche Processionali

Potremmo chiederci perché la maggior parte delle processioni più importanti, spettacolari e numerosissime della Settimana Santa si svolgano nel sud della penisola iberica, in particolare in Andalusia, zona di colonizzazione fenicia. Questa regione ha sviluppato un proprio modello di Settimana Santa, profondamente radicato nella cultura popolare e dotato di un'intensità emotiva, estetica e rituale difficilmente riscontrabile altrove.

Gli antichi Fenici, una civiltà che fiorì tra il XIX e il IV secolo a.C. sulla costa orientale del Mediterraneo (odierni Libano, Siria e Israele), si distinsero come popolo marittimo e commerciale. La loro religione politeistica, integrata in tutte le sfere della vita, adorava divinità come Baal (signore delle tempeste), Astarte (fertilità) e Melqart (protettore di Tiro), con varianti locali. I rituali si svolgevano nei templi, dove si cercava di assicurare prosperità, fertilità e protezione divina. Le processioni erano eventi dalle molteplici sfaccettature, in cui si intrecciavano il sacro, il sociale e il politico. Funzionarono come atti di coesione comunitaria, segnarono transizioni vitali e rafforzarono l'identità collettiva. Integravano musica, offerte e il trasporto rituale di immagini divine (come la dea portata su una lettiga per le strade), riflettendo il loro legame con la natura e il loro status di popolo religioso e mercantile.

mappa delle rotte commerciali fenicie o raffigurazione di un rito fenicio con processione

Le processioni fenicie costituivano l'asse portante della loro religiosità e coesione sociale. Generalmente partivano dai templi principali e seguivano itinerari fissi considerati sacri, spesso collegando santuari o luoghi di importanza religiosa. Le città-stato fenicie celebravano feste annuali dedicate alle loro divinità tutelari:

  • Tiro dedicò le sue cerimonie a Melqart, con la festa principale coincidente con l'apertura delle rotte navali in primavera, che celebrava l'Egersis (rito di "risveglio" del dio) attraverso processioni che rinnovavano i patti divini e assicuravano la prosperità marittima.
  • Sidone incentrava il suo culto su Eshmun, una divinità guaritrice. Le celebrazioni autunnali comprendevano complessi rituali che ricreavano la sua morte e resurrezione, con processioni che simboleggiavano il rinnovamento vitale e la guarigione collettiva.
  • Cartagine si distingueva per il duplice culto di Astarte (dea della guerra e dell'amore, in seguito assimilata a Tanit) e di Baal Hammon. Le loro cerimonie combinavano libagioni con rituali del fuoco, legati sia ai cicli agricoli sia alla protezione militare.

Queste celebrazioni avevano elementi comuni: processioni rituali in onore di divinità come Baal (nelle sue varianti locali), Astarte/Ashtoret (con funzioni belliche e fertilizzanti) e Adone/Tammuz (legato ai cicli vegetativi). I loro scopi spaziavano dall'onorare le divinità al commemorare eventi mitici o storici, e al rafforzare la coesione sociale. Erano particolarmente importanti nelle feste liturgiche e servivano a implorare la protezione divina durante periodi di siccità o guerre. Le cerimonie funebri erano centrali nel culto di Adone e simboleggiavano il ciclo delle piante attraverso la sua morte e rinascita.

Il Ruolo dei Partecipanti e le Vie Sacre

Data la loro natura comunitaria, le processioni fenicie fungevano da meccanismi per integrare la popolazione negli eventi religiosi e nelle cerimonie di Stato. La partecipazione di strati diversi, dai sacerdoti agli artigiani, ha favorito un senso di identità collettiva. I partecipanti includevano:

  • Sacerdoti e sacerdotesse: Celebravano i rituali indossando vesti di lino bianco con fasce rosse e portando simboli sacri.
  • Autorità politiche: Re, magistrati o leader civili partecipavano attivamente per simboleggiare il legame tra il potere terreno e il regno divino.
  • Comunità e gente comune: I cittadini comuni si organizzavano in corporazioni o famiglie, portando torce, stendardi con simboli divini e benedicendo il terreno sacro lungo il cammino. Strumenti come lire, tamburelli, flauti e crotali creavano un'atmosfera sacra, accompagnata da canti in lingua fenicia.
  • Ruolo attivo delle donne: Le donne non svolgevano solo il ruolo di offerenti, ma anche di sacerdotesse e figure centrali nelle rappresentazioni musicali e di danza.

Le processioni erano percorsi sacri che uscivano dai templi per dirigersi verso spazi naturali, come dalle santuari urbani alle montagne, alle sorgenti o al mare.

Evidenze e Influenze Storiche

Il sarcofago di Ahiram, re di Biblo (XIII-XII sec. a.C.), presenta rilievi con scene di figure umane in movimento, disposte in un desfile organizzato, suggerendo processioni legate a rituali funerari o cerimonie religiose e reali. Una ciotola di bronzo scoperta a Olimpia (Grecia), risalente al periodo fenicio, raffigura scene di personaggi che suonano, eseguono cerimonie religiose e partecipano ad atti rituali.

La Bibbia ebraica critica i rituali fenici, come la menzione delle "processioni di Baal" in 1 Re 18, associate alla regina Gezabele. Erodoto descrive il Tempio di Melqart a Tiro, dove una processione annuale prevedeva il rogo rituale di una statua. Luciano di Samosata menziona danze in onore di Adone a Biblo.

Le processioni fenicie influenzarono i riti greci, come il culto di Eracle-Melqart, e a Cartagine la Festa del Rinnovamento prevedeva processioni simili a quelle tirie. Il culto di Astarte venne assimilato nel mondo romano come Venere Ericina in Sicilia, conservando elementi processionali. La preminenza della Settimana Santa nel sud della penisola iberica non può essere compresa senza considerare una lunga tradizione di religiosità espressiva e ritualizzata che può essere fatta risalire ai culti del Mediterraneo orientale, sebbene non come una linea di continuità diretta, bensì come una sovrapposizione di strati culturali in cui determinati modelli simbolici e sociali radicati fin dall'antichità vengono riattivati o riformulati in nuovi contesti.

foto suggestiva di una processione della Settimana Santa in Andalusia

Processione del giovedì Santo a Mendrisio

Le processioni fenicie comprendevano immagini sacre trasportate su carri, canti, lamentazioni, incenso e partecipazione della comunità. Le processioni di Adone, Osiride e Dioniso presentano parallelismi funzionali con quelle odierne, in termini di drammatizzazione della morte e della resurrezione, purificazione collettiva e uso della città come palcoscenico sacro. Il modello fenicio e, più in generale, quello orientale, propendevano verso una religiosità di tipo partecipativo, drammatico e sensoriale, che contrastava con la sobrietà del culto romano più ufficiale e che non eliminava il substrato precedente. Questa sensibilità potrebbe aver lasciato un'impronta culturale, simbolica ed emotiva duratura sul modo in cui la religione veniva vissuta nel Sud.

Sfumature di Significato del Termine "Processione" nel Contesto Cristiano e Oltre

Il termine "processione" nel contesto cristiano e nel linguaggio comune assume diverse sfumature. Può riferirsi al movimento degli sposi verso il matrimonio o al cammino del condannato che porta la croce verso il luogo dell'esecuzione. In senso più ampio, al di fuori della stretta pratica liturgica, può richiamare anche marce cerimoniali con figure simboliche, simili a sculture antiche.

Filosoficamente, può indicare il fluire delle cose dalle loro cause. Nella Chiesa Cattolica, la processione dello Spirito Santo è legata alla generazione del Figlio, derivando dall'amore e indicando che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Nel cristianesimo primitivo, il termine "processione" segnava anche eventi importanti, come la nomina dei Cesari.

Troviamo bello che nelle processioni siano previste delle soste che, nel loro alternarsi ai tempi di marcia, rendono l’immagine stessa del cammino della vita, fatto di balzi in avanti e battute di arresto. Crediamo invece che potremmo vederle e viverle come un modo molto semplice e concreto di “metterci in marcia”, in movimento per annunciare per le strade del mondo la Buona Novella. Ogni occasione di manifestazione collettiva della fede cristiana, che si radichi effettivamente nella parola di Dio contenuta nella Bibbia, concentrata sulla proposta di una vita pienamente bella e buona per gli esseri umani, può essere un’opportunità reale di umanizzazione radicale, dunque di apertura alla relazione con il Dio di Gesù Cristo.

Ogni devozione religiosa che abbia un grande rilievo popolare deve essere compresa nel contesto in cui è nata ed è opportuno che ci si chieda sempre se ha qualcosa di seriamente significativo da dire anche all’umanità di ogni epoca successiva, dunque anche della nostra. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (24 novembre 2013), scriveva circa il tema della “pietà popolare”, che «a volte l’accento, più che sull’impulso della pietà cristiana, si pone su forme esteriori di tradizioni di alcuni gruppi, o in ipotetiche rivelazioni private che si assolutizzano. Esiste un certo cristianesimo fatto di devozioni, proprio di un modo individuale e sentimentale di vivere la fede, che in realtà non corrisponde ad un’autentica “pietà popolare”».

tags: #le #processioni #sono #bibliche