Don Naddeo Picciola di Eboli: Un Percorso Tra Libri e Storia Locale

La vita di Don Naddeo Picciola di Eboli si intreccia profondamente con la sua passione per i libri e la storia, elementi che hanno plasmato la sua formazione e la sua visione del mondo. La sua infanzia, le letture formative e l'osservazione delle dinamiche socio-politiche, in particolare quelle legate all'ascesa del fascismo a Salerno, offrono uno spaccato unico di un'epoca e di un territorio.

Le Radici della Passione per i Libri

La passione per i libri, il loro odore e la sensazione tattile delle pagine, ha accompagnato Don Naddeo fin dall'infanzia. Questo amore primordiale nacque in una casa in affitto dove viveva con i suoi genitori e uno zio materno, Enrico, vedovo e senza eredi diretti.

Lo Zio Enrico: Eroe di Guerra e Custode di Storie

Lo zio Enrico, figura centrale nell'infanzia di Don Naddeo, aveva partecipato alla battaglia di Sciara Sciat nel 1911, ricevendo una medaglia e un encomio solenne per il suo coraggio nel mantenere il comando del suo plotone "malgrado le forti perdite subìte". Era stato anche a capo delle guardie municipali del paese, considerato un eroe e un mito per i suoi trascorsi. Dopo la morte dello zio Enrico, la famiglia fu costretta a cambiare casa, e la madre di Don Naddeo raccolse le cose ereditate in una scatola capiente. Appena imparò a leggere, il primo pensiero di Don Naddeo fu di recuperare dalla scatola i libri dello zio Enrico, che conserva gelosamente ancora oggi.

Le Prime Letture: Tra Devozione e Difficoltà

Tra i libri ereditati c'erano una "Vita del Venerabile Servo di Dio Nunzio Sulprizio" di Raffaele Pica (sacerdote napoletano), stampata a Napoli nel 1893, e una "Vita di Gesù Cristo" di Antonio Cesari. Queste letture, considerate troppo difficili per un bambino di prima elementare, venivano solo sfogliate da Don Naddeo, rivelando pagine con macchie d'umidità che emanavano un odore misto tra petrolio e naftalina.

Foto di antichi volumi con copertine ingiallite e macchie d'umidità

L'Influenza Paterna e il Patrimonio Librario Familiare

Il padre di Don Naddeo, operaio, leggeva libri polizieschi durante i suoi viaggi in treno con la Circumvesuviana, probabilmente acquistati a mercatini dell'usato. Tuttavia, sul suo comodino, teneva in vista altri tre volumi significativi:

  • Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta (Massimo D’Azeglio, Barion Editore, Milano, 1928)
  • Sarah dagli occhi di smeraldo (Guido da Verona, Società Editrice Lombarda, Milano, 1932)
  • Resurrezione (Leone Tolstoi, Lucchi Editore, Milano, 1947)

Questi ultimi libri intrigavano molto il giovane Naddeo per le loro copertine vivaci e illustrate. "Ettore Fieramosca" presentava un cavaliere medievale su uno sfondo bianco, mentre "Resurrezione" raffigurava Katiuscia e il principe Nekliudov su uno sfondo giallo, con il filo spinato di un campo di lavori forzati in Siberia. "Sarah dagli occhi di smeraldo", invece, aveva una copertina più semplice con un sole stilizzato, richiamando la collana editoriale "i romanzi del raggio di sole". Le copertine dei libri di Mastriani, invece, sembravano più fotoromanzi, con immagini romantiche.

Immagini di copertine di libri d'epoca (Ettore Fieramosca, Resurrezione, Sarah dagli occhi di smeraldo)

La Prima Comunione e le Nuove Scoperte Letterarie

La prima comunione, avvenuta l'ultima domenica di giugno di fine anni Cinquanta (28 giugno 1959), segnò un altro importante ingresso di libri nella vita di Don Naddeo, che ne ricevette sei in dono.

"I Promessi Sposi": Un Amore Sospeso

Tra questi, "I Promessi Sposi" rimase una lettura sempre rimandata e, a tratti, odiata, percepita come fonte di un "esercizio sterile di analisi comparativa" dei personaggi. Solo dopo aver lasciato i banchi di scuola ne comprese l'importanza linguistica e il valore storico.

Le Avventure di Dumas e le Opere di Stevenson

Alexander Dumas lo introdusse alle avventure di Robin Hood e de "I Tre Moschettieri", facendolo perdere nei colori e suoni della foresta di Sherwood. Ciò che lo attraeva di più di Robin Hood era la "determinazione nella lotta ai soprusi e alle angherie, la sete di giustizia sociale nel togliere ai ricchi e dare ai poveri". Con "L'isola del tesoro", Don Naddeo si immedesimò centomila volte in Jim Hawkins. In quel periodo, all'età di dieci anni, leggeva correntemente e non aveva altre distrazioni significative, dato che la televisione era ancora assente nella casa di un operaio.

Il Misticismo Infantile e le Letture "di Chiesa"

La "forzata lettura" della vita del venerabile Nunzio Sulprizio coincise con un "improvviso misticismo infantile". Nonostante la difficoltà di comprensione di alcuni passaggi e delle espressioni latine come "Ibunt de virtute in virtutem" e "Omnibus omnia factus sum", Don Naddeo riuscì a leggere quasi di un fiato il volume di 290 pagine, cogliendo la vita di sacrifici e preghiere di Sulprizio e i miracoli a lui attribuiti.

Successivamente, passò alla "Vita di Gesù", ma abbandonò presto anche le tragedie di Euripide, trovandosi di fronte a un bivio: "continuare letture 'di chiesa' o passare all'ultimo 'bene di famiglia', i Borboni di Napoli".

La Scoperta dei Borboni di Napoli

Questa scelta lo portò a scoprire la bellezza dei Borboni di Napoli, un volume di oltre mille pagine letto con grande piacere. Da questa lettura apprese della vita da "picaro" del re Ferdinando IV, delle bravate di Gennaro Rivelli, della "lussuria" della regina Carolina e della "passione politica" di Eleonora Pimentel Fonseca e Vincenzo Russo. Si interrogò su molteplici aspetti storici e politici, come il ruolo di un cardinale a capo di un esercito o il motivo per cui re Ferdinando definiva San Gennaro un santo giacobino, domande che all'epoca rimasero senza risposta.

❌ LA STORIA DEI BORBONI

L'Influenza di Donna Lucia Ragosta e il Libro "Cuore"

In casa di zia Clelia, una sorella della madre di Don Naddeo, viveva donna Lucia Ragosta, una maestra elementare ormai cieca. Donna Lucia, notando che Naddeo aveva terminato la scuola elementare, insistette affinché leggesse il libro "Cuore" di Edmondo De Amicis, di cui Don Naddeo conosceva solo alcune novelle. Fu lei a regalargli il libro, e la lettura lo catturò completamente.

Attraverso "Cuore", Don Naddeo si confrontò con l'Unità d'Italia, l'organizzazione scolastica dell'epoca sabauda e l'entusiasmo monarchico. Il maestro Perboni gli apparve simile al suo maestro Francesco Cozzolino. Don Naddeo cercava comparazioni tra i suoi compagni di classe e i personaggi del libro: Pietro Mosca come Garrone, Antonio De Falco come Votini, Luigi Pentella come Franti, Mariano Barra come Precossi. Il personaggio di Derossi, il più ingegnoso, era forse diviso tra Mimmo Costa, Pietro Vernillo e Franco Naddeo, quest'ultimo accanito tifoso di Kurt Hamrin e della Fiorentina.

Nuove Letture e la Scoperta del "Gattopardo"

Dopo "Cuore", arrivarono altri due libri: "I ragazzi della via Pàl" di Ferenc Molnár, regalatogli da un'amica della madre, e un volume più importante portato dal padre, un'edizione per le scuole medie ma preferita nella versione più grande "perché te lo troverai se avrai voglia di continuare a studiare".

Fu zio Pasquale, il marito di zia Olga, a regalargli la prima edizione de "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato nell'Universale Economica della Feltrinelli Editore nel febbraio 1963. Il romanzo, di 187 pagine e un costo di 300 lire, aveva una copertina bianca e verde. Nonostante lo zio Pasquale suggerisse che fosse troppo presto per leggerlo, Don Naddeo lo divorò immediatamente, rileggendolo ben sette volte negli anni. Amò profondamente don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, e nutriva un sentimento simile per Tancredi Falconieri e Angelica Sedàra. Un posto speciale nel suo cuore ebbe l'alano Bendicò, "compagno fedele e silenzioso del Principe di Salina", che rappresentava "il senso più tangibile della distruzione", come descritto nelle "difficili da dimenticare" ultime righe del romanzo.

Gli Anni della Scuola e gli Oscar Mondadori

Poco più che quindicenne e frequentando la quinta ginnasiale, Don Naddeo era costantemente alla ricerca di nuovi libri. Dopo "l'Iliade" e "l'Odissea", che gli avevano "aperto lo sguardo sul mondo della mitologia", si appassionò all' "Eneide" di Virgilio nella traduzione in endecasillabi sciolti di Annibal Caro. Viveva in un mondo popolato di guerrieri, dei ed eroi, immergendosi nelle storie di Ettore, Achille, Ulisse, Aiace Telamonio e Laocoonte, appassionandosi agli amori di Apollo e alle "furberie" di Giove, e imparando a menadito le peripezie di Enea e il valore militare di Turno o Camilla.

Nel 1965 iniziò la pubblicazione settimanale degli Oscar Mondadori, con ogni volume al costo di 350 lire. Questo diede il via a una "sorta di gara" con se stesso, leggendo i romanzi velocemente per poi passare al titolo successivo. Così conobbe personaggi come Mara de "La ragazza di Bube" (Carlo Cassola), Metello (Vasco Pratolini), Ginia de "La bella Estate" (Cesare Pavese), Berardo Viola di "Fontamara" (Ignazio Silone), la Parroccola di "Cristo si è fermato a Eboli" (Carlo Levi), Antonio Roquentin de "La Nausea" (Jean-Paul Sartre), Laide di "Un amore" (Dino Buzzati) e il colonnello Nicholson de "Il ponte sul fiume Kwai" (Pierre Boulle).

❌ LA STORIA DEI BORBONI

Il Fascismo a Salerno: Domande e Contesti

Le domande su "come nasce una dittatura", "come ha fatto il fascismo a conquistare una provincia, come Salerno, dove era quasi inesistente prima della Marcia su Roma" e "quali cambiamenti ha apportato nella società e nelle dinamiche politiche" sono al centro di una profonda riflessione. Il fascismo a Salerno, come in molte altre province meridionali, fu "conformista", rappresentando un adeguamento della popolazione e della classe dirigente al nuovo sistema politico. Tuttavia, il fascismo salernitano introdusse "numerose innovazioni nella prassi politica", operando in una fase di crescente sviluppo della società di massa. Le camicie nere di Salerno dovettero confrontarsi con Giovanni Amendola, "uno dei massimi esponenti nazionali dell’antifascismo", che esercitava una forte egemonia nella provincia e ne condizionò l'azione. La provincia di Salerno si distingueva anche per l'"eterogeneità delle dinamiche socio-politiche", includendo sia aree industrializzate con agricoltura moderna sia territori meno progrediti e rurali. Questi elementi rendono il caso salernitano particolarmente interessante per comprendere il crollo del sistema liberale e l'emergere della dittatura.

Mappa storica della provincia di Salerno con indicazioni di aree industriali e rurali dell'epoca fascista

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