Don Luigi Villa: Il Difensore della Fede e la Lotta contro la Massoneria Ecclesiastica

Generalmente, quando una persona scompare, coloro che l'hanno conosciuta si dividono tra chi la esalta e chi la vilipende. Rari sono i casi in cui amici e detrattori si inchinano davanti alla salma, i primi riconoscendo la grandezza, i secondi la lealtà, la coerenza e il coraggio. Padre Luigi Villa appartiene sicuramente a questa categoria ristretta ed eccezionale. Tutta la sua esistenza fu dedicata esclusivamente alla sua grande missione: difendere la Chiesa cattolica contro chiunque ne insidiasse l’esistenza, la dottrina e il magistero.

Biografia e Ordinazione Sacerdotale

Don Villa nacque a Lecco il 3 febbraio 1918. Dopo aver completato i rituali studi del Liceo Classico, fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale. Celebrò la sua prima Messa nella cattedrale della sua città natale e, per circa un decennio, prestò servizio come sacerdote presso l’Istituto Comboniano.

La sua fede era vivissima e contagiosa, e la sua missione principale era stare in mezzo ai giovani, scovando tra loro vocazioni e aiutandoli a pronunciare quel «fiat a Dio» che spesso richiede un sostegno esterno per concretizzarsi. Come molti grandi personaggi carismatici della Chiesa, possedeva un grande dono della parola, fondamentale per la predicazione e la divulgazione della fede.

Gli Anni della Guerra e l'Impegno Civile

Il suo grande ascendente sulla gioventù gli procurò non pochi problemi, inclusa una condanna a morte comminata da Roberto Farinacci, allora ministro della Giustizia della Repubblica di Salò. La motivazione della sentenza era lapidaria: «Padre Luigi Villa pare mandato in giro a sobillare i giovani contro la Repubblica». All'epoca, era sacerdote presso l’Istituto Comboniano di Crema e, grazie a una "soffiata" ricevuta da un confratello, riuscì a fuggire proprio nel momento in cui il plotone d’esecuzione stava arrivando. Costretto alla provvisorietà e alla semi-clandestinità, poté vedere la fine di questo periodo solo con il termine della guerra.

Nonostante il suo totale impegno missionario come sacerdote, seguendo gli ordini di Pio XII, Don Villa fu sempre pronto a salvare intere famiglie ebree. Riuscì a far passare in Svizzera ben 57 israeliti, accompagnandoli personalmente e rischiando la propria vita. Anche questo faceva parte del suo dovere e della sua missione sacerdotale, oltre che del suo carattere altruista.

Foto di Don Luigi Villa da giovane, sacerdote

L'Incontro con Padre Pio e la Missione Segreta

Nel 1953, per motivi familiari, Don Villa abbandonò i Comboniani e, accettando l’invito del Vescovo di Ferrara, Monsignor Bovelli, si incardinò in quella diocesi, dove diede vita al Movimento Missionario Internazionale.

Come spesso accade nella vita, il destino favorì un incontro cruciale: quello con Padre Pio da Pietrelcina. Nel 1956, mentre svolgeva la sua intensa attività di predicatore e conferenziere a Bari, fu vittima di un’intossicazione alimentare. Soccorso dall'amico Don Berni, cappellano militare, fu trasportato all’Ospedale Militare. Don Berni gli chiese di accompagnarlo a San Giovanni Rotondo. Mentre il confratello si recava a prenotare il pranzo, Don Luigi sentì il desiderio di pregare nella chiesetta del convento dei Cappuccini. Raccoltosi in preghiera, in una chiesa deserta, percepì distintamente la presenza di un giovane straordinariamente bello, che con un sorriso gli chiese se avesse voluto incontrare Padre Pio. Il sacerdote rispose negativamente, ma il giovane insistette, dicendo che Padre Pio lo stava aspettando. Don Villa si girò per rispondere, ma il giovane era scomparso. Profondamente scosso, decise di entrare nel convento per incontrare il frate.

Mentre raggiungeva la cella di Padre Pio, sentì un intenso profumo di fiori e, nel momento in cui Padre Pio comparve in fondo al corridoio, con voce stentorea, gli disse: «Che fa qui padre Villa?». I due non si conoscevano e non si erano mai visti prima. Mentre aspettava di essere ricevuto, Don Luigi scrisse una dozzina di domande che voleva rivolgere al frate. Padre Pio non solo rispose a tutte le sue domande, ma gli affidò una missione gravosa e impegnativa: difendere la Chiesa di Cristo dalla Massoneria, in particolare da quella ecclesiastica.

Il Santo frate di Pietrelcina, già allora, aveva una visione lucida e tragica del futuro, consapevole del pericolo che correva la Chiesa di Roma, già infiltrata dalla setta che lavorava sordidamente per il suo svuotamento e la sua distruzione dall’interno. Don Villa rimase sconcertato e manifestò la sua preoccupazione, dicendo di non essere preparato a un compito così gravoso e di sentire l’esigenza di essere appoggiato da un Vescovo. Padre Pio gli disse di recarsi dal Vescovo di Chieti, il quale gli avrebbe indicato il da farsi.

Ritratto di Padre Pio

L'Appoggio Papale e gli Studi Teologici

Il pronunciamento di Padre Pio colse di sorpresa anche Monsignor Giambattista Bosio, Vescovo di Chieti, il quale disse a Don Luigi che un Vescovo ha potere e giurisdizione solo nella sua diocesi, mentre l’obiettivo a lui assegnato era ben più ampio. Tuttavia, non si rifiutò di aiutarlo e andò a Roma per parlarne con il Cardinale Domenico Tardini, allora Segretario di Stato di Pio XII. Anche il Cardinale Tardini si mostrò inizialmente contrario, ma, considerando che il progetto proveniva da Padre Pio, volle parlarne con il Santo Padre.

Nel successivo incontro, Tardini comunicò a Bosio che Pio XII aveva approvato il progetto da affidare a Padre Villa. Il Pontefice pose solo due condizioni: che il sacerdote si laureasse in Teologia Dogmatica e che fosse affidato alla direzione dei Cardinali Alfredo Ottaviani (Prefetto del Sant'Uffizio), Pietro Parente e Pietro Palazzini. Essi avrebbero dovuto guidarlo e metterlo al corrente di numerosi segreti della Chiesa inerenti al mandato. Monsignor Bosio, da parte sua, aggiunse una terza condizione: sarebbe stato il suo Vescovo di riferimento, ma Don Villa non doveva mai avere nulla a che fare con Monsignor Montini (il futuro Paolo VI).

Don Villa non conosceva Monsignor Montini e chiese spiegazioni al Vescovo, il quale rispose con un esempio: «Se si prende un tavolo Monsignor Montini sta da una parte, tutto il resto dell’umanità dall’altra». Questa affermazione era motivata dal fatto che le famiglie dei due uomini di Chiesa si conoscevano bene, essendo entrambe residenti a Concesio, in provincia di Brescia. Con decreto del 6 maggio 1957, il Vescovo di Chieti incardinò segretamente Padre Villa nella sua diocesi. Dopo di che, Don Luigi poté iscriversi all’Università di Friburgo, dove nel luglio del 1963 ottenne la Licenza in Sacra Teologia, laureandosi poi il 28 aprile 1971 alla Lateranense di Roma.

L'Incarico da "Agente Segreto" e i Pericoli

Nel 1963, Padre Villa ebbe il suo secondo incontro con Padre Pio, il quale si lamentò bonariamente per la lentezza con cui procedeva nel suo incarico. Prima di congedarlo, Padre Pio gli disse: «Coraggio, coraggio, coraggio! perché la Chiesa è già invasa dalla Massoneria», aggiungendo: «La Massoneria è già arrivata alle pantofole del Papa» (riferendosi a Paolo VI).

Iniziò così la carriera di "agente segreto" di Don Luigi, sempre sotto la supervisione del Cardinale Ottaviani, con l’intento principale di documentare l’appartenenza alla Massoneria di alti prelati della Chiesa cattolica e di occuparsi di delicate questioni interne alla Chiesa stessa. In questa veste, venne a contatto con Questure, Polizia e Agenzie di investigazioni, che gestivano operazioni speciali e coperte. Fu in questo contesto che smascherò il Cardinale Suenens come appartenente alla Massoneria, convivente e padre di un figlio, motivo per cui fu rimosso dalla sua sede di Bruxelles.

Tentativi di Eliminazione Fisica

Come ogni agente sotto copertura, anche Don Villa corse seri pericoli. Mentre indagava a Parigi sull’appartenenza alla Massoneria del Cardinale Achille Lienart, in attesa di un contatto dei Servizi Francesi che avrebbe dovuto consegnargli prove materiali, fu aggredito da un giovane che lo colpì con un «pugno di ferro», gridandogli contro che su questa terra esisteva un Diavolo. Si riprese in una farmacia, con la mandibola fratturata e senza più denti.

Ad Haiti, addirittura, rischiò di essere fucilato dai militari. Ebbe l’intuizione di chiedere all’ufficiale di poter parlare con un suo amico, il Superiore del Seminario. Il militare, turbato, parlò con i superiori che intervennero e lo rilasciarono con delle scuse.

Non mancarono i tentativi di eliminazione fisica, più volte reiterati, che condussero Don Villa sulla soglia della morte, alla quale scampò unicamente grazie all’intervento della Divina Provvidenza. L'ingegner Franco Adessa, suo stretto collaboratore, ha riportato alcuni di questi episodi:

  • Un giorno, mentre Don Luigi tornava a Brescia da Roma in macchina, nei pressi di Arezzo, fu affiancato da un’auto che lo stringeva sempre più verso il ciglio dell’autostrada, cercando di spingerlo contro la barriera di un viadotto e farlo precipitare. Per sua fortuna, sopraggiunse un’auto di pattuglia della Polizia Stradale. Padre Villa cominciò a suonare il clacson, attirando l'attenzione. L’auto aggressore accelerò, dileguandosi. Quando raccontò l’episodio al Cardinale Palazzini, in presenza del Professor Gedda, quest’ultimo esclamò che si era davvero in guerra.
  • Un’altra volta, mentre si recava a trovare un amico sacerdote, Don Berni, parroco di Corlanzone (Vicenza), dopo essere uscito dall’autostrada, i suoi arti si bloccarono improvvisamente e si sentì progressivamente paralizzato. Era stato narcotizzato. L’auto, ormai fuori controllo, uscì di strada, entrando in un campo che terminava con un canale ampio e melmoso. A pochi centimetri dal ciglio, il motore si spense miracolosamente e l’auto si fermò, impedendo che diventasse la sua bara. Nel momento in cui il motore si spense, Don Villa riprese conoscenza e uscì dal mezzo, rifiutando il ricovero in ospedale propostogli da alcune persone che lo circondavano.
  • Alcuni mesi dopo, pranzò con un altro confratello e, tornando a casa, cominciò a sentirsi male. Gli fu diagnosticato un avvelenamento, tanto che il medico gli disse che era stato provocato da un caffè, presumibilmente quello con cui aveva terminato il pranzo. Questi eventi gli fecero ricordare le parole del Cardinale Palazzini, il quale gli aveva mostrato una "Lista" di prelati massoni, commentando: "Siamo tutti su una parte del tavolo".
Illustrazione di un'auto quasi precipitante da un viadotto

Opposizione e Ostacoli alle Sue Opere

Finché fu vivo Pio XII, Padre Villa fu sempre molto ben accolto in Vaticano, rispettato e stimato. Alla sua morte, specialmente dopo l’elezione di Paolo VI, le cose cambiarono drasticamente in peggio. Don Villa dovette sopportare una serie di angherie e diffamazioni pesanti e spesso umilianti. Il Cardinale Ottaviani desiderava che parlasse con Suor Lucia, la veggente di Fatima, e lo accreditò presso il Vescovo di Coimbra con una lettera. Tuttavia, il Vescovo chiese spiegazioni a Roma al Cardinale Benelli, Segretario di Stato di Paolo VI, che, sentito il Pontefice, negò l’autorizzazione. Di fronte alle rimostranze di Ottaviani, il Pontefice si scusò, rimpallando la responsabilità con il Cardinale Benelli, in un tipico esempio di "farisaismo curiale".

Don Villa cercò di realizzare moltissime opere, ma quasi tutte furono bloccate:

  • Nel 1953, l’Istituto Missionario Internazionale, con l’obiettivo di diffondere la fede e le vocazioni sacerdotali, fu fermato.
  • Nel 1957, fu la volta del Movimento Euro Afro Asiatico, legato all’omonima rivista, regolarmente approvato da Monsignor Bosio, ma anch'esso fu fatto chiudere.
  • La stessa sorte toccò alla rivista Colloquio Oriente Occidente, che avrebbe dovuto essere in stretto collegamento con un Istituto per le religioni non cristiane.
  • Nell’ottica della difesa della Chiesa dall’attacco del Modernismo, tentò di fondare un Centro di teologi per la salvaguardia dell’ortodossia cattolica, contro l’aggressione del progressismo modernista. Lo stop venne direttamente dal Pro-Segretario di Stato di Paolo VI, Monsignor Giovanni Benelli.
  • Gli fu impedito di continuare una serie di "Congressi di studio" permanenti: riuscì a tenerne solo tre tra l’ottobre 1974 e il settembre 1977. A quello tenutosi a Firenze, il Cardinale Florit ricevette un ordine specifico da Roma di impedire la partecipazione del clero della città toscana. Il Cardinale, molto dispiaciuto, si scusò e fece presenziare un Vescovo al convegno.

Era evidente che qualsiasi iniziativa Don Villa cercasse di mettere in campo per la difesa e la diffusione della fede cattolica gli veniva sempre impedita. Per evitare che si potessero costruire trame menzognere, fu costretto a rifiutare cospicue donazioni di ville o somme di denaro rilevanti. Un Cardinale voleva lasciargli in eredità la sua proprietà, che comprendeva due grandi scuole, due ville, ettari di uliveto e persino una chiesa. Rifiutò anche la donazione, da parte del Cardinale Siri, del Convento dei Benedettini a Genova. Era cosciente di ciò che stava per abbattersi sulla Chiesa e desiderava evitare di essere implicato in situazioni economico-finanziarie per rimanere libero di continuare il mandato consigliato da Padre Pio e affidatogli da Pio XII.

Don Villa si incontrò anche con lo scrittore Curzio Malaparte, ormai malato di cancro, nonostante il "cordone sanitario" che gli aveva steso intorno Pietro Secchia. Tale fu l'entusiasmo suscitato nello scrittore, che questi promise di mettere la sua penna al servizio di Don Villa per un'opera che, secondo Padre Pio, avrebbe dovuto essere "terribile".

Il Mensile "Chiesa Viva" e le Sue Denunce

Nelle prime ore di domenica 18 novembre (anno non specificato), è deceduto il sacerdote Don Luigi Villa, fondatore delle “Operaie di Maria Immacolata” e direttore del mensile bresciano “Chiesa viva”. Il primo numero della rivista risale al settembre 1971. Sotto il Pontificato di Pio XII, Don Villa fu molto stimato a Roma. Al primo Congresso Internazionale di Studio del Movimento “Chiesa viva”, tenutosi a Roma dall’1 al 4 ottobre 1974, Don Villa poté contare, tra l'altro, sulla partecipazione dei Cardinali Ottaviani, Parente, Palazzini e Oddi, nonché di teologi come Padre Roschini, Padre Fabro e molti altri.

Inizialmente, pur situandosi nel solco dell’insegnamento di Pio XII e pur criticando il post-Concilio, Don Villa, dalle pagine di "Chiesa Viva", rimase a lungo tra coloro che accettavano sia il Concilio Vaticano II sia la riforma liturgica e il nuovo messale. Tuttavia, la sua rivista, perdendo così appoggi e consensi, iniziò a criticare sempre più il Concilio stesso e la riforma liturgica. Lo fece anche denunciando le infiltrazioni massoniche nella Chiesa, seguendo in parte l'esempio di Don Putti con il suo quindicinale antimodernista "Si si no no". Don Villa pubblicò sulle sue riviste diverse omelie e articoli critici.

Il Cardinale Palazzini aveva avvertito Don Villa sulla "Lista Pecorelli", che conteneva nomi di presunti prelati massoni. Tale lista fu oggetto di discussioni e denunce da parte di Don Villa, il quale ribadì che la massoneria "è arrivata alle pantofole del Papa", come profetizzato da Padre Pio.

Copertina del mensile

Le Battaglie Finali e la Morte

Le ultime battaglie di Don Villa lo videro impegnato in denunce riguardanti le "liturgie sataniche" e le presunte infiltrazioni massoniche in vari contesti ecclesiastici. Contestò anche la "causa di beatificazione" di Paolo VI, Mons. Agostino Casaroli e Mons. Silvestrini, sostenendo la loro appartenenza a logge massoniche. Era convinto che, se Paolo VI fosse stato beatificato, "sarebbe crollato il peso dell’Autorità Papale". Le sue analisi critiche furono oggetto di dibattito e controversia, con la pubblicazione di dossier e articoli su "Chiesa viva".

Don Luigi Villa è deceduto nelle prime ore di domenica 18 novembre, dopo una vita interamente dedicata alla difesa della Chiesa cattolica e alla denuncia di ciò che percepiva come minacce interne ed esterne alla fede. Nonostante le critiche inevitabili, non si può ignorare un così lungo e coraggioso lavoro da parte di un sacerdote che - con l’intenzione di difendere la Fede - ha saputo rinunciare agli onori del mondo e a una proficua e tranquilla carriera ecclesiastica.

Foto di Don Luigi Villa in età avanzata

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