Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, è una delle figure più venerate e discusse della storia religiosa del Novecento. La sua vita, segnata da eventi mistici straordinari e da un incessante impegno caritativo, lo ha reso un punto di riferimento spirituale per milioni di fedeli in tutto il mondo.

Le Origini e la Vocazione Giovanile
Francesco Forgione nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, in provincia di Benevento, in una modesta casetta del centro storico chiamato "zona castello". Era il quarto di otto figli di Grazio Mario Forgione e Maria Giuseppa Di Nunzio, contadini di umili mezzi economici. La scelta del nome di battesimo Francesco fu dovuta, secondo una tradizione familiare, alla pronunciata devozione della madre verso la figura di san Francesco d’Assisi.
Venne battezzato all'alba del giorno successivo, il 26 maggio, nella chiesa di Sant'Anna dal parroco Don Nicolantonio Orlando. Fin dalla tenera età, Francesco manifestò una profonda vocazione. Attendeva al lavoro dei campi nel podere di Piana Romana, percorrendo quotidianamente quella che oggi è conosciuta come "Via del Rosario".
Il desiderio di "farsi frate" maturò in lui seguendo l'esempio di Fra Camillo, un questuante che dal convento di Morcone, un altro centro del beneventano, scendeva spesso a Pietrelcina. Fu lo stesso Fra Camillo ad accogliere il giovane Francesco il 6 gennaio 1903 nel convento di Morcone. Qui il futuro frate con le stigmate iniziò il periodo del noviziato e il 22 dello stesso mese indossò i "panni di probazione", l'abito religioso, prendendo il nome di Fra Pio da Pietrelcina.
Gli Anni della Formazione e l'Ordinazione Sacerdotale
Il noviziato durò quattro anni e il 27 gennaio 1907 Padre Pio pronunciò i voti nel convento di Sant'Elia a Pianisi. Fu ordinato sacerdote nel Duomo di Benevento il 10 agosto 1910 da Mons. Paolo Schinosi. Celebrò la sua prima Messa il 14 agosto dello stesso anno a Pietrelcina.

Le Prime Manifestazioni Mistiche e le Stimmate
Dal maggio del 1909, per il giovane frate iniziò un lungo periodo di convalescenza nel suo paese natale. I superiori speravano che in questo modo la sua salute, già cagionevole, potesse migliorare. Fu proprio durante la permanenza a Pietrelcina, presumibilmente tra il 1910 e il 1911, che Padre Pio, raccolto in preghiera presso il podere di Piana Romana, ricevette le prime stimmate. Si trattava di segni della crocifissione definiti "invisibili", che si manifestavano solo con forti dolori. La manifestazione della passione di Cristo, seppur ancora non tangibile, turbò profondamente Padre Pio, che confidò tutto al proprio direttore spirituale in una lettera dell'8 settembre 1911.
Questo triennio fu particolarmente intenso nel percorso spirituale di padre Pio, come attestano le lettere inoltrate ai suoi direttori di coscienza, padre Benedetto da San Marco in Lamis e padre Agostino, anch'egli da San Marco in Lamis. Nelle sue missive, padre Pio parlava il linguaggio più proprio dell’ascetica e della mistica, affrontando temi come l’infanzia di Gesù, la corporeità del Salvatore e della Vergine, il sangue del Crocifisso, il peccato, la sofferenza, la redenzione, l’espiazione, e la profferta di se stesso quale vittima. Nell’autunno del 1911, padre Pio raggiunse padre Agostino al convento di Venafro, dove questi aveva sperimentato da presso le estreme esperienze mistiche di padre Pio: dolori stigmatici, visioni estatiche e vessazioni sataniche. Durante le crisi, più di una volta padre Agostino fece accorrere al convento un medico del luogo per una diagnosi.

Il Servizio Militare e il Trasferimento a San Giovanni Rotondo
Nel 1915, con l'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale, padre Pio fu arruolato nel Regio Esercito in qualità di prete soldato. Nonostante l'arruolamento, le sue condizioni di salute gli permisero di rimanere nelle retrovie meridionali, congedato a colpi di certificati medici anziché di mortaio.
Concluso il periodo di convalescenza trascorso nel paese natale, Padre Pio fece ritorno al convento di Foggia nel febbraio del 1916. Pochi mesi dopo, il 4 settembre dello stesso anno, il frate venne trasferito al convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo. Doveva essere un trasferimento provvisorio, ma nessuno riuscì ad allontanare il frate dal piccolo centro del Gargano, dove rimase per il mezzo secolo successivo fino alla sua morte.

La Trasverberazione e le Stimmate Visibili
Il 5 agosto 1918, nel confessionale, Padre Pio ricevette la grazia della "trasverberazione", fenomeno conosciuto anche come "assalto del Serafino". In una lettera del 21 agosto, il frate raccontò l'evento: "Me ne stavo confessando i nostri ragazzi quando tutto di un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste... Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata... Vedere tutto questo ed osservare detto personaggio scagliare con tutta la violenza il suddetto arnese nell'anima, fu tutto una cosa sola... Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte."
Poco più di un mese dopo, il 20 settembre 1918, Padre Pio ricevette le stimmate visibili mentre si trovava raccolto in preghiera nel coro della chiesa. Il frate descrisse l'evento in una lettera: "Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell'anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu un totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce: ciò che sentivo in quell'istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira e io mi vidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che sperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni." "Tutto il mio interno piove sangue e più volte l’occhio è costretto a rassegnarsi a vederlo scorrere anche al di fuori; temo di morire dissanguato."
Le stimmate di padre Pio giunsero in un momento di grande bisogno di sacro per la sensibilità collettiva. All'orrore della Grande Guerra si aggiunse l'incubo dell'influenza "spagnola", che mieteva vittime in tutta Italia ed Europa. La morte bussava a tutte le case, e la figura del cappuccino stigmatizzato divenne un faro di speranza.

La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia
La Fama e le Relazioni con la Chiesa
La fama di santità di Padre Pio si diffuse rapidamente non solo nelle Puglie o nel Mezzogiorno, ma nel resto d’Italia e anche all’estero, in Francia e in Spagna. Gli venivano attribuiti i portenti più vari: oltre alle stimmate, fenomeni di levitazione, bilocazioni e soprattutto miracoli di guarigione. Già nel 1919, a dispetto dell’isolamento geografico di San Giovanni Rotondo, i pellegrini affluivano nel Gargano sperando di essere personalmente confessati ed espressamente assolti da Padre Pio.
I Provvedimenti Restrittivi del Santo Uffizio
La crescente popolarità di Padre Pio attirò anche l'attenzione delle autorità ecclesiastiche, portando a un periodo di tensioni e restrizioni. La fama di santità di Padre Pio giunse a Milano, dove Agostino Gemelli, medico francescano e fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si mostrò scettico verso i fenomeni carismatici. Dopo una visita a San Giovanni Rotondo tra il 19 e il 20 aprile 1920, padre Gemelli inviò al tribunale vaticano del Santo Uffizio un severo rapporto. In esso, non si limitò a denunciare l’«atmosfera di suggestione» che circondava il frate, ma lo descrisse come un "uomo a ristretto campo della coscienza, abbassamento della tensione psichica, ideazione monotona, abulia", suggerendo che si trattasse di un caso di «suggestione inconsciamente prodotto dal Padre Benedetto in un soggetto malato com’è il P. Pio e che ha condotto a quelle caratteristiche manifestazioni di psittacismo che sono proprie della struttura isterica».
Sulla base di queste conclusioni, Gemelli raccomandò di «togliere per alquanto tempo il P. Pio dall’ambiente artificioso in cui è» e di sottoporlo all’esame di una commissione mista. Tra il 1921 e il 1922, emissari del Santo Uffizio raccolsero ulteriori elementi, come la circolazione di sostanze chimiche all’interno del convento (che faceva sospettare manipolazioni improprie delle stigmate), la presunta promiscuità di vita del frate con le terziarie francescane della sua cerchia, e il traffico di reliquie intorno al sangue delle piaghe. Questi elementi convinsero il tribunale della fede ad adottare la strada della repressione.
Contro il culto di padre Pio, le gerarchie vaticane applicarono, a partire dal 1923, una varietà di provvedimenti intesi a limitare la portata del suo ministero sacerdotale e l’impatto sulla comunità dei fedeli. Le prime biografie (agiografie) del frate furono regolarmente iscritte all’Indice dei libri proibiti, e la sua corrispondenza fu sistematicamente controllata. Il 2 giugno 1922, il Santo Uffizio adottò provvedimenti restrittivi che limitarono i ministeri sacerdotali di Padre Pio. Il 9 giugno arrivò una sospensione più severa: Padre Pio poté celebrare solo la Santa Messa, ma in privato. Questo provvedimento durò fino al 16 luglio 1933, quando Padre Pio celebrò nuovamente la Messa in pubblico. A marzo del 1934, il frate riprese anche a confessare i fedeli.
La congregazione suprema aveva anche progettato di trasferire padre Pio in un luogo segreto, ma si scontrò con la forte opposizione del laicato di San Giovanni Rotondo, una devozione che fin dal 1920 aveva coinvolto diverse figure della società. Il ricorso del Santo Uffizio alla polizia di Benito Mussolini, affinché padre Pio fosse deportato lontano da San Giovanni, non diede risultati concreti. Nel frattempo, Emanuele Brunatto, un faccendiere torinese, e l'editore romano Giorgio Berlutti, contribuirono alla diffusione della fama di Padre Pio.
Il Ritorno alla Pubblica Ministero e l'Età d'Oro del Culto
Dopo la svolta degli anni Trenta, con la sospensione delle misure repressive, nel 1933 il cappuccino del Gargano ritrovò l’integrità delle funzioni sacerdotali e poté tornare a compiere quanto i fedeli si aspettavano da lui: celebrare la messa mattutina e confessare infaticabilmente per il resto della giornata.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il culto di Padre Pio come "santo vivo" conobbe la sua "età d'oro", favorita da diverse circostanze sociali e culturali. L'accresciuta mobilità delle persone in un'Italia più prospera e con una migliore rete stradale rese i pellegrinaggi verso il Gargano accessibili a quasi tutti. La diffusione delle parole e delle immagini attraverso i rotocalchi permise al racconto dei miracoli di Padre Pio di raggiungere un vasto pubblico, uscendo dai circuiti del passaparola privato. Inoltre, la vitalità dell'associazionismo cattolico permise ai "gruppi di preghiera" dei devoti del cappuccino di diffondersi a macchia d'olio nell'Italia della Democrazia Cristiana.
La Casa Sollievo della Sofferenza
Padre Pio maturò la decisione di dare il via a un grandioso progetto: la realizzazione, con le offerte dei fedeli, di un importante e innovativo centro ospedaliero proprio a San Giovanni Rotondo. Il 16 maggio 1947 venne posata la prima pietra della "Casa Sollievo della Sofferenza", che fu inaugurata il 5 maggio 1956. Padre Pio definiva l'ospedale la "pupilla dei miei occhi". In occasione del discorso di inaugurazione aggiunse: “Questa è la creatura che la Provvidenza, aiutata da voi, ha creato; ve la presento. Ammiratela e benedite insieme a me il Signore Iddio. È stato deposto nella terra un seme che Egli riscalderà coi suoi raggi d’amore”.
Nel 1957, padre Pio domandò e ottenne da Pio XII una dispensa dal voto di povertà, così da poter amministrare in prima persona i beni della Casa Sollievo della Sofferenza, dimostrando una visione concreta e realistica della carità verso gli infermi.

Eventi Significativi degli Ultimi Anni
Passarono tre anni dall'inaugurazione dell'ospedale e Padre Pio versò in gravi condizioni di salute. Il 6 agosto 1959, il frate guarì miracolosamente mentre la statua della Madonna di Fatima, in visita a San Giovanni Rotondo, sorvolava il convento a bordo di un elicottero.
Le Confessioni e le Dispense Liturgiche
Padre Pio dedicava molte ore della giornata al sacramento della Confessione. Il brulichio di anime cristiane intorno al suo confessionale spinse i cappuccini di San Giovanni Rotondo a istituire un sistema di prenotazioni e l’assegnazione di fasce orarie secondo il sesso dei penitenti. Tuttavia, questi provvedimenti non bastarono a risolvere i problemi derivanti dal numero enorme di iscritti alla confessione, anche a causa di una gestione talvolta non trasparente del sistema da parte di donne vicine a Padre Pio.
D’altra parte, nel 1963, dopo la riforma liturgica approvata dal Concilio Vaticano II, padre Pio domandò e ottenne un’ulteriore dispensa per continuare a celebrare il rito della messa in latino anziché in italiano. Fino all’ultimo, il frate cappuccino visse la liturgia dei sacramentali come una pratica dell’arcano, dove l’incomprensibilità della lingua garantiva la protezione del mistero.
La Prova sotto Giovanni XXIII: L'Affaire delle "Bobine"
Nel 1960, a settantatré anni, padre Pio si trovò coinvolto in un autentico dramma. Le invidie di ampi settori della Chiesa italiana per il volume delle offerte raccolte dal culto garganico, la diffidenza del nuovo papa Giovanni XXIII verso interpretazioni troppo carismatiche dell’esperienza cristiana, e alcune derive nella pratica religiosa quotidiana a San Giovanni Rotondo, portarono a una miscela esplosiva. Il Santo Uffizio, sebbene non fosse all’origine dell’impresa di spionaggio, partecipò ai suoi sviluppi. Monsignor Pietro Parente, assessore della Sacra Congregazione, consegnò al pontefice le bobine registrate a San Giovanni Rotondo.
In data 25 giugno 1960, papa Roncalli descrisse nella sua agenda privata il proprio stato d’animo: «Stamane da mgr. Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto. Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente. L’accaduto - cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona - fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti».
A seguito di questo "affaire delle bobine", Giovanni XXIII convenne con il Santo Uffizio e con il ministro generale dell’ordine cappuccino, padre Clemente da Milwaukee, l’opportunità di una visita apostolica a San Giovanni Rotondo.
Padre Pio e i Pontefici
L’importanza di padre Pio nella storia religiosa del Novecento è attestata dal mutare delle sue fortune a ogni morte di papa. Durante il mezzo secolo in cui il suo corpo fu segnato dalle cinque piaghe (1918-1968), ciascun pontefice volle imprimere su Padre Pio il proprio sigillo:
- Benedetto XV si mostrò scettico, permettendo al Santo Uffizio di procedere contro di lui.
- Pio XI fu ancora più diffidente, arrivando quasi ad azzerare le facoltà sacerdotali di Padre Pio.
- Pio XII, al contrario, consentì il dispiegarsi pieno e indisturbato del culto garganico.
- Paolo VI fu l’ultimo papa nella vita terrena di Padre Pio. Da sostituto della segreteria di Stato, monsignor Montini aveva avuto un ruolo rilevante nel propiziare, all’indomani della seconda guerra mondiale, un finanziamento delle Nazioni Unite che aveva reso possibile la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza.
Il Confessore di Karol Wojtyła
Nel 1948, Padre Pio confessò un giovane sacerdote polacco, don Karol Wojtyła, che trent'anni dopo sarebbe salito al soglio di Pietro con il nome di Giovanni Paolo II. Durante il rito di beatificazione di Padre Pio nel 1999, Giovanni Paolo II sottolineò: "Nel’umile frate si scorge l’immagine di Cristo sofferente e risorto: il suo corpo, segnato dalle ‘stimmate’ mostrava l'intima connessione tra morte e risurrezione". Il Pontefice aggiunse che "non meno dolorose, e umanamente forse ancor più cocenti, furono le prove che dovette sopportare in conseguenza, si direbbe, dei suoi singolari carismi". Per Padre Pio, "soffrire con Gesù" era un dono: "nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia", e rivelò: "Tutto quello che ha sofferto Gesù nella sua passione, indegnamente, lo soffro anch’io, per quanto è possibile a creatura umana".
Gli Ultimi Anni e la Morte
Il 22 settembre 1968, alle cinque del mattino, Padre Pio celebrò per l'ultima volta la Santa Messa. La vita di Padre Pio fu anche il riflesso di un incessante impegno teso ad alleviare dolori e miserie di tante famiglie. Si definiva “un povero frate che prega”, affermando che “la preghiera è la migliore arma che abbiamo, una chiave per aprire il cuore di Dio”.
Padre Pio morì nella notte del 23 settembre 1968, all’età di 81 anni.

I Luoghi di Padre Pio
Padre Pio è una figura legata profondamente ai luoghi della sua infanzia e della sua vita. Nato a Pietrelcina, la sua giovinezza è segnata dalla spiritualità che caratterizzerà tutta la sua esistenza. I luoghi dove Padre Pio ha vissuto, dal convento di San Giovanni Rotondo fino alla sua amata chiesa, sono oggi meta di pellegrinaggi per i devoti di tutto il mondo. Ogni angolo di questi luoghi, dalla casa natale ai sentieri che percorreva da giovane frate, racconta la storia di un uomo che ha saputo trasformare la sua vita in un cammino di fede, preghiera e sacrificio. Questi luoghi continuano a evocare la sua presenza spirituale, testimoniando un legame profondo con il divino e con la sua missione.
Pietrelcina: Le Radici di Francesco Forgione
- La Casa natale di Padre Pio da Pietrelcina
- La Via del Rosario a Pietrelcina
- La Chiesa e il Crocifisso dove Padre Pio ricevette le Stimate (invisibili)
- La Chiesa della Sacra Famiglia a Pietrelcina
- La Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pietrelcina
- Piana Romana: la Masseria e il Pozzo di Padre Pio
- La Cappella di San Francesco e l’Olmo delle Stimmate di Padre Pio
- La Chiesa di Sant’Anna a Pietrelcina (luogo del battesimo)
- La Porta Madonnella a Pietrelcina
- La Torretta, l’Eremo sulla Roccia di Padre Pio
- La Casa di Pietrelcina dove è vissuto Padre Pio

San Giovanni Rotondo: Il Centro della Sua Missione
- L’Ospedale di Padre Pio: Casa Sollievo della Sofferenza
- La nuova Chiesa voluta da Padre Pio a San Giovanni Rotondo
- Il Santuario di Padre Pio e la Nuova Chiesa a San Giovanni Rotondo
- La Tomba di Padre Pio, la Cripta dove è sepolto il corpo di San Pio

L'Eredità e le Opere
Il 7 dicembre 1955, una data significativa lega la Casa Sollievo della Sofferenza a Padre Pio. In quel giorno, il Padre Generale dell’ordine dei cappuccini, fr. Benigno da Sant’Ilario Milanese, si recò a San Giovanni Rotondo per procedere ufficialmente all’erezione del Terz’Ordine Francescano posto sotto l’invocazione e il patrocinio di Santa Elisabetta d'Ungheria.
Padre Pio TV è l’emittente dei Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio che trasmette da San Giovanni Rotondo, continuando a diffondere il messaggio spirituale del Santo.