Il termine synodos e il corrispettivo latino concilium ricoprono un’ampia gamma di significati, ma in ambito cristiano essi vengono impiegati, da subito, per indicare le riunioni di credenti e gli edifici (chiese) in cui queste avvengono. Successivamente, tali termini definiscono l’incontro di una comunità, il più delle volte presieduto dal vescovo. Questa prassi di vita attraversa la storia ecclesiastica almeno dal II secolo d.C. Con l’imperatore Costantino e con il sinodo di Nicea si inaugura una nuova stagione nella vita della cosiddetta Grande Chiesa: quella fatta di momenti, i concili ecumenici, in cui essa decide in modo organico e collegiale.
Le prime assemblee affrontarono questioni dottrinali e pastorali cruciali, come la validità del battesimo impartito al di fuori della Chiesa ‘ufficiale’, l'atteggiamento verso i lapsi (cristiani che avevano abiurato durante le persecuzioni) e complesse controversie cristologiche. Talvolta, queste dispute videro l'intervento delle autorità imperiali, un precedente significativo che avrebbe influenzato profondamente i futuri sviluppi ecclesiali. Un esempio notevole è il caso di Paolo di Samosata nel 272, in cui l'imperatore Aureliano si pronunciò su una contesa ecclesiastica, affidando la decisione ai vescovi di Roma e italici.
Il Contesto del VI Secolo: Dopo Calcedonia e l'Impero di Giustiniano
Dopo il concilio di Calcedonia del 451, la Chiesa cristiana era profondamente divisa. Da un lato vi erano i sostenitori della fede calcedonese, che riconosceva in Gesù due nature distinte, umana e divina, unite in una sola persona. Dall'altro, si trovavano i sostenitori dell'unica natura in Cristo, quella divina, incarnata nell'umanità di Gesù, una dottrina nota come monofisismo.
In questo contesto di profonda scissione, il partito anticalcedoniano si rafforzò notevolmente e ottenne il predominio in alcune aree dell'impero, in particolare nei patriarcati di Antiochia e di Alessandria. Nella sede di Alessandria, dal 482, non vi furono più vescovi calcedoniani, fino all'elezione di Paolo nel 536. La sede di Antiochia, invece, rimase sostanzialmente fedele a Calcedonia fino all'avvento di Severo nel 512. Tuttavia, anche tra le fila dell'episcopato antiocheno, diversi vescovi sostennero la causa monofisita, tra cui Pietro di Apamea e, in seguito, Giacomo Baradeo di Edessa.
Il Ruolo di Giustiniano e le Dinamiche Politico-Ecclesiastiche

Nel 527, Giustiniano succedette allo zio Giustino sul trono imperiale. Fin dall'inizio del suo regno, l'imperatore si impegnò attivamente per conciliare le fazioni in lotta e riportare l'unità religiosa nell'impero, considerata essenziale per la stabilità politica. Il suo impegno fu però contrastato da membri della casa reale, inclusa la stessa moglie, l'imperatrice Teodora, nota per le sue simpatie verso il monofisismo. Questa influenza facilitò, ad esempio, l'arrivo a Costantinopoli di Severo di Antiochia, a cui fu permesso di lasciare l'esilio in cui si trovava.
Il Sinodo Costantinopolitano del 536
L'Arrivo di Papa Agapito I e la Deposizione di Antimio
Nel febbraio del 536, papa Agapito I arrivò a Costantinopoli, inviato dal re dei Goti Teodato. La sua missione diplomatica principale era convincere Giustiniano ad abbandonare i suoi propositi di riconquistare l'Italia. Tuttavia, il vescovo di Roma assunse anche un ruolo cruciale nelle questioni ecclesiastiche locali. Agapito I si rifiutò di concedere la comunione al patriarca Antimio, poiché questi era stato eletto in seguito al trasferimento da una sede vescovile a un'altra, una pratica all'epoca vietata. Inoltre, il Papa ottenne la sua deposizione a causa delle sue evidenti tendenze monofisite.
Apertura e Svolgimento del Concilio
Il concilio di Costantinopoli del 536 fu una riunione di vescovi dell'Impero Bizantino, convocati nella capitale imperiale dal patriarca Mena di Costantinopoli. Le assisi si aprirono il 2 maggio, alla presenza di 64 prelati o rappresentanti di vescovi. Le sedute si tennero nel portico della chiesa di Santa Maria, adiacente alla cattedrale patriarcale.
Voci dal Concilio - un documentario a 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II
Il 6 maggio, il concilio si riunì per la seconda sessione. Furono ascoltati i membri della delegazione incaricata di rintracciare Antimio, i quali riferirono che l'ex patriarca non era reperibile. Mena allora istituì un secondo gruppo di vescovi e preti, con il compito di notificare ad Antimio l'obbligo di presentarsi entro tre giorni. Il 10 maggio, giorno della terza sessione, Antimio era ancora introvabile. Furono concessi altri dieci giorni all'ex patriarca per farsi trovare e comparire dinanzi al concilio.
Il 21 maggio, Teagene di Sinnada, Bacco di Antiochia di Pisidia, Cristoforo di Porfireone e gli altri membri della delegazione dovettero riferire nuovamente che Antimio era stato cercato "in tutti i luoghi più reconditi della capitale," ma senza successo. Ci furono diversi interventi, tra cui quello di Ipazio di Efeso, che domandavano a gran voce la condanna di Antimio, la sua deposizione e la sua degradazione allo stato laicale.
Le Condanne del Concilio
L'ultima sessione del sinodo costantinopolitano si svolse il 4 giugno. Durante la seduta furono letti numerosi documenti che miravano a dimostrare l'eresia monofisita di cui si erano macchiati figure come Severo di Antiochia, il vescovo Pietro di Apamea e il monaco Zoora. Seguirono diversi interventi dei presenti, che chiedevano la condanna di tutti i sostenitori del monofisismo. Infine, intervenne il patriarca Mena, che sentenziò la condanna di Severo, Pietro e Zoora, i quali furono formalmente scomunicati.
Partecipazione e Rappresentanza
Il confronto fra le liste dei partecipanti indica che almeno 103 sedi furono rappresentate al concilio. Il patriarcato di Roma fu presente con due diaconi della diocesi romana e cinque vescovi: Sabino di Canosa, Epifanio di Eclano, Asterio di Salerno, Leone di Nola e Rustico di Fiesole. Inoltre, il diacono Sabino rappresentò Pietro di Gerusalemme, mentre il sacerdote Magno e il diacono Eraclio rappresentarono il patriarca Efrem di Antiochia, evidenziando una significativa partecipazione e coordinamento tra le principali sedi episcopali.
Il Concilio Gerosolimitano del 536
Gli atti conciliari del sinodo di Costantinopoli sono stati conservati nella loro interezza. Essi furono infatti inviati al patriarca Pietro di Gerusalemme e letti durante il concilio patriarcale da lui convocato il 19 luglio 536. Questo concilio gerosolimitano confermò le decisioni prese a Costantinopoli, rafforzando così la posizione calcedonese contro il monofisismo in una delle più importanti sedi apostoliche orientali.
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