Il Sacerdote Sotto Scorta: L'Impegno di Don Antonio Coluccia contro il Narcotraffico e il Degrado

Don Antonio Coluccia, sacerdote di origine salentina, è da anni una figura emblematica nella lotta contro il narcotraffico e il degrado nelle periferie più difficili della Capitale. Conosciuto per il suo impegno costante, vive sotto scorta a causa delle continue minacce e aggressioni subite.

La Missione Evangelica e la Lotta alla Droga

Il cuore della missione di don Coluccia è un messaggio di speranza e riscatto per i giovani intrappolati nel mondo della droga. “In nome del Vangelo, ‘spaccio’ Gesù Cristo - spiega don Coluccia - non per fare proselitismo, ma per dire ai giovani che la vita è il dono più grande e che la droga è un bluff.” Egli è profondamente convinto che la lotta alla droga sia una sfida difficile ma non impossibile e invita tutti a compiere “pochi, piccoli passi” verso il cambiamento. Il sacerdote ribadisce che è necessario “prendere coscienza della propria vocazione battesimale” e che “occorre mettersi al servizio degli altri come comunità cristiana”. Il Vangelo, per don Antonio, viaggia di pari passo con il valore della legalità.

Don Antonio Coluccia con il megafono in una delle periferie romane

Le "Passeggiate della Legalità" e i "Presidi Pastorali"

Don Antonio Coluccia è l'organizzatore delle cosiddette “passeggiate della legalità”, sebbene lui preferisca chiamarle «presidi pastorali». Queste iniziative si svolgono nelle piazze di spaccio più calde e nelle periferie romane, dal Quarticciolo a San Basilio, da Tor Bella Monaca al Laurentino 38. L'obiettivo è portare una presenza concreta e un messaggio di speranza in luoghi spesso abbandonati dallo Stato, dove il diritto di scelta dei ragazzi viene minato e molti nascono “già condannati” a causa della droga e dei clan. Egli sottolinea che «in questi luoghi ci sono volti, storie, sogni, e molto spesso sono traditi dalla cattiveria e a volte dall’assenza dello Stato».

Roma, Don Antonio Coluccia: "Non basta lotta alla criminalità, a San Basilio bisogna la bellezza"

Minacce, Aggressioni e la Necessità della Scorta

L'impegno di don Coluccia non è privo di rischi. Ha subito innumerevoli aggressioni, lanci di oggetti e insulti. «Non c’è rischio senza Vangelo, né Vangelo senza rischio» afferma, spiegando la sua determinazione a non tirarsi indietro. L'ultima aggressione, definita pesante e preoccupante, è avvenuta nel Quarticciolo, quando un uomo ha tentato di attaccarlo con una bomboletta di metallo. Gli uomini della scorta sono intervenuti per bloccarlo, ma sono stati circondati da una sessantina di persone che hanno colpito i poliziotti, costringendoli a esplodere un colpo di pistola in aria. Due agenti sono finiti in ospedale con sette giorni di prognosi. Don Coluccia descrive la dinamica di queste piazze: «ci sono i crocifissori e i crocifissi: i crocifissori sono i clan, i crocifissi i poveri disgraziati. Che dobbiamo schiodare dalla croce».

La "Normalizzazione del Crimine" e la Banalizzazione della Vita

Uno degli aspetti che più preoccupa don Coluccia è la “normalizzazione dei fenomeni criminali” e l’assuefazione delle persone al degrado. «C’è una fase - ripete don Coluccia -, e lo dico anche a livello pastorale, che mi preoccupa, la normalizzazione dei fenomeni criminali, l’assuefazione delle persone». Nelle piazze di spaccio si diffonde un linguaggio comune che porta alla “banalizzazione della vita e del suo valore”. Il sacerdote ha ricordato le parole di un ragazzo: «quando siamo a Rebibbia, quando esci già ci dicono la piazza (di spaccio, ndr) dove devi andare a lavorare».

Vangelo, Costituzione e l'Assenza dello Stato

Don Coluccia invoca l'applicazione congiunta del Vangelo e della Costituzione per contrastare il narcotraffico, che a Roma ha raggiunto “un livello altissimo”. Cita l'articolo 3 della Costituzione italiana: «La Repubblica rimuove gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza dei cittadini». Secondo il sacerdote, in questi quartieri gli ostacoli sono almeno due: l’occupazione delle case e il racket che la gestisce, e lo spaccio, che diventano fonte di sostentamento, un vero e proprio “welfare” gestito dai clan. Don Antonio sottolinea come Roma «si commuove, ma non si muove». Al contrario, bisogna «andare a occupare questi territori e farlo con Vangelo e Costituzione».

Mappa delle periferie di Roma interessate dal narcotraffico

L'Impegno sul Territorio: Esempi e Progetti

Il Caso Andrea Martini al Laurentino 38

Un esempio concreto dell'azione di don Coluccia è il sostegno ad Andrea Martini, proprietario dell’Antico bar al Laurentino 38. Tre anni fa, Andrea, sua moglie e i suoi dipendenti furono aggrediti con violenza inaudita da una famiglia ‘ndranghetista che voleva “condividere i loro sporchi interessi”. Andrea si ribellò e ne pagò le conseguenze, subendo venti giorni di prognosi e otto punti in testa, mentre la moglie ebbe tre costole rotte e il locale danni per 10mila euro. Dopo l'aggressione, il bar si desertificò per mesi a causa delle minacce ai clienti. Fu l’intervento di don Coluccia, con Polizia e Carabinieri, a dare un grande aiuto che ancora oggi continua. Andrea ricorda: «ringraziando il Signore, arriva l’intervento di don Coluccia, lui con Polizia e Carabinieri, mi hanno dato un grande aiuto, che ancora oggi continua, e ho lottato per andare avanti». Martini ammette: «Non è facile mettersi contro questa gente, so che non lo è», ma oggi il bar si è ripreso. Egli ha notato che «dopo la mia aggressione, il quartiere ha iniziato a prendere fiducia nella divisa», e che «il Commissariato locale ha fatto molti arresti e ha ridato alla gente la possibilità di avere fiducia nello Stato».

La Palestra di Pugilato a San Basilio

Un'altra iniziativa significativa è la prossima inaugurazione di una palestra di pugilato nel cuore di San Basilio. Sarà creata all'interno di alcuni locali un tempo adibiti allo smercio di sostanze stupefacenti, completamente ristrutturati grazie a un progetto che coinvolge l’Opera don Giustino Onlus, il gruppo sportivo ‘Fiamme Oro’ della Polizia di Stato e Roma Capitale. Don Coluccia annuncia con gioia: “Siamo pronti ad inaugurare questo presidio di legalità”. Questo progetto è un frutto importante dell’opera di evangelizzazione che il sacerdote porta avanti anche in altri quartieri della capitale, dal Quarticciolo a Tor Bella Monaca fino a Corviale.

"L'Odore del Gregge" e la "Cittadinanza Attiva Evangelica"

Don Coluccia ha anche ideato ‘L’odore del gregge’, una serie di meditazioni articolata in quattro brevi puntate (trasmesse su Telepace) incentrate sui principi della Dottrina sociale della Chiesa: ‘ascoltare’, ‘vedere’, ‘giudicare’ e ‘agire’. Egli precisa che per parlare di questi territori bisogna viverli, abitarli e conoscerli, ricordando che la terra di missione non è soltanto il ‘terzo mondo’. Don Antonio evidenzia l'importanza della “cittadinanza attiva evangelica”, cioè di quelle persone che credono nel Vangelo di Gesù Cristo e che “si sporcano le mani”. Questo, per lui, è sinodalità: «Camminare assieme, farsi carico dei problemi della gente: non possiamo trascurare il Popolo di Dio».

L'Intervento a Pianura (Napoli) e le Batttaglie Comuni

La sua attività si estende oltre Roma. Don Antonio Coluccia ha portato la sua testimonianza anche a Pianura, a Napoli ovest, una delle principali piazze di spaccio del quartiere. Accompagnato dalla polizia, ha lanciato il suo "anatema" contro gli spacciatori e ha esortato i giovani a non cedere alle grinfie della camorra. Ha urlato nel megafono: «Spacciatori convertitevi», e ha aggiunto: «La droga non ha mai reso felice nessuno. Mai. Non lasciatevi abbracciare dal crimine. La camorra non dà nulla di nuovo, offre fame e criminalità, ruba la speranza ai cittadini di questo territorio». Don Coluccia condivide battaglie e rischi con don Maurizio Patriciello, tanto che Papa Francesco li ha accomunati in un messaggio esortandoli a continuare la propria missione.

Sfide e Speranze per il Futuro

Il sacerdote ha una grossa speranza legata al Giubileo. «Spero veramente che possa portare questo riscatto alla città. Che possa veramente portare un’innovazione, far cambiare l’idea e il modo dell’abitarla». Egli ha anche una certezza: «Come sacerdoti, siamo e saremo sempre dalla parte dei poveri, dalla parte degli ultimi e degli oppressi. Chi pensa di schiacciare la vita di queste persone, sappia che la difenderemo fino alla fine, anche se dovesse costare la vita».

Ostacoli Burocratici: Il Caso dell'Esquilino

Non sempre il percorso è agevole. Un episodio spiacevole si è verificato in occasione di un incontro che don Coluccia doveva tenere con comitati del rione Esquilino e la rete di associazioni ‘Luce Sia’. Due giorni prima dell’evento, il Municipio 1 ha ritirato l’autorizzazione per l’utilizzo della sala pubblica della ‘Casa del cittadino’. L'avvocata Tiziana Siano, che assiste don Coluccia, aveva inoltrato la richiesta con anticipo, ma il Municipio ha motivato il ritiro adducendo che “le sale erano state già prenotate per altre iniziative”. Don Antonio ha commentato: “Mi aspetto che chi amministra, favorisca il dialogo tra istituzioni e cittadini e non si appelli ad una burocrazia cavillosa”. La zona dell'Esquilino, per la sua vicinanza alla stazione Termini, versa in un grave stato di degrado, con “un fiume di crack” che non risparmia vie e piazze importanti. Nonostante le difficoltà burocratiche e le minacce, come quelle che un passante ha rivolto ‘in diretta’ al sacerdote durante una registrazione al Quarticciolo, don Antonio non si arrende. «Dobbiamo difendere questa gente: questi giovani che muoiono di overdose appartengono a noi Chiesa. E dobbiamo farci una domanda se qualche volta non siamo stati in grado di stargli vicino». Don Antonio sottolinea l’esigenza di vivere assieme alle nuove generazioni. “Francesco gli ha consegnato un bel messaggio, dicendogli che non sono all’asta. E noi dobbiamo farglielo comprendere, dobbiamo dirgli che gli vogliamo bene e che li sentiamo parte di noi”.

Lo Sport come Alternativa

Don Antonio, definito anche il “padre poliziotto” dalle forze dell'ordine, crede fortemente nello sport e nel gioco come alternativa alla strada. «Io giro le piazze di spaccio con il pallone quindi credo che il gioco, lo sport siano un’alternativa. Gli oratori sono fondamentali», ha detto. Grazie alla disponibilità della Polizia di Stato che ha aperto le sue palestre per allenamenti di boxe, sono stati ottenuti importanti risultati. «Il mondo del crimine ruba i sogni, le speranze dei nostri ragazzi», ha detto don Antonio Coluccia, sottolineando come alcune baby gang siano legate ai gruppi criminali, portando a una potenziale escalation criminale. Il suo impegno instancabile mira a strappare giovani e giovanissimi a quella vita fatta di euro e di non-valori.

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