Rosario Consiglio a Gela: Indagini, Confische e Condanne per Associazione Mafiosa

Le autorità giudiziarie hanno posto in essere una serie di provvedimenti significativi nei confronti di Rosario Consiglio, 49enne gelese e poi 54enne, ritenuto esponente di rilievo dell'organizzazione criminale mafiosa operante a Gela, denominata "gruppo Alferi". Questi provvedimenti includono la confisca definitiva di un ingente patrimonio e la conferma di condanne in appello, evidenziando il costante impegno nella lotta alla criminalità organizzata nel territorio.

La Confisca Definitiva di un Patrimonio da Mezzo Milione di Euro

All'uomo, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveveglianza speciale della pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni, è stato definitivamente confiscato un patrimonio di beni immobili e denaro acquisiti dallo Stato per un valore complessivo di circa 500 mila euro.

Mappa della città di Gela con evidenziate le aree di via Monfalcone e Contrada Settefarine

La confisca è il risultato di una lunga e laboriosa attività d'indagine che ha riscontrato un'evidente sproporzione tra i redditi dichiarati dal Consiglio e il valore reale dei beni nella sua piena disponibilità, intestati anche ai familiari più stretti. In particolare, nel corso degli anni il Consiglio era riuscito, con profitto derivante dalla gestione di attività illecite del clan e avvalendosi della forza intimidatrice derivante dall'appartenenza a un gruppo mafioso, ad accumulare ingenti capitali.

Dettagli dei Beni Confiscati

In totale sono stati sequestrati:

  • Un edificio di due piani in via Monfalcone a Gela.
  • Undici mila metri quadrati di terreni in Contrada Settefarine, sempre a Gela.
  • Conti correnti, depositi a risparmio, buoni fruttiferi postali e Postepay.

“I beni oggetto del provvedimento restrittivo, al fine di eludere le investigazioni patrimoniali - hanno spiegato dalla Questura di Caltanissetta - erano intestati, oltre che a Consiglio, alla moglie e ai figli”. Il sequestro è stato disposto, ai sensi della normativa antimafia, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Caltanissetta a seguito della proposta formulata dal Questore Bruno Megale. Le indagini patrimoniali, infatti, hanno dimostrato una evidente sproporzione tra il reddito dichiarato da Consiglio e il valore dei beni intestati, dimostrando che, nel corso degli anni, era riuscito ad accumulare ingenti capitali dalla gestione delle numerose attività illecite del clan.

Le Condanne Confermate nel Giudizio d'Appello

La Corte d’appello di Caltanissetta ha confermato le condanne per Rosario Consiglio e Francesco D’Amico. La decisione è stata formalizzata in seguito alla richiesta della procura generale nel giudizio di appello legato all’inchiesta antimafia “Inferis”.

I ricorsi in secondo grado erano stati proposti dalle difese di Consiglio e D’Amico, entrambi ritenuti responsabili di essere stati vicini al gruppo di mafia degli Alfieri. Il collegio penale del tribunale di Gela aveva imposto la condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione ciascuno, decisione che è stata confermata dai giudici nisseni.

Le Tesi Difensive e il Loro Rigetto

Le difese di Consiglio e D’Amico, sostenute dagli avvocati Salvo Macrì e Rosario Prudenti, avevano contestato gli addebiti mossi ai due imputati, respingendo ogni ipotesi di una loro appartenenza al gruppo criminale e affermando che non avrebbero mai avuto un ruolo in danneggiamenti o richieste estorsive. Gli imputati si sono detti estranei alle dinamiche del clan. Consiglio spiegò di essere stato vittima, subendo anche l’incendio della propria attività di vendita di frutta e verdura. D’Amico, invece, è legato da rapporti di parentela alla famiglia Alfieri ma per la difesa questo non poteva giustificare le accuse rivoltegli. Nel corso del giudizio di appello, è stata riaperta l’istruttoria proprio per sentire alcuni testimoni, ma nonostante ciò, i giudici hanno confermato la decisione del collegio penale del tribunale di Gela.

L'Appartenenza al "Gruppo Alferi" e le Attività Illecite

Rosario Consiglio è considerato un esponente di rilievo dell'organizzazione criminale mafiosa operante a Gela e denominata "gruppo Alferi". L'appartenenza del Consiglio a tale gruppo criminale è stata accertata attraverso le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia e dalle indagini svolte dal personale della Squadra Mobile di Caltanissetta.

Infografica sulla struttura della

Detta organizzazione era dedita alla commissione di delitti di ogni genere e, principalmente, estorsioni, furti, danneggiamenti seguiti da incendi, usura, anche con l'uso delle armi. L’inchiesta “Inferis” consentì di fare luce su quella che gli investigatori definirono subito “terza mafia”, autonoma da Cosa nostra e stidda. Fu coinvolto anche il boss Peppe Alferi, poi recluso sotto regime di carcere duro. Altri imputati, in primo grado, vennero assolti.

Precedenti Penali e l'Operazione "Inferis"

Consiglio, che ha precedenti penali e di polizia per ricettazione, reati ambientali, lesioni personali, uso di atto falso, violazione di sigilli, attività non autorizzata di raccolta/trasporto e smaltimento rifiuti speciali, nel 2013 è stato arrestato durante l'operazione “Inferis”. Le pene da scontare, quattro anni e mezzo di reclusione in totale, riguardano reati di associazione di tipo mafioso, furto, evasione e norme sullo smaltimento di rifiuti.

Recenti Esecuzioni di Provvedimenti Restrittivi

I poliziotti del Commissariato di Gela hanno eseguito quattro provvedimenti restrittivi emessi dagli uffici esecuzione penale delle Procure della Repubblica di Caltanissetta e Gela nei confronti di soggetti condannati a pene definitive. In particolare, Consiglio Rosario, di 54 anni, condannato per reati concernenti la violazione di norme sullo smaltimento di rifiuti, deve scontare la pena a tre mesi e ventotto giorni di reclusione. Consiglio Rosario, che ha beneficiato della misura alternativa alla detenzione, è stato condotto presso il proprio domicilio dove sconterà la pena.

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