Come Diventare Eremita Diocesano: Vita, Regole e Significato Spirituale

La vita eremitica, una delle vocazioni più antiche della Chiesa, sta conoscendo una riscoperta negli ultimi decenni. Dopo essere stata considerata una presenza residuale, dal Concilio Vaticano II in poi gli eremiti sono riapparsi, attirando un numero crescente di persone in cerca di una profonda intimità con Cristo attraverso il silenzio e la solitudine. In Italia si contano probabilmente non più di 200 eremiti/e, mentre in Francia se ne stimano circa 150, negli USA e Canada 90, e nell'area tedesca circa 70-80. A queste figure si rivolge in particolare un recente documento del Dicastero dei Religiosi e della Vita Consacrata: "La forma della vita eremitica nella Chiesa locale".

La Vocazione Eremitica: Storia e Spiritualità

La vita eremitica è la forma più antica di vita religiosa consacrata, documentata fin dal terzo secolo nelle memorie ecclesiastiche, con ubicazione presso il deserto egiziano. I primi eremiti si ritiravano da soli o in gruppo per lodare Dio e offrire la propria vita per la salvezza del mondo. La prima creatura eremita, tutta raccolta nel mistero di Cristo e vivente solo per Lui, fu la Santa Vergine Immacolata. La vocazione eremitica è una chiamata a una vita contemplativa che non può essere qualificata attraverso la categoria dell’utilità; non esprime un ministero materiale all’interno della comunità sia ecclesiastica sia sociale, rendendone difficile la comprensione a molti, credenti e non. Tuttavia, l'eremita non è una persona asociale che desidera fuggire dalla società, ma riceve una chiamata particolare a vivere nel silenzio e nella solitudine una più profonda comunione con Dio, rendendosi più vicino ai fratelli attraverso la sua vita di preghiera e totale consacrazione. Ogni vocazione è un dono per chi la riceve e per tutta l'umanità.

icona di un eremita nel deserto in stile bizantino

Il Doppio Aspetto dell'Eremitismo Moderno

Oggi l'eremitismo si manifesta in un doppio aspetto. Da un lato, si tratta del ritiro fisico dal mondo e della riduzione dei contatti e delle interazioni, cosa che nel mondo attuale non è più possibile in senso radicale. L'altro lato, e il più importante, è il desiderio dell'intimo, della propria profondità spirituale: raggiungere la quiete dell’anima, entrare in un ascolto molto profondo di Dio, sperimentare la dimensione più profonda dell’anima. Nessun eremita oggi può ridursi alla propria interiorità; essi si sono sempre scambiati pensieri e riflessioni, e molti eremi prevedono anche spazi per colloqui con ospiti che chiedono consigli.

L'Eremita Diocesano: Definizione e Ruolo

Gli eremiti e le eremite, appartenenti a Ordini antichi o a Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal Vescovo, con l'interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano la provvisorietà del tempo presente, e con il digiuno e la penitenza attestano che non di solo pane vive l'uomo, ma della Parola di Dio (cfr Mt 4, 4). L’eremita diocesano si dice tale perché ha ricevuto una regola e un’approvazione dal Vescovo. La vita dell’eremita diocesano è regolata dal Codice di Diritto Canonico al can. 603 §2, il quale stabilisce che l’eremita diocesano ha come suo legittimo superiore il vescovo della diocesi in cui viene accolto. Si impegnano pubblicamente a una vita di povertà, castità e obbedienza, a differenza degli eremiti religiosi che sono sostenuti dalla loro comunità. Fratel Massimiliano de Franceschi, ad esempio, ha scelto di vivere come eremita diocesano in Alto Adige, seguendo le indicazioni del vescovo, che deve riconoscere e vigilare sulla vita eremitica per garantire che sia autentica e corrispondente al magistero della Chiesa.

Compito e Appartenenza

Gli eremiti diocesani si isolano solo apparentemente dalla Chiesa. Supportano la Diocesi soprattutto con la preghiera, ma anche con alcuni servizi specifici come la disponibilità per i dialoghi spirituali, le confessioni, il ministero dell’esorcismo, la lectio divina, la cura della liturgia e l’aiuto al Vescovo. Questi servizi non esauriscono la vocazione eremitica, che è una forma di vita conforme a Cristo, riconosciuta da sempre dalla Chiesa e riconducibile all’esperienza di Gesù solitario sul monte: silenzio, preghiera e solitudine, cioè “soli con il Solo”, sono i tratti che caratterizzano l’eremita diocesano. Pur restituendo questo tratto specifico della forma di vita del Cristo, l’eremita diocesano “è una figura in aperta relazione con il corpo ecclesiale e il corpo della storia”. L'eremita non deve necessariamente appartenere a ordini religiosi, né al ministero, ma deve avere un riferimento di fondo cristiano. Possono essere laici o fare parte del clero, e non per forza devono venire da una "lunga prova nel monastero".

Gesù in preghiera in un luogo solitario

Gli Elementi Essenziali della Vita Eremitica Diocesana

Il documento del Dicastero dei Religiosi e della Vita Consacrata ricorda in forma sistematica gli elementi essenziali che caratterizzano l’eremitismo, il necessario rapporto con il vescovo, la preparazione e la formazione permanente. Ogni singolo eremita fa propria una forma di vita che lo precede e lo supera, incarnandola storicamente, nella docilità all’azione dello Spirito Santo.

Requisiti Fondamentali

  • Separazione dal mondo: La vita eremitica si configura come rigorosa separazione dal mondo (Codice di Diritto Canonico, can. 603 §1), pur non essendo radicalmente possibile nel senso antico.
  • Silenzio e Solitudine: Sono gli ingredienti essenziali di un cammino di ritiro e contemplazione perché l’anima possa raccogliersi in se stessa e trovare lì il suo Signore. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 16).
  • Luogo idoneo: L’eremita ha bisogno di un luogo che sia almeno un po’ staccato dai centri abitati per garantire un accettabile clima di silenzio e solitudine. È auspicabile una piccola chiesa o santuario, o anche una piccola aula adibita a Cappella, dove, con il permesso del Vescovo Diocesano, possa conservarsi il Santissimo Sacramento per l’adorazione eucaristica.
  • Preghiera Continua e Penitenza: Senza professare sempre pubblicamente i tre consigli evangelici, gli eremiti “in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine e nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo”.
  • Obbedienza: L’eremita vive l’obbedienza in forma diretta nei confronti della persona del Vescovo Diocesano, nelle cui mani fa la sua professione eremitica (Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 603 §2). È obbediente però a tutta la Chiesa nelle sue norme giuridiche, morali e liturgiche, e ad ogni creatura.
  • Povertà: L’eremita emette e vive il voto di povertà. Nel distacco dalle cose e dai beni di questo mondo e cerca, per quanto può, di assicurarsi ogni giorno con le proprie attività il necessario per vivere senza indebiti accumuli di beni. La vita eremitica è una vita semplice e sobria; molti eremiti affermano di vivere con circa 200 euro al mese. Desiderano avere una fiducia completa e assoluta nella Divina Provvidenza.
  • Castità: L’eremita vive la castità consacrata ad esempio e con l’aiuto di Cristo e di Maria Santissima Sempre Vergine; si sforza di custodire i sensi esterni per dare maggior spazio alla preghiera e alla contemplazione. La castità costituisce un segno particolare dei beni celesti, nonché un mezzo efficacissimo offerto ai religiosi per potere generosamente dedicarsi al servizio divino (Concilio Vaticano II, Perfectae Caritatis 12).
  • Distacco dal mondo: Il religioso eremita vive il suo distacco dal mondo in vista del Regno dei Cieli. Non ha altro scopo nella vita se non quello di conoscere ed amare Dio per Cristo, con la mediazione della Vergine Immacolata e di tutte le sane tradizioni approvate dalla Santa Chiesa Cattolica. L’attività esterna è secondaria rispetto alla vita interiore, di raccoglimento e di preghiera.
  • Devozione mariana: La devozione mariana è essenziale nella vita di raccoglimento e contemplazione. Maria è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio (San Giovanni Paolo II, Vita Consecrata 28). L’eremita si sforzerà di conoscerla ed amarla sempre più.
  • Accettazione del disagio: Il disagio, l’incomprensione, il bisogno e anche la malattia dovrebbero essere tutte cose sublimate dall’eremita senza angustiarsi, in vista del più gran premio che è il Signore, la sua santa croce e lavezza delle anime, cose alle quali ha dedicato tutta la propria esistenza. L'ascesi è indispensabile per restare fedeli alla propria vocazione e seguire Gesù sulla via della Croce.

Il Percorso per Diventare Eremita Diocesano

Il percorso per diventare eremita diocesano richiede un lungo periodo formativo e l’accompagnamento di un padre spirituale. Dopo un cammino di discernimento spirituale con una guida e dopo una prima esperienza di almeno qualche settimana di vita eremitica, l’aspirante eremita si rivolge al vescovo della diocesi in cui vorrebbe vivere, presentando con semplicità e chiarezza il suo progetto di vita. Sarà il vescovo poi a decidere se accogliere o meno questa forma di vita nella sua diocesi. Nel caso in cui non venga accolto, l’eremita può rivolgersi a qualsiasi altra diocesi. È fondamentale che il candidato assicuri il ritmo della preghiera e sia consono al ruolo. Ad esempio, tra i 20 candidati (13 donne e 7 uomini) per l'eremo di Nussdorf am Inn, un ufficiale dell’esercito e due coppie di anziani non furono ritenuti idonei per la mancanza di questo requisito.

mappa delle diocesi italiane

La Giornata-Tipo dell'Eremita

La giornata-tipo dell’eremita è trascorsa per la quasi totalità del tempo nel silenzio e nella solitudine all’interno dell’eremo. Qui l’eremita prega e lavora, e accoglie quanti si rivolgono a lui per vivere un momento di preghiera o per ricevere una parola di consiglio. Non esistono degli orari rigidi, perché la vocazione eremitica è strettamente personale e ogni eremita discerne, insieme al suo direttore spirituale e al vescovo, come strutturare la sua vita, spesso con una regola ma senza eccessiva rigidità. La vita eremitica si nutre di silenzio, di solitudine, di continua preghiera e penitenza. Durante la giornata si cerca di mantenere un clima di silenzio e di raccoglimento, evitando distrazioni e perdite di tempo.

Preghiera e Lavoro

Generalmente alla preghiera è dedicato il più ampio spazio nella giornata eremitica. La maggior parte degli eremiti prega la Liturgia delle Ore e dedica ampio spazio alla preghiera silenziosa come la lectio divina, l’orazione e l’adorazione. Fratel Massimiliano, ad esempio, ha emesso la professione semplice che lo vedrà condurre - inizialmente per tre anni - una vita lontana dal mondo, con la sua giornata scandita dalla recita dell’Ufficio divino, dalla preghiera personale (Santo Rosario, meditazione, lettura spirituale) e in particolare dalla Santa Messa. Un esempio di orario potrebbe essere:

  • Ore 07,00: Santa Messa.
  • Ore 09,00: Liturgia delle Ore: Prima (facoltativa), Terza.
  • Ore 12,15: Angelus, Ora Sesta, Santo Rosario.

Il lavoro dell’eremita deve essere compatibile con la sua vocazione, quindi un lavoro che consenta di non allontanarsi dall’eremo e che possa essere svolto nella solitudine e nel silenzio. Vengono privilegiati i lavori manuali quali pittura o scrittura di icone, ricamo, lavoro della terra, qualche lavoretto redazionale fatto al computer e poi consegnato tramite posta elettronica. Non facendo parte di una comunità religiosa, l’eremita deve provvedere da solo al suo sostentamento, rendendo conto periodicamente al Vescovo del denaro speso e ricevuto.

"COMING HOME"- Docufilm di Emanuele Pecorari sulla vita di Pietro, l'eremita.By BARCAROTTI MARCO

Esempi Reali e Diverse Condizioni

I casi ricordati nel testo sono alcuni dei luoghi eremitici più noti nell'ambito tedesco, che illustrano la diversità delle condizioni e delle figure. L'eremo Maria Blut (Tirolo, Austria), attivo dal 1696, richiede una vita di preghiera e fede austera. L'eremo di Palfen (Austria), a mille metri di altezza, abitabile da aprile a novembre, non ha elettricità (a parte un pannello solare per emergenze) né acqua corrente, ed è stato occupato da un contadino in pensione di 63 anni, Alois Penninger, il 36° eremita del luogo, che ha espresso il desiderio di "sperimentare la cura interiore". L'eremita scende in città un paio di volte alla settimana per le spese e i controlli, e il suo predecessore, Matthias Gschwandtner, è stato il primo protestante ad occupare quel ruolo. Questi luoghi sono spesso visitati da turisti amanti della montagna, offrendo all'eremita l'occasione di scambiare parole sulla fede e la Chiesa. L'eremo di Nussdorf am Inn (Baviera, Germania), attivo dal 1644, offre elettricità e acqua corrente, ma il riscaldamento è a legna da procurarsi. Dal 2018 è occupato da suor Miriam Bauer. Questi esempi dimostrano che la vita eremitica, pur nella sua radicalità, si adatta a contesti e disponibilità diverse, mantenendo sempre al centro la cura interiore e la preghiera.

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