Il contributo si focalizza sulla consistenza architettonica e materiale dell'altare maggiore progettato da Guarino Guarini nella chiesa torinese di San Lorenzo negli anni '80 del XVII secolo. Considerato uno dei più importanti altari europei dell'ultimo quarto del secolo, fu realizzato con marmi esclusivi e materiali preziosi secondo un insieme senza confronti. Nel secondo decennio del secolo successivo, fu ampliato e modificato, probabilmente anche con il contributo diretto di Filippo Juvarra.

La genesi della chiesa e la sua evoluzione
La storia della chiesa di San Lorenzo affonda le sue radici nel XVI secolo. Il 10 agosto 1557, giorno dedicato a San Lorenzo, Emanuele Filiberto di Savoia, reduce dalla vittoria contro l'esercito francese a San Quintino nelle Fiandre, fece voto di edificare a Torino un luogo di culto dedicato al santo. Non disponendo di risorse economiche sufficienti per una nuova costruzione a causa della guerra, il duca decise di dedicare a San Lorenzo l'esistente chiesetta di Santa Maria ad Praesepem, adiacente alla sede della corte ducale e risalente al XXII secolo. In attesa di ampliare l'edificio preesistente, Emanuele Filiberto fece restaurare la cappella e erigere un nuovo altare.
Nel 1634, la cappella ducale fu ceduta ai padri Teatini, che intrapresero la costruzione di una chiesa di maggiori dimensioni. I lavori procedettero con difficoltà fino al 1668, anno in cui venne incaricato di seguire il cantiere Guarino Guarini. Guarini progettò ex novo la chiesa e ne seguì la costruzione fino al 1680, quando l'edificio fu consacrato e aperto al culto.
L'architettura di Guarino Guarini e l'apparato decorativo
L'edificio progettato da Guarini presenta una pianta centrale costituita da un grande spazio ottagonale racchiuso in una forma quadrata. Sul perimetro sono collocate sei cappelle radiali, inserite in nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari. Rimangono liberi il lato d'ingresso e quello opposto, dove si apre il presbiterio a pianta ellittica con annesso coro.
L'area del presbiterio risulta autonoma rispetto all'impianto dell'aula principale. Essa presenta una pianta ellittica ed è sormontata da una volta a nervature intrecciate, che, incrociandosi, descrivono una stella di Davide. Una volta ultimata la copertura della chiesa, attorno agli anni '70 del XVII secolo, si diede inizio alla decorazione degli interni. Guarini ha progettato l'intero apparato decorativo dell'aula, delle cappelle e del presbiterio, prevedendo l'utilizzo di una gran varietà di marmi policromi, provenienti da tutta Italia, combinati con stucchi bianchi.

L'Altare Maggiore: un'opera di eccezionale valore
L'Altare Maggiore fu finanziato da Maria Giovanna Battista di Savoia e la sua realizzazione iniziò solo dopo il completamento degli altri sei altari minori. Guarini realizzò per la prima volta a Torino un altare "alla romana", nel quale la mensa è isolata e la pala con l'effige del santo è arretrata e addossata alla parete di fondo del coro. Nel 1683, alla scomparsa dell'architetto, l'altare non era ancora ultimato; la sua realizzazione venne conclusa verso metà degli anni ottanta e fu consacrato nel 1696.
La facciata progettata da Guarini non fu mai realizzata. Il fronte della chiesa fu reso stilisticamente omogeneo all'ala di Palazzo Chiablese e all'architettura di Palazzo Reale, al fine di non spezzare l'unità dello scenario urbano che garantiva l'immagine di ordine assoluto del potere sabaudo.
L'altare maggiore è posto al di sotto della serliana che divide il presbiterio dalla zona del coro, in posizione rialzata rispetto al piano di calpestio dell'aula principale. La parte anteriore del presbiterio è separata dall'altare da una balaustra in marmo nero e grigio.

Descrizione dettagliata dell'Altare Maggiore
L'altare è costituito da una mensa in marmo nero decorata con intarsi di pietre colorate combinate in figure geometriche intrecciate. Sul fronte anteriore, rivolto verso i fedeli, sono presenti due angeli in marmo bianco a sostegno del piano di appoggio della mensa. Al centro del basamento è posto un bassorilievo marmoreo raffigurante il voto pronunciato da Emanuele Filiberto nella battaglia di San Quintino, opera di Carlo Antonio Tantardini.
Il fronte posteriore dell'altare, rivolto verso il coro, presenta una decorazione a riquadri nei quali sono inscritti motivi geometrici intrecciati realizzati con marmi policromi. I gradini che conducono all'altare, in marmo nero lombardo, sono decorati con intarsi marmorei policromi a disegni geometrici concatenati.

Stato di conservazione e intervento di restauro
Le superfici lapidee dell'altare maggiore sono interessate da fenomeni di degrado di varia natura. Si riscontra la presenza diffusa di depositi incoerenti di particolato atmosferico, fratture di piccole dimensioni, mancanze e stuccature realizzate con materiali non idonei. Sul fronte posteriore dell'altare sono presenti quattro fari alogeni utilizzati per illuminare la pala d'altare.
Al centro dell'altare è posto il tabernacolo, sovrastato da un ciborio costituito da un cupolino decorato con elementi in bronzo e pietre dure, sorretto da sei colonnine in diaspro. Per indagare in modo più approfondito lo stato di conservazione di questo manufatto, che risultava precario già ad una prima osservazione, è stato predisposto un trabattello che ha permesso di effettuare un'analisi visiva ravvicinata della struttura. È stato così possibile riconoscere gli elementi e i materiali costituenti il ciborio e il suo apparato decorativo. Il cupolino risulta essere realizzato con una struttura a sezioni sovrapposte in legno rivestito da lastre e inserti lapidei e metallici. Le colonnine sono costituite da tre elementi sovrapposti in diaspro. Il manufatto versa in un cattivo stato di conservazione: le superfici presentano diffusi depositi, mancanze e numerose stuccature realizzate con materiali non idonei.
L'intervento di restauro è stato realizzato dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, in cofinanziamento con la Fondazione Compagnia di San Paolo e con la Fondazione CRT, sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino.
La chiesa è uno dei capolavori del Barocco europeo e tra gli edifici più innovativi della capitale sabauda, uno spazio unitario, pensato interamente avvolto dalla luce della Grazia divina. Al centro è l'Altare maggiore - finanziato da Madama Reale Maria Giovanna Battista di Nemours - fulcro della complessa macchina scenografica e prospettica progettata da Guarini.
L'intervento di restauro e valorizzazione dell'Altare, del presbiterio e del coro ha consentito la restituzione estetica e riportato ad un corretto ed equilibrato stato conservativo, grazie ad un'attenta pulitura, integrazioni adeguate e rifiniture calibrate, nel profondo rispetto di un patrimonio prezioso. Per valorizzare al meglio l'Altare Maggiore, l'area presbiteriale, il coro e le cappelle laterali è stata ripensata l'illuminazione degli spazi.