A pochi passi da Piazza Santissima Annunziata, nei pressi della sede della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, sorge un edificio dalla lunga e complessa storia, noto come la Rotonda Brunelleschi o, più formalmente, la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Questo edificio sobrio, seppur mai completato secondo il progetto originale, rappresenta una testimonianza significativa del genio architettonico di Filippo Brunelleschi e del fermento culturale del Quattrocento fiorentino.

Il Progetto Originale di Filippo Brunelleschi
Il progetto della Rotonda di Santa Maria degli Angeli fu concepito da Filippo Brunelleschi negli anni '30 del Quattrocento, con un cantiere attivo tra il 1434 e il 1437. L'architetto la ideò come un edificio a pianta centrale, destinato a far parte del complesso del Monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli.
L'intento era quello di edificare una chiesa a pianta ottagonale, caratterizzata da otto cappelle interne biabsidate radiali, alle quali avrebbero corrisposto sedici facce esterne. Questo disegno innovativo, con il suo armonico alternarsi di otto nicchie e otto superfici piane all'esterno, e il concatenarsi delle cappelle all'interno, era destinato a creare un serrato ritmo rotatorio, con un pernio al centro dell'edificio.
Secondo le descrizioni, sarebbe stata un'"Opera della piena maturità dell'artista" e, se portata a compimento, avrebbe costituito "un modello di edificio a pianta centrale assai più articolato e complesso di quanti fino ad allora realizzati dall'architetto". La sua "macchina architettonica, per così dire pulsante e ruotante nella sua plastica affermazione di dinamica strutturalità altamente formalizzata," rivela la "passione" del tardo Brunelleschi per volumetrie plasticamente modellate, plasmate da profonde concavità e convessità, come quelle osservabili nelle Tribune Morte o nella Lanterna della Cupola di Santa Maria del Fiore.
Il genere della rotonda, inaugurato da Brunelleschi con questo progetto, avrebbe riscosso particolare successo dalla fine del XV secolo fino alla metà del XVI.
Committenza e Interruzione dei Lavori
La promozione della costruzione era stata supportata da un lascito dei fratelli Andrea e Matteo Scolari che, a partire dal 1423, avevano devoluto significative somme di denaro a favore del convento camaldolese. Tuttavia, la costruzione non fu portata a termine a causa di eventi politici e finanziari.
La somma destinata al progetto, passata in gestione all'Arte dei Mercatanti, fu confiscata dalla Signoria negli anni della guerra contro Lucca (1437), quando la Repubblica requisì il lascito del committente, il condottiero Pippo Spano. Di conseguenza, la costruzione fu sospesa all'altezza di circa sette metri e mai più ripresa. La parte originale dell'edificio, quindi, coincide con i primi sette metri in altezza.
Le Trasformazioni Post-Incompiutezza
Lasciata incompiuta per mancanza di fondi, la Rotonda rimase in forma di rudere per molto tempo. Nel XVI secolo, più che una traccia delle gesta del rispettato architetto, doveva apparire come una rovina, tanto che i fiorentini la soprannominarono il "Castellaccio". Questo appellativo, che dà il nome a una via che oggi conduce a Piazza Brunelleschi, evocava quanto fossero desiderati i lavori di recupero del manufatto da parte dei cittadini.
Nel 1503, l'edificio fu sommariamente coperto con una tettoia. Successivamente, fu oggetto di un progetto voluto da Cosimo I de' Medici per dare compimento all'opera; tuttavia, tale iniziativa non fu attuata e portò al progressivo deterioramento della fabbrica.
Passaggi di Proprietà e Nuovi Usi
Con la soppressione del monastero di Santa Maria degli Angioli nel 1786, l'intero complesso, inclusa la Rotonda, fu ceduto nel 1810 all'Arcispedale di Santa Maria Nuova. Il possesso fu ripristinato da parte dei monaci camaldolesi nel 1844, e in quel periodo fu accantonato un progetto che avrebbe trasformato il "Castellaccio" nel mausoleo dei Lorena.
Nel 1860, l'ambiente fu concesso in utilizzo a un gruppo di artisti, tra cui i pittori Luigi Corsi e Giuseppe Moricci, il pittore e incisore Vincenzo Della Bruna e lo stuccatore Vincenzo Buffi. Nel XVII secolo le mura vennero coperte con un tetto, e nel XIX secolo furono edificate delle stanze nella parte alta, inizialmente utilizzate come studio.
Nuovamente soppresso il monastero nel 1862 e passato ancora una volta a Santa Maria Nuova, la Rotonda fu affittata allo scultore Enrico Pazzi. Pazzi la riadattò in base alle esigenze del suo studio, senza tenere conto delle condizioni poste dalla Commissione Conservatrice degli Oggetti d'Arte e Monumenti Storici (1867), che in una relazione a firma degli architetti Emilio De Fabris e Mariano Falcini aveva stabilito chiari limiti a possibili trasformazioni.

La Casa del Mutilato e i Restauris Moderni
Il 1932 vide la vendita di una cospicua porzione del monastero, inclusa la Rotonda, all'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, con l'intento di farne la sede della Casa del Mutilato. Fu con questa finalità che tra il 1936 e il 1937 si intervenne sulla fabbrica con un progetto dell'architetto Rodolfo Sabatini.
Questo intervento mirava a rendere l'ambiente utilizzabile con una copertura che, come da indicazione del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti, non doveva avere il carattere di completamento in stile, al fine di distinguere chiaramente il moderno dall'antico. Fu terminata, in questa nuova veste, solo nel 1936.
Così reinterpretato, l'ambiente fu utilizzato come sede di uffici pubblici. Dopo essere stato alluvionato nel 1966, l'edificio fu nuovamente restaurato tra il 1972 e il 1974 su progetto dell'architetto Guido Morozzi, della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici. Negli ultimi tempi, la Rotonda è stata utilizzata per le lezioni del Centro Linguistico d'Ateneo dell'Università di Firenze.
Attualmente, si segnalano numerose scritte imbrattanti a vernice nella parte bassa, sul filaretto e sulle grandi cornici in pietra serena, a testimonianza delle sfide attuali nella conservazione di un monumento di tale importanza storica e architettonica.
