La storia di Natuzza Evolo, mistica calabrese, è profondamente legata a un rapporto particolare con le anime defunte. Per molti anni, la natura di questo suo carisma è stata oggetto di discussione e talvolta di incomprensioni, con alcuni che l'hanno erroneamente associata allo spiritismo.

Il Carisma di Natuzza Evolo: Un Ponte con l'Aldilà
Contrariamente a quanto taluni affermavano, Natuzza Evolo non era affatto una "medium". Ella non invocava i defunti chiedendo loro di venire da lei; piuttosto, le anime dei morti le apparivano non per sua decisione o volontà, ma unicamente per la volontà delle anime stesse, grazie ovviamente al permesso divino.
Le Apparizioni e il Permesso Divino
Quando le persone le chiedevano di ricevere messaggi o risposte dai loro defunti, Natuzza rispondeva sempre che tale desiderio non dipendeva da lei, ma unicamente dal permesso di Dio. Invitava quindi a pregare il Signore affinché questo pio desiderio venisse esaudito. Il risultato era che alcune persone ricevevano messaggi dai loro trapassati, mentre altri non erano esauditi, pur desiderando Natuzza accontentare tutti. L'angelo custode, tuttavia, la informava sempre se le anime nell'aldilà necessitavano di suffragi e di Sante Messe.
Nella storia della spiritualità cattolica, apparizioni di anime del Paradiso, del Purgatorio e talora anche dell'Inferno, sono avvenute nella vita di numerosi mistici e santi canonizzati. Per quanto riguarda il Purgatorio, si possono ricordare, tra i numerosissimi mistici: San Gregorio Magno (da cui derivano le “Messe Gregoriane”), Santa Geltrude, Santa Teresa d'Avila, Santa Margherita da Cortona, Santa Brigida, Santa Veronica Giuliani e, più vicini a noi, Santa Gemma Galgani, Santa Faustina Kowalska, Teresa Neumann, Maria Valtorta, Teresa Musco, San Pio da Pietrelcina, Edwige Carboni, Maria Simma e molti altri.
Il Carisma di Consolazione e la Riscoperta del Purgatorio
È interessante sottolineare che mentre per molti di questi mistici le apparizioni delle anime del Purgatorio avevano l'obiettivo di accrescere la loro stessa fede e spronarli a maggiori preghiere di suffragio e penitenze, così da affrettare l'ingresso in Paradiso delle anime, nel caso di Natuzza, oltre a ciò, questo carisma le è stato accordato da Dio per un'ampia attività di consolazione del popolo cattolico. Ciò avvenne in un periodo storico in cui, nella catechesi e nell'omiletica, il tema del Purgatorio era quasi completamente assente, per rafforzare nei cristiani la fede nella sopravvivenza dell'anima dopo la morte e nell'impegno che la Chiesa militante deve offrire a favore della Chiesa sofferente.
I defunti ribadivano a Natuzza l'esistenza del Purgatorio, del Paradiso e dell'Inferno, a cui venivano inviati dopo la morte, come premio o castigo per la loro condotta di vita. Natuzza, con le sue visioni, confermava l'insegnamento plurimillenario del Cattolicesimo, ovvero che immediatamente dopo la morte, l'anima del defunto viene condotta dall'angelo custode al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza. Coloro che venivano inviati nel Purgatorio richiedevano sempre, tramite Natuzza, orazioni, elemosine, suffragi e soprattutto Sante Messe affinché fossero loro abbreviate le pene.

Il Purgatorio secondo Natuzza: uno Stato Interiore
Secondo Natuzza, il Purgatorio non è un posto particolare, ma uno stato interiore dell'anima, la quale fa penitenza "negli stessi luoghi terreni dove ha vissuto ed ha peccato", dunque anche nelle stesse case abitate durante la vita. Talvolta le anime fanno il loro Purgatorio anche dentro le chiese, quando è stata superata la fase di maggiore espiazione. Questa concezione, sebbene possa sorprendere, era già stata affermata da Papa Gregorio Magno nel suo libro dei Dialoghi. Le sofferenze del Purgatorio, benché siano alleviate dal conforto dell'angelo custode, possono essere molto aspre.
A testimonianza di ciò, a Natuzza capitò un singolare episodio: ella vide una volta un defunto e gli chiese dove si trovasse. Il morto le rispose di trovarsi tra le fiamme del Purgatorio, ma Natuzza, vedendolo sereno e tranquillo, gli osservò che, a giudicare dal suo aspetto, ciò non doveva essere veritiero. L'anima purgante le ribadì che le fiamme del Purgatorio se le portava con sé, dovunque andasse. Mentre proferiva queste parole, ella lo vide avvolto dalle fiamme. Credendo che si trattasse di una sua allucinazione, Natuzza gli si avvicinò, ma venne investita dal calore delle fiamme che le procurarono una fastidiosa ustione alla gola e alla bocca, impedendole di nutrirsi normalmente per ben quaranta giorni. Fu costretta a rivolgersi alle cure del dottor Giuseppe Domenico Valente, medico condotto di Paravati.
Testimonianze degli Incontri con le Anime
L'Incontro con Dante Alighieri
Natuzza ha incontrato numerosissime anime sia illustri che sconosciute. Lei, che ha sempre detto di essere ignorante, ha incontrato anche Dante Alighieri, che le ha rivelato di aver scontato trecento anni di Purgatorio prima di poter entrare in Paradiso. Questo accadde perché, pur avendo composto sotto ispirazione divina le cantiche della Commedia, aveva purtroppo dato spazio, nel suo cuore, alle proprie simpatie e antipatie personali nell'assegnare i premi e le pene. Da qui il castigo di trecento anni di Purgatorio, trascorsi però al Prato Verde, senza soffrire altra sofferenza che quella della mancanza di Dio. Numerose testimonianze sono state raccolte sugli incontri tra Natuzza e le anime della Chiesa sofferente.

"Tuo fratello si è salvato": La Testimonianza di Pia Mandarino
La professoressa Pia Mandarino, di Cosenza, ricorda un episodio significativo: “In seguito alla morte di mio fratello Nicola, avvenuta il 25 gennaio 1968, caddi in uno stato di depressione e persi la fede. Mandai a dire a Padre Pio, che avevo conosciuto tempo prima: “Padre, rivoglio la mia fede!”. Per motivi a me ignoti non ricevetti subito la risposta del Padre e, nel mese di agosto, andai a trovare Natuzza per la prima volta. Le dissi: “Io in chiesa non ci vado, la Comunione non la faccio più…”. Natuzza si fece una risatina, mi accarezzò e mi disse: “Non ti preoccupare, che verrà presto il giorno nel quale non ne potrai fare a meno. Tuo fratello è salvo, ed ha fatto una morte da martire. Ora ha bisogno di preghiere ed è dinnanzi ad un quadro della Madonna, in ginocchio, che prega. Soffre perché sta in ginocchio””.
Le parole di Natuzza rasserenarono la professoressa Mandarino e, qualche tempo dopo, le arrivò, tramite Padre Pellegrino, la risposta di Padre Pio: “Tuo fratello si è salvato, ma ha bisogno di suffragi”. La stessa risposta di Natuzza! Come Natuzza le aveva predetto, Pia Mandarino ritornò alla fede e alla frequenza della Messa e dei sacramenti. Circa quattro anni dopo, apprese da Natuzza che Nicola era andato in Paradiso, subito dopo la prima Comunione dei suoi tre nipotini che, a San Giovanni Rotondo, avevano offerto la loro prima Comunione per lo zio.
Il Rapporto con l'Aldilà: Antonietta Polito
La signorina Antonietta Polito di Briatico porta la seguente testimonianza sul rapporto di Natuzza con l'aldilà: “Avevo avuto un litigio con una mia parente. Poco tempo dopo, recatami da Natuzza, ella, posandomi la mano sulla spalla, mi disse: “Vi siete bisticciata?”. “E voi come lo sapete?”. “Me lo ha detto il fratello (defunto) di quella persona. Vi manda a dire di cercare di evitare questi litigi perché lui ne soffre”. Io non avevo parlato per nulla di questo fatto a Natuzza e lei non poteva averlo saputo da nessuno. Mi nominò esattamente la persona con la quale avevo litigato.
Un'altra volta Natuzza mi disse a proposito di questo stesso defunto che era contento perché la sorella gli aveva ordinato le messe gregoriane. “Ma chi ve lo ha detto?”, le chiesi, e lei: “Il defunto”. Molto tempo prima le avevo domandato notizie di mio padre, Vincenzo Polito, morto nel 1916. Mi chiese se avessi una sua foto, ma le risposi di no, perché in quell'epoca non se ne facevano ancora, da noi. La volta seguente che andai da lei mi informò che da molto tempo era in paradiso, perché andava in chiesa mattina e sera. Io non sapevo di questa sua abitudine, perché quando mio padre morì avevo appena due anni. Mia madre, poi, da me interpellata, me lo confermò”.
"Ho visto tua zia": Teresa Romeo
La signora Teresa Romeo di Melito Portosalvo ha dichiarato: “Il 5 settembre 1980 morì una mia zia. Lo stesso giorno dei funerali una mia amica andò da Natuzza e le chiese notizie della defunta. “È salva!”, le rispose. Quando furono trascorsi quaranta giorni, io mi recai da Natuzza, ma mi ero dimenticata della zia e non avevo portato con me la sua foto, per farla vedere a Natuzza. Ma questa, appena mi vide, mi disse: “O Teresa, sai chi ho visto ieri? Tua zia, quella vecchierella che è morta per l'ultima (Natuzza non l'aveva mai conosciuta in vita) e mi ha detto “Sono la zia di Teresa. Ditele che sono contenta di lei e di quello che ha fatto per me, che ricevo tutti i suffragi che mi manda e che prego per lei. Io mi sono purificata sulla terra””. Questa mia zia, quando morì, era cieca e paralizzata a letto.”
"Basta tutto quello che avete fatto per vostro figlio": Anna Maiolo e il Segno Luminoso
La signora Anna Maiolo, residente a Gallico Superiore, narra: “Quando mi recai per la prima volta da Natuzza, dopo la morte di mio figlio, ella mi disse: “Vostro figlio è in un luogo di penitenza, come del resto avverrà a tutti noi. Beato chi può andare in Purgatorio, perché ce ne sono che vanno all'Inferno. Ha bisogno di suffragi, ne riceve, ma ha bisogno di molti suffragi!”. Io allora feci fare varie cose per mio figlio: feci celebrare molte messe, feci fare una statua della Madonnina Ausiliatrice per le Suore, comprai un calice ed un ostensorio in sua memoria. Quando tornai da Natuzza ella mi disse: “Vostro figlio non ha bisogno di niente!”. “Ma come, Natuzza, l'altra volta mi avevate detto che aveva bisogno di tanti suffragi!”. “Basta tutto quello che avete fatto!”, mi rispose. Io non l'avevo informata di quanto avevo fatto per lui.”
Sempre la signora Maiolo testimonia un evento straordinario: “Il 7 dicembre del 1981, vigilia dell'Immacolata, dopo la Novena, io ritornavo a casa mia, accompagnata da una mia amica, la signora Anna Giordano. In chiesa avevo pregato Gesù e la Madonna, dicendo loro: “Gesù mio, Madonna mia, datemi un segno quando mio figlio entrerà in paradiso”. Giunta vicino a casa mia, mentre stavo per salutare la mia amica, di colpo, vidi nel cielo, sopra la casa, un globo luminoso, della grandezza della luna, che si muoveva, ed in pochi secondi disparve. Mi sembrava che avesse una scia azzurrina. “Mamma mia, cosa è?”, esclamò la signora Giordano, impaurita come me. Corsi dentro a chiamare mia figlia ma il fenomeno era già cessato.
Il giorno dopo chiamai l'Osservatorio geofisico di Reggio Calabria, chiedendo se la sera prima ci fosse stato qualche fenomeno atmosferico, o qualche stella cadente di grandi dimensioni, ma mi risposero di non aver osservato niente. “Avete visto un aereo”, mi dissero, ma ciò che io e la mia amica avevamo visto non aveva nulla a che fare con gli aerei: era una sfera luminosa simile alla luna. Il 30 dicembre successivo mi recai con mia figlia da Natuzza, le narrai il fatto, ed ella mi spiegò così: “Era una manifestazione di vostro figlio che entrava in paradiso”. Mio figlio era morto il 1° novembre 1977 ed il 7 dicembre 1981 era dunque entrato in paradiso. Natuzza, prima di questo episodio, mi aveva sempre assicurato che lui stava bene, tanto che, se io lo avessi visto nel posto dove stava, gli avrei certo detto: “Figlio mio, stai pure là” e che pregava sempre per la mia rassegnazione. Quando io dicevo a Natuzza: “Ma non aveva fatto ancora la cresima”, ella avvicinandosi a me, e parlandomi col volto, come fa, con la lucentezza dei suoi occhi, mi rispondeva: “Ma era puro di cuore!”.
Il Ruolo del Rosario e delle Preghiere nella Devozione
"Pregate il Rosario per le vostre zie": L'Esperienza del Prof. Antonio Granata
Il professor Antonio Granata, docente all'Università di Cosenza, porta quest'altra sua esperienza con la mistica calabrese: “Martedì 8 giugno 1982, durante un colloquio, mostro a Natuzza le fotografie di due mie zie, di nome Fortunata e Flora, morte da un paio d'anni e alle quali sono stato molto affezionato. Ci scambiammo queste frasi: “Queste sono due mie zie morte da qualche anno. Dove si trovano?”. “Sono in un luogo buono”. “Sono in paradiso?”. “Una (indicando la zia Fortunata) è al Prato Verde, l'altra (indicando la zia Flora) è in ginocchio davanti al quadro della Madonna. Comunque sono salve tutte e due”. “Hanno bisogno di preghiere?”. “Potete aiutarle ad accorciare il loro periodo d'attesa” e, prevedendo una mia ulteriore domanda aggiunge: “E come potete aiutarle? Ecco: recitando qualche Rosario, qualche preghiera durante il giorno, facendo qualche comunione, o se fate qualche opera buona la dedicate a loro””.
Il professor Granata continua nel suo racconto: “Nei primi giorni del luglio successivo faccio un pellegrinaggio ad Assisi con dei Frati francescani e rivengo in contatto con la realtà dell'indulgenza della Porziuncola che conoscevo superficialmente già da anni (infatti già molte volte avevo visitato la Porziuncola) ma alla quale non attribuivo alcun significato particolare non avendo riacquistato la fede. Ma adesso una indulgenza plenaria mi sembrò una cosa strabiliante, “dell'altro mondo”, e decido subito di lucrarla per le mie zie. Stranamente, per quanto mi informi, non riesco ad ottenere chiare informazioni sulla corretta prassi da seguire: penso che essa possa essere lucrata in ogni giorno dell'anno e così infatti faccio durante quel pellegrinaggio chiedendola per entrambe le mie zie.
Fortunatamente, alcune settimane dopo, nella mia parrocchia, trovo nel fogliettino della Messa domenicale la prassi corretta, da eseguirsi tra il 1° e il 2 agosto e a favore di una sola persona. Il 1° agosto 1982, dopo varie peripezie (non è facile confessarsi e comunicarsi nel mese di agosto!), chiedo l'indulgenza per la zia Fortunata. Mercoledì, 1° settembre 1982, ritorno da Natuzza e mostrandole le foto delle mie zie accenno alle risposte da lei datemi precedentemente e alla mia richiesta dell'indulgenza della Porziuncola. Natuzza ripete tra di sé: “L'indulgenza della Porziuncola” e guardando le foto risponde subito senza esitazioni: “Questa (indicando la zia Fortunata) è già in paradiso; questa (indicando la zia Flora) non ancora”.
Il professor Granata rimase molto sorpreso e contento e chiese per conferma: “Ma è stato proprio per l'indulgenza?”. Natuzza rispose: “Sì, sì, l'indulgenza della Porziuncola”... Questa testimonianza sottolinea l'importanza delle preghiere e dei suffragi, tra cui il Rosario e le indulgenze, per le anime del Purgatorio, un concetto che Mamma Natuzza ribadiva costantemente.

I Misteriosi Nodi del Rosario
Un altro fenomeno legato alla mistica di Paravati riguarda i misteriosi nodi del rosario. Molte persone hanno raccontato di aver trovato il proprio rosario annodato dopo aver pregato con fede. Tra questi, una donna che nel 1989, all'età di 7 anni, fu colpita da una febbre altissima tra i 40 e 41 gradi. Essendo allergica ai farmaci, i genitori si rivolsero alla preghiera e le posero accanto un rosario di plastica rosa. Il giorno dopo, la febbre scomparve e il rosario presentava un nodo impossibile da sciogliere. Questo fenomeno, pur rimanendo misterioso, è interpretato dai devoti come un segno tangibile dell'intercessione e della presenza spirituale di Mamma Natuzza.
La Vita e la Missione di Natuzza Evolo
Nascita e Primi Anni a Paravati
Natuzza Evolo venne alla luce il 23 agosto del 1924, a Paravati, allora un piccolo borgo del Comune di Mileto segnato dall'abbandono e dalla fame. La levatrice, vedendo la nascitura negli occhi, disse con aria affranta: “Vivrò solo pochi giorni”, una previsione condivisa anche dalla zia materna Caterina Valente. La madre Filomena Maria Angela Valente, poco più che ventenne, e gli altri parenti, tra cui i nonni materni Antonino Valente e Giuseppina Rettura, pensando che la piccoletta non sarebbe sopravvissuta, decisero di battezzarla il giorno dopo. Nessuno in quel giorno afoso e silenzioso di quell'estate antica, segnata dalle assenze e dalla costante presenza delle insolenti zanzare provenienti dal fiume Mesima, poteva immaginare il percorso unico e irripetibile al servizio del bene e dei tanti cercatori di Dio che avrebbe caratterizzato la vita di quella bambina indifesa.
Le Prime Visioni e la "Morte Apparente"
Natuzza Evolo visse tra la fine degli anni Trenta e l'inizio del 1940 per un certo periodo nella casa della famiglia dell'avvocato Silvio Colloca, con il compito di aiutare nelle faccende domestiche la moglie del professionista, la signora Alba. Fu in questa abitazione che ebbero luogo alcune delle prime visioni dei defunti. Ed è qui che la giovane Fortunata (il suo vero nome) visse la morte apparente. Natuzza, all'epoca appena sedicenne, non comprendendo il significato di “morte apparente”, disse ai Colloca che la Madonna le aveva detto che il 26 luglio 1940, giorno di Sant'Anna, sarebbe morta. Nel giorno preannunciato, Fortunata cadde in un lungo sonno profondo, che durò sette ore, costantemente seguita da numerosi medici. Al suo risveglio raccontò che si era trovata “in Paradiso al cospetto di Gesù” che le chiese di “portare a lui le anime, di amare e compatire, di amare e soffrire”. Mamma Natuzza ha sempre ricordato il 26 luglio del 1940 come il “Giorno della Promessa”, ovvero “il più bello della mia vita”.
Le Sofferenze Fisiche e i Doni Straordinari
Natuzza cominciò a manifestare sensibilità particolari già in giovane età. Parlava con i morti, su fazzoletti intrisi del suo sangue si formavano ostie, Madonnine e croci. Le appariva la Madonna. Queste manifestazioni furono motivo di un suo internamento in manicomio, dove subì ogni sorta di esperimenti con l'intento di guarirla da stati che secondo i medici erano di natura isterica. Una delle cose più impressionanti era assistere alle molestie che Natuzza riceveva da parte del demonio: fitte, disturbi fisici, calci violenti da far sgorgare il sangue che raggrumandosi formava un simbolo di forma triangolare. Durante la Quaresima raggiungeva il culmine assumendo su di sé tutti i patimenti del Signore, come le stigmate. Il suo dolore diventava strumento di salvezza per tanti peccatori. La Madonna l'aveva scelta per redimere gli uomini e lei ne era cosciente e accettava questo compito. Come contropartita al gran dolore fisico, Natuzza aveva la facoltà di compiere “viaggi in spirito”, vale a dire aveva il dono della bilocazione: fisicamente stava in un luogo ma con la mediazione degli angeli custodi poteva compiere missioni altrove. Poteva avere rapporti spirituali con i santi, tra i quali Padre Pio da Pietralcina che le fu vicino nel momento in cui Natuzza si trovò in agonia. La manifestazione delle entità defunte avveniva sempre in modo improvviso, senza che Natuzza la provocasse in alcun modo. Esse si presentavano per dire parole di sollievo ai loro cari. Un tratto molto forte nel carattere di Natuzza era l'assoluta indifferenza e la calma innaturale che manteneva di fronte alle offese e alle provocazioni altrui.
Natuzza Evolo - Documentario 1985
La Fondazione "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime"
In una modesta abitazione di via Nazionale, dove Natuzza Evolo andò a vivere dopo essersi sposata con Pasquale Nicolace, la Madonna il 17 gennaio del 1944 le annunciò le grandi opere che negli anni a venire sarebbero sorte. L'apparizione avvenne - come la stessa mistica ebbe modo poi di riferire ai suoi padri spirituali don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano, nonché alle persone a lei più vicine - alle tre del pomeriggio. La Vergine Maria, che si presentò con il titolo di “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, assicurò a Natuzza che in futuro si sarebbe realizzata la “Villa della Gioia” che avrebbe avuto al suo interno “una grande e bella chiesa” dedicata allo stesso titolo. Fortunata Evolo riferì, inoltre, che la Madonna le era apparsa in una stanza inondata di azzurro con accanto Gesù e san Giovanni Battista, invitandola a non dire niente a nessuno e che sarebbe stata lei a dirle quando sarebbe stato il momento giusto di fare l'annuncio.
Natuzza riferirà, poi, in seguito: “Allora, ogni volta che io vedevo la Madonna le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa e la Vergine mi rispondeva: "Ancora non è giunta l'ora per parlare"”. Il momento tanto atteso giunse alla fine del 1986. Da qui la nascita della fondazione che vide la luce, all'inizio come associazione, il 13 maggio 1987. Questa associazione, poi diventata fondazione, è stata riconosciuta sia dal vescovo di Mileto sia dalla Regione Calabria. L'obiettivo fu di creare a Paravati un complesso che inglobasse un santuario mariano, strutture per l'assistenza medica e centri per giovani, anziani e disabili.
Mamma Natuzza ha trascorso una parte importante della sua vita in questa casa. Ed in questo luogo - dove ancora si coglie in ogni angolo la sua materna protezione - la mistica ha vissuto con il marito Pasquale Nicolace e con i suoi cinque figli prima che si sposassero. La sua giornata in questa abitazione iniziava prestissimo: per potersi dedicare completamente per quasi tutto l'arco della giornata alle centinaia di persone bisognose di conforto, che già sin dalle prime ore del mattino attendevano di poter parlare con lei, si alzava alle cinque, si metteva ai fornelli e nello stesso tempo si dava da fare per sbrigare tutte le altre incombenze domestiche. Subito dopo, con il rosario tra le mani, iniziava a colloquiare con la gente. Dal primo marzo 1998, per via delle sue precarie condizioni di salute, ha lasciato questa casa, insieme al marito, per trasferirsi nel Centro anziani “monsignor Pasquale Colloca”, nel complesso della fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, dove ha vissuto gli ultimi undici anni del suo cammino terreno, continuando ad offrire una parola di conforto e di speranza a chi ne aveva bisogno.

L'Eredità di Mamma Natuzza
La figura di Mamma Natuzza continua a suscitare fede e devozione. Le sue testimonianze e i suoi presunti miracoli rappresentano per molti un segno tangibile dell'amore di Cristo. Nonostante fosse analfabeta, era in grado di allontanare ogni confusione su questioni religiose, per esempio sull'esistenza del Purgatorio e dell'Inferno, e di ridare serenità e sicurezza. La sua saggezza era un ristoro dell'anima. Sulla sua tomba a Paravati oggi leggiamo il suo testamento spirituale racchiuso in una semplice frase: «Non cercate me, alzate lo sguardo verso Gesù e la Madonna».