Il cuore è la realtà intima e unificante che evoca il mistero che resiste a tutte le analisi, una legge silenziosa più potente di ogni organizzazione e utilizzazione tecnica dell'uomo. Esso indica il luogo dove il mistero dell'uomo trascende nel mistero di Dio; là la vuota infinitudine che egli esperimenta dentro di sé grida e invoca l'infinita pienezza di Dio. Dire cuore significa dire amore, l'amore inafferrabile e disinteressato, l'amore che vince nell'inutilità, che trionfa nella debolezza, che ucciso dà la vita, l'amore che è Dio. Con questa parola si proclama che Dio è là dove si prega: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?".
Origini e Sviluppo della Devozione al Sacro Cuore
Le Radici Mistiche
I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dall'Ordine Benedettino. La devozione ha avuto la sua espressione più suggestiva nel gruppo di Helfta con la corrente mistica tedesca del tardo medioevo. Sono significative a questo riguardo figure come Santa Matilde di Magdeburgo (1207-1282), Santa Matilde di Hackenborn (1241-1299) e il beato Enrico Suso (1295-1366).

Le Rivelazioni a Santa Margherita Maria Alacoque
Un momento cruciale per la diffusione della devozione si ebbe con le apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque. La prima avvenne il 27 dicembre 1673, festa di san Giovanni Evangelista, quando Gesù le rivelò: "Il mio divino Cuore è così appassionato d'amore per gli uomini che, non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda."
Successivamente, nel 1674, vi fu la terza visione, un venerdì dopo la festa del Corpus Domini. Gesù si presentò alla santa "tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe brillanti come soli, e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto, che rassomigliava a una fornace; essendosi esso aperto, Margherita scoprì l'amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme". Gesù si lamentò dell'ingratitudine degli uomini e della noncuranza rispetto ai suoi sforzi per far loro del bene, e le chiese di supplire a questo, sollecitandola a fare la Comunione al primo venerdì di ogni mese e di prosternarsi con la faccia a terra dalle undici a mezzanotte, nella notte tra il giovedì e il venerdì.
La quarta rivelazione ebbe luogo il 16 giugno 1675, durante l'ottava del Corpus Domini. Nostro Signore disse alla santa che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi, aggiungendo: "Ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati che fanno questo". Gesù chiese ancora che il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini fosse dedicato a una festa particolare per onorare il suo Cuore, e che si facesse la Comunione per riparare alle offese da lui ricevute.
Sviluppo Teologico e Liturgico del Culto
Il Dibattito e la Precisazione del Culto
Durante il XVIII secolo si accese un forte dibattito circa l'oggetto di questo culto. Nel 1765 la Congregazione dei Riti precisò che l'oggetto di tale culto è il cuore carneo, simbolo dell'amore. I giansenisti interpretarono tale tipo di culto come idolatria, ritenendo che non fosse possibile il culto al cuore reale, ma solo un culto al cuore metaforico. Tuttavia, al Cuore di Gesù la Chiesa cattolica rende culto di latria (adorazione), che si rende solo a Dio.
Congregazioni Religiose
In correlazione allo sviluppo del culto del Sacro Cuore, sono sorte numerose congregazioni maschili e femminili, testimoniando la profonda influenza di questa devozione nella vita della Chiesa.

Il Sacro Cuore nella Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea
Celebrazione dei 70 anni di Sacerdozio di Monsignor Vincenzo Rimedio
La devozione al Sacro Cuore di Gesù continua a vivere e a ispirare la fede nella Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. A Lamezia Terme, nella mattinata di Venerdì 11 giugno, in occasione della Solennità del Sacro Cuore di Gesù, il Clero della Diocesi ha festeggiato i 70 anni di Sacerdozio di S.E. Mons. Vincenzo Rimedio. All’inizio della Celebrazione, il Vescovo diocesano, S.E. Mons. Luigi Renzo, ha rivolto il suo saluto di comunione fraterna al festeggiato, in un clima di familiarità e di gioia cristiana.
L’evento è stato un’occasione di particolare grazia per tutti i presenti, che hanno potuto ascoltare le parole ricche di sapienza di un Vescovo che attesta la sua grande fede nel Sacerdozio e il suo grande amore per la Chiesa. Monsignor Rimedio è stato descritto come "un Vescovo che non si stanca di lavorare nella Vigna del Signore e lo fa con ardore, con responsabilità, con competenza teologica e pastorale, con gioia e con quell’entusiasmo del primo giorno che lo contraddistingue." Nella verità e con carità, il Presule ha invitato i Sacerdoti a credere con tutte le loro forze nel loro ministero, fondamentale per la salvezza del popolo loro affidato.
Riflessioni sul Sacerdozio e il Cuore di Cristo
Nel pensiero di Monsignor Rimedio, come spiega Don Lucio Bellantoni della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, "il Sacerdote è per definizione un uomo spirituale, cioè non è schiavo delle vanità del mondo, e la vita interiore fa parte della sua spiritualità”. Egli è “profeta nella Comunità e insieme segno di Cristo, chiamato ad essere buon Samaritano per tutti i fedeli al fine di promuoverli nell’anima e nel corpo”, secondo le loro esigenze. Il Sacerdote è uomo libero, che “evita ogni ambiguità del proprio vivere per andare avanti nella verità, senza dualismi”. È un consacrato alla missione che gli è stata affidata da nostro Signore che vuole la salvezza di tutti e chiede ai suoi ministri di “rimanere nel suo amore, nel suo Cuore”. È uomo che, come il prossimo Beato Don Francesco Mottola, ama il Sacerdozio e lo coniuga, sostenuto dallo Spirito Santo, con la santità, in vista di una vera e propria rivoluzione dell’amore”.
Un messaggio molto vibrante è stato inviato dal Vescovo di Lamezia Terme, S.E. Mons. Giuseppe Schillaci, a firma del Vicario generale Don Pino Angotti e letto dal Diacono permanente Ubaldo Navigante, in cui sono state espresse parole di sincera stima e fraterna amicizia verso un Vescovo che ha servito la Diocesi affidatagli e che continua ad abitare nei cuori di molti per la sua saggezza e amorevolezza di Pastore della Chiesa e Successore degli Apostoli. Don Bellantoni ha concluso con un messaggio di riconoscenza: "A S.E. Mons. Vincenzo Rimedio vanno la nostra riconoscenza, il nostro affetto e la nostra profonda ammirazione per tutto quello che ha fatto, fa e farà ancora per la Chiesa tutta e per il bene dell’umanità intera. Il Signore Lo benedica e Lo ricompensi e la Vergine Maria Lo custodisca sempre nel suo amore."