La Chiesa cattolica vive un periodo di profonde trasformazioni sotto il pontificato di Papa Francesco, caratterizzato da un'inedita enfasi sulle "periferie" e sull'impegno sociale, che talvolta genera dibattiti e nuove dinamiche interne. Le discussioni riguardano tanto il ruolo delle donne, quanto i criteri per le nomine episcopali e cardinalizie, che vedono sempre più spesso figure forgiate alla scuola della solidarietà "militante", come quelle provenienti dalla Caritas. Questo approccio ha generato un clima di costruttivo rispetto delle posizioni, ma anche di percepita contrapposizione tra le nuove direzioni imposte e le tradizioni consolidate.
La Questione del Sacerdozio e del Diaconato Femminile
Al recente Sinodo in Vaticano, nonostante le donne abbiano ottenuto la possibilità di farsi sentire e votare (ben 54 votanti), non è stato dato alcun via libera per il sacerdozio femminile, come speravano alla vigilia soprattutto le cattoliche tedesche. Le attese di una road map futura capace di sbloccare la questione del diaconato femminile e del sacerdozio femminile sembrano essere ancora al palo.
Uno dei principali protagonisti del Sinodo, Prevost, ha ribadito la lunga e importante tradizione della Chiesa. Sul diaconato femminile, ha aggiunto che «ci sono due commissioni che hanno studiato il tema e non hanno ancora pubblicato le conclusioni», riconoscendo una certa apertura a prendere in considerazione tale tema, ma non l'ordinazione delle donne. A suo parere, «la clericalizzazione invece che risolvere un problema potrebbe crearne un altro». Ha osservato che «le donne stanno assumendo ruoli di leadership nella Chiesa e anche nella Santa Sede ci sono funzionarie, come per esempio al Dicastero della Vita Consacrata», riferendosi all'ultima nomina femminile di Papa Francesco di una religiosa in qualità di Segretario della struttura, pur sapendo che in Curia non esiste ancora una donna alla guida di un Dicastero.
Il pensiero di Prevost ha trovato sponde anche nel cardinale di Bangui, Nzapalainga, il quale ha spiegato che nel governo diocesano i vescovi ascoltano già molto le donne e la loro «sensibilità femminile», sottolineando che «la Chiesa ha una lunga tradizione» da rispettare. Tuttavia, come si nota, nelle strutture diocesane del mondo, le religiose, pur essendo numericamente maggioritarie, continuano ad avere ruoli subordinati, salvo rari casi.
L'arcivescovo americano Timothy Broglio ha evidenziato l'influenza delle donne nella Chiesa, soprattutto nel campo educativo con la fondazione di tante scuole, concludendo che l'emarginazione percepita dal mondo femminile potrebbe essere solo «una percezione sbagliata». Nonostante l'altolà vaticano, la Chiesa tedesca tira dritto con il suo organismo di dibattito.

Il Ridimensionamento della Figura del Cardinale e le Nuove Nomine di Papa Francesco
Papa Francesco mira a rivoluzionare la Chiesa e a ridimensionare la figura dei cardinali, un tempo «prìncipi della Chiesa» e «corte del papa», oggi più semplicemente membri dell'assemblea (il conclave) che elegge il Papa. Questo si manifesta nella nomina di cardinali da diocesi che un tempo non avrebbero avuto tale privilegio, e nel contempo, nel non nominare cardinali di sedi tradizionalmente cardinalizie.
Il "Caso Delpini" e la Mancata Porpora a Milano
Un esempio significativo di questo nuovo corso è la mancata nomina a cardinale dell’arcivescovo metropolita di Milano, Mario Delpini, in favore del vescovo di Como, Oscar Cantoni. Questa scelta ha generato scandalo e imbarazzo nella Chiesa ambrosiana, che si vanta di essere la “diocesi più grande del mondo”. Monsignor Delpini ha reagito con sarcasmo, ironizzando sulla scelta del Papa di nominare un vescovo di Como anziché quello di Milano, una città che il Papa, tifoso del San Lorenzo (e non del River Plate come inizialmente confuso da Delpini), potrebbe considerare "bauscia".
La mancata porpora a Delpini potrebbe essere interpretata come un disagio, una «offesa» non alla sua persona, ma alla Chiesa di Milano e alla sua lunga storia. Potrebbe aver influito una vecchia storia del 2011, quando Delpini, da vicario episcopale, non aprì un'indagine canonica su un sacerdote accusato di abusi, trasferendolo invece. Il disagio, la sofferenza e la stanchezza dei preti ambrosiani sono grandi, non per la mancata porpora, ma perché il mondo è cambiato, i cristiani sono ridotti a minoranza e i preti sono sempre di meno. La decisione del Papa, libero nelle sue scelte, infrange tradizioni consolidate, riflettendo la sua immagine di ecclesiastico di governo determinato a imporre le sue idee.
Nomine dalle "Periferie" e dal Mondo della Caritas
Papa Francesco sta costruendo una squadra di vescovi e cardinali scelti tra i cosiddetti "preti di strada", in prima linea nella lotta alle povertà, alle disuguaglianze sociali e alla criminalità organizzata. La nomina episcopale del direttore della Caritas diocesana di Roma, don Benoni Ambarus, è solo l'ultima di queste "promozioni" di sacerdoti forgiati alla scuola della solidarietà "militante". Anche altri due direttori della Caritas romana sono stati elevati alla dignità vescovile e cardinalizia: monsignor Guerino Di Tora e don Enrico Feroci.
Queste nomine rappresentano la messa in pratica della rivoluzione di Papa Bergoglio nell'individuare i nuovi nomi destinati a far parte del Collegio Cardinalizio e dell'episcopato. In precedenza, il Papa aveva già sorpreso nominando cardinale l'Elemosiniere Apostolico, il polacco Konrad Krajewski, raccomandandogli di continuare l'assistenza ai bisognosi. Profili analoghi sono quelli di don Paolo Lojudice, elevato a guida della diocesi di Siena, e di padre Mauro Gambetti, francescano conventuale e ingegnere meccanico, posto a presiedere la Fabbrica di San Pietro e la Basilica Vaticana. Significative sono anche le promozioni di sacerdoti e vescovi impegnati in zone infestate dalla malavita, con iniziative per giovani e immigrati.
Il Papa chiede ai nuovi componenti della sua "Chiesa Ospedale da campo" di continuare a fare «quello che avete sempre fatto per aiutare poveri, bisognosi, oppressi, in mezzo alla gente nel nome del Signore». Il cardinale Vicario di Roma, Angelo De Donatis, ha confermato l'attenzione di Papa Francesco verso la realtà umana degli immigrati, in particolare le oltre 150 comunità cristiane cattoliche di Roma.

Il Caso del Cardinale Josè Fuerte Advincula dalle Filippine
La nomina a cardinale del vescovo di Capiz, nelle Filippine, monsignor Josè Fuerte Advincula, ha destato «incredulità e stupore» nella sua stessa diocesi, che lo ha definito lo «sconosciuto cardinale proveniente da una piccola e insignificante provincia rurale». Questa scelta si allinea perfettamente con l'orientamento di Papa Francesco verso una Chiesa sempre più aperta alle periferie del mondo, lontane dal centralismo europeo.
Nel neo-cardinale Advincula, si intravede la volontà di portare nei gangli decisionali della Chiesa mondiale presbiteri con un curriculum da sacerdoti e parroci "normali", buoni gestori di diocesi e dalla parte del Vangelo. La sua attività pastorale, intesa come cartina di tornasole di una Chiesa filippina che va verso i poveri e dà loro centralità, è esemplare. Nelle sue prime interviste, Advincula ha posto grande attenzione al tema della povertà, collegata alla dignità umana e ai diritti umani delle persone, sostenendo che «la Chiesa deve prendere posizione e impegnarsi perché la dignità umana e i diritti umani delle persone siano rispettati. Deve aiutare ad alleviare la povertà».
Sia come vescovo di San Carlos che di Capiz, il neocardinale ha attivato programmi di vicinanza e sostegno per le popolazioni indigene sottomesse. Ha promosso l'impegno della diocesi a non far emigrare queste popolazioni, a mantenere vive le loro tradizioni e a recuperare specie agricole locali con metodi di coltivazione tradizionale che rispettano l'ambiente. Dopo il supertifone Haiyan nel 2013, Advincula ha chiarito che «prima aiutiamo la gente, diamo da mangiare, risolleviamo le sorti delle nostre comunità tutte, ridiamo una casa e dignità, e dopo risistemiamo le Chiese e i tetti e gli altari». La Caritas locale di Capiz, sotto la sua guida, ha ricostruito centinaia di case e favorito la costituzione di gruppi di difesa del territorio.
Un grande impegno è stato posto sull'istruzione, con borse di studio e la costruzione di un grande centro di evacuazione/scuola professionale, la scuola “St. Joseph”, che offre corsi di carpenteria, muratore, idraulico, massaggi tradizionali, saldatura, cuoco e barman. Advincula ha anche creato 29 nuove "mission station", soprattutto in zone montane e villaggi lontani, per andare più vicino alla gente. Il suo motto, Audiam (Ascolterò), riflette il suo approccio basato sull'ascolto delle esigenze delle comunità e sulla "cultura della presenza" per chi è vittima di depressione.
Il cardinale Advincula promuove anche il fitness e il consumo di prodotti locali, e si impegna per la difesa del creato e la conservazione della biodiversità, tramite vivai gestiti biologicamente e la valorizzazione della diversità culturale. Ancora non è chiaro se rimarrà vescovo a Capiz o sarà spostato in una diocesi più grande e prestigiosa.
Critiche e "Esautorazioni" dei Cardinali Conservatori
I detrattori dell'operato del Pontefice sostengono che Papa Francesco sia solito «esautorare» o «rimuovere» coloro che si oppongono alle sue aperture dottrinali. I vaticanisti "antibergogliani" hanno coniato il termine «misericordiati» per indicare uomini di Chiesa che, mediante la «somministrazione della misericordina», hanno dovuto abbandonare i loro incarichi o sono finiti ai margini delle logiche vaticane. Secondo questa visione, la Chiesa promossa dall'argentino sarebbe «accogliente» solo a partire dall'accettazione passiva delle svolte progressiste, mostrando poca compassione per i cardinali conservatori che hanno sollevato perplessità su Amoris Laetitia, sulla rivalutazione di Lutero e sulla carenza di spiritualità della pastorale bergogliana.
Esempi citati includono il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, che, pur rimanendo formalmente al vertice, sarebbe stato «esautorato» da competenze trasferite al cardinale Walter Kasper, più progressista, o corretto pubblicamente. Il cardinale Gerhard Müller, contiguo a Joseph Ratzinger, non è più prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sostituito da un gesuita. Il cardinale Raymond Leo Burke è stato rimosso dall'incarico di prefetto del Tribunale supremo della Signatura apostolica e insignito di un titolo onorifico. Antonio Cañizares Llovera, sostenitore della messa in rito antico, sarebbe stato «rispedito» nella sua diocesi d'origine a Valencia. Il cardinale genovese Mauro Piacenza ha dovuto lasciare la Congregazione per il clero per essere «declassato» a penitenziere maggiore. Anche il cardinale Joseph Zen ha tuonato contro Papa Francesco per le nomine di vescovi graditi al governo cinese. Per i critici, lo scopo di Bergoglio è «monopolizzare» la Curia escludendo l'ossatura delle investiture promosse dal suo predecessore, sebbene sia vero che ogni Papa ha ridisegnato la Curia romana a sua «immagine e somiglianza».

Il Significato delle Riforme di Papa Francesco
Le scelte di Papa Francesco, sia in termini di nomine che di orientamento pastorale, delineano una Chiesa che si vuole "ospedale da campo", vicina ai poveri e agli ultimi. L'attenzione alle minoranze, alle realtà difficili e la promozione di figure con un forte radicamento nella pastorale sociale e caritativa, provenienti spesso da diocesi considerate "periferiche", sono elementi chiave di questa visione. Questo modello pastorale, che privilegia la vicinanza alla gente e l'ascolto delle comunità, rappresenta un cambiamento significativo rispetto alle logiche tradizionali, non senza generare dibattiti e resistenze all'interno della gerarchia ecclesiastica.