Il Santuario di San Giuseppe Vesuviano è stato recentemente al centro di significativi eventi, tra cui un'importante cerimonia di dedicazione e un profondo percorso di adeguamento liturgico, che ha coinciso con cambiamenti pastorali all'interno della diocesi di Nola.
La Dedicazione della Nuova Mensa e il Contesto Liturgico
Un momento culminante di questo percorso è stata la cerimonia dell’Unzione e dell’Incensazione della nuova Mensa. Durante l’Unzione, il vescovo ha pronunciato le parole: «Santifichi il Signore con la sua potenza questo altare, che mediante il nostro ministero è unto con il crisma; sia segno visibile del mistero di Cristo, che si è offerto al Padre per la vita del mondo».
La Santa Messa è stata presieduta dal vescovo di Nola, S.E. Mons. Francesco Marino, e animata dal canto delle Suore Piccole Ancelle di Cristo Re. L'evento ha visto la preziosa presenza di un nutrito popolo di Dio, dei superiori maggiori dei Giuseppini (il Padre Generale p. Nadir Poletto csj con il Padre Provinciale p. Carmelo Prestipino csj) e numerosi sacerdoti, tra i quali spiccava Mons. Pasquale Mocerino, rettore del vicino Santuario di Pompei e vicepresidente del Collegamento Nazionale dei Santuari. Erano presenti anche le Autorità civili e militari, incluso il Sindaco della città.
Nel corso della celebrazione, il vescovo ha sottolineato il significato profondo dell'altare, affermando: «L’altare è Cristo ma noi siamo le membra del Corpo di Cristo. Ognuno di noi, nel suo cuore, nella sua realtà più intima, più profonda, ognuno di noi è altare del Dio vivente.»
A quattro mesi da questo storico evento, è stato possibile incontrare il parroco del santuario, p. Rosario Avino, per approfondire i dettagli di questo percorso.

L'Anno Santo di San Giuseppe e il Tentativo di Titolo di Basilica Minore
Il processo di rinnovamento del santuario è iniziato in un periodo di grande fermento, durante l’Anno Santo dedicato a San Giuseppe. Questo periodo ha visto una notevole visibilità mediatica, con la presenza delle telecamere di TV2000 e celebrazioni trasmesse quotidianamente in diretta televisiva per due mesi consecutivi, e la domenica anche sulle reti Mediaset. È stato un momento di grande grazia, caratterizzato dall'Anno Santo e dalle dirette televisive.
Durante questo periodo, emerse l'opportunità di ottenere il titolo di Basilica Minore, un privilegio di carattere soprattutto mistico che consente di lucrare ordinariamente l’Indulgenza Plenaria. La richiesta per ottenere tale titolo è inoltrata dal vescovo diocesano, autorità ecclesiastica competente.
Il vescovo, Mons. Francesco Marino, ha raccolto una serie di documenti e informazioni, spedendoli alla Conferenza Episcopale Italiana per ottenere il necessario “Nulla Osta”, in base a quanto stabilito dal Decreto “De Titulo Basilicae Minoris” (1989) del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Tuttavia, con Nota del 16 aprile 2024, la Commissione Episcopale per la Liturgia, esaminando la documentazione, ha risposto evidenziando che la mancanza di spazi liturgici qualificati e stabili nell’area del presbiterio impediva l’ottenimento del titolo.
Nonostante ciò, il giudizio complessivo è stato favorevole; la Commissione, nella Nota, ha riconosciuto e apprezzato il valore storico e artistico dell’edificio di culto, la vitalità liturgica e pastorale della comunità parrocchiale del santuario e la considerazione di cui gode in tutta la Diocesi. Più che una bocciatura, si è trattato di un "rinvio".
L'Esigenza di Adeguamento Liturgico: Storia e Contesto dell'Altare
Il tema dell'adeguatezza dell'altare era già da tempo oggetto di dibattito tra i Giuseppini e i laici. La realizzazione negli anni Ottanta della Mensa per la celebrazione “rivolta al popolo” non era adatta allo spazio presbiterale esistente e non ottemperava, nel migliore dei modi, alle esigenze previste dalla Riforma liturgica del Concilio Vaticano II (1962-1965) e dall’Istruzione “Inter oecumenici” del 26 settembre 1964.
Infatti, nel 1984, per posizionare un nuovo altare, vennero modificati i gradini dell’altare/trono del 1955 e fu realizzata una pedana di dimensioni insufficienti, che non rendeva agevoli i movimenti intorno alla mensa e non offriva sufficiente spazio per le grandi concelebrazioni. Fu in quegli anni che l'altare maggiore del 1955, quello del Trono di San Giuseppe, fu modificato. Nel tentativo di rendere stabile la configurazione per la celebrazione con il sacerdote “versus populum”, fu collocata una seconda Mensa davanti a quella del Trono, senza però un progetto organico di adeguamento, seguendo solo le “Istruzioni” del Messale Romano. Si trattò di un intervento parziale, in linea con quanto veniva fatto in quegli anni, ma non corredato da alcun titolo autorizzativo.
Soltanto più di dieci anni dopo, la Commissione Episcopale per la Liturgia, con la Nota pastorale “L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica” del 31 maggio del 1996, espresse in maniera sistematica la necessità di adeguare liturgicamente le chiese, attraverso proposte progettuali autorevoli e definitive, che coinvolgessero le Commissioni diocesane per l’Arte sacra e la Liturgia, gli Uffici di Curia e le Soprintendenze ai Beni Culturali. La Nota prescriveva la redazione di appositi progetti che diventassero anche «l’occasione per far emergere nuove ipotesi di studio, suggestioni, per la migliore conservazione, per la gestione e il restauro».
Nel santuario di San Giuseppe Vesuviano, la seconda Mensa, costruita adiacente al Trono, fu eretta dopo una fase intermedia in cui i sacerdoti Giuseppini utilizzavano un tavolino mobile. Sebbene il passaggio alla mensa fissa in marmo diede l'impressione di un salto di qualità architettonico e liturgico, in assenza di una adeguata sensibilità liturgica e di un progetto organico, non si ottemperò completamente alle reali esigenze liturgiche previste dalla Riforma a seguito del Vaticano II.

Il Trono di San Giuseppe: Cuore Storico del Santuario
Il Trono di San Giuseppe rappresenta l’Altare maggiore del santuario. Costruito nel 1955, sormontato dal tempietto che ripara la Statua di San Giuseppe, imponente e sontuoso, venne realizzato con marmi rari e pregevoli mosaici sullo stile di quello della vicina Basilica della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Questa fu l'ultima grande opera dell’instancabile don Peppino Ambrosio, fondatore del santuario.
Il progetto fu elaborato dal prof. arch. Mariano Iervolino, zio dell'on. Rosa Russo Iervolino, e approvato dalla Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, riunitasi il 13 giugno 1951. Fu consacrato solennemente alla presenza di S. Em. Marcello Mimmi, Cardinale di Napoli, il 18 marzo 1955. Nella medesima celebrazione si officiò anche il Rito della Dedicazione del Tempio a San Giuseppe. La data del 18 marzo scorso non è stata scelta a caso, cadendo esattamente settanta anni dopo la prima dedicazione.
Una foto del 1936 dell'interno del santuario mostra l'assenza del sontuoso Trono che sarebbe arrivato nel 1955. Si nota nell’abside l’Altare del 1746 con ai lati un vistoso tendaggio e, alle cappelle maggiori, parti dell’antica balaustra.

Il Nuovo Progetto di Adeguamento: Collaborazione e Partecipazione
Una delle modifiche più evidenti nel recente adeguamento è stata la rimozione della balaustra. Se da un lato è stato autorizzato il ripristino del trono/altare, dall’altro è stata imposta la rimozione totale della balaustra dalla Soprintendenza «per conseguire un effetto di maggiore armonia tra gli elementi che caratterizzano l’area presbiterale». Il progetto originario prevedeva appena la sua rimozione parziale, limitata a una parte dei bracci frontali, mantenendo inalterata l'altra parte e interamente i bracci laterali.
Il vescovo, volendo dar riscontro alla richiesta di procedere all’opportuno adeguamento degli spazi della celebrazione eucaristica, come suggerito dall’Ufficio Liturgico Nazionale, ha costituito un’équipe di lavoro per la risistemazione del presbiterio del santuario. L’équipe era composta dalla dott.ssa Antonia Solpietro (Responsabile del procedimento, direttore dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali Ecclesiastici), dagli archh. Antonio Casillo e Anna Maiello (Progettisti), e dai consulenti don arch. Luigi Vitale, don Raffaele Perillo, Gennaro Franzese, e il parroco del santuario, p. Rosario Avino.
Il progetto dell’adeguamento liturgico, nato dalla precisa volontà di dare una decorosa e stabile sistemazione ai poli liturgici (mensa, ambone, sede), ha inteso riprendere non solo la configurazione originaria dell’Altare maggiore del 1955, ma anche permettere l'utilizzo dello spazio per celebrare la Messa in latino con l’ultima edizione tridentina del Messale Romano pubblicata nel 1962. L’équipe si è proposta di recuperare, valorizzandoli e ricollocandoli in santuario, diversi pregevoli e antichi arredi marmorei dismessi, ritrovati impolverati e scheggiati nella cripta del Santuario. Questi pezzi straordinari costituiscono la memoria storica di un culto iniziato oltre quattro secoli fa, essendo stati a corredo nell’antica Chiesa dedicata di San Giuseppe, demolita alla fine del XIX secolo per far posto all’attuale monumentale santuario.
L’idea di recuperare questi pezzi di eccezionale valore storico e artistico fu adottata già alla costruzione della chiesa, come si può constatare dalle antiche foto e dalle cappelle maggiori. Tali antichi elementi lapidei in marmo commesso ritrovano così una loro funzione liturgica e possono essere ammirati di nuovo, quasi in una sorta di allestimento museale, in continuità con quanto già fatto alle origini.
L'approvazione del progetto ha seguito un percorso di sinodalità e corresponsabilità, coinvolgendo la Comunità a tutti i livelli. È stato ottenuto il parere positivo del Consiglio per gli Affari Economici (parrocchiale e diocesano), della Comunità dei Giuseppini del Murialdo, del Consiglio dell’Opera San Giuseppe e del Consiglio della Provincia italiana della Congregazione di San Giuseppe. Sono state fornite adeguate informazioni anche durante gli incontri del Decanato con i Parroci delle parrocchie limitrofe e al Capitolo provinciale. L'ultimo parere autorizzativo al progetto architettonico è giunto dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli.
Anche la gente comune, il popolo e i fedeli sono stati ampiamente coinvolti. Solo chi non ha voluto, non ha ricevuto informazioni sui lavori in corso. Un cammino di coinvolgimento denso, con il conseguente consenso e sostegno da parte di tutta la Comunità parrocchiale. Essa si è incontrata regolarmente, dal mese di settembre 2024, in modo assembleare, a scadenza più che mensile. L’andamento dei lavori per l’adeguamento dello spazio celebrativo si è intrecciato con il percorso diocesano per la formazione dei nuovi Consigli Pastorali Parrocchiali. La comunità, prendendo sempre più coscienza del Mistero di cui essa stessa è parte, è stata informata e formata al Mistero celebrato nella liturgia attraverso la consapevolezza e l’approfondimento delle scelte progettuali e la nuova configurazione architettonica dell’area presbiterale.
Il contatto diretto con alcuni momenti del lavoro è stato significativo; ad esempio, il paliotto storico è stato restaurato nella Sala Parrocchiale, dove genitori e ragazzi della catechesi, fidanzati prossimi al matrimonio, insegnanti e alunni del primo circolo e quanti, a vario titolo, facevano capolino nel salone, hanno potuto seguire le varie fasi di pulitura e stuccatura.
Il Nuovo Spazio Celebrativo: Apertura e Funzionalità
Al termine dei lavori, lo spazio celebrativo si presenta ora come uno «spazio aperto», distinto per sua natura dal resto dell’aula, ma visibile e accessibile, delimitato solo dai gradini. È un luogo dove tutti sono invitati a ritrovarsi, innanzitutto con il cuore e lo spirito; non appare più come un recinto chiuso dove si aveva la percezione che solo pochi potevano entrare.
Avvicinandosi, si viene rapiti dalla collocazione centrale della nuova Mensa, punto in cui si celebra il Mistero. La nuova Mensa, posta sotto la cupola, “omphalos” dell’impianto basilicale del tempio, è ora visibile da tutti i fedeli, anche da coloro che prendono posto nel transetto. Per essa è stato recuperato il sontuoso paliotto dell’antico altare maggiore di San Giuseppe, del 1746, opera attribuita al Cimafonte, su disegno di Nicola Tagliacozzi Canale. Sul lato posteriore ha trovato collocazione un altro paliotto d’altare antico. Entrambi i pezzi marmorei antichi spiccano sul fondo rosso della preziosa pietra di Levanto, utilizzata per la struttura portante, e scelta perché già presente in prevalenza nelle policromie marmoree antiche. I movimenti propri, previsti dalla liturgia intorno alla nuova Mensa, sono ora facili e naturali, in quanto essa non è più collocata a ridosso dei gradini. La stessa concelebrazione, con più sacerdoti e ministri, è ora favorita e valorizzata, a differenza del passato.
La nuova Sede è degna, solenne e semplice, realizzata in ottone lucido e collocata nella parte destra dell’abside. Il sedile è in Rosso di Levanto e ospita nella sommità della spalliera uno splendido tondo marmoreo sei-settecentesco raffigurante “San Giuseppe con il bastone fiorito”, in bianco statuario di Carrara, della Bottega di Bartolomeo e Pietro Ghetti.
Le ditte che hanno eseguito i lavori sono state quelle che da sempre operano nel santuario: per i lavori murari le ditte “EdilTufano” di Ottaviano e “AlfaMarmi” di San Gennaro Vesuviano. Gli impianti sono stati curati dalla ditta “SAPA” di Terzigno e la ditta “SAR” di San Giuseppe Vesuviano. I restauri sono stati eseguiti presso la ditta “Alfart” di Nola, suggerita dalla Curia. Un ringraziamento speciale è stato rivolto ad Andrea Tufano per l'impegno nella realizzazione degli interventi e il rispetto delle scadenze.

Il Trasferimento di Padre Rosario Avino e la Riorganizzazione Decanale Diocesana
In un evento che ha destato scalpore nella comunità san giuseppese, il parroco della Parrocchia di San Giuseppe Vesuviano, Padre Rosario Avino, è stato improvvisamente trasferito. Da giorni si discute di questa decisione e sono state organizzate petizioni e raccolte firme per sostenere il parroco. Non è ancora chiaro quando Padre Rosario lascerà ufficialmente il Santuario, in attesa del rientro del Padre Generale in visita alle comunità di USA e Messico. I cittadini continuano a ribellarsi a questa decisione, in quanto Padre Rosario è stato per anni una guida spirituale che ha accolto chiunque avesse bisogno di aiuto e ha avvicinato molte persone alla fede. Una raccolta firme organizzata a ridosso del Santuario di San Giuseppe Vesuviano ha raccolto più di mille adesioni, anche se è consuetudine che i mandati terminino e ne inizino altri.
Contestualmente a questi cambiamenti, il territorio diocesano è articolato in otto decanati, divisi in tre zone pastorali:
- Il **Primo decanato**, che comprende le comunità parrocchiali presenti nei comuni di Casamarciano, Cimitile, Nola, Palma Campania, San Paolo Bel Sito, San Gennaro Vesuviano e Saviano, è stato affidato a don Salvatore Bianco, parroco di San Biagio in Nola.
- Per il **Secondo decanato**, che include i comuni di Avella, Baiano, Camposano, Cicciano, Comiziano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Roccarainola, Sirignano, Sperone, Tufino e Schiava (frazione di Casamarciano), il vescovo Marino ha riconfermato don Mariano Amato, parroco di San Pietro Apostolo e Immacolata in Cicciano. Don Amato ha espresso gratitudine per la fiducia rinnovata.
- A don Luigi Vitale, parroco a Lauro e presbitero da 15 anni, è stato affidato il **Terzo decanato**. Don Vitale, classe 1969, ha ringraziato per la fiducia accordatagli, essendo la seconda volta che ricopre questo ufficio.
Quarto, quinto e sesto decanato compongono la Seconda zona pastorale della diocesi:
- Don Salvatore Purcaro, parroco a Brusciano, è stato riconfermato responsabile del **Quarto decanato**, che comprende le comunità parrocchiali presenti nei comuni di Brusciano, Tavernanova (frazione di Casalnuovo), Castello di Cisterna e Pomigliano d'Arco. Ha ringraziato il vescovo per la rinnovata fiducia.
- Don Nicola De Sena, classe 1984 e ordinato nel 2016, è il più giovane tra i nuovi decani. Parroco di San Giorgio Martire e San Michele Arcangelo a Somma Vesuviana, è stato nominato decano per il **Sesto decanato**. Ha ringraziato il vescovo e i confratelli, impegnandosi a lavorare per la comunione tra i presbiteri e la corresponsabilità dei laici.
Infine, due decanati costituiscono la Terza zona pastorale:
- Il **Settimo decanato**, con i comuni di San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e Terzigno, è stato affidato nuovamente a don Antonio Fasulo, classe 1963, parroco dell'Immacolata Concezione a Terzigno e presbitero dal 1988. Don Fasulo si è detto contento e grato per la fiducia, accogliendo la responsabilità come un compito importante.
- Il territorio che comprende i comuni di Boscoreale, Torre Annunziata e Scafati costituisce l’**Ottavo decanato**, che il vescovo Marino ha affidato a don Gennaro Romano. Classe 1964 e prete dal 1989, don Romano è parroco di Santa Maria delle Vergini in Scafati e ha espresso il desiderio di intessere legami di amicizia e comunione sacerdotale al servizio del Vangelo.