Abbazia di San Michele Arcangelo: Storia e Architettura a Montescaglioso

L'Abbazia di San Michele Arcangelo rappresenta il più importante monumento di Montescaglioso e uno dei siti di maggior rilievo dell'intero panorama culturale della Basilicata. Il complesso sorge sull'area dell'antica acropoli di epoca italica e greca, le cui strutture urbane e necropoli, databili tra il VII secolo a.C. e l'occupazione romana, sono state rinvenute nei chiostri e negli ex giardini del monastero.

Mappa o schema archeologico dell'acropoli di Montescaglioso con la localizzazione dell'abbazia

Le origini del monachesimo benedettino

L'origine della comunità monastica è strettamente legata alla penetrazione del monachesimo benedettino in Basilicata, veicolato fin dal termine dell'VIII secolo d.C. dai grandi monasteri longobardi dell'area campano-beneventana. La fondazione dell'abbazia va probabilmente messa in relazione con l'attestazione, nell'anno 893, della chiesa di San Lorenzo di Murro nella valle del Bradano, dipendenza dell'abbazia di S. Vincenzo al Volturno in Molise.

Non esistono, allo stato attuale, prove storiche univoche sulla fondazione ufficiale dell'edificio sacro dedicato a San Michele Arcangelo. Tuttavia, il complesso appare citato per la prima volta nel 1099 tra le proprietà dell'abbazia, suggerendo che il nucleo monastico si sia consolidato proprio in quel periodo, in concomitanza con la dominazione normanna che favorì la crescita della comunità grazie a donazioni e benefici.

Alessandro Barbero - Monaci e Monasteri nel Medioevo

Struttura e percorso monumentale

Il complesso abbaziale si presenta oggi come il risultato di una stratificazione edilizia avvenuta tra l'XI e il XVI secolo. Visitando il sito, il percorso si articola attraverso diversi ambienti significativi:

  • Corridoio d'ingresso: ospita un plastico in scala del complesso e le riproduzioni dello Scriptorium e della Speziaria (l'antica farmacia monastica).
  • Primo Chiostro (occidentale): realizzato tra XV e XVI secolo, era destinato alle attività esterne, come l'accoglienza dei pellegrini e la distribuzione delle elemosine.
  • Secondo Chiostro (orientale): nucleo più antico, risalente all'XI-XII secolo. Durante gli scavi sono emerse testimonianze di necropoli indigene e greche. Al centro si trova il pozzo con il sistema di raccolta delle acque piovane.
  • Piano superiore: accessibile dal portico sud, ospitava l'appartamento dell'Abate, l'archivio e la biblioteca, quest'ultima impreziosita da un importante ciclo di affreschi del XVII secolo.
Pianta architettonica dell'abbazia con evidenziati i due chiostri e la biblioteca

L'arte e i tesori dell'abbazia

La biblioteca conserva un ciclo di affreschi risalente alla prima metà del Seicento, raffiguranti Santi benedettini e figure del mondo classico, tra cui Pitagora e Arpocrate. La simbologia, arricchita da decorazioni a grottesche, spazia tra il religioso e l'ermetico-alchemico.

Elemento Periodo/Note
Portali (chiesa e monastero) Opere di Altobello e Aurelio Persio
Campanile Stile normanno con bifore e tiburio cilindrico
Cupola della chiesa Completata nel 1650
Affreschi interni Scuola del Donadio, soggetti agiografici e classici

Evoluzione storica e restauri

Dopo una fase di declino dovuta agli abati commendatari, l'abbazia rinacque nel 1484 con l'annessione alla Congregazione benedettina riformata. Nel XVIII secolo, il monastero visse un periodo di splendore, tanto da ospitare nel 1735 Re Carlo di Borbone durante il suo viaggio verso la Sicilia.

Con l'occupazione napoleonica, l'abbazia subì la soppressione e nel 1818 fu assegnata ai Francescani. Nel 1784, a seguito dell'abbandono da parte dei monaci trasferitisi a Lecce, il complesso perse una parte consistente del suo patrimonio documentale e artistico, per poi divenire, nei primi anni dell'Ottocento, proprietà del Comune.

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