Nadia Bolognini e il Caso Bibbiano: La Psicoterapeuta Racconta la Sua Verità

La psicologa 55enne Nadia Bolognini, imputata nel processo sui presunti affidi illeciti di bambini a Bibbiano, ha raccontato per la prima volta il suo vissuto. Specialista del centro ‘Hansel e Gretel’ di Torino, e psicoterapeuta presso il centro ’La Cura’ di Bibbiano, la Bolognini è stata assolta in primo grado dalle accuse mosse dal pm Valentina Salvi.

Foto di Nadia Bolognini

Il Contesto del "Caso Bibbiano": "Angeli e Demoni" e gli Esiti Processuali

Dopo sei anni dall’inizio dell’inchiesta, il caso «Angeli e demoni», meglio noto come «affaire Bibbiano», si è notevolmente ridimensionato. Ciò è emerso in occasione del termine del processo di primo grado, durante il quale sono state lette le sentenze. Fin da subito è balzato all'occhio che il procedimento sui presunti affidi illeciti in Val D’Enza, una bufera che investì anche professionisti in servizio presso la onlus «Hansel&Gretel» di Moncalieri, ha ottenuto condanne ben più lievi di quanto era stato ipotizzato dalla Procura di Reggio Emilia, che arrivò a chiedere per tutte le persone finite alla sbarra settant’anni complessivi di reclusione.

I numeri parlano chiaro: su 14 imputati in un processo che ha discusso tantissimi reati, tutti legati alla presunta esistenza di un sodalizio che avrebbe agito nell’ombra, con la collaborazione di personaggi legati alla politica locale e vari professionisti della psicoterapia, allo scopo di inventare abusi in famiglia sui minori e lucrare sul sistema degli allontanamenti e i successivi affidi, i soggetti condannati sono stati solamente tre. La sentenza dei giudici del tribunale collegiale di Reggio Emilia ha visto cadere quasi tutte le accuse, portando a tre condanne con pena sospesa: due anni a Federica Anghinolfi (per due capi di imputazione), ex responsabile dei servizi sociali della Val d'Enza; un anno e otto mesi all'assistente sociale Francesco Monopoli; cinque mesi a Flaviana Murru, neuropsichiatra. Altri 14 imputati sono stati assolti, mentre alcuni prosciolti per prescrizione, su un totale di oltre cento capi di imputazione.

Le assoluzioni vincono nettamente, e per quanto riguarda il territorio va citata quella della psicoterapeuta Nadia Bolognini. I difensori di Federica Anghinolfi, gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, hanno dichiarato all'Ansa: "Oggi sappiamo che non esistono demoni contrapposti agli angeli, che la nostra assistita non è una 'ladra di bambini' e che non ha mai agito per interessi diversi da quello superiore della tutela dei minori. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell'immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori".

L'Assoluzione Definitiva di Claudio Foti

Le assoluzioni dello psicoterapeuta Claudio Foti, ex marito di Nadia Bolognini e fondatore di 'Hansel e Gretel', sono divenute definitive. Foti è stato assolto perché il fatto non sussiste dall'accusa di aver provocato lesioni volontarie psicologiche a una giovane paziente, e per non aver commesso il fatto dal reato di abuso d'ufficio. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando l'assoluzione del Gup per frode processuale. In primo grado era stato condannato a quattro anni per abuso d'ufficio e lesioni gravissime al processo con rito abbreviato per i presunti affidi illeciti in provincia di Reggio Emilia.

L'Impatto Personale dell'Inchiesta su Nadia Bolognini

La dottoressa Bolognini ha descritto il giorno del suo arresto, il 27 giugno 2019, come un "impatto fortissimo". "Mi svegliai con sette carabinieri che dovevano perquisire la mia casa in provincia di Torino: provai spavento e incredulità; pensavo che nel giro di una settimana si sarebbe capito che era un errore, ma non fu così". Le ripercussioni dell’inchiesta sulla sua vita sono state drammatiche: "All’inizio fui posta ai domiciliari con i miei tre figli, che ora hanno 21, 19 e 15 anni. I miei figli portano il cognome Foti: avevo paura di cosa potesse capitare loro. Perdevo ciocche di capelli ed ero dimagrita tantissimo".

Dopo la campagna mediatica, si è ritrovata ad essere "la strega dell’elettrochoc". "Avevo paura a uscire di casa: era come se avessi una lettera scarlatta cucita addosso e venivo additata. Per fortuna abitavo in un paese piccolo, dove la comunità e gli insegnanti sono stati vicini a me e ai miei figli". Sul fronte lavorativo, "all’inizio dovetti interrompere la mia attività di psicoterapeuta: prima di tornare a occuparmi della sofferenza degli altri dovevo rielaborare la mia. Ripresi nel 2020: pensavo che i miei pazienti non mi volessero più, invece avevano ancora fiducia in me".

Le Accuse e la Difesa delle Pratiche Psicoterapeutiche

Il pm Valentina Salvi aveva chiesto per Nadia Bolognini 8 anni e 3 mesi per lesioni (ovvero aver indotto disturbi mentali nei bambini attraverso le sedute), falsa perizia, frode processuale, frode in processo penale, depistaggio e violenza privata; accuse dalle quali Bolognini, difesa dagli avvocati Luca Bauccio e Francesca Guazzi, è stata assolta in primo grado.

Illustrazione del conflitto tra approccio giudiziario e psicologico

Il Conflitto tra Linguaggio Giudiziario e Psicologico

Si è assistito a uno scontro dialettico e di metodo tra la pm Valentina Salvi e Nadia Bolognini. Nel lungo controesame in corso a Reggio Emilia è emersa tutta la differenza tra due linguaggi, quello giudiziario e quello psicologico. La pm ha chiesto: "Quali sono i comportamenti dolosi o colposi nella psicoterapia?". Bolognini ha replicato con sorpresa: "Faccio fatica a pensare che in psicoterapia ci siano comportamenti dolosi o colposi", dichiarando che il suo unico interesse era il benessere dei pazienti, a prescindere dai processi penali. La pm ha cercato un "metodo" che Bolognini ha negato, evidenziando che nessun metodo specifico è stato rintracciato e che solo quelli ufficialmente riconosciuti dal mondo accademico sono stati utilizzati.

La pm ha passato al setaccio le singole affermazioni fatte da Bolognini durante la psicoterapia condotta con i bambini, analizzando frase per frase le interazioni della psicoterapeuta con i suoi pazienti. Bolognini, volta per volta, ha reinserito tali frasi nel contesto della psicoterapia, evidenziando, tramite la lettura delle stesse intercettazioni, come i contenuti relativi agli abusi fossero emersi dai racconti degli stessi minori o degli adulti di riferimento.

Chiarimenti sulle Accuse Specifiche

  • L'idea di una "setta di pedofili": Per la Procura, Nadia Bolognini insieme a Foti avrebbe fatto radicare l’idea dell’esistenza di una setta di pedofili in Val d’Enza, a partire dal caso di una ragazzina fatta prostituire dalla madre (poi condannata) e che fece terapia con lei. Bolognini ha chiarito: "Non introdussi io la questione setta, è lo Stato ad avere una squadra speciale. Quell’adolescente fu al centro di richieste di prestazioni sessuali a pagamento da più uomini in contemporanea: ciò dava l’idea che fossero coinvolte diverse persone. Come si potrebbe rimanere indifferenti?".
  • Accuse di lucro: Gli inquirenti le contestavano di aver compartecipato con altri nel lucro derivato dal vedersi affidata la psicoterapia sui minori senza bando pubblico, nel disporre di locali gratis al centro ’La Cura’ e nell’ottenere tariffe orarie doppie rispetto alla media. Accuse cadute con l'abolizione del reato di abuso d'ufficio. Bolognini ha spiegato: "Il centro ’La Cura’ nacque come coprogettazione. La tariffa, 135 euro lordi all’ora comprensivi di spese, era al di sotto del tetto massimo previsto dal decreto ministeriale. L’Ausl faceva una diagnosi sui bambini e poi valutava di ricorrere alla psicoterapia specializzata inviandoli a noi della onlus Hansel e Gretel".
  • "Processo alla psicoterapia del trauma": La difesa e alcuni specialisti hanno parlato di 'processo alla psicoterapia del trauma'. Bolognini ha evidenziato: "Tutta la mia attività coi minori si è basata su linee guida e letteratura scientifica depositate in aula dai miei avvocati. Un conto è la psicoterapia del trauma, diverso è l’ascolto del minore in ambito giudiziario. Per un inquirente, che ha una formazione diversa, è difficile capire ciò che fa uno psicologo, soprattutto quando entra mentre il bambino è seguito da tempo: si rischia di vedere solo ciò che si vuole vedere".
  • "Metodi suggestivi e suggerenti" e falsi ricordi: Bolognini è stata accusata di 'metodi suggestivi e suggerenti', tali da radicare falsi ricordi e disturbi mentali nei bambini.
    • L'intercettazione sugli "scatoloni da svuotare" nella testa di una minore: "Risponde a una metodologia professionale di lavoro adottata in tutto il mondo".
    • Le sedute in cui avrebbe impersonificato il lupo: "Nessun travestimento: il lupo era un pupazzetto che serviva al bambino, che aveva un disturbo grave della condotta, a proiettarvi le proprie paure. Vi era poi il gioco simbolico: il terapeuta alza la voce e dà patacche, indossando un mantello così come il bambino e poi si scambiano le parti; è una tecnica psicodrammatica collaudata per mettere in scena le parti e desensibilizzare su ciò che gli ha fatto paura".
    • La contestazione di aver detto a K. (la bambina che chiamò i carabinieri) che in casa sua c’era "una dimensione sessuale": L'avvocato Luca Bauccio ha contestato che la ragazzina "passava intere giornate in casa da sola a guardare film porno, che come spiega il Dsm-5 è un’esperienza sessuale".
    • Il "rapporto" tra la 13enne M. e un uomo di 27 anni: La psicoterapeuta è accusata di aver frodato l’autorità giudiziaria omettendo che la ragazzina fosse consenziente e "innamorata". Bolognini ha però sottolineato la natura non legale di quel rapporto, poiché la legge italiana ha fissato a 14 anni l’età del consenso.
  • Uso del Neurotek (non elettrochoc): Si è discusso molto dell’uso della tecnica EMDR attraverso i movimenti oculari e della macchinetta a impulsi elettrici, erroneamente descritta come elettrochoc. Bolognini ha chiarito: "Io non utilizzai mai l’Emdr. Il Neurotek aveva piccole manopole che vibrano: le diedi in mano a un bambino molto agitato perché si calmasse; per lui fu utile mentre per altri fu solo un gioco". Michele Vitiello, consulente tecnico dell’accusa, aveva chiarito che "l’intensità del segnale elettrico generato dalle cuffie del dispositivo... al massimo anche della potenza è paragonabile all’intensità del segnale generato da una canzone ascoltata con delle cuffie di uno smartphone". Bolognini ha ribadito di non aver mai utilizzato il Neurotek con il piccolo A. e, in generale, nelle sedute con i bambini coinvolti nel processo (tranne che in un’occasione, con un piccolo paziente, N., che lo ha testato in funzione rilassante), nonostante i carabinieri avessero riferito al padre di A. che il bambino era stato sottoposto a "scosse".
  • Domande sulla sofferenza e ipotesi diagnostiche: La pm ha chiesto a Bolognini da chi avesse avuto notizie di scritti o disegni con contenuti sessuali, informazioni che la psicoterapeuta aveva avuto nel lavoro d’equipe. I minori arrivavano da Bolognini dopo l’invio effettuato dalla psicologa dell’Ausl, che forniva le informazioni acquisite. L'Ausl, nel processo, è però parte civile e responsabile civile. Bolognini ha chiarito che per la sofferenza che il minore manifestava, e che lei doveva trattare, era rappresentata dai contenuti e dagli agiti che i minori le portavano in seduta, quindi non necessariamente abusi. Erano fatte diverse ipotesi e alternative per comprendere la possibilità di diagnosi differenziali. Bolognini ha contestato l'affermazione della pm secondo cui tali ipotesi andavano esplicitate anche al minore in terapia, chiarendo come scientificamente ciò non sia corretto. Alcune domande erano dovute sulla base del questionario elaborato da Bessel Van der Kolk (massimo esperto internazionale per il trattamento del trauma). La richiesta di un "riscontro" ai fatti intrapsichici narrati dai pazienti è stata altresì contestata da Bolognini, poiché i fatti intrapsichici sono, per definizione, non materiali, trattandosi di elaborazioni interiori.
Diagramma della metodologia di lavoro in psicoterapia del trauma

Riflessioni e Proposte per il Futuro

Le famiglie di alcuni bambini hanno dichiarato che la sentenza equivale ad aver tolto i figli una seconda volta. Bolognini ha risposto: "Io non ho mai incontrato i genitori, ma solo i bambini inviati a me perché al centro di situazioni complicate. Va ricordato che lo psicoterapeuta cura ciò che il bambino porta nelle sedute, al di là della storia reale che non è compito suo verificare".

Riguardo alla polemica politica, ha affermato: "Il dibattito politico è stato disastroso. Tutti si sono dimenticati dei bambini. E ci perdiamo tutti. Ora spero che possiamo fermarci e riflettere su ciò che è accaduto. Non in base a schieramenti, ma per trattare il bene dei bambini nel modo migliore possibile".

Sul fatto che l’'approccio Bibbiano' vada cambiato, ha suggerito: "Bisognerebbe mettersi intorno a un tavolo e discutere. Il centro ’La Cura’ era un modello sperimentale. Da terapeuta di sex offenders, dico che è fondamentale curare i bambini da piccoli per evitare che abbiano problemi da adolescenti o da adulti. Se in un periodo i genitori non sono in grado di seguire i figli, non significa che siano criminali ma che devono entrare in sintonia con loro e l’affido diventa una buona soluzione temporanea. Servirebbero spazi di cura in cui specialisti con diverse formazioni possano aiutare bambini e genitori".

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