Il messaggio della guarigione e della misericordia divina risuona incessantemente nella tradizione cristiana, manifestandosi non solo nelle Sacre Scritture ma anche attraverso inni e canti che alimentano la fede dei credenti. Il ritornello "Gesù guarisce ancora" cattura l'essenza di questa speranza, trovando una potente espressione nel canto "Dio ha visitato il suo popolo", un inno che celebra le continue meraviglie del Signore nella vita dell'umanità.
"Dio ha visitato il suo popolo": Un Canto di Guarigione Continua
Il canto "Dio ha visitato il suo popolo" è un'espressione vibrante della presenza operante di Dio, che non cessa di compiere meraviglie per l'uomo. Le sue parole riecheggiano la costante azione divina di risanamento e rinnovamento:
- Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia!
- Dio ha visitato il suo popolo,
- ha fatto meraviglie per noi. Alleluia!
Questo ritornello si carica di significato attraverso strofe che descrivono specifiche manifestazioni di guarigione e trasformazione:
- Gli occhi dei ciechi vedono la luce,
- gli orecchi sordi odono la voce:
- Dio ha fatto meraviglie per noi,
- Dio ha fatto meraviglie per noi.
- I cuori spenti vibrano d’amore,
- i volti tristi splendono di gioia:
- Dio ha fatto meraviglie per noi,
- Dio ha fatto meraviglie per noi.
- Le bocche mute cantano in coro,
- le mani stanche ritmano la lode:
- Dio ha fatto meraviglie per noi,
- Dio ha fatto meraviglie per noi.
- Il lieto annuncio ai poveri è portato,
- la vera pace ai popoli è donata:
- Dio ha fatto meraviglie per noi,
- Dio ha fatto meraviglie per noi.
- I corpi infermi trovano salute,
- i piedi zoppi danzano a festa:
- Dio ha fatto meraviglie per noi,
- Dio ha fatto meraviglie per noi.
Attraverso questo canto, si manifesta la profonda verità che la visita di Dio al suo popolo è sempre una visita di guarigione, di liberazione e di rinnovamento, portando luce dove c'è oscurità, amore dove c'è freddezza, lode dove c'è silenzio, pace dove c'è annuncio e salute dove c'è infermità.

Il Volto Misericordioso di Dio e la Persona di Gesù
Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi, divenuta viva, visibile e culminante in Gesù di Nazareth. Chi vede Lui vede il Padre. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia, poiché è fonte di gioia, di serenità e di pace, ed è condizione della nostra salvezza.
Misericordia è la parola che rivela il mistero della Santissima Trinità; è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro; è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona.
Le parole di San Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. Il binomio “paziente e misericordioso” ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio, e il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione. I Salmi, in modo particolare, fanno emergere questa grandezza dell’agire divino:
- « Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia » (Salmo 103,3-4).
Altri Salmi attestano i segni concreti della misericordia:
- « Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi » (Salmo 146,7-9).
- « [Il Signore] risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. … Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi » (Salmo 147,3.6).
Insomma, la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”.
Filmato Video secondo Mistero luminoso. Primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana
Lo Sguardo di Gesù: Compassione che Risana
Con lo sguardo fisso su Gesù e il suo volto misericordioso possiamo cogliere l’amore della Santissima Trinità. La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. « Dio è amore » (1 Gv 4,8.16), afferma per la prima e unica volta in tutta la Sacra Scrittura l’evangelista Giovanni. Questo amore è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù; la sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente.
Avete mai pensato o fatto esperienza della potenza che un semplice sguardo può avere sulla nostra vita o su quella di un’altra persona? Gesù compie spesso questo gesto, spinto unicamente dal desiderio di volerci guardare e incontrare nella nostra verità e nella nostra bellezza più profonda; guarda negli occhi i ricchi, i potenti, i peccatori, le prostitute, i ladri, i poveri, gli ammalati, gli invisibili, i bambini. Lo sguardo di Gesù è l’alfabeto principale attraverso cui passa l’Amore. Il verbo greco, tradotto con “fissare lo sguardo”, significa proprio guardare con intensità, con penetrazione, perché gli occhi di Gesù sono occhi che accarezzano e che scendono in profondità centrando proprio la domanda che ti porti dietro: “Che cosa cercate?”. Solo scavando a fondo nel cuore, senza paura, arriverai a Gesù, a quegli occhi penetranti che ti rivelano la verità di te!
I segni che Gesù compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Gesù, dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro (cfr Mt 9,36). In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati (cfr Mt 14,14), e con pochi pani e pesci sfamò grandi folle (cfr Mt 15,37).
Ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero. Quando incontrò la vedova di Naim che portava il suo unico figlio al sepolcro, provò grande compassione per quel dolore immenso della madre in pianto, e le riconsegnò il figlio risuscitandolo dalla morte (cfr Lc 7,15). Dopo aver liberato l’indemoniato di Gerasa, gli affida questa missione: « Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te » (Mc 5,19).
Anche la vocazione di Matteo è inserita nell’orizzonte della misericordia. Passando dinanzi al banco delle imposte gli occhi di Gesù fissarono quelli di Matteo. Era uno sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati di quell’uomo e, vincendo le resistenze degli altri discepoli, scelse lui, il peccatore e pubblicano, per diventare uno dei Dodici. Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr Lc 15,1-32).
Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi: Lui si sente responsabile, desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli.
Uno sguardo paralizzato per dirti “Ti amo talmente tanto da dare la vita per te”; uno sguardo ferito per dirti “Ti amo talmente tanto che riesco a guardarti solo con occhi di misericordia”; uno sguardo fedele per dirti: “Ti amo talmente tanto che sarò sempre con te”. Gesù lascia che alla croce vengano inchiodate queste parole perché diventino sigilli per il nostro cuore. Contempliamo allora l’Amore di Colui che ci ama così follemente e testimoniamo al mondo che Cristo morto e risorto per amore nostro è la pienezza della nostra gioia!

Fede e Speranza nelle Tempeste della Vita
La vita di fede ha dei momenti in cui tutto sembra vacillare e navigare nella paura di un mare in tempesta. Allora assale il dubbio: Dio si è forse dimenticato di noi? Questo è grave interrogativo blasfemo e pericoloso che porta la fede a vacillare e in questo smarrimento la disperazione fa scoppiare il cuore col diabolico urlo di spavento.
Il Vangelo ci istruisce che il cammino di fede, anche se ricco di luce, non è tuttavia privo di oscurità. L’episodio sul lago di Tiberiade, raccontato da Marco nel suo Vangelo, costituisce una lezione esemplare di fede ed è un segno della costante presenza paterna di Dio in noi e con noi (cfr. Mc 4, 35-41). L’eccezionalità dell’avvenimento prodigioso è un segno di cui Dio si serve per comunicarci il suo essere per noi. Però, se il silenzio di Dio rivela il suo grande rispetto per la libertà dell’uomo, i suoi interventi straordinari sono segni della sua tenerezza di Padre.
La barca dov’erano Gesù e i discepoli è colta da una violenta tempesta e incomincia a essere sballottata dalle onde. Il panico degli apostoli è in contrasto con il sonno di Gesù tranquillamente addormentato sulla barca, egli, infatti, “se ne stava in poppa, sul cuscino, e dormiva” (Mc 4, 38). Lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. È questo il grido di paura dell’uomo di tutti i tempi nel momento in cui la fragile barca della vita è scossa da grandi tempeste.
Chi vive di fede, anche se si trova in difficoltà, non dubita, non dispera mai della presenza paterna divina e della sua tenerezza premurosa. Dio è sempre in noi e opera per noi. Nella Lettera ai Romani, San Paolo afferma: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?…Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8, 31-32.35).
In questo momento di agitazione, Gesù richiama i discepoli e dice: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” (Mc 4, 40). La domanda è già una risposta per noi perché è la fede che vince ogni paura. Il non temere è in rapporto al fidarsi di Dio e all’abbandonarsi a Lui. Sapere chi è Gesù non basta, bisogna avere un rapporto intimo di fede-fiducia con Lui. Se la conoscenza di Gesù, cioè se l’essere cristiani, non incide sul modo di pensare e di vivere, è soltanto una conoscenza che non salva.
Anche se la fede è scossa da onde tempestose e dal buio della notte, possiamo uscire vittoriosi dalle situazioni difficili nella misura in cui facciamo affidamento sulla potenza di Cristo. “Taci, calmati”, disse Gesù al vento e al mare. A quell’ordine divino il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Lo canta il Salmo 106: “Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato” (Salmo 106, 29-30).
I discepoli acquietati e rasserenati percepirono che nella persona di Gesù era presente e operante la potenza di Dio. Attraverso questi prodigi il Maestro si manifestò come Messia. La potenza di Dio operava in Lui per liberare e salvare l’umanità. Come Dio aveva bloccato le acque della schiavitù del Mar Rosso così Gesù offrì il dono della libertà a Israele. Come agli inizi della vita aveva bloccato le acque del caos e del nulla per fare emergere lo splendore della creazione, così Cristo che è il Signore del cosmo e della storia, controllò e soggiogò il male donando pace e sicurezza, quiete e speranza. Gesù è l’uomo straordinario che porta con sé il mistero di Dio e per questo gli Apostoli intuiscono e, presi da grande timore, s’interrogano: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?” (Mc 4, 41).
Camminare nella Luce: La Via della Trasformazione
Uno dei tratti di Dio che più colpisce contemplando il Mistero del Natale è il tratto della luce. Se dunque Dio è luce ed è venuto ad illuminare la tua vita, allora significa che ti chiama a camminare nella luce: la vocazione di ogni cristiano è proprio quella di camminare, cioè vivere, nella luce, e non nelle tenebre. Che cosa significa concretamente questo?
- Il primo passo che sei chiamato a fare è riconoscere la verità di ciò che sei: peccatore. Riconosci con umiltà che non sei impeccabile, che non agisci sempre per il bene. Ma, attenzione, riconoscili nella certezza che Dio, nel suo Figlio Gesù, ti perdona ogni peccato: sei figlio di Dio, quindi peccatore, sì, ma amato! Perdonato!
- E, dopo aver riconosciuto i tuoi peccati, dopo averli confessati, decidi di cambiare rotta. Come? Scegliendo il bene, scegliendo la via del bene e percorrendola. Invocando il dono dello Spirito perché ti dia il coraggio di rompere con il peccato, accresca in te il desiderio del bene: Spirito Santo, donami la sapienza per avere il gusto delle cose buone, vere e belle. Vieni, Spirito Santo e guidami sulla via della vita, sulla via della luce!
L’odio, ci dice Giovanni, acceca gli occhi perché è tenebra. L’amore, invece, permette di camminare nella luce e di non inciampare. Non amate il mondo, né le cose del mondo! Giovanni intende per “mondo” tutto ciò che non segue la logica di Dio, ma la logica degli uomini, una logica sottomessa al potere del Maligno, di Satana: la logica del profitto, del guadagno a tutti i costi, del piacere fine a sé stesso, del tutto e subito, del compromesso con il male, della furbizia per fregare l’altro, di una vita facile, della menzogna, dei risultati, del più forte, del fare finta di niente di fronte al male, dell’indifferenza. Questa, ed altro ancora, è la logica delle tenebre!
Combatti la menzogna dell’anticristo, del Menzognero rimanendo in Dio e nell’incontro che hai fatto con Gesù Cristo. Ed è lo Spirito Santo, con cui sei stato unto, che ti insegna la via di Dio, la via della luce. È lo Spirito Santo che ti istruisce nella via della verità. È lui che ti condurrà alla verità tutta intera, e la verità è Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).
Ecco come camminare nella luce, come vivere alla maniera di Dio che è luce. E piano piano ti ritroverai a vivere quella parola di Gesù che dice: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14), non “sarete luce se…” ma “siete già”, dal giorno del vostro battesimo, dal giorno in cui lo Spirito Santo abita in te, e quindi tu puoi vivere come Dio. Ricordati: tu sei luce! Ma sei anche chiamato ad essere luce, attraverso le tue scelte quotidiane. Questo è il mandato missionario di ogni cristiano, di ogni battezzato: essere luce per il mondo, per illuminare la vita dei fratelli e delle sorelle.

La Bellezza della Creazione e l'Arte Profetica della Guarigione
Il primo gesto di meraviglia fu quando Dio Creatore di tutte cose visibili e invisibili dal caos creò il cosmos a cominciare dalla luce. Nella Genesi leggiamo: «E Dio vide che era cosa bella e buona». È questa l’antifona del “Salmo” che ritorna sempre in crescendo nella narrazione del divino gesto creativo. Tutto ciò che il Logos di Dio crea è splendore di bellezza e meraviglia di bontà. Dopo aver creato l’uomo e la donna, ritorna insistente l’antifona: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona».
Meraviglia dunque è gesto d’amore e compiacimento delle realtà belle e buone, sia di Dio, fonte primordiale di ogni essere, sia dell’uomo capace di scoprire intorno a sé le creature di Dio oppure quando il suo genio artistico le ricrea in feconda umiltà. La creazione del bello e del buono è il modo con cui Dio dialoga con l’uomo. La “bellezza-bontà” è vista non come realtà aggiunta dopo la creazione, ma come qualità costitutiva della stessa opera creata.
La visione-contemplazione del creato bello-buono non si riduce solo a puro fatto estetico ma, aprendosi al sublime gesto d’amore divino, si trasforma in canto di lode e di rendimento di grazie, di supplica e d’intercessione verso il Creatore. Creare bellezza è arte profetica! Non si tratta dunque di astrofisica, ma di rivelazione, non è analisi, ma contemplazione adorante del Mistero. Più che critica, è estetica; più che introspezione scientifica, è fede ricolma di gratitudine, di stupore e di gioia. La guarigione, sia fisica che spirituale, è la continua manifestazione di questa bellezza e bontà divina che si riversa sul mondo.