Conflitti e Dinamiche Interne della Mafia

Il contesto criminale siciliano degli anni '70 fu caratterizzato da una profonda instabilità interna alle organizzazioni mafiose. Questa era scossa dai nuovi e ingenti interessi legati al traffico internazionale di eroina e dalle crescenti ambizioni della fazione di Corleone, guidata da figure come Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella. In questo periodo, si registrò l'ascesa dei "clan dei Corleonesi", che consolidarono il proprio potere criminale attraverso numerosi omicidi, spesso evidenziati dalla stampa locale. Il quotidiano palermitano L'Ora, ad esempio, titolava le sue prime pagine elencando le vittime dei conflitti tra fazioni mafiose rivali.

Dopo la prima guerra di mafia degli anni 1960, seguita da arresti e dal processo di Catanzaro, i boss sopravvissuti si unirono in una Commissione interprovinciale con l'obiettivo di prevenire ulteriori conflitti e ristabilire un equilibrio tra le diverse famiglie mafiose siciliane. Tuttavia, secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, questa nuova fase di ostilità ebbe origine nei primi anni settanta a causa di dissidi tra i boss di Palermo e il Clan dei Corleonesi, in forte crescita. In particolare, Gaetano Badalamenti (boss di Cinisi) aveva organizzato un traffico di stupefacenti senza l'autorizzazione della Commissione, generando risentimento in Salvatore Riina, suo rivale di Corleone.

Eventi Cruciali dei Conflitti

1969: L'Inizio di una Nuova Era di Violenza

  • 10 dicembre 1969: Strage di viale Lazio. Questo evento segnò la prima eclatante azione sanguinosa di Cosa Nostra dai tempi della strage di Ciaculli, che aveva posto bruscamente fine alla prima guerra di mafia. L'obiettivo era il boss Michele Cavataio, ritenuto responsabile della precedente guerra e della catastrofe che aveva portato allo scioglimento della commissione e dei mandamenti a seguito degli arresti di massa successivi alla strage di Ciaculli.
    Ricostruzione della strage di viale Lazio o foto storica dell'edificio coinvolto

    Nonostante per un certo periodo Cavataio fosse riuscito a ingannare le famiglie mafiose sulla sua responsabilità negli attentati dinamitardi, incolpando il clan dei La Barbera (che per questo venne sterminato nonostante la sua estraneità ai fatti), la verità emerse. Salvatore Greco "Cicchiteddu" e Tommaso Buscetta, entrambi latitanti all'estero, diedero l'ordine di eliminarlo. Ad eseguire la condanna a morte non furono solo le famiglie della mafia tradizionale, guidate da Stefano Bontate, Giuseppe Calderone e Giuseppe Di Cristina, ma anche la nascente fazione corleonese con Luciano Leggio e Salvatore Riina. Il team di killer includeva Gaetano Grado ed Emanuele D'Agostino (famiglia Bontate), Damiano Caruso (famiglia Di Cristina), e Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano (famiglia Leggio). L'azione fu materialmente organizzata da Salvatore Riina, che però rimase fuori dall'edificio, in macchina. Nell'attentato persero la vita Michele Cavataio (boss dell'Acquasanta), Francesco Tumminello (boss della cosca del Giardino Inglese), il contabile Salvatore Bevilacqua e Giovanni Domè (guardia dell'ufficio). Durante la colluttazione venne ucciso anche Calogero Bagarella, evento di cui venne incolpato Damiano Caruso, causando forti rancori da parte dei Corleonesi nei confronti di Di Cristina e dei suoi alleati negli anni successivi. Secondo il pentito Gaetano Grado, tuttavia, fu Provenzano ad aprire il fuoco troppo in fretta, mettendo il gruppo sotto tiro.

1970: Escalation e Nuovi Omicidi

  • 31 maggio 1970: Aggressione ad Angelo Nicosia. In via Sciuti a Palermo, il deputato missino Angelo Nicosia, membro della Commissione parlamentare antimafia, subì un agguato da parte di uno sconosciuto a volto scoperto che lo pugnalò mentre rincasava, per poi darsi alla fuga. Nicosia riportò solo ferite. Inizialmente l'aggressione fu attribuita al terrorista cipriota Giorgio Tsikouris.
  • 17 agosto 1970: Omicidio di Vito Gattuso. Nel tentativo di espandere il proprio potere nell'agrigentino, Giuseppe Di Cristina ordinò l'uccisione del boss di Ravanusa (AG) Vito Gattuso. Pochi giorni prima era stato ucciso anche Stefano Vangelista, un altro membro di spicco della cosca ravanusana, mentre a Palermo fu freddato l'albergatore Candido Ciuni, altro mafioso di Ravanusa. Questi omicidi furono decisi da Di Cristina senza consultare i boss locali (Angelo Ciraulo di Ravanusa e Antonio Ferro di Canicattì), alimentando il risentimento di questi ultimi verso il boss riesino.
  • 16 settembre 1970: Scomparsa di Mauro De Mauro. Il giornalista de L'Ora, Mauro De Mauro, scomparve, presumibilmente per mano di Antonino Grado, Girolamo Teresi ed Emanuele D’Agostino, fedelissimi di Stefano Bontate.
  • 28 ottobre 1970: Omicidio di Candido Ciuni. L'albergatore Candido Ciuni, ricoverato all'ospedale civico di Palermo a seguito di un tentato omicidio avvenuto sette giorni prima, fu massacrato a colpi di pistola da killer travestiti da infermieri. Tra gli esecutori materiali vi furono Damiano Caruso di Riesi, Pasquale e Raffaele Bove di Campobello di Licata, Vito Gambino di Ravanusa e Vito D'Angelo.
  • 28 novembre 1970: Tentato omicidio di Giuseppe Sirchia. A Castelfranco Veneto, una pattuglia di Carabinieri fermò un'auto con a bordo Gaetano Fidanzati, Salvatore Lo Presti, Giuseppe Galeazzo e Salvatore Rizzuto, saliti in Veneto con l'obiettivo di scovare e uccidere Giuseppe Sirchia, vice di Cavataio e anch'egli condannato a morte. Con i quattro vi era anche Giuseppe Bono, che riuscì a fuggire.
  • 1º gennaio 1971: Bombe di Capodanno. Una serie di attentati dinamitardi, perlopiù falliti, contro edifici istituzionali a Palermo e in altre località della Sicilia. A Palermo, quattro bombe furono piazzate davanti al palazzo comunale, agli assessorati regionali. Una fu casualmente avvistata, un'altra disinnescata tramite telefonata anonima, le altre due si incepparono. Durante le indagini, in un terreno nella periferia palermitana, nel fondo San Gabriele di Pallavicino, le forze dell'ordine trovarono 186 candelotti di dinamite, detonatori e micce. Il fondo era nella disponibilità di Francesco Madonia, uomo d'onore della famiglia di Resuttana, arrestato con il figlio Antonino e lo zio Leopoldo Di Trapani. Nella tenuta furono rinvenuti anche ritagli di giornale che documentavano attentati falliti e riusciti.
Foto d'epoca di un'esplosione o di una scena di indagine

1971: Omicidi Eccellenti e Repressione

  • 25 marzo 1971: Omicidio di Francesco Di Martino. Uccisione di un altro associato di Michele Cavataio e Pietro Torretta.
  • 30 aprile 1971: Omicidio di Antonino Matranga a Milano. Antonino Matranga, capo della Famiglia di Resuttana e alleato di Michele Cavataio, fu ucciso a Milano. Matranga si era rifugiato a Milano con Mariano Troia a seguito della prima guerra di Mafia. Mafiosi catanesi, su mandato della mafia palermitana, persuasero il cognato di Matranga a convincerlo ad abbassare la guardia, portando alla sua uccisione in via Boncompagni.
  • 5 maggio 1971: Omicidio del procuratore Pietro Scaglione. L'uccisione del procuratore Pietro Scaglione e del suo autista Antonino Lorusso in via dei Cipressi a Palermo è considerato il primo degli "omicidi eccellenti" di Cosa Nostra nel dopoguerra, in particolare il primo attribuito ai Corleonesi, organizzato da Luciano Leggio.
    Foto d'archivio di Pietro Scaglione o della scena del crimine
  • 8 giugno 1971: Sequestro di Giuseppe Vassallo. Rapimento di Giuseppe Vassallo, figlio del noto costruttore palermitano Francesco Vassallo, che aveva prosperato grazie ai politici Salvo Lima e Vito Ciancimino.
  • 10 luglio 1971: Scomparsa di Vincenzo Guercio. Scomparsa di Vincenzo Guercio, titolare di un bar in piazza Verdi a Palermo.
  • 14 e 23 luglio 1971: Blitz dei 114 (Notte delle manette). Un'operazione condotta in due tranche dalla Squadra Mobile di Palermo (guidata dal commissario Boris Giuliano) e dal Comando provinciale dei Carabinieri (agli ordini dell'allora colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa) con 47 arresti e 114 denunciati per associazione a delinquere a Milano, Napoli, Sassari e Palermo. Furono arrestati boss come Paolino Bontate e il figlio Stefano, Gerlando Alberti, Gaetano Badalamenti, Rosario Mancino e Giuseppe Calderone.

    Documentario Vite contro la Mafia

  • 14 settembre 1971: Omicidio di Francesco Ferrante. Uccisione di Francesco Ferrante, boss della borgata di Tommaso Natale, protagonista della guerra di mafia del 1958-1963.
  • 17 ottobre 1971: Tentato sequestro e omicidio di Vincenzo Traina. Vincenzo Traina, figlio di un facoltoso costruttore palermitano, riuscì a divincolarsi durante un tentativo di rapimento, ma fu inseguito e ucciso per strada a revolverate.

1972-1974: Consolidamento del Potere Corleonese e Nuovi Scontri

  • 16 agosto 1972: Sequestro di Luciano Cassina. Rapimento di Luciano Cassina, figlio del conte Arturo Cassina, imprenditore che gestiva l'illuminazione e la manutenzione stradale di Palermo. Lo scopo principale del sequestro, organizzato da Salvatore Riina all'insaputa di tutti, era minare il prestigio di Badalamenti e Bontate (allora detenuti per il processo dei 114), dai quali il conte riceveva protezione. Cassina fu rilasciato dopo quasi sei mesi di prigionia, in seguito al pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 300 milioni di lire. Il mediatore tra la famiglia e i rapitori fu don Agostino Coppola, sacerdote di Carini (PA) e nipote del boss Frank Coppola, che avrebbe poi celebrato il matrimonio tra Totò Riina e Ninetta Bagarella nel 1974.
  • 10 ottobre 1972: Tentato omicidio di Giuseppe Messina. A Pallavicino, un tentato omicidio contro Giuseppe Messina, legato ai boss Nicoletti e Cavataio.
  • 18 dicembre 1972: Sequestro di Pietro Torielli. A Vigevano, gli uomini di Luciano Leggio rapirono l'imprenditore Pietro Torielli.
  • 8 gennaio 1973: Duplice omicidio di Paolo Terrano e Vincenzo Vitale. Uccisi a colpi di pistola nella Favorita di Palermo. Paolo Terrano aveva commesso crimini per conto del boss dell'Uditore Ignazio Scelta e aveva fatto rivelazioni alla giustizia.
  • 5 aprile 1973: Tentato omicidio di Angelo Mangano a Roma. Il questore di polizia Angelo Mangano, responsabile dell'arresto di Luciano Leggio, fu vittima di un tentato omicidio a Roma, ordito dallo stesso Leggio con associati della Camorra (Michele Zaza, Ciro Mazzarella e Lorenzo Nuvoletta). Mangano e il suo autista si salvarono, nonostante le ferite.
  • Giugno 1973: Scomparsa di Damiano Caruso a Milano. Damiano Caruso, killer di fiducia di Giuseppe Di Cristina, fu fatto sparire a Milano. I Corleonesi lo ritenevano responsabile della morte di Calogero Bagarella (ucciso da Michele Cavataio nella strage di viale Lazio) e della scomparsa di Antonino Blandina "Nino Corigranni", uomo d'onore di Vallelunga legato a Luciano Leggio, fatto sparire per ordine di Di Cristina. Per giustificare l'omicidio, i Corleonesi diffusero la voce che Caruso fosse un informatore dei Carabinieri. La scomparsa di Caruso segnò il primo attrito tra Di Cristina e i Corleonesi, inviando un chiaro messaggio al boss di Riesi, legato allo schieramento perdente. Successivamente, anche l'amante e la figlia di Caruso scomparvero, attratte in un tranello da Luciano Leggio.
  • 10 luglio 1973: Sequestro di John Paul Getty III a Roma. Il sedicenne John Paul Getty III, erede dell'impero petrolifero Getty, fu rapito dalle 'ndrine calabresi Piromalli e Mammoliti. Rilasciato dopo cinque mesi e il pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 700 milioni di lire, avvenuto dopo che i rapitori gli mozzarono un orecchio.
  • 4 agosto 1973: Triplice omicidio di Tommaso Santoro, Francesco Paolo Morana e Giuseppe D’Amore. I tre ventenni furono strangolati e seppelliti. L'omicidio fu commissionato, come confessò anni dopo, da Gaetano Grado, fedelissimo di Stefano Bontate, perché i giovani avevano disturbato in un ristorante e minacciato il boss.
  • 14 novembre 1973: Sequestro del conte Luigi Rossi di Montelera a Torino. Gli uomini di Leggio rapirono il conte, ritrovato il 14 marzo 1974 in una botola sotterranea a Treviglio (BG).
  • 10 gennaio 1974: Omicidio del maresciallo Angelo Sorino. Ucciso nel quartiere di San Lorenzo. Dell'omicidio fu accusato il boss di San Lorenzo, Filippo Giacalone, ma il delitto fu commesso dai Corleonesi per indebolire la posizione di Giacalone in vista del controllo del mandamento San Lorenzo-Resuttana.
  • 26 febbraio 1974: Costituzione della “Stella d’Oriente s.r.l.”. Fondazione di una società di commercializzazione di pesce congelato da Giuseppe Di Stefano (cugino di Mariano Agate, fedelissimo di Riina) e Giuseppe Mandalari (commercialista di fiducia di Totò Riina). Tra i soci figuravano mafiosi di rango come Mariano Agate e suo fratello Giovanbattista, Maria Orlando (madre dei fratelli Nuvoletta), Vito Maggio (parente di Totò Riina), Bruno Calcedonio.

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