Introduzione: Il Mistero di Sarsina e il Collare di San Vicinio
Storie, leggende e misteri avvolgono la città di Forlì e, in particolare, Sarsina, un piccolo comune dell’Emilia Romagna posto nel cuore delle colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Una delle pratiche più antiche e ancora oggi adoperata è quella del Collare di San Vicinio, un oggetto che continua ad attirare pellegrini provenienti da tutta Italia.
Questa tradizione millenaria, al confine tra fede e spiegazione razionale, è stata anche oggetto di approfondimento, come nel sesto episodio della serie podcast "Impossibile" di Mediaset, intitolato "I Demoni al Guinzaglio". Questa puntata è disponibile dall’11 Novembre ed è presente su tutte le principali piattaforme di streaming audio.

San Vicinio: Vita, Leggenda e Devozione del Primo Vescovo di Sarsina
San Vicinio è il santo e patrono della città di Sarsina, una figura avvolta da numerose leggende e storie. Le ricerche storiche si basano principalmente su un manoscritto anonimo del XII secolo, il Lectionarium, conservato alla biblioteca Gambalunghiana di Rimini. Da questo testo, ci è pervenuta la notizia che Vicinio fosse originario della Liguria e che - fra il III e il IV secolo - arrivò nella città romagnola.
L'Elezione a Vescovo e la Morte
In merito all’elezione a vescovo della città di Sarsina, un altro racconto avvolge questa figura di un'aura di santità del tutto particolare: fu il Signore stesso a chiamarlo alla guida della diocesi. San Vicinio ricoprì la carica di primo vescovo fino al giorno della sua morte, il 28 agosto del 330, dies natalis (cioè la sua nascita al cielo) che diverrà sua memoria liturgica e giorno in cui si celebra il santo vescovo.
Il Potere Taumaturgico e la Devozione
In tanti ricorrevano a San Vicinio quando si manifestavano malanni del corpo, ma soprattutto quando si manifestavano problemi spirituali. Di leggende sulla figura del santo ce ne sono tante, anzi tantissime. Fra queste, la più famosa racconta la storia di un indemoniato che, trascinato in vari santuari nel tentativo di liberarlo dai lacci del demonio, riuscirà a sconfiggere il maligno grazie a un’indicazione - avuta nei pressi della tomba del martire Donato - data dallo stesso demonio: «A nessuno dei martiri o dei confessori della fede mi sento obbligato a cedere, se non a San Vicinio, vescovo di Sarsina, che anche da vivo si oppose sempre a me e ai miei soci».
Il vir Dei Vicinio, estraneo alla comunità che lo venera e proveniente da un luogo lontano, serviva Dio e quindi il popolo, si metteva al servizio dei più deboli, proteggeva gli umili di fronte ai potenti, e si faceva mediatore. A lui si chiedeva la liberazione dal male che affligge (la malattia) o dal demonio; il suo potere taumaturgico si esplicava nel miracolo, che diveniva signum del divino e monito per l’uomo, con lo scopo preciso di edificare e, conseguentemente, determinare il fine apologetico della fede cristiana.
La sua virtus si irradiava dalle reliquie - dalle quali scaturiva una vera e propria forza curativa - e dagli oggetti sui quali si trasferiva post mortem, conservando le prerogative del corpo santo e alimentando la devozione. Il suo culto assunse così uno scopo pastorale e le feste anniversarie della sua scomparsa prolungavano e rinvigorivano il ricordo, dando corpo anche alle esigenze della religiosità popolare. La devozione oltrepassò i confini della diocesi sarsinate, radicandosi nel territorio cesenate, feretrano e riminese; alcune attestazioni si trovano persino nel ferrarese e nel pontremolese.
La cattedrale di Sarsina assurse a santuario taumaturgico, dove cercare aiuto e protezione nelle avversità; di qui la grande pratica del pellegrinaggio. Il santuario sarsinate si caratterizza per una patologia specifica: chi vi si recava non chiedeva la salvezza dell’anima ma sempre una liberazione dal male fisico, dal nemico e soprattutto dal demonio. La guarigione era assimilata all’esorcismo, peraltro mai conseguente a specifici e segnalati rituali.

Il Collare di San Vicinio: Storia, Descrizione e Funzione
Il cosiddetto "collare" di San Vicinio, oggetto centrale di venerazione e che richiama ancora oggi migliaia di fedeli, è in realtà una catena composta da due bracci di materiale ferroso uniti fra loro da un duplice snodo e terminanti con due anelli combacianti. Questo collare ferreo (cm 21 x 14, Ø cm 13, larghezza della lamina cm 1,5, spessore mm 5, peso gr. 700) è custodito all’altare delle reliquie del santo nella Basilica di San Vicinio a Sarsina.
Un Strumento di Penitenza o Coercizione?
La tradizione popolare vuole che il santo usasse questo collare per fare penitenza nel tempo di vita eremitica trascorso sul Monte di Musella, mettendolo al collo durante la preghiera e appendendovi una grossa pietra, costringendosi così in una posizione alquanto scomoda. Facilmente, oggetti simili erano usati in quel tempo come strumenti di contenzione degli schiavi o dei carcerati per ridurne i movimenti senza impedirne quelli essenziali alla sopravvivenza.
Tuttavia, il carattere leggendario di simile tradizione è oggi ben evidente. Occorre pertanto ribadire, alla luce della Vita s. Vicinii (l'unica fonte in nostro possesso, da leggersi con tutte le cautele richieste da un testo agiografico medievale), che non esiste alcun elemento riferibile ad un’esperienza di vita eremitica e non vi è cenno alla catena come strumento di costrizione corporale usato dal santo. Nel Medioevo esisteva una catena detta di San Vicinio, usata con funzione coercitiva per legare i posseduti dal demonio.
I racconti miracolosi nella Vita che menzionano la catena sono tre: il primo, il terzo e il sesto. Essi ne parlano in termini disarmonici, contradditori o inconciliabili in riferimento a forma, uso, funzione e collocazione. Il primo episodio mostra che la catena si trova nel carcere dell’episcopio e serve per legare un carcerato, senza uso devozionale. Nel terzo, la catena è custodita nella chiesa, accanto al sepolcro del santo, è oggetto di venerazione e fa ormai parte di una consuetudine. Se ne può concludere che la virtù taumaturgica dalle reliquie e dalla tomba si trasferì lentamente anche alla catena, a sua volta venerata e ritenuta miracolosa.

Indagini Scientifiche sulla "Catena"
Nel 1995, la catena è stata sottoposta ad esami scientifici presso un laboratorio specializzato, includendo analisi chimico-fisico-strutturali e metallotecniche, indagini archeometriche mediante diffrattometria a raggi X, spettrofotometria di assorbimento atomico e al plasma, ed esami strutturali con tecniche ottiche. Sono stati effettuati anche due microprelievi per avere campioni materici.
La conclusione del laboratorio è che non esistono tecniche di datazione assoluta in grado di fornire informazioni precise sul periodo di costruzione della catena. Lo studio indica che è costituita principalmente da ferro, con presenza di altri elementi metallici come il rame e notevoli quantità di scorie, testimonianza della grande impurezza del primitivo massello metallico. Queste presenze, assieme alle formazioni del metallo stratigraficamente sovrapposto, fanno pensare che il metallo sia stato lavorato con una tecnica molto primitiva, basata su cicli di riscaldamento fino al rosso seguiti da una martellatura prolungata. Questo fa pensare a lavorazioni effettuate sicuramente prima del IX secolo, non risultando più testimonianze di tale tecnica di lavorazione a partire da quel periodo. Non esistono peraltro elementi che possano impedire di attribuire la lavorazione dell’oggetto attorno al IV secolo, essendo tale tecnologia costruttiva già in uso nel primo millennio avanti Cristo. Pertanto, le indagini scientifiche ci hanno detto che la sua fabbricazione è sicuramente anteriore al IX secolo, con un lasso di compatibilità che giunge persino in età precristiana, rendendo ragionevole pensare che effettivamente si tratti di un reperto romano; ma più di tanto non siamo autorizzati ad affermare, essendo impossibile documentare una connessione diretta con il santo.
Il Significato Simbolico e la Venerazione
La catena di ferro di San Vicinio è considerata e venerata come reliquia del santo ed è usata per la preghiera di liberazione e di benedizione degli infermi o per la preghiera di esorcismo. Essa, posta al collo degli indemoniati (o supposti tali), con una modalità d’uso già attestata nella *Vita*, è impiegata come strumento esorcistico. I suoi effetti taumaturgici sono ben noti.
Il devoto deve guardarsi dalla erronea possibilità di scambiare la reliquia per un talismano o un portafortuna. È una reliquia: un oggetto che ci ricorda una persona e soprattutto la vita di questa persona, tutta improntata sulla più genuina fede in Dio. Non è molto importante se sia o non sia appartenuta al Santo, vista anche la lontananza nel tempo. Importante è il valore e il significato che è andata acquisendo nei secoli attraverso la venerazione dei fedeli e l’uso che ne era fatto dai sacerdoti. Oggi ha il valore del segno, ci ricorda cioè che gli oggetti ci possono solo ricondurre a Dio che impegna la sua potenza per liberarci dal male e condurci a nuova vita. La potenza sta in Dio; la reliquia del santo è un anello di congiunzione fra noi e Dio.
L’onore che il devoto di San Vicinio attribuisce alla catena non significa riporre la propria speranza in un idolo con poteri magici, ma significa venerazione al santo la cui vita ci rimanda direttamente a Cristo e per Cristo a Dio, unico operatore di miracoli. L'iconografia ufficiale di San Vicinio e la "catena" sono entrate nell'immaginario comune; il ruolo delle immagini consiste nel fissare gli attributi convenzionali, concentrando nel collare il fattore più elevato di venerazione e determinando in tal modo lo sviluppo della pietà e del livello di devozione.
La Pratica delle Benedizioni e degli Esorcismi a Sarsina
Ancora oggi, il collare viene imposto al collo dei pellegrini come segno di devozione e liberazione, specialmente per la preghiera di liberazione e benedizione degli infermi o, in casi più drammatici, per veri e propri esorcismi. Ogni anno, oltre 70.000 fedeli arrivano alla basilica di San Vicinio a Sarsina per avere la benedizione dell’imposizione della catena, il collare di ferro utilizzato dal santo per fare penitenza e ritenuto in grado di cacciare il demonio dai posseduti. Normalmente è offerta alla venerazione dei pellegrini apponendola per qualche istante al loro collo, accompagnando il gesto con un’invocazione al Santo.
Il Ruolo degli Esorcisti a Sarsina
Il Vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, Mons. Douglas Regattieri, ha nominato don Gabriele Foschi esorcista presso il Santuario di San Vicinio. Don Gabriele, 66 anni e parroco di Sant’Egidio di Cesena, svolge questo servizio dal 2019, avendo già operato come prete-esorcista alla Concattedrale di Sarsina dal 2001 al 2010. Ogni martedì della settimana riceve dai 30-40 pellegrini, giovani, coppie e anziani, alla ricerca di un sollievo dai disagi, dalla sofferenza interiore e forse anche dalla depressione. A partire dal 2021, anche don Fiorenzo Castorri ricopre il ruolo di esorcista, allievo di padre Amorth.
Le Confessioni dei Demoni sulla Madonna - Riflessioni durante gli Esorcismi con Padre Amorth
Distinzione tra Possessione, Vessazione e Ossessione
Don Gabriele Foschi afferma che il diavolo esiste: "Certo, si manifesta attraverso la cattiveria, la malignità, la maldicenza, la malvagità e tutto questo non è solo opera dell’uomo ma determinata da influssi del maligno." Egli chiarisce che nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di possessione, che è la forma più grave, ma di vessazione oppure ossessione o forse infestazione. In queste situazioni, non si pratica l’esorcismo vero e proprio, ma si impartiscono benedizioni di carattere personale e conforti religiosi.
Anche don Fiorenzo Castorri sottolinea che molti si accostano a questo rito con superstizione e che i sacerdoti cercano di far capire che si viene qui per bisogno di Dio e non di una benedizione. Spiega che "molti sono dei mitomani ed è abbastanza facile smascherare chi ha problemi psichici e non di natura religiosa. Quelli che affermano chiaramente di essere vittima di fatture o malefici, spesso indicando anche gli autori, molto difficilmente sono prede del diavolo." In sette anni, don Fiorenzo ha incontrato solo cinque casi di possessione chiara, che riceve settimanalmente per scacciare il demonio dal loro corpo. È importante aggiungere che non sempre la causa è demoniaca; alla base possono esserci anche forme patologiche pregresse di tipo psicotico o depressive che niente hanno a che fare con la possessione.
Fare l'esorcista è un compito gravoso, e don Gabriele Foschi sente la stanchezza dopo ogni intervento. Per i nuovi sacerdoti esorcisti sono previsti corsi di formazione e affiancamento con altri esorcisti esperti e di lunga data.
La Benedizione del Collare: Fede o Superstizione?
Don Gabriele Foschi precisa che il collare di San Vicinio "non ha niente a che vedere con l’esorcismo, che viene invece praticato con interventi di preghiera e benedizione più specifici che arrivano all’esorcismo vero e proprio. Una pratica che avviene così in tutto il mondo. A Sarsina vi si aggiunge questa bella e partecipata tradizione del collare, legata alla figura di San Vicinio, primo vescovo, che rappresenta un particolare segno di devozione che richiama i pellegrini e turisti alla potenza e intercessione con relativa benedizione del patrono."
Riguardo alla tradizione del collare ferreo usato a conclusione del rito di benedizione, nel 2006 l’allora vescovo di Cesena-Sarsina ribadì che essa non va né accantonata né enfatizzata. La Chiesa raccomanda che il collare non sia considerato un attrezzo magico o un amuleto, ma uno strumento di benedizione e di apertura alla fede. È pertanto opportuno conservare la purezza della tradizione, evitando però di sovradimensionare e sovraesporre un oggetto passibile di letture e decodificazioni esagerate o addirittura magiche.
Testimonianze e Fenomeni Legati alla Presenza del Maligno
Gli esorcisti di Sarsina hanno assistito a episodi particolari che, pur richiedendo discernimento, sono stati interpretati come manifestazioni della presenza del diavolo. Don Gabriele Foschi ricorda episodi come un uomo che buttò giù una lastra di marmo pesantissima con le sole mani; un’altra persona che è rimasta davanti a lui più di mezz’ora in punta di piedi. Alcuni cambiavano voce o parlavano lingue sconosciute. Sono state viste persone fragili acquisire una forza impressionante.
Un altro episodio tramandato riguarda un sacerdote della diocesi di Sarsina, don Pertaro, ingiustamente accusato e imprigionato con la stessa catena di San Vicinio. Condotto alla tomba del santo per pregare, la catena si slegò e cadde a terra dopo venti giorni di prigionia, ristabilendo la verità e liberando il sacerdote. Si potrebbe scrivere un libro di aneddoti, di storie e di persone che hanno dato testimonianza del grande potere di intercessione di San Vicinio, un santo che, anche in vita, venne più volte invocato da coloro che portavano infermità nel corpo e nello spirito.
Il Contesto Culturale e la Serie Podcast "Impossibile"
La sesta puntata della serie podcast "Impossibile" di Mediaset, intitolata "I Demoni al Guinzaglio", ambientata nella Basilica di San Vicinio a Sarsina, esplora la dicotomia tra mito e suggestione, fede e scienza, malattia e possessione. Nel corso della puntata, sono presentate testimonianze e racconti per analizzare dove finisce il mito e dove inizia la suggestione, dove la fede si tramuta in scienza e dove la malattia diventa possessione.
Per un approccio più analitico, l'episodio include l'intervento di Michelangelo Coltelli, fondatore del progetto di fact-checking BUTAC - Bufale Un Tanto al Chilo. Il suo intervento spiega la percezione del pubblico tra credenza e scetticismo, lasciando agli ascoltatori un grande dubbio sulla curabilità del male.
Informazioni Pratiche per i Pellegrini
Per coloro che desiderano recarsi a Sarsina, è utile conoscere alcune informazioni pratiche:
- Le "Benedizioni presso la Tomba di San Vicinio" non vengono effettuate durante le celebrazioni delle Sante Messe.
- Don Gabriele Foschi riceve tutti i martedì del mese, dalle 9:45 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00 circa. Non è necessaria alcuna prenotazione per essere ricevuti da don Gabriele.
- Per particolari necessità e prima di intraprendere un lungo viaggio, è consigliabile contattare preliminarmente i Presbiteri al numero telefonico 0547 94818.
- I Presbiteri, nel loro servizio alle benedizioni, sono coadiuvati dai Diaconi permanenti e da Accoliti.
