Il Bonzo e il Buddhismo Giapponese: Storia, Ruolo e Dottrine

L'Arrivo e l'Evoluzione del Buddhismo in Giappone

Il Buddhismo giapponese merita particolare attenzione nella storia di questa religione, poiché esso rappresentò la continuazione e l’evoluzione delle antiche scuole buddiste indiane e cinesi, alcune oggi estinte nei due paesi d’origine, introdotte nell’arcipelago nipponico in epoche diverse. Inoltre, l’introduzione in Giappone della scrittura e della cultura cinese, attorno al VI secolo, fu facilitata dai rapporti di carattere religioso che i monaci di Cina e Giappone s’interscambiarono per lunghi secoli. Per questo motivo la storia del buddhismo giapponese è praticamente inscindibile dalla stessa storia del paese, la cui cultura ne fu profondamente influenzata.

Il buddhismo arrivò in Giappone attraverso i profughi coreani che, a partire dal IV secolo, lasciarono il loro Paese per motivi politici, portando con sé manufatti e immagini buddiste.

Mappa della diffusione del Buddhismo in Giappone

Il Periodo Asuka (538-710): Le Origini e il Ruolo dei Monaci

L’accoglienza della nuova religione non fu pacifica: mentre la famiglia Soga, progressista e moderna, si schierò a favore del buddhismo, la famiglia Monobe, che rappresentava la classe militare più conservatrice, aveva una posizione fortemente contraria. Sfortunatamente, proprio in quell’epoca scoppiò una grave epidemia e i Monobe persuasero le autorità che gli dei shintoisti (i Kami) si erano adirati contro il Paese: questo portò alla distruzione di molte immagini e santuari buddisti.

Più tardi il Principe Shotoku (574-622 d.C.), istruito da due monaci buddisti coreani, divenne un devoto di questa nuova religione. Questo buddhismo primigenio venerava soprattutto la figura del Budda Sakyamuni: prima ancora che il raggiungimento del Nirvana i fedeli speravano di ottenere, attraverso le preghiere, vantaggi materiali quali la reincarnazione in una condizione migliore, delle guarigioni o l’espiazione dai peccati commessi. Un rituale caratteristico era rappresentato dall’hojo, che consisteva nella messa in libertà di uccelli o di altri piccoli animali selvatici, che simboleggiava proprio la liberazione dai peccati. Pratica frequente era anche il Sai-e, cioè l’astinenza dai cibi prelibati e specialmente dalla carne.

Nel 679 l’imperatore Tenmu definì le regole monastiche che avrebbero regolato la vita dei monasteri, sino a dettagliare il colore degli abiti dei monaci: lo stato controllava centralmente la religione che, comunque, cominciava ad essere un sincretismo tra Shintoismo e buddhismo, il cosiddetto Shimbutsu-shugo. I Kami, cioè gli dei shintoisti, erano esseri misericordiosi, pronti a intervenire per la salvezza degli esseri umani, e potevano manifestarsi sotto l’aspetto di divinità, personaggi, animali sacri o esseri illuminati. L’analogia con i bodhisattva buddisti era pertanto fortissima.

Il Bonzo Itinerante Gyogi e la Diffusione Popolare

Alcuni monaci buddisti acquisirono con il tempo la fama di essere dei bodhisattva. L’esempio più lampante fu quello di Gyogi, un bonzo (monaco) itinerante, che non si limitò a predicare gli insegnamenti buddisti, ma istruiva i contadini sui lavori della campagna, su come curare le malattie, sulle tecniche di costruzione di ponti ed impianti di irrigazione. Molti monaci seguirono questo esempio: fu così che il buddhismo mise radici profonde e fertili nel cuore del popolo giapponese.

Le Principali Scuole Buddiste Giapponesi

Il Periodo di Nara (710-784): Le "Sei Scuole"

Con le “sette buddiste di Nara” si intendono le sei scuole nate in questa città durante il periodo Nara (710-784) in cui essa fu capitale imperiale. Le più diffuse furono la Ritsu e la Kegon, che ebbero in comune la venerazione verso l’Adi-Budda Vairocana, rappresentazione del Dharmakāya e di tutti i Dhyani Budda (Budda cosmici). La scuola Kegon attirò l’attenzione dell’imperatore Shōmu (regno: 724-749), che fece erigere a Nara il tempio Tōdai-ji dove poi pose, nel 752, l’enorme statua del Budda Vairocana, il Daibutsu. Durante il periodo Nara fu la scuola buddista preferita dalla corte imperiale per la sua dottrina religiosa che poteva essere rispecchiata in una dottrina politica unificante lo Stato. Il suo tempio, il Tōdai-ji, fu per due secoli il tempio principale dove avvenivano le ordinazioni monastiche. Esso fu poi eclissato dall’Enryaku-ji della scuola Tendai.

Immagine del Grande Buddha (Daibutsu) del Tōdai-ji a Nara

Forse sarebbe più corretto denominare queste sette del periodo Nara più semplicemente come scuole, oppure come diversi “indirizzi di studio”. Allora era cioè possibile che i monaci seguissero i loro studi e facessero la loro preparazione, assistendo all’insegnamento di più di una scuola, senza che venisse impartito loro un credo preciso di una specifica setta. Queste sei scuole persero importanza, col tempo, a seguito della nascita di quelle successive, sorte dopo che la capitale fu trasferita a Heian (l’attuale Kyoto).

Il Periodo Heian (794-1185): L'Ascesa di Tendai e Shingon

Il periodo Heian fu culturalmente molto ricco e rappresentò un periodo di apogeo sia per l’assimilazione della cultura cinese e del buddhismo sia per la produzione letteraria, ma anche per lo sviluppo di una raffinatissima cultura aristocratica. In questo periodo l’autorità politica dell’imperatore iniziò ad affievolirsi, favorendo l’ascesa al potere della classe militare (bushi) che dominò il Giappone in tutto il periodo a seguire, fino alla modernizzazione avvenuta con la Restaurazione Meiji nel 1868. In tale periodo nacquero le due seguenti scuole:

  • Tendai (fondata nell’806 dal monaco Saicho)
  • Shingon (fondata dopo l’823 dal monaco Kukai)

Alla fine del periodo Heian, il Bushido (la Via del Guerriero) divenne il codice d’onore e di comportamento dei Samurai. Esso fu incentrato sui valori di lealtà, devozione ed onore e, sin dall’inizio, fu fortemente influenzato dalle dottrine delle varie correnti del buddhismo giapponese, dallo Zen in particolare, ma anche dalle tradizioni/dottrine shintoiste e confuciane.

La Scuola Tendai

Il fondatore della scuola Tendai fu il monaco Saicho (767-822) che viaggiò lungamente in Cina, anche come membro di missioni diplomatiche ufficiali. Tale scuola, tuttora esistente, si fonda principalmente sul Sutra del Loto, con l’aggiunta di alcuni elementi esoterico-tantrici, sulla meditazione di tipo Chan/Zen e sulla venerazione del Dhyani-Budda Amitaba. I vari templi Tendai che sorsero in questo periodo crearono anche, ed organizzarono, il monachesimo militare dei Sohei (letteralmente “monaci-soldati”) che all’inizio avevano soltanto il compito di mantenere l’ordine all’interno dei monasteri e proteggerli da eventuali attacchi esterni, ma che in seguito divennero veri e propri eserciti, molto ben armati e addestrati, fino a combattere vere guerre, anche veramente spietate, contro gli eserciti di altri monasteri.

La Scuola Shingon

Per quanto invece attiene al buddhismo Shingon, tuttora esistente, esso s’impernia sul buddhismo tantrico-esoterico (Mikkyo) che poneva al proprio centro la venerazione dell’Adi-Budda Mahavairocana/Dainichi Niorai (Vairocana), il “Budda cosmico” che è la personificazione della Buddità/Verità Suprema/Vacuità. Secondo tale scuola la natura del Budda Mahavairocana (Dainichi Nioray) è presente in ogni uomo come “seme” dell’illuminazione (Bodhicitta). Ogni uomo può perciò raggiungere l’illuminazione anche in una sola vita, riscoprendo in sé tale natura di Budda. Questa si può ottenere solo una volta che sia cessato il ragionamento razionale e al suo posto vengano praticate delle tecniche esoteriche/tantriche che utilizzano la meditazione su immagini simboliche, quali mandala o thanka, la recitazione di formule sacre o mantra e l’esecuzione di una gestualità basata su posizioni delle mani e del corpo o mudra. Si tratta comunque di tecniche ed insegnamenti segreti che possono essere rivelati solo agli iniziati qualificati. La dottrina dello Shingon, con il suo fitto universo di simboli visivi, divenne una sorgente inesauribile di opere d’arte tipicamente giapponesi.

Mandala buddista per la meditazione

Il Periodo Kamakura (1185-1333): Le Scuole di Jodo, Zen e Nichiren

Nel periodo in cui la capitale dell’impero giapponese fu localizzata a Kamakura, sorsero le tre principali scuole seguenti:

  • Jodo / Terra Pura (fondata nel 1175 dal monaco Honen)
  • Zen (fondata attorno al 1230 dal monaco Dogen)
  • Nichiren (fondata nel 1253 dal monaco Nichiren)

Le Scuole della "Terra Pura" o Jodo

Da un punto di vista storiografico il culto del Dhyani-Budda Amitābha si è probabilmente sviluppato alla fine del I secolo, circa cinque o sei secoli dopo la predicazione del Budda storico, e poco tempo dopo la resa scritta dei primi sutra Mahayana. Il buddhismo della Terra Pura è fondato su diversi Sutra della Terra Pura. I principali sono: il Sutra della Vita Infinita, o Sukhāvatīvyūha Sūtra lungo; il Sutra di Amitabha, o Sukhāvatīvyūha Sūtra corto; il Sutra della Contemplazione, o Amitayurdhyana Sutra. Tutti questi sutra furono introdotti in Cina nel 150 circa dal monaco parto An Shih Kao e dal monaco kushan Lokakṣema. Essi descrivono, tramite un discorso del Budda storico Gautama-Sakyamuni ai discepoli prediletti, il Dhyani-Budda Amitabha (nominato anche nel Sutra del Loto) e la sua paradisiaca Terra Pura, chiamata Sukhavati. Secondo questa scuola, anche in una sola vita, un fedele poteva invocare il Dhyani-Budda Amitaba per rinascere nella sua Terra Pura e qui diventare un bodhisattva, a beneficio di tutta l’Umanità, o procedere all’entrata nel Nirvana. La futura scuola della Terra Pura cominciò ad acquisire la sua influenza in ambito Mahayana nel II-III secolo e la fama di Amitabha si diffuse rapidamente in Cina. Nel 402, il monaco Huìyuan radunò un’assemblea di praticanti devoti ad Amitabha e diede origine formalmente, in Cina, alla corrente autonoma della Terra Pura o Jìngtǔ zōng, fondando un monastero sulla cima del Monte Lushan. Il lignaggio è fatto però risalire a Nāgārjuna, il monaco indiano del II secolo, fondatore della scuola dei Mādhyamika e considerato il primo patriarca delle scuole Mahāyāna. I rituali furono sistematicizzati ad opera di Shan-tao (613-681), un maestro considerato dai fedeli un’incarnazione del Budda Amitabha, ed il più importante maestro del lignaggio cinese. La filosofia amidista procedette quindi a diffondersi in Giappone, dove crebbe più lentamente: Honen Shonin (1133-1212), un monaco Tendai, stabilì definitivamente il buddhismo della Terra Pura come una scuola indipendente in Giappone con il nome di Jodo Shu (1175), ricevendo un grande seguito. Dagli insegnamenti del suo discepolo Shinran nacque la Jodo Shinshu o buddhismo Shin, il secondo gruppo amidista del Giappone.

Le Scuole Chan/Zen

Le scuole del buddhismo giapponese Zen derivano strettamente, per lignaggi, dottrine e testi, da quelle del buddhismo Chán fondato in Cina dal leggendario monaco indiano Bodhidharma (Iran, 483 circa - Tempio di Shao-lin-su, 540), che faceva risalire il proprio lignaggio direttamente al Budda, tramite uno dei dieci discepoli principali di quest’ultimo, Mahākāśyapa. Le credenze delle scuole Chan/Zen furono trasferite nell‘arcipelago giapponese da monaci Tendai di ritorno dai loro viaggi in Cina. Successivamente esse furono esportate da monaci cinesi, missionari in Giappone. L’introduzione in Giappone del buddhismo Zen, come scuola autonoma, ha avuto un processo piuttosto sofferto. Tali difficoltà non si riscontrarono tanto nel trapianto di dottrine, testi e lignaggi, quanto piuttosto nel rendere autonomo lo Zen dalla scuola Tendai. Il monaco giapponese Dōgen (1200-1253) studiò in Cina sul Monte Tiantong, ove ottenne il certificato di “illuminazione” ed il lignaggio di trasmissione della scuola Chán Caódòng. Tornato in Giappone nel 1225, Dōgen si trasferì nel 1230 nel tempio Anyo-in, alla periferia di Kyoto. Qui fu il primo a consumare una frattura definitiva con la scuola Tendai, fondando la scuola giapponese Zen Sōtō.

Le credenze del buddhismo Zen s’incentrano tutte sulla pratica meditativa zazen, su una cura particolare nella trasmissione del “lignaggio da mente a mente” (ishin-denshin, ovvero da maestro a discepolo senza l’utilizzo delle parole), ed infine su una peculiare tecnica d’illuminazione fondata sui koan. Quest’ultimi consistono in affermazioni o racconti paradossali che vengono utilizzati da un maestro per aiutare la meditazione di un discepolo, durante la quale una intuizione improvvisa genera l’illuminazione profonda o “satori”, che rivela la realtà ultima della vita. Minore attenzione viene invece dedicata allo studio dei sutra. Le scuole Zen Rinzai e Sōtō sono, unitamente all’associazione laica di derivazione Nichiren Soka Gakkai, le scuole buddiste giapponesi più diffuse oggi in Occidente.

Monaco Zen in meditazione Zazen

Meditazione Zen – Come ottenere la calma nella mente (Shunryū Suzuki Roshi)

La Scuola Nichiren

Nichiren (1222-1282) proclamò la supremazia assoluta del Budda trascendente Sakyamuni e del Sutra del Loto. Il suo atteggiamento, come quello della scuola da lui fondata, fu sempre molto intransigente. Incapace di accettare compromessi di qualunque tipo, creò situazioni di tensione, quando non di aperto conflitto, con praticamente tutte le altre scuole buddiste. Il modo di procedere dei seguaci più ortodossi, soprattutto nei confronti delle altre correnti buddiste, era formulato con l’espressione fuju-fuse, che letteralmente significa “niente dare, niente ricevere”. Questa direttiva vietava esplicitamente ai monaci Nichiren di avere contatti e scambi con monaci, laici o seguaci delle altre scuole. Inoltre, non solo i monaci ma anche i loro familiari dovevano diventare fedeli della scuola. Quando un signore feudale si convertiva alla dottrina Nichiren, egli era tenuto, con ogni possibile mezzo, a persuadere alla conversione tutti i suoi sudditi, contadini, artigiani o soldati, e tutti coloro che vivevano nel suo feudo, convincendoli ad accettare la dottrina e la recita, come mantra, del titolo stesso del Sutra del Loto, e cioè: “Nam-myoho-renge-kio”.

Il Ruolo del Bonzo nell'Evoluzione Sociale e Religiosa

Successivamente alla loro fondazione le cinque principali scuole buddiste sopra descritte sopravvissero, ma subirono varie mutazioni a seguito di scismi ed interpretazioni di singoli monaci preminenti. Essi diedero origine ad una serie di correnti interne, in cui il credo professato veniva praticato con varie sfumature più o meno accentuate. Il buddhismo, in ogni caso, costituì in tutte le sue forme il denominatore comune della vita dei giapponesi.

Ne è una tipica dimostrazione il fatto che, tra il 1600 e il 1800, si affermò in Giappone il cosiddetto sistema danka. Esso prevedeva che tutte le famiglie di un territorio fossero assegnate a un tempio e che il bonzo in carica ne comunicasse la lista alle autorità locali. Il bonzo era spesso sposato e, in questo ufficio “anagrafico”, gli succedeva normalmente il figlio primogenito. In mancanza di un figlio maschio, una delle figlie si sposava con un giovane disposto a farsi monaco. Dopodiché il giovane veniva adottato dalla famiglia e prendeva il casato del suocero. Le mansioni del bonzo erano assimilabili a quelle dei nostri preti di parrocchia: celebrava funerali e insegnava ai bambini la dottrina buddista. A tutto ciò si aggiungeva la gestione della Tera-koya, una sorta di scuola elementare.

Sacerdote buddista giapponese (bonzo) nel suo abito tradizionale

L'Etimologia del Termine "Bonzo"

San Francesco Saverio, nella lettera scritta da Kagoshima, del 5 novembre 1549, per indicare i religiosi buddisti usa la parola bonzo, bonjo. Dal portoghese, o meglio dalle versioni latine delle lettere del santo, la parola è entrata nelle lingue d'Europa (lat. bonzius; it. portogh. bonzo; fr., ted., ingl.). In una lettera del 29 gennaio 1552, S. Francesco Saverio dice che bonzo è il nome "con cui i religiosi si chiamano tra loro". È però difficile accertare da quale parola giapponese sia derivato.

Bonsā (dal cinese fanseng, proposto nell'Oxford Dictionary), significa religioso buddista (seng, dal sanscrito sangha, che propriamente significa l'assemblea dei religiosi, il clero), comune, ordinario (fan), con senso leggermente dispregiativo (nel qual senso è oggi più spesso usata). È stato proposto Hüshi (dal cinese fa-shih) appellativo onorifico che significa maestro (shih) della legge (fa) adoperato piuttosto come titolo dei grandi maestri che hanno propagato la legge del Buddha. Più probabile sembra büshu, büzu (dal cinese fang-chu) che indica il superiore (chu) di un monastero buddista (fang).

Meditazione Zen – Come ottenere la calma nella mente (Shunryū Suzuki Roshi)

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