Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina: storia e arte

La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, definita l’“Assisi del Sud”, rappresenta uno dei luoghi più sorprendenti e affascinanti del Salento. È una chiesa medievale che custodisce uno dei cicli di affreschi più estesi e significativi d'Italia, seconda per vastità solo alla Basilica di San Francesco ad Assisi. Questa struttura, dichiarata Monumento Nazionale nel 1870 e Basilica Minore Pontificia nel 1992, è uno dei pochi e preziosi esempi di architettura gotica presenti nel territorio salentino.

Veduta frontale della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, con il tipico stile romanico pugliese e le sue tre cuspidi.

Storia e committenza

La basilica fu eretta per volontà di Raimondello Orsini del Balzo. I lavori iniziarono nel 1383 e, secondo le fonti, l'edificio poteva dirsi compiuto già nel 1391. Raimondello, conte di Soleto e successivamente Principe di Taranto, volle realizzare questo complesso monumentale per celebrare il suo potere feudale e consolidare il legame con il papato, portando a Galatina una reliquia di Santa Caterina d’Alessandria.

Alla morte di Raimondello (1406), i lavori proseguirono sotto la guida della vedova Maria d’Enghien, divenuta regina di Napoli. A lei si deve la cura della straordinaria decorazione pittorica interna. Il complesso, nel corso dei secoli, è stato gestito da diversi ordini religiosi: dagli iniziali frati francescani ai monaci Olivetani (dal 1494), fino ai Padri Minori Riformati che, nel 1597, presero possesso del sito costruendo un nuovo convento.

Architettura e facciata

La Basilica presenta una maestosa facciata in stile romanico pugliese, caratterizzata da tre cuspidi e da un grande rosone finemente decorato. Il prospetto include tre portali in legno, incorniciati da fasce di pietra leccese scolpite con motivi vegetali e animali. Al vertice della cuspide centrale si ergono le statue di San Francesco e San Paolo Apostolo, sovrastate da una croce. L'interno è articolato in una pianta a cinque navate, con la navata centrale che presenta volte a crociera costolonate, mentre le navate laterali e gli ambulacri sono coperti da volte a botte ogivale.

Dettaglio del rosone centrale della facciata con le insegne nobiliari e i fregi in pietra leccese.

Il ciclo di affreschi

L'interno della basilica è un vero e proprio "abbecedario figurato" che copre circa 2.500 metri quadri di superficie. Gli affreschi furono realizzati in diverse fasi:

  • Primo strato (fine XIV secolo): Realizzato da maestranze locali, non soddisfece pienamente la committente Maria d'Enghien.
  • Secondo strato (primi decenni del XV secolo): La regina chiamò artisti di scuola giottesca, senese e maestri come Franciscus De Arecio (Francesco d'Arezzo), la cui firma è visibile in un affresco di Sant'Antonio Abate datato 1435.

I cicli narrativi comprendono scene dell'Apocalisse, della Genesi e del Nuovo Testamento, oltre alla vita di Santa Caterina. Le influenze giottesche sono evidenti nelle vele della seconda campata (Sette Sacramenti), mentre i tratti senesi si notano nell'ambulacro sinistro, dove le figure presentano i colli allungati tipici di quella scuola.

Dettaglio degli affreschi interni con le rappresentazioni sacre che ricoprono le pareti della navata centrale.

Mausolei e arredi sacri

All'interno della basilica si trovano importanti testimonianze funerarie della famiglia Orsini del Balzo:

  • Il sarcofago di Raimondello Orsini del Balzo, situato nella navata sinistra.
  • Il mausoleo di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, figlio di Raimondello e Maria, situato nell'abside.
  • Il coro, a base ottagonale, realizzato tra il 1440 e il 1460, che completa la struttura architettonica originale.

Santa Caterina d'Alessandria: lectio magistralis di Philippe Daverio

Oltre alla Basilica, il complesso comprende l'antico convento, ricostruito tra il XVI e il XVII secolo, che conserva preziosi oggetti liturgici e reliquiari. Accanto al complesso, la presenza dell'antica Cappella di San Paolo testimonia il legame profondo tra la fede ufficiale e le tradizioni popolari salentine, come il rito del tarantismo.

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