Come Gesù era chiamato dagli Apostoli e nel Nuovo Testamento

Gli studiosi seri concordano sul fatto che Gesù è storicamente esistito. Egli era un ebreo della Galilea che venne battezzato da Giovanni Battista e subito dopo iniziò il proprio ministero. La maggior parte di questi studiosi afferma anche che Gesù venne imprigionato, giudicato e giustiziato dalle autorità romane. Ma con quali nomi e titoli si rivolgevano a lui i suoi seguaci e gli apostoli? Il Nuovo Testamento ci offre una ricca panoramica.

Gesù in un contesto galileico, con apostoli

Il Nome "Gesù": Origini e Significato

Un Nome Comune, un'Identità Profonda

Il nome Yeshua (la forma originale del nome ebraico, derivazione di Yehoshua) era relativamente popolare nella Giudea dell’epoca di Gesù. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, nelle sue opere del I secolo, menziona almeno venti persone diverse chiamate "Iesous" o "Giosuè". Questa comune diffusione del nome rende chiaro che Gesù di Nazaret non aveva un nome "unico e speciale" nel suo tempo. Infatti, Giosuè, successore di Mosè nella guida del popolo ebraico e protagonista dell'omonimo libro, aveva lo stesso nome di Gesù (יְהוֹשֻׁעַ nel testo masoretico ebraico, Ἰησοῦς nella traduzione greca dell'Antico Testamento della Settanta), così come altri personaggi dell'Antico Testamento. Non sorprende, allora, che menzionando Gesù di Nazaret per identificare Giacomo il fratello di Gesù, Flavio aggiunga a “Gesù” la frase: “che è chiamato Cristo (Messia)”, per distinguerlo dagli altri omonimi.

La forma aramaica del nome, Yeshu’a (la lingua di Gesù), divenne Iesous in greco e Iesus in latino, per poi arrivare all'italiano Gesù. Etimologicamente, il nome significa “Dio salva”, “Yahweh è salvezza” o “Yahvè salva”. Gli antichi nomi ebraici erano normalmente una forma abbreviata di una frase che spesso proclamava qualcosa di Dio; la tradizione popolare, con il tempo, lo ha cambiato in "YHWH salva" o "possa YHWH salvare". Sua madre Maria, in ebraico Miriam, aveva il nome della sorella di Mosè.

La Profezia di Emmanuele e il Nome Gesù

Secondo l’evangelista Matteo, il nome fu imposto al figlio partorito da Maria da Giuseppe, come annunciato dall’angelo in sogno. L'angelo si rivolse a Giuseppe dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».

Questa indicazione di chiamare il bambino "Gesù" solleva un interrogativo, poiché la profezia di Isaia afferma: «Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele». L'angelo del Signore, rivolto a Giuseppe, chiama infatti il figlio che sta per nascere Emmanuele (Εμμανουήλ), traslitterazione dell'ebraico עִמָּנוּאֵל ('Immanuèl), che significa letteralmente "con-noi-Dio".

Non c’è necessariamente una contraddizione. Esiste una differenza tra “come sarà chiamato” (“Emmanuele”) e il “nome propriamente” (“Gesù”). La prima volta in cui il nome “Emmanuele” appare nella Bibbia è ai capitoli 7 e 8 del Libro di Isaia. Anche se si discute su cosa volesse dire il profeta, la tradizione rabbinica e alcuni studiosi ritengono che stesse sottolineando il fatto che il nome “Dio con noi” era un gesto di ringraziamento per la protezione di Dio nei tempi difficili. In ebraico, “essere chiamato” e “essere” in genere significano la stessa cosa, e quindi “essere chiamato Emmanuele” significa alla fine che “sarà il Dio che vive con e tra noi”. Per natura è l’Emmanuele, per nome è Gesù, “il nome che è al di sopra di ogni altro nome” (cfr. Fil 2,9-11).

Il Vangelo di Matteo inizia con una genealogia di Gesù che parte da Abramo passando per Davide fino ad arrivare a Giuseppe, presentando così Gesù come membro della Casa di Davide. Matteo indica anche che Giuseppe non era il padre naturale di Gesù. L’evangelista Matteo, nel capitolo 1, presenta la genealogia di Gesù con un'annotazione che richiama l'attenzione: “La somma di tutte le generazioni da Abramo a Davide è di quattordici; da Davide alla deportazione di Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione di Babilonia a Gesù è di quattordici” (1,17). Attraverso questa cornice, Matteo ricalca in un certo senso Genesi 2,4a “Questo è…il libro della genesi”, quasi a proiettare Gesù sullo sfondo delle origini. In questo modo l’origine storica di Gesù si salda più direttamente a quella di Davide, sulla quale si innesta la speranza della venuta del Messia per tutti i popoli. Così, Gesù viene presentato come colui che compie le promesse messianiche: “Chiunque crede in lui non sarà deluso… Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (At 2,20; Rm 10,12-13).

Albero genealogico di Gesù, da Abramo a Giuseppe

Titoli e Appellativi nel Nuovo Testamento

Nei libri del Nuovo Testamento, pervenutici in un greco caratterizzato da numerosi semitismi, Gesù è indicato oltre che col nome proprio da vari epiteti e titoli che ne sottolineano la natura, il ruolo e la missione.

Cristo (Messia)

Il titolo "Cristo" (Xριστός, Christòs) compare nel Nuovo Testamento complessivamente 529 volte, spesso unito al nome proprio Gesù (Gesù Cristo). Il sostantivo, o meglio aggettivo sostantivato, deriva dal verbo χρίω, "ungere", e significa dunque letteralmente "unto". Ha lo stesso significato del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, "unto"), dal quale deriva l'italiano Messia. Il significato di questo titolo onorifico, che nella sua traduzione letterale può sembrare curioso, deriva dal fatto che nell'antico Israele re, sacerdoti e profeti venivano solitamente scelti e consacrati tramite un'unzione, o meglio profumati con unguenti aromatici. L'attributo della regalità era correlato al Messia atteso dagli Ebrei, che era considerato discendente ed erede del Re Davide.

Signore (Kyrios)

Il titolo "Signore" (Κύριος, Kìrios) è applicato a Gesù 125 volte, soprattutto negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, come ad esempio in Giovanni 20,28 o Atti 2,36. Altre 2 volte il termine appare nella traslitterazione dell'originario aramaico "mara" (1Cor 16,22; Ap 22,20). Questo titolo evidenzia la sua autorità divina e la sua posizione preminente.

Figlio dell'Uomo

Un titolo che Gesù applica spesso riferendosi a se stesso è "Figlio dell'uomo" (υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου, uiòs tù anthròpu), dove "uomo" indica l'essere umano, non il maschio (il greco usa anèr). Ricorre 84 volte nel Nuovo Testamento. L'espressione nella sua traduzione letterale può sembrare curiosa e ridondante: ogni essere umano è figlio di un essere umano. Tuttavia, nella tarda tradizione ebraica (vedi l'espressione aramaica בר נשא, bar nasha), nella quale si inserisce il Nuovo Testamento, l'espressione aveva una forte connotazione messianico-escatologica.

Rabbi (Maestro)

Il titolo onorifico ebraico "Rabbi" (conservato ad esempio nell'italiano Rabbino) e il suo sinonimo indicante confidenza "Rabbuni" indicavano un esperto della Sacra Scrittura o un maestro, ed erano usati dai discepoli per rivolgersi a Gesù.

Nazareno / di Nazaret

In Vangeli e Atti, Gesù è chiamato 13 volte "Nazoreo" (ναζωραῖος, nazoràios). Per 4 volte Gesù viene detto "di/da Nazaret" (από/ὲκ Ναζαρέτ/Ναζαρέθ, apò / ek Nazarèt), e altre 6 volte è detto "Nazareno" (ναζαρηνός, nazarenòs, nella Vulgata Nazarenus). Secondo la tradizione cristiana, l'espressione e l'aggettivo sono riferiti alla città di origine di Gesù, Nazaret. Tuttavia, è possibile che il termine non abbia un valore geografico ma indichi che Gesù era un nazireo, cioè avesse fatto uno speciale voto di consacrazione chiamato nazireato. Secondo una terza teoria, "Nazareno" era il titolo corrispondente al livello di Maestro presente all'interno della comunità degli Esseni.

Altri Appellativi

Sommo Sacerdote

Gesù è detto "Sommo Sacerdote" (ἀρχιερεὺς, archierèus) o Sacerdote (ἱερεὺς, hierèus) 17 volte, solo nella Lettera agli Ebrei, sottolineando il suo ruolo mediatore tra Dio e l'umanità.

Verbo (Logos)

Il titolo "Verbo" (λόγος, lògos) è utilizzato 6 volte negli scritti giovannei. Il sostantivo greco, fortemente polisemico (parola, ragione, calcolo, ragion d'essere), quando ha valore di nome proprio riferitamente a Gesù, viene reso in alcune traduzioni come "Parola" o "Logos", indicando la sua natura divina ed eterna preesistenza.

Figlio di Giuseppe / Figlio del Falegname

Gesù è menzionato come "Figlio di Giuseppe" (υἱὸς Ιωσήφ, uiòs Iosèf) 4 volte, riconoscendo la sua discendenza legale attraverso Giuseppe. Solo in un’occasione nel Vangelo di Matteo (cfr. Matteo 13, 55) ci si riferisce a Gesù come al “figlio del falegname”, riferendosi al mestiere del suo padre putativo.

Il Potere e la Venerazione del Nome di Gesù

L'Esperienza Apostolica

Gli apostoli non solo chiamavano Gesù con il suo nome e i suoi titoli, ma invocavano attivamente il suo nome per compiere opere potenti. L’esperienza di Pietro e Giovanni, descritta negli Atti degli Apostoli, ne è un chiaro esempio: “Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un'elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: "Guarda verso di noi". Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!". Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio” (At 3,1-8). Questo episodio mostra il potere attribuito al nome di Gesù Cristo nella prima comunità cristiana.

Pietro e Giovanni continuano a predicare il Vangelo

La Devozione nei Secoli: San Bernardino e l'IHS

Il nome di Gesù è riconosciuto come "il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore!" (Fil 2,9-11). La Chiesa Cattolica ricorda il Santissimo Nome di Gesù il 3 gennaio.

A coltivare particolare devozione al Santissimo Nome di Gesù fu in particolare il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444), che recupera il Trigramma IHS - già presente nel III secolo fra le abbreviazioni utilizzate nei manoscritti greci del Nuovo Testamento - e pone come sfondo il sole raggiante a 12 raggi in campo azzurro. Tenuto conto che “IHS” sono le prime tre lettere del nome Gesù in greco, il messaggio che ne deriva è che Gesù è il “sole” che irradia la sua luce attraverso i Dodici apostoli, cioè la Chiesa. Questo simbolo divenne una sorta di “firma” di san Bernardino e della famiglia francescana. Le catechesi attorno al santissimo Nome di Gesù permettevano di aiutare i fedeli a fissare lo sguardo del cuore al mistero stesso di Gesù, a cominciare dalla povertà della grotta in cui nacque.

Simbolo IHS con raggi solari di San Bernardino da Siena

A tal proposito è utile ricordare l’esperienza di san Francesco d’Assisi, il quale - ci riportano le Fonti francescane - “Era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”. Nel 1530 papa Clemente VII autorizzò l’ordine francescano a recitare l’Ufficio del santo Nome di Gesù. Anche la Compagnia di Gesù (i gesuiti) contribuisce a sostenerne il culto, prendendo il trigramma (IHS) come emblema della Compagnia.

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