Storie e Profili: Sacerdoti e Figure di Nome Alì

Nel panorama delle storie di vita contemporanee, emergono figure di nome Alì che incarnano percorsi profondamente diversi, dalla vocazione sacerdotale all'impegno accademico, fino a vicende giudiziarie che ne hanno segnato la notorietà. Questa panoramica esplora le traiettorie di alcuni individui il cui nome o soprannome ha catturato l'attenzione, mettendo in luce le loro esperienze uniche e le sfide affrontate.

Don Alì Yambula Mbanzila: Sacerdote, Linguista e Missionario

Origini e Vocazione

Ali Yambula Mbanzila, conosciuto come don Alì, è nato nella Repubblica Democratica del Congo 52 anni fa. In Congo, era sacerdote della diocesi di Matadi. È arrivato per la prima volta in Italia nel 2003 e dal 2005 risiede stabilmente nella provincia pisana, giunto con il desiderio di diventare missionario. Per due anni ha guidato la parrocchia di Cascina, poi nel dicembre 2007 è stato trasferito alla Parrocchia di Santa Maria Assunta di Marina di Pisa, suscitando un certo dispiacere tra i suoi fedeli cascinesi.

Percorso Accademico e Contributi alla Linguistica

La sua passione per la linguistica è nata "per puro caso", come racconta don Alì stesso. Dopo essersi laureato in filosofia e teologia al Grand Séminaire di Mayidi, nei primi anni 2000 un frate cappuccino belga lo chiamò per aggiornarlo sui suoi studi. Quello che gli raccontò suscitò subito il suo interesse e grazie a lui fu chiamato a collaborare con un linguista dell'Università di Pisa che si stava occupando del kikongo, una delle lingue ufficiali del Congo nonché sua lingua madre. La sua carriera universitaria a Pisa è iniziata nel 2003, quando si è iscritto al corso di laurea triennale in lingue e letterature straniere e successivamente a quello di laurea magistrale in linguistica.

Laurea e Prospettive Future

Lo scorso 9 giugno, don Alì si è laureato a pieni voti in linguistica presso l'Università di Pisa, ottenendo il titolo di dottore magistrale. Si è laureato con una tesi in francese su alcune incisioni situate in una zona del basso Congo, la cui esistenza è nota alla gente del posto dal 1587, mentre gli studiosi hanno iniziato a interessarsene solo nel 1957. Don Alì sottolinea che il suo è il primo studio organico su questo sistema di scrittura, e che potrebbe essere pubblicato. Al momento, sta scrivendo un articolo sulla sua tesi di laurea che forse uscirà sulla rivista dell'Università di Pisa. Molto soddisfatto dei corsi seguiti all'Università di Pisa, ha intenzione di proseguire i suoi studi. Ha evidenziato le differenze tra l'università a Matadi e quella di Pisa, notando che qui "ci sono tutti i mezzi tecnologici che permettono di informarsi e fare ricerche senza spostarsi".

Don Alì Yambula Mbanzila in toga accademica con il rettore dell'Università di Pisa

Don Darek Kowalewski: La Fotografia come Riscatto dalla Sofferenza

Dalla Polonia all'Italia: Un Desiderio Missionario

Alcuni mesi fa è stata la gioia di conoscere don Darek Kowalewski, di origini polacche, che dal 2005 vive in Italia. È giunto nel nostro Paese con il desiderio di diventare missionario. In un momento di crisi, durante la guerra tra Ucraina e Russia, don Darek è venuto in Campania per accompagnare un ragazzo da sua nonna nel Vallo di Diano. Sapendo della realtà locale, si è fermato qualche giorno presso la Cittadella della Carità, dove è presente la redazione di un giornale, percependovi fin da subito una grande consonanza di pensieri e di spiritualità.

La Prova della Malattia

Spesso, però, si sa che i grandi amori nascondono grandi dolori. A volte è proprio la sofferenza trasformata in offerta a Dio a diventare un canale fecondo di creatività e di amore. Nel 2015, don Darek, durante il servizio sacerdotale svolto a Massa Martana, si è ammalato di meningite e di borreliosi di Lyme, una patologia causata da un batterio trasmesso dalla zecca che provoca disturbi del sonno e della concentrazione, persistenti dolori muscolari, spossatezza e cefalea cronica.

Don Darek ha raccontato la sua esperienza: "Per lungo tempo ho sperimentato che cosa significa il dolore che ti soffoca, la nausea che non finisce mai, l’ipersensibilità alla luce, suoni e odori, il non poter dormire una notte senza cefalea, la spossatezza che inchioda per settimane e mesi a letto, gli attacchi di panico e i momenti di disperazione". Ma è proprio nella notte più buia che egli ha ritrovato il coraggio di affidarsi totalmente a Gesù, realizzando che "con Lui tutto ha un senso anche la sofferenza, la solitudine, le tenebre". Durante la malattia ha ricevuto tanto dal Signore, ha scoperto diverse cose e ha sperimentato un immenso bene e amore da tante persone che gli sono state vicine e lo hanno aiutato in questi anni.

Illustrazione schematica della borreliosi di Lyme

La Rinascita attraverso la Fotografia

In questo periodo non facile della sua vita, don Darek ha iniziato la sua avventura con il mondo della fotografia. Ricorda il giorno in cui il medico neurologo che lo seguiva gli ha dato uno strano consiglio: "Don Darek deve trovare una passione più forte del dolore che sarà duro da combattere". In quel momento il sacerdote è tornato indietro nel tempo della sua adolescenza, quando gli piaceva tanto scattare delle foto con la macchina fotografica analogica a pellicola, contenente solamente 36 scatti, perché "ogni scatto era come una storia a sé, nuova e differente".

La Mostra "La Luce splende nelle tenebre"

Quando nel 2017, nella parrocchia di San Terenziano e Marcellano, ha visto il Presepe Vivente per la prima volta, è rimasto magnetizzato da quel mondo lontano rappresentato con tanto amore e perizia, dalle luci e dalle ombre, dalle suggestive vie, piazzette e botteghe, dai volti dei singoli figuranti, dai sentimenti e dalle emozioni che da essi traspiravano e che, per un fotografo, sono fonte di fascino e ispirazione. Don Darek si è imposto "il compito piuttosto arduo di non usare la luce dei flash o altre lampade di supporto per la macchina fotografica, ma di cercare di catturare solamente la verità di ciò che i miei occhi coglievano nei diversi luoghi, spesso illuminati semplicemente da qualche candela o fioca lampadina". È stata "veramente un’avventura". La Mostra, intitolata "La Luce splende nelle tenebre - Volti del Presepe Vivente di Marcellano", è stata allestita per la prima volta il 24 dicembre 2019, subito dopo la celebrazione della Santa Messa della Natività del Signore nella chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo in Marcellano, ricevendo un'entusiasta reazione in tutti quelli che l’hanno visitata. In occasione della sua ultima venuta alla Cittadella, l'autore dell'articolo ha avuto modo di ammirare alcune di queste foto, e una di queste ora troneggia nella sua redazione.

Fotografia artistica di un Presepe Vivente con giochi di luce e ombra

Said Alì: Il "Capo dei Maranza" e le Vicende Giudiziarie

Profilo e Contesto Giudiziario

La figura di Said Alì, conosciuto come "Don Alì" e sedicente "capo dei maranza", è legata a una serie di vicende giudiziarie che lo hanno portato alla ribalta. Il 25enne è attualmente recluso nel carcere di Aosta, dove sta scontando una pena di cinque anni e da dove attende l’esito del nuovo processo in cui è accusato di stalking con altri due amici, a cui sono appena state alleggerite le misure cautelari.

La Richiesta di Sorveglianza Speciale

La questura, nelle scorse settimane, ha chiesto di adottare nei confronti di Said Alì una misura di sorveglianza speciale per tre anni. Tale misura prevede rigidissime prescrizioni da rispettare, tra cui l'obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e il divieto di comunicare e diffondere audio e video tramite internet. L'avvocata Federica Galante, che tutela Don Alì, ha impugnato il provvedimento, che dunque non è ancora definitivo e per ora non può essere applicato, vista la sua reclusione.

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Episodi di Violenza e Le Accuse

Gli inquirenti spiegano di aver chiesto la misura di sorveglianza speciale per i "numerosi comportamenti violenti e minacciosi, in danno di soggetti vulnerabili, minorenni, anziani e anche titolari di piccoli esercizi commerciali". Said Alì, con fare da sbruffone, ha sempre rivendicato di riuscire a farla franca, dicendo per esempio: "A me non mi arresta nessuno, sono come un grillo". Un’altra volta aveva minacciato il controllore di un treno, quando gli aveva chiesto di mostrare il biglietto: "Se continui così, stasera non torni a casa da tua moglie, non mi interessa che sei un pubblico ufficiale. Chiama pure chi vuoi".

La lunga lista di episodi violenti include l’aggressione a una troupe televisiva di Mediaset e, a ottobre, un agguato a un maestro fuori da una scuola elementare di Torino, con i due amici ora accusati con Don Alì di stalking. Il video dell’aggressione è diventato virale, ha destabilizzato le vittime e ha portato all’arresto del 25enne. I reati commessi dal sedicente "capo dei maranza" includono resistenza a pubblico ufficiale, rapina, furto aggravato e sostituzione di persona. I fatti, avvenuti negli ultimi anni, sono stati cumulati in un unico atto giudiziario.

Procedimenti Legali in Corso

È in programma un'udienza in cui il giudice dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica avanzata dalla difesa di Alì per quanto riguarda l’agguato al maestro Gianni, insegnante di una scuola elementare di via Vestignè, nel quartiere Barriera di Milano.

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