San Giovanni Crisostomo: Vescovo, Maestro e Profeta

La figura di San Giovanni Crisostomo, vissuto a cavallo tra il IV e il V secolo, emerge con prepotenza nella storia del Cristianesimo come un faro di eloquenza, fede e impegno pastorale. Conosciuto come "Bocca d'oro" (Crisostomo) per la sua straordinaria abilità oratoria, la sua eredità spirituale e dottrinale continua a risuonare potente, offrendo spunti di riflessione e guida per la Chiesa di ogni tempo.

La Vita e la Formazione di un Gigante della Fede

Le Origini e gli Anni di Formazione

Nato intorno al 349 ad Antiochia di Siria, oggi Antakya, nel sud della Turchia, Giovanni Crisostomo rimase orfano di padre in tenera età. La madre, Antusa, ebbe un ruolo fondamentale, trasfondendo in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. I suoi studi superiori furono coronati da corsi di filosofia e retorica, avendo come maestro Libanio, un celebre retore pagano del tempo. Fu proprio alla sua scuola che Giovanni divenne il più grande oratore della tarda antichità greca.

Battezzato nel 368 e formato alla vita ecclesiastica dal Vescovo Melezio, fu da lui istituito lettore nel 371, segnando il suo ingresso ufficiale nel cursus ecclesiastico.

L'Ascetismo e la Riscoperta della Vocazione Pastorale

Dopo l'istituzione a lettore, Giovanni si ritirò per quattro anni tra gli eremiti sul vicino monte Silpio, proseguendo poi quel ritiro per altri due anni, vissuti da solo in una grotta sotto la guida di un "anziano". In questo periodo, si dedicò totalmente a meditare "le leggi di Cristo", i Vangeli e specialmente le Lettere di Paolo. Ammalatosi, trovandosi nell'impossibilità di curarsi da solo, dovette tornare nella comunità cristiana di Antiochia. Il suo biografo, Palladio, spiega che il Signore intervenne con l'infermità al momento giusto per permettere a Giovanni di seguire la sua vera vocazione.

Lo stesso Crisostomo scriverà che, posto nell'alternativa di scegliere tra le traversie del governo della Chiesa e la tranquillità della vita monastica, avrebbe preferito mille volte il servizio pastorale, poiché proprio a questo si sentiva chiamato. L'intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l'urgenza irresistibile di predicare il Vangelo e di donare agli altri quanto aveva ricevuto negli anni della meditazione.

Manoscritto antico con omelie di San Giovanni Crisostomo

Il Ministero ad Antiochia e Costantinopoli

Fra il 378 e il 379, Giovanni Crisostomo ritornò in città. Diacono nel 381 e presbitero nel 386, divenne un celebre predicatore nelle chiese di Antiochia. Le sue omelie contro gli ariani, seguite da quelle commemorative dei martiri antiocheni e da altre sulle festività liturgiche principali, costituirono un grande insegnamento della fede in Cristo, anche alla luce dei suoi Santi.

Il 387 fu l’"anno eroico" di Giovanni, quello della cosiddetta "rivolta delle statue". Il popolo abbatté le statue imperiali in segno di protesta contro l'aumento delle tasse. In quei giorni di Quaresima e di angoscia, a motivo delle incombenti punizioni da parte dell'imperatore, tenne le sue 22 vibranti Omelie sulle statue, finalizzate alla penitenza e alla conversione.

Nel 397, dopo il periodo trascorso ad Antiochia, Giovanni Crisostomo fu nominato Vescovo di Costantinopoli, la capitale dell'Impero romano d'Oriente. Fin dall'inizio, progettò la riforma della sua Chiesa: l'austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti - clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi. La sua intraprendenza nei vari campi lo rese per alcuni un pericoloso rivale. Nonostante il suo cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell'Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici, a motivo dei suoi continui rapporti con le autorità e le istituzioni civili.

Le Tribolazioni e l'Esilio

Sul piano ecclesiastico, avendo deposto in Asia nel 401 sei Vescovi indegnamente eletti, fu accusato di aver varcato i confini della propria giurisdizione, e diventò così bersaglio di facili accuse. Un altro pretesto contro di lui fu la presenza di alcuni monaci egiziani, scomunicati dal patriarca Teofilo di Alessandria e rifugiatisi a Costantinopoli. Una vivace polemica fu poi originata dalle critiche mosse dal Crisostomo all'imperatrice Eudossia e alle sue cortigiane, che reagirono gettando su di lui discredito e insulti.

Si giunse così alla sua deposizione, nel sinodo organizzato dallo stesso patriarca Teofilo nel 403, con la conseguente condanna al primo breve esilio. Allora Giovanni denunciò per lettera i fatti al Vescovo di Roma, Innocenzo I. Nell'anno 406 dovette di nuovo recarsi in esilio, questa volta a Cucusa, in Armenia. La marcia verso la morte si arrestò a Comana nel Ponto. Qui Giovanni moribondo fu portato nella cappella del martire san Basilisco, dove esalò lo spirito a Dio e fu sepolto, martire accanto al martire, il 14 settembre 407, festa dell'Esaltazione della Santa Croce.

La riabilitazione ebbe luogo nel 438 con Teodosio II. Le reliquie del santo Vescovo furono poi trasportate nel 1204 a Roma e giacciono ora nella cappella del Coro dei Canonici della Basilica di San Pietro. Il 24 agosto 2004 una parte cospicua di esse fu donata dal Papa Giovanni Paolo II al Patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli. La memoria liturgica del Santo si celebra il 13 settembre.

La Dottrina e il Pensiero di San Giovanni Crisostomo

Vivere la Speranza 14 settembre 2021. I Padri della Chiesa: San Giovanni Crisostomo

Un Teologo Pastorale e Prolifico

Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo, ma trasmise la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un'epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall'arianesimo, cioè dalla negazione della divinità di Cristo. È pertanto un testimone attendibile dello sviluppo dogmatico raggiunto dalla Chiesa nel IV-V secolo.

La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. Questo è il filo conduttore delle splendide catechesi, con le quali egli preparava i catecumeni a ricevere il Battesimo. Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell'uomo sta nella "conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita", indicando che le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita.

La Crescita Integrale della Persona

Giovanni Crisostomo si preoccupa di accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa. Le varie fasi della crescita sono paragonate ad altrettanti mari di un immenso oceano. Il "primo di questi mari è l'infanzia", età in cui "si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù". Perciò la legge di Dio deve essere fin dall'inizio impressa nell'anima "come su una tavoletta di cera", poiché questa è l'età più importante.

Crisostomo raccomanda: "Fin dalla più tenera età premunite i bambini con armi spirituali, e insegnate loro a segnare la fronte con la mano". Vengono poi l'adolescenza e la giovinezza, dove "i venti soffiano violenti… perché in noi cresce… la concupiscenza". Giungono infine il fidanzamento e il matrimonio: "Alla giovinezza succede l'età della persona matura, nella quale sopraggiungono gli impegni di famiglia: è il tempo di cercare moglie". Del matrimonio egli ricorda i fini, arricchendoli - con il richiamo alla virtù della temperanza - di una ricca trama di rapporti personalizzati. Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù.

L'Importanza della Preghiera e dell'Eucaristia

Per Crisostomo, la preghiera è "luce per l'anima", "vera conoscenza di Dio", "mediatrice tra Dio e l'uomo". Deve essere una preghiera che proceda dal cuore, non fatta per abitudine. Anche quando si è occupati in altre faccende, come la cura verso i poveri, occorre avere il desiderio e il ricordo di Dio, perché tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell'universo.

La predicazione del Crisostomo si svolgeva abitualmente nel corso della liturgia, "luogo" in cui la comunità si costruisce con la Parola e l'Eucaristia. Qui l'assemblea riunita esprime l'unica Chiesa, la stessa parola è rivolta in ogni luogo a tutti, e la comunione eucaristica si rende segno efficace di unità. Crisostomo coltivò una profonda devozione per l'Eucaristia, convinto che essa ponesse i fedeli, a livello spirituale, tra le realtà celesti e la vita terrena. Si comprende dunque perché una delle forme più belle della liturgia orientale porta il suo nome: "Divina liturgia di San Giovanni Crisostomo".

La Carità e l'Impegno Sociale

Crisostomo sottolineò anche le conseguenze etiche della partecipazione alla Divina Liturgia, ricordando ai fedeli che la comunione con il Corpo e il Sangue del Signore li rendeva responsabili nei confronti dei poveri e degli affamati che vivevano tra loro e a cui dovevano prestare aiuto materiale. Egli esortò dunque i credenti a guardare oltre l'altare su cui viene offerto il sacrificio eucaristico e a riconoscere Cristo nei poveri. Per San Crisostomo, l'altare eucaristico è il luogo privilegiato dove possiamo percepire e accogliere i poveri e i bisognosi: "il bisognoso appartiene a Dio, anche se pagano o ebreo. Anche se non crede, è degno di aiuto."

Il Vescovo di Costantinopoli era anche convinto che non bastasse distribuire l'elemosina ai poveri, ma che fosse soprattutto necessario creare un nuovo modello sociale, ispirato a quello della Chiesa primitiva. Per la profondità e l'ampiezza della sua visione teologica della Divina Liturgia, Crisostomo è stato definito un luminoso "Doctor eucharisticus". E per il suo "salato" impegno nei confronti dei poveri, è stato chiamato "elemosiniere". Entrambi gli appellativi suggeriscono che per lui la conoscenza della vera dottrina, la pietà nella liturgia e la probità nella vita formavano un'unità inscindibile.

La Dottrina Sociale della Chiesa e il Primato della Persona

Sulla scia dell'esperienza della Chiesa primitiva, Giovanni Crisostomo propose la comunità cristiana come modello per la società, sviluppando una vera e propria "utopia" sociale, finalizzata a dare un'anima e un volto cristiano alla città. Comprendeva che non era sufficiente fare elemosina, ma era necessario creare una nuova struttura sociale, basata sulla prospettiva del Nuovo Testamento. Crisostomo divenne così uno dei grandi Padri della Dottrina sociale della Chiesa, sostenendo che la vecchia idea della polis greca dovesse essere sostituita da una nuova idea di città ispirata alla fede cristiana.

Sosteneva con Paolo il primato del singolo cristiano, della persona in quanto tale, anche dello schiavo e del povero. Il suo progetto correggeva la tradizionale visione greca della polis, in cui larghi strati della popolazione erano esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana tutti sono fratelli e sorelle con uguali diritti. Il primato della persona è anche la conseguenza del fatto che realmente partendo da essa si costruisce la città, mentre nella polis greca la patria era al di sopra del singolo, il quale era totalmente subordinato alla città nel suo insieme. Così con Crisostomo comincia la visione di una società costruita dalla coscienza cristiana.

La Resilienza della Fede: "Cristo è con me, di chi avrò paura?"

Icona di San Giovanni Crisostomo che predica

La vita di San Giovanni Crisostomo fu segnata da prove e avversità, ma la sua fede rimase incrollabile. Le sue parole risuonano come un inno alla fiducia in Dio anche nelle circostanze più difficili:

«Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. S'innalzino pure le onde, non potranno affondare la navicella di Gesù. Cosa, dunque, dovremmo temere? La morte? "Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno" (Fil 1, 21). Allora l'esilio? "Del Signore è la terra e quanto contiene" (Sal 23, 1). La confisca dei beni? "Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via" (1 Tm 6, 7). Disprezzo le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere. Non temo la povertà, non bramo ricchezze; non temo la morte, né desidero vivere, se non per il vostro bene.»

La sua sicurezza derivava dalla parola di Cristo: «Non senti il Signore che dice: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"? (Mt 18, 20). E non sarà presente là dove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho il suo pegno, ho con me la sua parola: questa è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo, la sua parola. Essa è la mia sicurezza e la mia difesa. Cristo è con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele.»

La sua devozione al volere divino si esprimeva nella ripetizione costante: «Signore, sia fatta la tua volontà» (Mt 26, 42). Questa convinzione rappresentava la sua torre inamovibile, il bastone del suo sicuro appoggio. Per lui, la comunità dei fedeli era un corpo unico: «Dove sono io, là ci siete anche voi. Dove siete voi, ci sono anch'io. Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo. Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare. Il corpo morrà, l'anima tuttavia vivrà e si ricorderà del popolo. Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno. Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità?»

L'Eredità Ecumenica e la Riconciliazione

San Crisostomo si impegnò con passione nella riconciliazione e nel ripristino della piena comunione tra i cristiani in Oriente e in Occidente. Inviando un'ambasciata a Roma a Papa Siricio, al tempo in cui fu ordinato Vescovo di Costantinopoli, contribuì in modo decisivo a mettere fine allo scisma che separava la sede episcopale di Antiochia da quella di Roma e delle altre Chiese occidentali. Dopo la ricomposizione della comunione tra le Chiese, il Vescovo di Roma, a sua volta, sostenne il Vescovo di Costantinopoli quando costui venne condannato due volte all'esilio dall'imperatore, a causa delle ostilità di potenti oppositori, sia in ambito ecclesiastico che imperiale. In questo modo Crisostomo condivise anche il destino del Servo del Signore.

Questa è la sua eredità spirituale, che non ha perso nulla della sua rilevanza oggi; e questo è un esempio importantissimo che noi stessi dobbiamo seguire quando preghiamo e lavoriamo per la piena comunione della Chiesa in Oriente e in Occidente. Quando il Santo Papa Giovanni XXIII proclamò Giovanni Crisostomo patrono del Concilio Vaticano Secondo, egli volle certamente presentarlo anche come mecenate dell'impegno ecumenico. E restituendo una parte considerevole delle reliquie di San Crisostomo al Patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli, il 24 agosto 2004, il Santo Papa Giovanni Paolo II ha voluto ricordarci che questo santo vescovo di Costantinopoli non si frappone in alcun modo tra la Chiesa in Oriente e la Chiesa in Occidente, ma ci invita a riscoprire l'unità.

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