Sacerdoti e Ministero nell'Area Catanese

Figure Storiche e Fondatori

Mons. D'Arrigo e l'Opera del "Padre Santo"

Nel lungo e operoso ministero sacerdotale di Mons. D'Arrigo, ordinato sacerdote il 10 luglio 1938 dall’Arcivescovo di Catania, si direbbe quasi "vulcanico" per la sua prolificità, si annoverano numerose realizzazioni. Inizialmente, l'intraprendente sacerdote si servì dell'Orfanotrofio Samperi, situato nell'ambito del vasto territorio parrocchiale. In seguito, con grandi sacrifici, il suo impegno nel procurarsi le risorse necessarie per le sue opere gli valse l'appellativo di "elemosiniere della Provvidenza", acquistò lo stesso edificio che si rivelò presto insufficiente.

Tra le sue fondazioni figura l'Istituto Catechistico Annunciazione di Maria, di cui oggi fanno parte dodici consacrate, approvato dall'Arcivescovo di Catania. Nel 1962, il "Padre Santo" acquistò, quasi per caso, ventuno ettari di terreno nei pressi di Monterosso Etneo. In questo enorme spazio, inizialmente coperto di rovi e spine, nacque il Villaggio San Giuseppe. Il 3 gennaio 1968, il nuovo Istituto veniva benedetto da Mons. Bacile, vescovo di Acireale.

infografica delle opere di Mons. D'Arrigo e Villaggio San Giuseppe

Il bene che il Padre Santo ha silenziosamente seminato durante la sua lunga vita supera enormemente l'elenco delle cose realizzate; egli è stato soprattutto un uomo di Dio, vicino ai bisogni e ai problemi del prossimo, e la tantissima gente che lo ha conosciuto non lo ha dimenticato. Egli ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per la promozione sociale del quartiere in cui è stato parroco per oltre cinquant'anni. Ha riconosciuto nel povero, nel malato che ha accolto e curato nelle sue strutture, la presenza di Gesù. Di fronte a lui non c'era semplicemente una persona bisognosa di cure, la possibilità di esercitare il compito professionale, di aiutare, ma c'era Gesù Cristo stesso, incarnato in ogni istituzione di dolore e sofferenza. Padre Santo è stato inoltre un "pezzo" importante della storia della chiesa catanese.

Sacerdoti di Grande Dedizione

Mons. Gianni Perni: Una Vita al Servizio della Diocesi Etnea

A Catania si è spento Mons. Gianni Perni, sacerdote dell’Arcidiocesi etnea, che per oltre cinquant’anni ha svolto il proprio ministero in diversi ambiti della vita pastorale e istituzionale della diocesi. Nato a Catania il 12 maggio 1945, Giovanni Matteo Perni era stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1970. Per più di 26 anni è stato Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica, diventando una figura di riferimento per numerose generazioni di insegnanti di religione della diocesi di Catania.

ritratto di Mons. Gianni Perni

Mons. Gianni Perni viene ricordato come un sacerdote riservato e fedele, che ha servito la Chiesa catanese senza protagonismi, con senso di responsabilità e dedizione quotidiana. Fino a poche ore precedenti il ricovero ha continuato a confessare e a celebrare in Cattedrale, rimanendo al suo posto di servizio fino all’ultimo.

Episodi Recenti e Variazioni Pastorali

Don Alessandro Di Stefano e l'Uso Insolito dell'Acqua Santa ad Acireale

Ad Acireale, in Sicilia, don Alessandro Di Stefano ha suscitato polemiche per aver utilizzato uno spruzzino per l'acqua santa durante una cerimonia. Come riportato da vari media italiani, tra cui anche «La Sicilia», durante l'inaugurazione di un'attività commerciale, il sacerdote ha deciso di benedire i presenti utilizzando uno spruzzino nebulizzatore, solitamente impiegato per le piante, al posto del tradizionale aspersorio.

fotografia di Don Alessandro Di Stefano con lo spruzzino

Questo gesto, immortalato dai partecipanti con i loro cellulari, ha provocato reazioni contrastanti: alcuni hanno riso, mentre altri hanno espresso disappunto per l'insolita scelta. La decisione del prete, che guida la più importante basilica della città, non è stata ben accolta negli ambienti ecclesiastici, e si attendeva una presa di posizione del vescovo catanese. Tra i religiosi si è diffuso il malumore e sono state mosse critiche al parroco, invitato a rispettare il ruolo e l'abito che indossa.

La Comunità Gesuita di Catania

Il Ministero e la Vita Comunitaria presso il Crocifisso dei Miracoli

La comunità gesuita di Catania, presso la parrocchia del Crocifisso dei Miracoli, è composta da diversi sacerdoti, ciascuno con ruoli e ministeri specifici:

  • Padre Gianni Notari, napoletano, dal 2010 è parroco del Crocifisso dei Miracoli e superiore di comunità. Insegna Sociologia Generale presso lo Studio Teologico “S.Paolo” di Catania e Sociologia delle Religioni presso la Facoltà Teologica di Sicilia “S. Giovanni Evangelista” di Palermo. Insieme a p. Michele, coordina le attività con gli universitari che frequentano le Aule Studio della parrocchia.
  • Padre Vincenzo Greco (detto “Enzo”), catanese, già parroco ed attualmente viceparroco del Crocifisso dei Miracoli, è ministro ed economo di casa. A lui spetta il gravoso compito di "regolare i conti"; la sua stanza è meta di pellegrinaggio per tutti i gesuiti della comunità. Insieme a p. Michele è "consultore di casa", consigliando il superiore nelle scelte importanti per la vita comunitaria.
  • Padre Antonio Damiani, palermitano, è il decano e bibliotecario della comunità. Pur essendo il membro più anziano, possiede un ritmo di vita e una salute invidiabili, rappresentando una risorsa preziosa per la parrocchia, soprattutto per il suo attento servizio come confessore e come punto di riferimento per la comunità gesuitica grazie alla sua saggezza maturata con l'esperienza sul campo. È lui la "sveglia spirituale", celebrando la messa feriale delle 7:30.
  • Padre Gianni Di Gennaro, napoletano, è il referente dei Gesuiti per il Centro Astalli di Catania. Tocca ogni giorno con mano le innumerevoli difficoltà che i migranti vivono atterrando nel nostro Paese, fornendo un aggiornamento costante per tutta la comunità su questa "ferita così aperta".
  • Padre Michele Papaluca, melicucchese, è viceparroco del Crocifisso dei Miracoli e responsabile parrocchiale del Movimento Eucaristico Giovanile (MEG).
foto di gruppo della comunità gesuita di Catania

La vita comune, come riflesso nell'esperienza della comunità gesuita, può diventare una vera scuola in cui si cresce nell’amore. È la rivelazione della diversità, anche di quella che "ci dà fastidio e ci fa male"; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che sono dentro di noi, della "trave che c'è nei nostri occhi", della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli. Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione, ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare a meglio accogliere, comprendere e servire gli altri. Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione. L’unione di una vera comunità viene dall’interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall’esterno, dalla paura. Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto, eliminando la rivalità. Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri; non è elitista o gelosa del proprio potere.

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