Il Capitolo 11 della Lettera agli Ebrei è un'ampia trattazione della fede, definita come "certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono" (Ebrei 11:1). Questo capitolo non raccomanda un "salto cieco" di fede, ma piuttosto sottolinea che la fede ha le sue ragioni, andando oltre ciò che apprendiamo dai nostri sensi pur non contraddicendo la ragione.
La fede, in questo contesto, non è una semplice convinzione o comprensione intellettuale, ma una ferma persuasione e aspettativa che Dio realizzerà tutto ciò che ha promesso. È una piena approvazione di tutto ciò che Dio ha rivelato come santo, giusto e buono. La fede dimostra alla mente la realtà di cose che non possono essere viste dall'occhio fisico, rendendo presenti le benedizioni anche a grande distanza.

La Fede e la Creazione dell'Universo
La Rivelazione di Dio e la Nascita del Cosmo
Il testo chiarisce che "per fede intendiamo che l'universo è stato formato per mezzo della Parola di Dio, sì che le cose che si vedono non vennero all'esistenza da cose apparenti" (Ebrei 11:3). Questo si riferisce al comando divino: "Sia luce" (Genesi 1:3), dove i cieli e tutto il loro esercito furono fatti per mezzo della parola dell'Eterno. Non abbiamo visto questo atto di creazione con i nostri occhi, ma lo conosciamo per fede e anche per ragione, riconoscendo l'opera di un Designer intelligente.
All'epoca in cui fu scritta la Lettera agli Ebrei, molti scienziati credevano che l'universo fosse stato creato dalla materia esistente, non dal nulla, quindi da "cose apparenti". La fede, invece, ci porta a comprendere che il creato non trova il suo significato in sé stesso, ma solo nella Parola creatrice di Dio, una realtà immateriale ma autentica.
Esempi di Fede nell'Antico Testamento
Il Capitolo 11 degli Ebrei è una "galleria di ritratti" che illustra la fede attraverso le vite di uomini e donne esemplari dell'Antico Testamento, dimostrando come la fede sia stata il principio della loro santa obbedienza, dei loro notevoli servizi e delle loro pazienti sofferenze.
Abele: Il Sacrificio Accettevole
"Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per essa egli ricevette la testimonianza che era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora" (Ebrei 11:4). Abele offrì un sacrificio di espiazione dalle primizie del gregge, riconoscendosi peccatore e confidando nella misericordia divina. La sua fede, contrapposta all'inimicizia di Caino, testimonia che la fedeltà a Dio non è sempre ricompensata sulla terra, ma Dio stesso testimonia la giustizia dei fedeli, e l'esempio di Abele continua a parlare, insegnando la necessità di un giusto rapporto con Dio attraverso Cristo.
Enoc: La Comunione con Dio
"Per fede Enoc fu trasferito in cielo, perché non vedesse la morte, e non fu più trovato, perché Dio l'aveva trasferito; prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. Ora, senza fede, è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che Egli è il rimuneratore di quelli che Lo cercano" (Ebrei 11:5-6). Enoc, un uomo di fede, godette di una stretta comunione con Dio e fu trasferito senza vedere la morte, un episodio che evidenzia l'importanza fondamentale della fede per piacere a Dio. Si deve credere non solo che Dio esiste, ma che è un rimuneratore per coloro che lo cercano con dinamismo.
Noè: L'Obbedienza in Attesa
"Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che non si vedevano ancora e mosso da santo timore, preparò per la salvezza della sua famiglia l'arca, mediante la quale condannò il mondo, e divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede" (Ebrei 11:7). Noè ricevette un avvertimento su qualcosa che non era mai accaduto prima. La sua vera fede lo spinse all'azione, a costruire l'arca nonostante l'incredulità e le beffe dei suoi contemporanei. La sua obbedienza non solo salvò la sua famiglia, ma condannò anche l'incredulità del mondo, dimostrando che la vera fede porta sempre a distinguersi e a operare in conformità alla volontà divina.

La Fede dei Patriarchi
Abrahamo: Un Cammino di Fiduciosa Attesa
"Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità, e partì non sapendo dove andava. Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio" (Ebrei 11:8-10).
La fede di Abrahamo, sebbene non perfetta (come si evince dal confronto tra Genesi 12:1-5 e Atti 7:2-4), lo spinse a un passo di obbedienza, lasciando la sua terra per una destinazione sconosciuta promessa da Dio. Egli visse come un "pellegrino" in tende, senza mai possedere la terra promessa, tranne i luoghi di sepoltura. Questo dimostra la sua attesa per una "patria migliore, cioè quella celeste" (Ebrei 11:16), una città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Sara: La Fedeltà di Dio oltre ogni Apparenza
"Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l'età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele Colui che le aveva fatto la promessa. Perciò da un sol uomo, e questi come se fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia lungo la riva del mare, che non si può contare" (Ebrei 11:11-12).
Anche la fede di Sara non era perfetta, ma la sua convinzione che Dio fosse fedele alla sua promessa le permise di concepire Isacco in età avanzata. Questa fiducia nella fedeltà di Dio, nonostante le circostanze biologicamente impossibili, portò alla nascita di innumerevoli discendenti, numerosi come le stelle del cielo.

Morte nella Fede e la Speranza Celeste
"Tutti costoro sono morti nella fede, senza avere ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo per ritornarvi. Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città" (Ebrei 11:13-16).
Abrahamo e Sara, insieme ad altri, morirono nella fede senza aver ricevuto l'adempimento completo delle promesse terrene. Tuttavia, essi le videro da lontano, ne furono persuasi e le accolsero con gioia, vivendo come stranieri e pellegrini su questa terra. Questo dimostra che la loro speranza era rivolta a una patria celeste, una città preparata da Dio. Questo aspetto è cruciale per la fede, ricordandoci che non tutti i problemi si risolvono da questo lato dell'eternità, e non tutti i torti vengono corretti, spingendoci a vivere non come "atei pratici", ma con una convinzione in Dio che incide sulla nostra vita quotidiana.
Il Sacrificio di Isacco: Un Atto di Fede Supremo
"Per fede Abrahamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abrahamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione" (Ebrei 11:17-19).
Il sacrificio di Isacco fu la prova più grande della fede di Abrahamo. Egli obbedì al comando divino, credendo che Dio fosse potente anche da risuscitare i morti. Il termine "riteneva" deriva dall'aritmetica, indicando un atto deciso e attentamente ragionato. Di fronte a promesse e comandi apparentemente contraddittori, Abrahamo obbedì, lasciando a Dio la realizzazione della promessa. Questo atto di fede dimostra una fiducia incondizionata nella potenza e fedeltà di Dio.
Isacco, Giacobbe e Giuseppe: La Fede si Tramanda
"Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell'esodo dei figli d'Israele e diede disposizioni circa le sue ossa" (Ebrei 11:20-22).
- Isacco: Nonostante la sua iniziale intenzione di benedire Esaù per motivi carnali, Isacco giunse alla fede quando comprese che Dio aveva rovesciato i suoi piani e che Giacobbe era stato benedetto. Riconobbe la volontà di Dio e rispose con fede, accettando il piano divino.
- Giacobbe: Sebbene abbia condotto una vita spesso "carnale", la sua fede si manifestò al momento della morte, quando benedisse i figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi al suo bastone. Questo gesto gli ricordava la sua zoppia a Peniel (Genesi 32:24-32) e la grandezza di Dio che custodiva il suo futuro e quello dei suoi discendenti.
- Giuseppe: Anche Giuseppe, prima di morire, mostrò fede menzionando l'esodo degli Israeliti e dando istruzioni riguardo alle sue ossa (Genesi 50:24-25). La sua bara rimase senza essere sepolta per circa 400 anni, un simbolo della sua fede che continuò a testimoniare anche dopo la sua morte, la sua speranza nell'esodo del suo popolo verso la terra promessa.
Mosè e l'Esodo: Fede di Libertà e Obbedienza
"Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura dell'editto del re. Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. Per fede abbandonò l'Egitto, senza temere la collera del re, perché rimase costante, come se vedesse colui che è invisibile. Per fede celebrò la pasqua e fece l'aspersione del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti. Per fede attraversarono il mar Rosso su terra asciutta, mentre gli Egiziani che tentarono di fare la stessa cosa, furono inghiottiti" (Ebrei 11:23-29).
La Nascita e la Scelta di Mosè
I genitori di Mosè, per fede, lo tennero nascosto per tre mesi, non temendo l'editto del re. Mosè stesso, fattosi grande, rifiutò i privilegi della corte egiziana, preferendo il maltrattamento con il popolo di Dio. Questa scelta, sebbene razionalmente incomprensibile per molti, fu un atto di fede profondo, stimando gli "oltraggi di Cristo" come una ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto, perché il suo sguardo era rivolto alla ricompensa.
Egli abbandonò l'Egitto senza temere la collera del re, rimanendo costante come se vedesse Colui che è invisibile. Questa fede gli diede forza contro la paura peccaminosa e servile degli uomini, ponendo Dio davanti alla sua anima e mostrando la vanità delle cose terrene.
La Pasqua e il Mar Rosso
La fede di Mosè fu evidente anche nella celebrazione della Pasqua, credendo che il sangue dell'agnello sulla porta avrebbe salvato le famiglie dal distruttore dei primogeniti. Coloro che non condividevano questa fede e obbedienza furono colpiti dalla piaga. Similmente, per fede, gli Israeliti attraversarono il Mar Rosso su terra asciutta, mentre gli Egiziani, pur avendo coraggio, ma non la stessa fede, furono inghiottiti.

Fede in Azione: Giosuè e i Giudici
Gerico: Fede Audace, Obbediente e Paziente
"Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni" (Ebrei 11:30). A Gerico, il popolo d'Israele dimostrò una fede audace, obbediente e paziente, marciando attorno alle mura per sette giorni, un atto che sfidava la logica militare ma che fu premiato dalla caduta delle mura.
Raab: Fede di un'Estranea
"Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie" (Ebrei 11:31). Raab, una figura inaspettata, dimostrò fede accogliendo le spie ebraiche e dichiarando: "Io so che il SIGNORE vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi" (Giosuè 2:11). La sua azione di protezione delle spie fu la prova della sua fede, salvandola dalla distruzione.
Eroi della Fede: Gedeone, Barak, Sansone, Iefte, Davide
"Che dirò di più? Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l'adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri" (Ebrei 11:32-34).
Questi uomini, sebbene con notevoli fallimenti nelle loro vite, sono celebrati per la loro fede. Gedeone distrusse gli idoli e sconfisse i Madianiti, Barak guidò gli Israeliti contro i Cananei, Sansone sconfisse i Filistei, Iefte sconfisse gli Ammoniti e Davide fu un re di grande fede. Le loro vite dimostrano che anche nella debolezza, la fede può trarre forza e compiere grandi opere. La fede li portò a vincere regni, a praticare la giustizia e a ricevere l'adempimento delle promesse.

La Sofferenza dei Credenti e la "Migliore Risurrezione"
"Altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione. Altri ancora subirono scherni e flagelli, e anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra" (Ebrei 11:35-38).
Perseveranza nella Fede di Fronte alle Tribolazioni
Questo passaggio descrive le terribili sofferenze subite da molti credenti: martirio, scherni, flagelli, catene, prigionia, lapidazione, essere segati a morte e uccisi di spada. Essi non accettarono la liberazione, aspirando a una "migliore risurrezione", quella alla vita anziché alla condanna (Giovanni 5:29). La menzione di essere "tentati" in questo contesto di torture suggerisce la profondità delle prove affrontate. Il mondo non era degno di questi santi disprezzati e perseguitati, che con la loro fede sopportarono crudeltà inimmaginabili, rimanendo saldi nella loro speranza in Dio.
La Fede del Passato e la Nostra Fede Oggi
La Perfezione nella Fede e l'Opera di Cristo
"Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso. Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi" (Ebrei 11:39-40).
Gli antichi credenti, pur avendo avuto una buona testimonianza di fede, non ricevettero l'adempimento finale delle promesse, ovvero la testimonianza dell'opera compiuta del Messia per loro. Essi non potevano giungere alla "perfezione" o "completezza" senza i credenti del Nuovo Patto, perché l'opera di Gesù Cristo è ciò che apre la strada alla presenza stessa di Dio per tutti. La loro fedeltà rende la nostra fede odierna più facile, mostrando una continuità nella relazione tra Dio e l'uomo attraverso i secoli.
Questa "completezza" è raggiunta soltanto con l'avvento di Cristo e la nascita della comunità del nuovo patto. Le Sacre Scritture ebraiche e cristiane sono il fondamento di questa fede. Siamo chiamati a vivere la nostra fede distinguendoci dalle mode filosofiche e culturali, dalle opinioni popolari e dalle mutevoli condizioni di questo mondo, non importa quali difficoltà possiamo affrontare. La nostra fede non è un'astrazione, ma un nuovo atteggiamento, uno stile di vita e un orientamento che modella le nostre opere.