Introduzione al Salmo 99
Il Salmo 99 (nella numerazione CEI) si distingue come l'ultimo e uno dei più originali tra i "Salmi della regalità". Esso è caratterizzato da una ricchezza teologica profonda, un lirismo vibrante, un tenore morale elevato e un aspetto celebrativo-cultuale marcato. La sua composizione si colloca nel periodo preesilico, presumibilmente nel VII o VI secolo a.C., e si avvale di una simbologia spaziale, cultuale, regale e giudiziaria per esprimere la grandezza di Dio.

Struttura e Temi Principali del Salmo
Il Salmo 99 può essere diviso in tre parti principali, ciascuna delle quali esalta un aspetto della regalità divina e della relazione di Dio con il suo popolo e con l'intera creazione. Il Salmo 99 proclama che Dio è Santo Santo Santo, e in questa perfetta identità ci parla e ci mette in guardia dal non considerare la sua maestà, giustizia e disciplina.
La Maestà e Universalità della Regalità Divina (vv. 1-3)
Nella prima sezione del Salmo (vv. 1-3), il focus è sull'esaltazione della maestà e dell'universalità della regalità divina. Il Salmo si apre con l'affermazione perentoria: "Il Signore regna: tremino i popoli. Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra". Questa dichiarazione, presente per la terza volta nei Salmi (vedi anche Salmo 93:1 e 97:1), sottolinea la presenza e il regno di Dio. Di fronte a un Dio sovrano, il timore dei popoli è una reazione appropriata che porta alla lode.
Il dominio regale di Jahwèh non può rimanere circoscritto al solo popolo israelitico, con la sua sede visibile sul monte Sion; per natura e per diritto acquisito nella creazione, esso abbraccia tutte le famiglie dei popoli. Ogni creatura, pertanto, animata e inanimata, è chiamata ad accogliere la lode del Nome divino, che rappresenta Dio stesso. Qui Egli è presentato con gli attributi che manifestano la sua trascendenza: grande e terribile, e soprattutto con la più alta delle qualità divine: la santità. Il Salmo afferma: "Grande è il Signore in Sion, eccelso sopra tutti i popoli. Lodino il tuo nome grande e terribile. Egli è santo!". La maestà di Dio è un dato di fatto e il suo regno di verità e giustizia è stato inaugurato dall'opera salvifica di Gesù Cristo sulla croce.
Il Re Santo siede tra i cherubini, gli stessi angeli che, dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio pose a guardia del giardino dell'Eden (Gen 3,24). Egli è al di sopra di queste creature, e i cherubini erano parte dell'Arca dell'Alleanza, che rappresentava la presenza di Dio tra il popolo d'Israele. Sull'Arca, i cherubini erano posti uno di fronte all'altro con lo sguardo rivolto verso il propiziatorio, dove il sangue dell'animale sacrificato veniva sparso per l'espiazione del peccato (Es 25,20). Il propiziatorio sull'Arca era una prefigurazione simbolica del sacrificio definitivo per tutti i peccati: il sangue di Cristo sparso sulla croce per la remissione dei peccati (Ro 3,24-25). Gesù Cristo, il Dio Figlio, è colui che ha pagato per il nostro peccato morendo sulla croce tra due ladroni, ha scosso la terra ed è risorto il terzo giorno. Egli è il Signore, grande in Gerusalemme, colui che ha salvato gli eletti di Dio tra i popoli della terra. Egli è il Santo.
02 Il Dio di Gesù Cristo (Corso istituzionale di Teologia Trinitaria)
La Potenza della Regalità e l'Esercizio della Giustizia (vv. 4-5)
Nella seconda parte del Salmo (vv. 4-5), l'attenzione si sposta sulla potenza della regalità divina, esplicitata nell'esercizio della giustizia. Il salmista si rivolge direttamente a Dio, chiamandolo "Re potente" e qualificandolo come Colui che ama la giustizia, che ha stabilito ciò che è retto ed esercita in Giacobbe, cioè in mezzo al popolo di Dio, la giustizia e il diritto. Il Re Santo è il Dio che ha stabilito la giustizia, un attributo divino che si riflette su tutto il creato. Essa non è un concetto astratto o soggettivo; nella storia della redenzione, il Signore ha stabilito la Legge che distinguesse ciò che è giusto da ciò che è sbagliato (Es 20). L'umanità è chiamata a credere in Dio e ad osservare i suoi comandamenti (Ec 12,13), ma spesso fallisce miseramente. La legge, prima in Israele e ora per ognuno, mostra la nostra ingiustizia davanti al Dio Santo e mette in luce il nostro peccato (Ro 3,20).
La giustizia di Dio non è sostenibile se non attraverso il sacrificio vicario di Gesù Cristo. Come afferma l'apostolo Pietro, "Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio" (1Pt 3,18). Per ottenere la giustizia di Dio, siamo chiamati a prostrarci davanti al suo trono, davanti allo sgabello dei suoi piedi, credendo con il cuore e confessando con la bocca che Gesù Cristo è il Signore (Ro 10,9-10). Lo "sgabello dei suoi piedi" è spesso interpretato come un riferimento all'Arca dell'Alleanza, collegata alla presenza di Dio tra i cherubini. Il Re Santo chiamava il suo popolo a prostrarsi davanti alla dimora di Dio e chiama oggi a prostrarsi davanti al tempio incarnato, Gesù Cristo. Il Figlio di Dio, colui che ha provveduto la giustizia sulla croce e ha attraversato la peggiore ingiustizia della storia, ci trasforma in dimore della sua presenza. Attraverso l'opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo dimora nei cuori dei suoi figli, rendendoli partecipi della sua giustizia. Egli è il Santo. A conclusione di questa sezione, il salmista invita nuovamente il popolo ad esaltare il Signore Dio con un atteggiamento di profonda adorazione, prostrandosi davanti alla sua santità (v.5), ripetendo per enfasi l'affermazione: "Egli è santo!".
La Disciplina Divina e i Mediatori dell'Alleanza (vv. 6-9)
Nella terza e ultima parte (vv. 6-9), il salmista si riferisce al periodo dell'Esodo e dei Giudici, ricordando le grandi figure di Mosè, Aronne e Samuele. Essi sono visti come "custodi" e "mediatori" dell'Alleanza, coloro che invocavano il Signore e ne ricevevano risposta. Il Salmo cita: "Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, Samuele tra quanti invocavano il suo nome: invocavano il Signore ed egli rispondeva. Parlava loro da una colonna di nubi: custodivano i suoi insegnamenti e il precetto che aveva loro dato". Il Signore esaudiva il popolo e si mostrava clemente, ma anche severo quando essi trasgredivano. Samuele, il grande profeta e giudice di Silo, menzionato nel Salterio solo qui, fu mediatore in particolare nella fondazione della monarchia (1Sam 7,8-9; 12,16-25), e come Mosè e Aronne invocava il Signore e ne riceveva risposta.
Dio è sempre stato fedele al suo popolo, non nascondendo mai la sua benevolenza e la sua presenza. Ha risposto alle invocazioni e ha guidato visibilmente il popolo attraverso una colonna di nuvola di giorno e di fuoco di notte (Es 13). Fu clemente, tuttavia la santità di Dio richiede all'uomo una condotta santa (1 Pt 1,15-16). La disciplina del Signore è una risposta del suo amore verso il suo popolo (Pr 3,11-12). Dio ha con il suo popolo una relazione di tipo pattizia, promettendo benedizioni davanti all'obbedienza e disciplina davanti alla trasgressione. La disciplina di Dio mostra la gravità del peccato, mettendo in luce la sua pericolosità e le sue conseguenze eterne. I figli di Dio amano la disciplina non per autolesionismo spirituale, ma perché essa protegge, mette a nudo e allontana il peccato. La disciplina spirituale ravviva la fede e rafforza il rapporto con il Salvatore. A conclusione del Salmo, troviamo il terzo esplicito invito a lodare il Signore e a prostrarsi in adorazione davanti al suo monte santo, riconoscendo il dono della reciproca appartenenza e la sua ineffabile santità (v. 9). Per l'enfasi, per la terza volta, la santità di Dio è proclamata: "Esaltate il Signore, nostro Dio, e prostratevi al suo monte santo, perché Santo è il Signore, nostro Dio!".
Il Salmo 99 nella Tradizione CEI
Il Salmo 99 (98) della versione CEI è un salmo di lode al Signore, identificato come "Salmo del regno e di intronizzazione".
Testo del Salmo 99 (98 CEI):
1 Il Signore regna: tremino i popoli. Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
2 Grande è il Signore in Sion, eccelso sopra tutti i popoli.
3 Lodino il tuo nome grande e terribile. Egli è santo!
4 Forza del re è amare il diritto. Tu hai stabilito ciò che è retto; diritto e giustizia hai operato in Giacobbe.
5 Esaltate il Signore, nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi. Egli è santo!
6 Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, Samuele tra quanti invocavano il suo nome: invocavano il Signore ed egli rispondeva.
7 Parlava loro da una colonna di nubi: custodivano i suoi insegnamenti e il precetto che aveva loro dato.
8 Signore, nostro Dio, tu li esaudivi, eri per loro un Dio che perdona, pur castigando i loro peccati.
9 Esaltate il Signore, nostro Dio, e prostratevi al suo monte santo, perché Santo è il Signore, nostro Dio!
Meditazione:
Il Salmo 99 (98) è un salmo di lode al Signore. Descrive un Dio potente ("scuote la terra"), conoscitore e amante del diritto, che sa cosa è giusto e cosa è sbagliato, presentandosi inizialmente come un giudice potente. Successivamente, citando figure come Mosè, Aronne e Samuele, i quali, dopo essere stati castigati, furono perdonati, si rivela il suo aspetto misericordioso. La misericordia è infatti la posizione di Dio verso qualsiasi errore, debolezza e dimenticanza umana.
Commento di Sant'Agostino al Salmo 99
Il commento di Sant'Agostino al Salmo 99 si concentra su temi profondi come il "giubilo nella confessione", la conoscenza di Dio e il servizio nella carità.
Il Significato del "Giubilo"
Agostino riflette sul titolo del Salmo: "Salmo nella confessione", che esorta a "giubilare a Dio, o terra tutta!". Si interroga sul significato di questo "giubilo", specialmente in riferimento alla massima "Beato il popolo che comprende il giubilo". Agostino spiega che "chi giubila non pronunzia parole ma emette dei suoni indicanti letizia, senza parole. Il giubilo è la voce di un cuore inondato dalla gioia, d'un cuore che, per quanto gli riesce, vuol manifestare i suoi sentimenti, pur senza comprenderne il significato." È l'espressione di una gioia che supera la capacità umana di descriverla a parole, un'esultanza che si manifesta in grida inarticolate. Questo giubilo, tuttavia, deve essere "nella giustizia" e "nella confessione", in contrasto con il giubilo "nell'iniquità" o "nella confusione".
La Conoscenza di Dio attraverso le Creature e la Purificazione del Cuore
Sant'Agostino invita a giubilare quando si loda ciò che è ineffabile. Guardando l'universo - terra, mare, cielo e tutti gli esseri - si nota la loro origine, le loro cause, il loro ordine. In mezzo alle creature, l'uomo possiede qualcosa che lo accomuna agli angeli: la capacità di riconoscere Dio e di distinguere il bene dal male. L'anima deve interrogarsi: "Chi ha fatto tutte queste cose? Chi ha creato te stessa? Chi sarà mai colui che ha creato le cose che vedi e te che le vedi?". Dio si vede con la mente, con il cuore puro: "Beati, dice, i puri di cuore, poiché vedranno Dio". Riconoscendo la difficoltà di avere un cuore puro, Agostino esorta a dispiacersi per le tenebre del peccato e a cacciare il male dal cuore per accostarsi a Dio. L'uomo si avvicina a Dio non per distanza di luogo, ma diventando a Lui somigliante tramite la pietà e la carità. Imparare ad amare il nemico, come fa il Padre celeste che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, rende simili a Dio e permette di "sentirlo". Dio è onnipresente e non si allontana mai dall'uomo; è l'uomo che si allontana da Lui perdendo la sua somiglianza. Agostino conclude: "Sii simile a Dio mediante la pietà e amalo col tuo pensiero! E, sapendo che i suoi attributi invisibili si comprendono e si vedono attraverso le cose create, osserva e ammira le creature, ricercandone il Creatore."

Servire il Signore con Gioia e la Libertà nella Carità
Il commento di Agostino sottolinea che "servire il Signore con letizia" (Sal 99:2) implica una servitù diversa da quella terrena, che è piena di amarezza. Presso il Signore, c'è una "libera servitù", dove non la necessità ma la carità serve. "Ti faccia servo la carità, poiché ti ha fatto libero la verità". L'Apostolo Paolo dice: "Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà; non trasformate però la libertà in occasione per la carne, ma servitevi a vicenda mediante la carità dello Spirito" (Gal 5,13). Si è servi e liberi allo stesso tempo: servi perché amati da Dio e liberi perché si può amare il Creatore. Agostino avverte di non servire brontolando, poiché ciò non sottrarrebbe dalla condizione di servo, ma renderebbe un "servo cattivo". La piena e perfetta gioia sarà quando il corpo corruttibile si vestirà di incorruzione e il mortale di immortalità; allora ci sarà giubilo perfetto, lode senza fine, amore senza ostacolo, frutto senza timore, vita senza morte. Anche sulla terra, pur tra le prove e le tentazioni, c'è gioia, un anticipo della speranza futura.
Riflessioni Teologiche Ulteriori
Il Salmo 99, con i suoi commenti e meditazioni, offre spunti significativi su attributi fondamentali di Dio.
La Santità di Dio
La santità è un tema ricorrente e centrale nel Salmo 99, ripetuto enfaticamente in chiusura di ogni sezione ("Egli è santo!"). Alla sua radice, la santità implica l'idea di separazione. Dio è separato dalla creazione in quanto non è una creatura, ed esiste al di fuori di essa. È separato dall'umanità, poiché la sua natura è divina, non umana. La santità di Dio pervade ogni suo attributo: la sua potenza è una potenza santa, il suo amore un amore santo, la sua sapienza una sapienza santa. La Bibbia chiama Dio "santo" più di qualsiasi altra cosa, più che sovrano, giusto, misericordioso o amorevole. La santità è l'armonia di tutte le virtù; tutte le glorie sono in Lui come un tutt'uno.
La Giustizia Divina
La giustizia è un altro pilastro della regalità di Dio nel Salmo 99. La sua grande forza e sovranità non sono usate per tirannia, ma unite alla sua giustizia e rettitudine. Dio non è un governante arbitrario; Egli ama la giustizia e la rettitudine, e ciò che ha istituito è l'equità stessa. A differenza di molti regni umani che si dilettano nell'astuzia, nel favoritismo e nella forza bruta, la regalità divina è trasparente e immutabile nella sua giustizia. La giustizia di Dio non chiude gli occhi davanti al peccato e solo comprendendo la disperazione della propria condizione l'uomo può rifugiarsi in Gesù Cristo.
La Disciplina dell'Amore di Dio
Il Salmo mostra che la disciplina del Signore è una risposta del suo amore verso il suo popolo. Dio ha una relazione pattizia con il suo popolo, promettendo benedizioni in caso di obbedienza e disciplina in caso di trasgressione. La disciplina di Dio non è punitiva nel senso umano, ma mira a proteggere, mettere a nudo e allontanare il peccato, ravvivando la fede e rafforzando il rapporto con il Salvatore. Rifiutare la disciplina di Dio significa non aver compreso le grandi benedizioni che Egli ha lasciato. Gesù Cristo ha affrontato la croce affinché coloro che credono in Lui potessero essere liberi dal laccio del peccato. Rifiutare la disciplina significa voler tornare sotto quel laccio, rinnegando l'opera di Cristo e opponendosi al lavoro dello Spirito Santo.