La realtà delle parrocchie a Trieste, come in molte altre città, ha subito significative trasformazioni nel corso del tempo. Se un tempo bastava un semplice pallone, anche un leggero “Super Tele” di plastica, a calamitare i ragazzi verso la parrocchia, oggi il compito dei parroci è diventato più arduo e complesso, dovendo affrontare un mondo in rapido cambiamento. Un esempio di questa "vecchia maniera" è don Giuseppe Dreossi (detto zio Pippo) sul colle di Servola, che quasi mezzo secolo fa chiamava i giovani all'«Adunanza». Per rispondere a queste nuove sfide, tra il 2018 e il 2019, il vescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, ha promosso un rinnovamento nelle parrocchie diocesane, puntando su sacerdoti più giovani e dinamici.

La Parrocchia della Madonna del Mare: Origini e Sviluppo
Antiche Testimonianze Cristiane e Tracce Storiche
La zona che oggi ospita la Parrocchia Madonna del Mare vanta una storia ricca di presenze e trasformazioni. Già da una stampa del 1775, si possono osservare varie strutture accanto alle mura della città e edifici più discostati dove nel Settecento sorsero la Cereria Nicolentini (contrassegnata con il n. 8), la fabbrica di maioliche Balletti (al n. 9) e lo Zuccherificio della Compagnia di Assicurazione, Commercio e Sconto. Nel particolare del disegno settecentesco di Francesco Orlandi si possono notare le collocazioni dell’ospedale San Giusto e la chiesa di San Bernardino (al n.4), così come le chiese dei Santi Giovanni e Paolo. Famiglie nobili come i Marchesetti, gli Stella e i Capuano avevano le loro tombe proprio in quel tempio dedicato alla Madonna del Mare, la cui effigie era dipinta sull’altare maggiore.
Il 23 novembre 1963, durante uno scavo di una conduttura davanti all'Istituto Magistrale “G. Carducci”, vennero rinvenute una serie di iscrizioni databili tra la fine del secolo IV e l’inizio del VI. Questi reperti costituiscono i primi documenti della più antica comunità cristiana di Trieste, tramandandoci una ventina di nomi appartenenti a personalità rilevanti della Chiesa locale tra il V e il VI secolo, detta Sancta Ecclesia Tergestina.
La Fondazione della Parrocchia Moderna
Sul colle di San Vito, i Minori Francescani della Provincia Veneta di Sant’Antonio, già presenti a Trieste dal 1926 con l’ufficio di Penitenzieri nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, aprirono una prima cappella nel 1934, iniziando la cura spirituale dei fedeli del rione. Più tardi, nel 1938, costituito il Convento in un posto centrale della zona, fu qui trasferito anche il luogo di culto. La nuova chiesa, realizzata su progetto dell’architetto ingegnere Ferdinando Forlati, è stata consacrata il 5 dicembre 1954 dal vescovo Antonio Santin e dedicata alla Vergine Maria con il titolo anticamente venerato a Trieste di Stella del Mare.
La parrocchia religiosa della Madonna del Mare, dismembrate parti delle parrocchie di San Giusto, Beata Vergine del Soccorso e Madonna della Provvidenza, è stata canonicamente eretta il 12 ottobre 1969 ed affidata ad nutum Sanctæ Sedis alla Provincia Veneta di Sant’Antonio dei Frati Minori Francescani. È stata riconosciuta civilmente con D.P. del 4 ottobre 1971. L’attività parrocchiale ed i libri parrocchiali iniziano ufficialmente con il 12 ottobre del 1969.
Il Passaggio al Clero Diocesano
Nel 2019, i Religiosi Francescani hanno lasciato Trieste e, di conseguenza, la cura d’anime della Parrocchia Madonna del Mare. Dal 1° ottobre dello stesso anno, la parrocchia è retta dal clero diocesano. L'ente è iscritto al n.37 del Registro delle Persone Giuridiche, a pagina 37.
Don Valerio Muschi: Il Parroco della Madonna del Mare

Tra i sacerdoti scelti per portare avanti il rinnovamento nelle parrocchie triestine, spicca Don Valerio Muschi, 45 anni, attuale parroco della chiesa Madonna del Mare di piazzale Rosmini. Dopo aver servito per dieci anni a San Giovanni e altrettanti a Santa Rita, Don Valerio si trova ora tra i rioni di San Vito e Campi Elisi da circa un anno e mezzo. Con il digitale ha accorciato le distanze dai parrocchiani, soprattutto in tempo di pandemia. Don Valerio è anche delegato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e membro del consiglio pastorale diocesano. Viene descritto come un sacerdote “tecnologico” ma allo stesso tempo "vecchia maniera", a cui piace stare sempre in mezzo alla gente e che ha sempre un sorriso per tutti.
Un Percorso Vocazionale tra Arte e Fede
Nato a Trieste, in fondo a Viale XX Settembre, Don Valerio Muschi ha un'infanzia normale, condivisa con due fratelli maschi più piccoli. Sua madre era un’insegnante e suo padre un vetrinista che poi si è dedicato alla vendita di libri usati. Don Valerio ha fatto le magistrali al Carducci, dove ha avuto la possibilità di fare anche un’ora facoltativa di pianoforte, grazie alla quale è entrato al Conservatorio Tartini, studiando l’organo, che definisce il suo "primo amore". L’arte è una passione ereditata in famiglia: suo nonno materno era il noto etnomusicologo Claudio Noliani, ed era suo parente anche Diego de Henriquez, il collezionista di cimeli. Il cognome Muschi, aggiunge Don Valerio, dovrebbe essere di origine boema, scritto con la K finale.
Verso i sedici anni, suonando l’organo nella chiesa di Sant’Antonio vecchio, Don Valerio è entrato nel mondo parrocchiale, dove si è fatto i primi amici, lui che era piuttosto introverso, e ha anche preso una cotta per una ragazza. Non nacque una storia d’amore, ma in cambio cominciò a frequentare l’Azione Cattolica. Fu prima di compiere i 18 anni che, una sera, sentì la "chiamata di Dio", quel giorno capì cosa sarebbe diventato, una vera folgorazione. Finite le magistrali, lasciò l’idea di iscriversi a Ingegneria per intraprendere un’altra strada che lo portò in Seminario a Udine. Da prete, facendo il cappellano, ha proseguito la formazione con un corso sull’evangelizzazione, continuando pure il Conservatorio. Si è diplomato quando era già parroco.
La Parrocchia Oggi: Un Punto di Riferimento in Evoluzione
Secondo Don Valerio, la parrocchia è ancora un punto di riferimento per il rione, anche se dipende poi dai punti di vista. In chiesa ci va meno gente, ma è un cristianesimo "più elettivo, più consapevole". Le persone in parrocchia sono conquistate anche dalla cordialità e da quella apertura mentale che ti consente di non apparire come "un marziano". La responsabilità del parroco è una responsabilità di servizio. C’è gente che viene per confessarsi, per fare un cammino spirituale o per chiedere aiuto, ma anche solo per parlare e stare in compagnia.
Già prima della pandemia era aumentato il numero dei bisognosi; in parrocchia arriva varia umanità a chiedere aiuto: indigenti, migranti, tossicodipendenti. Purtroppo i poveri sono in aumento e le offerte sono calate, anche perché non si poteva venire in chiesa. Si cerca comunque di dare una mano a tutti, tuttavia, Don Valerio precisa: «non siamo un juke-box nè un dispenser». L'accoglienza è sì, ma non immediata, va invece valutata insieme a chi la chiede per trovare un percorso condiviso, poiché «l’accoglienza del soldino in mano non porta a nulla».
Il rione della Madonna del Mare, prosegue Don Valerio, è "a due marce": verso il colle di San Vito c’è la zona residenziale, e sotto, verso Campi Elisi, ci sono tante case popolari. C’è un muro invisibile che divide queste due realtà. La chiesa, che sta nel mezzo, è idealmente un ponte che le unisce, dove vengono a pregare sia ricchi che poveri, senza distinzione.

La Gestione della Pandemia e la Solidarietà
La comunicazione e l’uso di un linguaggio vicino ai giovani oggi sono fondamentali. La parrocchia Madonna del Mare è stata tra le prime, durante il lockdown, a trasmettere le messe in streaming. Don Valerio sottolinea che la comunicazione non dipende solo dai social o dalla rete, ma anche dall’atteggiamento. «Essere sacerdote non vuol dire collocarsi un gradino sopra gli altri» e aggiunge: «Mi piace pensare che siamo tutti sulla stessa barca, siamo una comunità di persone e io non sono certo il capitano, semmai il nostromo».
I social, pur nascondendo molte insidie, dipendono dall’uso che se ne fa. Sono come delle stanze chiuse, basta aprire quelle giuste. Se si apre il sito della parrocchia, per esempio, ci si trova in diretta con la chiesa 24 ore su 24. Rispetto a una volta, social a parte, è più difficile conquistare i giovani, oggi ci sono "mille esche, mille distrazioni". Don Valerio riconosce che «non ci sono più i numeri del passato quando il parroco ti dava una tesserina a cui metteva i bollini per le presenze a messa grazie ai quali si poteva poi andare al cinema», ma conclude: «ci difendiamo». A giugno, la parrocchia ha riqualificato i campetti di calcio, volley e basket che tutta l’estate erano pieni di ragazzi che giocavano, e una volta alla settimana c’era la messa all’aperto.
La comunità ha vissuto il periodo buio della pandemia senza sterili lamentele, ma lo ha visto anche come "un’opportunità". C'è stata l’occasione di esplorare meglio il mondo digitale, raggiungendo di sera persone che a quell’ora non sarebbero venute agli incontri. È stata anche riscoperta la parte solidale: un fruttivendolo della zona ha raccolto borse di verdure e le ha portate in parrocchia, dove funge da centro di smistamento. La spesa viene portata nelle case dai volontari, armati di guanti e mascherine.
Restano però i lati negativi di questa sorta di “peste”: l'addio a liturgie, feste, incontri, pranzi. Gli anziani sono stati fortemente penalizzati, anche perché hanno meno mezzi tecnologici, ma anche ai giovani sono mancate le occasioni per le relazioni sociali, con l’isolamento che può causare depressione. Inoltre, bisogna fare i conti con la paura: esistono i negazionisti, ma anche chi non viene più in chiesa per il timore di contagiarsi. Per questo, la parrocchia è "entrata nelle case a portare la messa con il web". Riguardo a come saremo dopo la fine della pandemia, Don Valerio ritiene "difficile fare adesso previsioni", ma sicuramente si riscoprirà il piacere di un abbraccio e dello stare insieme.
La Solitudine del Sacerdote e la Forza della Fede
Alla domanda sulla solitudine e l'impotenza che un sacerdote può provare, anche in riferimento al film di Nanni Moretti “La messa è finita”, Don Valerio ammette di aver visto il film e che «il pericolo di perdere il senso della propria vita di cristiano e di prete è fondato». Egli vede la solitudine del sacerdote non come un problema, ma come «una realtà e un’opportunità che favorisce il percorso spirituale e lo rende spendibile per gli altri». Ha confessato di aver passato momenti di crisi, magari dopo un fallimento, in cui si è fatto delle domande, ma è sempre stato aiutato da altri sacerdoti e ha trovato delle risposte. Conclude affermando che «è come in un matrimonio, andare in cerca di Dio è faticoso, implica fedeltà».
L'Esperienza del Pellegrinaggio e l'Accoglienza
Don Valerio ha raccontato un'esperienza singolare che lo ha segnato nel 2008: per una settimana ha fatto il pellegrino da Padova a Mantova, senza cellulare, senza soldi e senza mai rivelare la sua identità e il suo ruolo. Chiedeva ogni sera ospitalità in nome di Gesù Cristo crocifisso, bussando prima alla porta delle parrocchie e poi ad altre strutture. Ha rivelato che non tutti lo hanno accolto; anzi, alcuni suoi colleghi sacerdoti lo hanno trattato "come un pezzente", chiudendogli la porta in faccia senza neanche stare ad ascoltarlo due minuti. Erano in due, non chiedevano denaro ma solo un posto per dormire e un po’ di cibo. L’idea era quella di mettersi nelle mani della Provvidenza. L'esperienza ha funzionato: diversi li hanno accolti. Chi li ha rifiutati, secondo Don Valerio, «ha perso l’opportunità di fare del bene». Ha anche ricordato di aver trovato stranieri disposti a dargli un passaggio, a dimostrazione di una solidarietà inaspettata.
Riflessioni sulla Fede Giovanile e la Cultura
Per concludere in maniera leggera, riguardo al refrain di una canzone di Zucchero Fornaciari che scherza sull’Azione Cattolica («solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica»), Don Valerio ha risposto di conoscere il brano e che personalmente, grazie all’Azione Cattolica, ha trovato «se stesso e la gioia di essere al mondo». Ha affermato che «è un falso cristianesimo qualcosa che si contrappone alla realtà del sesso e delle altre cose concrete che rendono bella la vita», considerandola una visione sbagliata basata su vecchi pregiudizi.
Informazioni Utili sulla Parrocchia Madonna del Mare
Contatti e Sedi
- Ufficio Parrocchiale: Piazzale Rosmini, 6 - 34143 Trieste (Cell. non fornito)
- Centro Giovanile: Via don Sturzo, 2 - 34143 Trieste (Cell. non fornito)
Orari delle Sante Messe e Liturgie
Gli orari delle celebrazioni sono i seguenti:
- Giorni Feriali:
- 08:30 (Santa Messa)
- 19:00 (Santa Messa)
- 08:15 (Lodi Mattutine)
- 18:30 (Santo Rosario)
- Domenica e Feste di Precetto:
- 08:30 (Santa Messa)
- 10:00 (Santa Messa della Comunità)
- 11:30 (Santa Messa)
- 19:00 (Santa Messa)
- Confessioni: dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 18:30 alle 19:00, durante le Sante Messe. In caso il sacerdote non sia in chiesa, è possibile chiedere in sacrestia.
Eventi Speciali
- Messa Solenne per la Parrocchia e il Mondo del Mare:
- ore 19:30 Processione per le vie del Rione
- ore 20:00 Benedizione del Mare
- A seguire, momento di festa con aperitivo e intrattenimento musicale