I riti della Settimana Santa rappresentano un momento di profonda devozione e ricchezza culturale, con tradizioni che affondano le radici in antichi culti precristiani. Come affermava lo storico delle religioni Alfonso di Nola, nessuna religione è completamente nuova e nessuna abolisce il passato, e questo è particolarmente evidente nei riti pasquali.
Il ciclo liturgico della Settimana Santa rivela infatti le tracce di culti antichi dedicati a divinità che simboleggiavano i punti nodali del calendario astronomico. La Pasqua cristiana si inserisce in un più antico modello cerimoniale mediterraneo, basato sul motivo del dio che muore e rinasce e della madre in lutto. Questo intreccio di storia e natura, religione e rito agrario, dolore e gioia, morte e rinascita, continua a essere un forte richiamo. Le Settimane Sante più spettacolari, come quella di Siviglia, attraggono centinaia di migliaia di fedeli, turisti e visitatori da ogni parte del mondo.
Negli ultimi anni, anche le Settimane Sante del Mezzogiorno d'Italia si stanno trasformando in "monumenti" immateriali, dove cultura di massa e cultura popolare, antiche liturgie e nuove tradizioni si fondono. In questo paesaggio festivo stratificato, sono ancora presenti, seppur sincretizzate e "creolizzate", le tracce di antichi culti agrari in onore di Demetra e Persefone. La memoria del Dio che risorge si identifica con il simbolismo della natura che si risveglia. Tutte le culture mediterranee festeggiavano la morte e la resurrezione di divinità come Adone, Attis, Tammuz e altri dei, tutti nati da una vergine, proprio come Gesù. Questi dei personificavano il ciclo stagionale delle piante, in particolare del grano, che alterna una fase di morte (la semina) a una di rinascita (la fioritura). In occasione di questi riti equinoziali, si faceva crescere del grano in piccoli vasi al buio, i cosiddetti "giardini di Adone", posti sul sepolcro del dio. Un parallelo si ritrova nel rito cristiano dei "Sepolcri" allestiti il Giovedì Santo, con il grano pallido fatto crescere nel buio delle chiese.
Evoluzione storica e le trasformazioni moderne
Dalla Domenica delle Palme fino alla Pasqua, si susseguono celebrazioni liturgiche e manifestazioni popolari in cui la devozione religiosa si intreccia a un linguaggio simbolico carico di pathos, eredità di secoli di storia e identità condivisa. Negli ultimi decenni, i riti della Settimana Santa hanno conosciuto trasformazioni significative, dettate da dinamiche sociali, cambiamenti culturali, regolamenti ecclesiastici e nuove sensibilità etiche. La secolarizzazione diffusa, il calo delle vocazioni religiose, l'urbanizzazione e la crescente mobilità della popolazione hanno progressivamente modificato il tessuto umano e partecipativo che alimentava questi eventi.
Le prime attestazioni liturgiche del Triduo pasquale risalgono al Sacramentarium Gelasianum (VI secolo), mentre il Liber Pontificalis documenta già in epoca carolingia l'organizzazione di processioni penitenziali a Roma. Nel Medioevo latino, la Passione di Cristo divenne un fulcro della pietà pubblica e privata, alimentata dalla predicazione francescana e domenicana. A partire dal XIII secolo si moltiplicano in Italia le confraternite laicali, che oltre a svolgere funzioni caritative, davano vita a rappresentazioni sacre come le Laude drammatiche e le processioni penitenziali.
A partire dal Concilio di Trento, la Chiesa cattolica iniziò a regolamentare più strettamente le manifestazioni popolari, distinguendo tra quelle che potevano veicolare una corretta dottrina e quelle potenzialmente esposte a deviazioni teologiche o eccessi emotivi. Fonti locali del XVIII e XIX secolo, come i diari di parroci, relazioni vescovili o cronache municipali, documentano l'evoluzione dei riti sotto l'influenza delle missioni popolari, dei sinodi diocesani e dei cambiamenti politici come l'età napoleonica o l'Unità d'Italia. Alcune confraternite furono soppresse, altre sono sopravvissute grazie al radicamento nel tessuto sociale. Le confraternite, pur rimanendo ancorate a un modello devozionale secolare, si sono aperte a processi di rinnovamento, coinvolgendo nuove generazioni, accogliendo la partecipazione femminile in ruoli un tempo riservati agli uomini e riscoprendo il valore della trasmissione educativa dei simboli.
La riscoperta del valore culturale delle Settimane Sante ha attirato l'attenzione di studiosi, antropologi, registi e musicologi. L'UNESCO ha avviato negli ultimi anni un processo di ricognizione per il riconoscimento di alcuni di questi riti come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Se la modernità ha imposto cambiamenti, non ha interrotto il flusso di significato. I riti popolari della Pasqua campana continuano per tutta la settimana successiva, ad esempio, con il Lunedì in Albis, quando una schiera infinita di pellegrini si reca a piedi al santuario della Madonna dell'Arco, a dodici chilometri da Napoli, tra Pomigliano d'Arco e il Vesuvio. L'orizzonte festivo inclina verso la luce e il calore con il riaffiorare dei raccolti e dei loro numi, come quella Persefone, il cui culto ebbe proprio in Campania una straordinaria e capillare diffusione. Questi antichissimi umori affiorano, con perturbante arcaismo la domenica in Albis, a Pagani, tra Salerno e Napoli, in occasione della festa della Madonna delle Galline, quando la statua della Vergine viene portata in processione coperta da galline, colombe, pavoni, in un'atmosfera che presenta straordinarie somiglianze con i rituali delle antiche dee delle profondità ctonie: la nera Ecate, signora della notte e la misteriosa Persefone. Proprio come una Persefone cristiana, questa Madonna sarebbe affiorata dalla terra all'inizio della primavera, una Domenica in Albis dei primi del Cinquecento, scoperta da alcune galline razzolanti.
Questo lungo ciclo cultuale addita così una stratificazione profondissima in cui il nuovo si aggiunge, anno dopo anno, all'arcaico, senza mai cancellarlo del tutto, ma trasfigurandolo incessantemente. Di questa continuità restano ancora le tracce nei comportamenti dei devoti che sembrano spesso emergere da un passato remoto, rievocando senza saperlo i gesti e le danze di quegli antichi riti stagionali ritratti nelle pitture di Pompei, di Ercolano e di Paestum. E continua ad attrarre noi nella speranza inconfessata di cogliere la profondità numinosa che si manifesta per intervalla nel battere ostinato delle tammorre, in certi gesti popolari istintivamente antichi nei quali è possibile avvertire gli echi dei sistri e dei cembali che in questi stessi luoghi risuonarono un tempo in onore di Cibele e di Ecate. È allora che improvvisamente l'enigmatica piroetta della danzatrice pompeiana della Villa dei Misteri sembra riprendere vita, suono e senso. "Non c’è pietà più potente di quella che si fa carne, sangue e silenzio, nel corpo dei fedeli che camminano nel mistero della Passione", scrisse nel 1959 Ernesto De Martino ne "La terra del rimorso".
Riti della Settimana Santa in Italia
Riti in Sicilia
A Trapani, in Sicilia, la processione dei Misteri, una delle più lunghe d’Europa, accompagna venti gruppi statuari, portati a spalla per oltre venti ore consecutive, raccontando in modo plastico e teatrale le tappe della Passione. Ogni gruppo è affidato a una maestranza: falegnami, pescatori, calzolai, panettieri, mestieri antichi che richiamano quelli degli Apostoli.
A Caltanissetta, in quella che è considerata una delle più importanti manifestazioni sacre di Sicilia, diverse associazioni sono coinvolte nell'organizzazione. Il programma prevede una serie di eventi e processioni:
Giovedì Santo
- Foyer Auditorium Gaetano Saporito - corso V. Emanuele: "IO C’ERO. Tratto dal libro di M. O’Hara. A cura dell’Associazione Culturale SS. Crocefisso".
- Sala Conferenze B.C.C. G. TRENTATRIANNI: "SULLE TRACCE DEL SS. CROCEFISSO". A cura dell’Associazione Culturale SS. Crocefisso.
- Ore 18:30: CORTEO STORICO, con la biga, i legionari romani, i sacerdoti, i principi e il popolo ebreo attraverso via S. M. Mazzarello, via Misteri, via Don Bosco, piazza S. Francesco, corso V. Emanuele.
- Ore 20:00: Avvio della processione, con la partecipazione dei Laudatori di Marianopoli, attraverso via Roma, piazza San Giuseppe, via Misteri, via San G. Bosco.
- Ore 21:00: SULLA VIA DEL CALVARIO - Quadri plastici: "L’imposizione della Croce", "La Prima Caduta", "La Seconda Caduta" - corso Sicilia, corso V. Emanuele, via Umberto, via Immacolata, piazza mons. G. Speciale.
- Ore 21:30: IL PENTIMENTO DI GIUDA - Sagrato Chiesa Madre - piazza mons. G. Speciale.
- Proseguimento per via Pignato, via Casale, via San Filippo Neri, corso V. Emanuele.
Venerdì Santo
- Ore 11:30: PROCESSIONE DEI MISTERI (le Vare) con la partecipazione dei Laudatori di Marianopoli - piazza Papa Giovanni XXIII, corso V. Emanuele, via Garibaldi, piazza S. Francesco, corso Umberto I, via Maddalena, via V. Emanuele (Chiesa di Santo Stefano), via Santa Lucia (Chiesa di Santa Lucia), via Baldi, via Dante, corso V. Emanuele (Chiesa del Rosario), via Regina Margherita (Chiesa del Purgatorio), via Baldi, via San Nicola, corso V. Emanuele (Chiesa di Maria SS. delle Grazie), corso V. Emanuele.
- Ore 12:00: TRADIZIONALE 'NCUNTRU DI MAZZIURNU di Gesù Nazareno con l’Addolorata e San Giovanni e Pianto di Maria (corso V. Emanuele).
- TRADIZIONALE INCONTRO CON L’ADDOLORATA E SAN GIOVANNI in piazza San Giuseppe con omelia di S.E. Rev.ma Mons. Mario Russotto.
Domenica di Pasqua
- Ore 18:00: 'U 'NCUNTRU DI LI SAMPAULUNA, della Madonna e della Maddalena con Gesù Risorto - Corso V. Emanuele.
- Ore 19:15: Rientro in sede dei Sanpaoloni attraverso corso V. Emanuele.
A Gallipoli, la prima festa è quella dell’Addolorata, curata dalla confraternita di Santa Maria del Monte Carmelo e della Misericordia. Questa celebrazione ricorda i sette dolori di Maria e si svolge il venerdì precedente la Domenica delle Palme. A mezzogiorno, la statua della Vergine esce dalla sua chiesa per recarsi in Cattedrale, dove viene eseguito l’Oratorio Sacro, tra cui lo Stabat Mater composto dal gallipolino Giovanni Monticchio. Altri oratori sacri includono il Mater Dolorosa e Una turba di gente, entrambi del maestro Francesco Luigi Bianco. La statua lignea della Madonna è vestita di nero, con ricami dorati e una corona d’argento sul capo, coperto da un lungo velo. Il Mercoledì Santo, vi è la tradizione della vestizione delle Addolorate, da parte di confraternite come quella della Misericordia.
Giovedì Santo a Gallipoli
Il Giovedì Santo è dedicato ai Sepolcri, in realtà, si ricorda l’istituzione del Sacro Mistero dell’Eucarestia e durante la Messa in Coena Domini, che si tiene la sera, viene rievocata l’Ultima Cena di Cristo con gli Apostoli. Al termine della messa, le sacre ostie vengono esposte su un altare addobbato con fiori e piatti di grano germogliato al buio, per essere adorate dai fedeli fino all’indomani pomeriggio. Secondo Luigi Tricarico, in passato, le campane venivano legate in segno di lutto ed era vietato ridere, scherzare o cantare per strada per rispetto verso Cristo morto. La sera, fedeli e confraternite cittadine visitano i Sette Sepolcri, annunciati da tromba, tamburo rullante e trozzula. I confratelli, chiamati Mai (una sincope di mago), indossano il saio, la mozzetta e il cappuccio calato sul volto per mantenere l’anonimato. Questo rito ebbe inizio a Gallipoli nella prima metà del Settecento, probabilmente ad opera della confraternita di San Giovanni Battista. A Gallipoli esistono molte confraternite, come quella della Misericordia, di Santa Maria del Rosario, di Santa Maria della Neve o del Cassopo, di San Giuseppe, del Ss. Sacramento e del Canneto, dell’Immacolata Concezione, della Ss. Trinità e delle Anime del Purgatorio. Derivano dalle corporazioni medievali delle arti e mestieri. Solo tre confraternite possono aggiungere al saio, alla mozzetta e al cappuccio il cappello a larghe tese e il bordone da pellegrino: quella di Santa Maria della Neve e San Francesco da Paola, quella della Misericordia e quella della Santissima Trinità. I confratelli, in coppie di due, portano la Croce dei Misteri. L’incontro tra due confraternite diverse è chiamato Ssuppiju, e il diritto di passare spetta alla confraternita più antica.
Venerdì Santo a Gallipoli
Il Venerdì Santo si celebra la Messa sciarrata, "errata", che esce dai canoni liturgici, quasi che il sacerdote, colpito dal lutto, non si ricordasse come celebrarla. La processione del Venerdì Santo, detta Te l’Urnia, è organizzata dalla confraternita del Crocefisso (bottai, abito rosso, mozzetta celeste, corona di spine) che porta i Misteri della Passione, e da quella degli Angeli (pescatori, abito bianco, mozzetta celeste) che porta la statua della Madonna Addolorata. Questa processione si ferma davanti al parapetto sul mare, presso il bastione di San Francesco di Paola, dove la Vergine benedice i pescatori, che ringraziano suonando le sirene delle imbarcazioni, per poi rientrare in chiesa verso mezzanotte. Esistono molte statue del Cristo Morto, tra cui quelle delle confraternite del Crocefisso, di Santa Maria degli Angeli (lignea, di Diego Villeros, 1600), di Santa Maria del Monte Carmelo e della Misericordia, e di Maria Ss. della Purità. Le confraternite del Carmine, della Purità, di San Giuseppe, dell’Immacolata allestiscono anche il Mistero della Deposizione, chiamato Calvario, esponendo le statue dell’Addolorata e del Cristo Morto. Calvari e Ultime Cene sono allestiti anche nelle case private, specie a Gallipoli Vecchia, durante il pellegrinaggio dei Sepolcri o la processione del Venerdì Santo. Molte famiglie possiedono proprie statue della Passione, anche a grandezza naturale, abbellite con fiori, ceri e grano germogliato al buio. I confratelli portano sul cappuccio una corona di spine, fatta con una pianta selvatica di asparago (sparacine o spine te Cristu), raccolta nelle ultime settimane di Quaresima. Nel pomeriggio, nella chiesa di Maria Ss. della Purità viene allestita la Deposizione. La processione della Tomba si snoda per le strade del paese fino a mezzanotte. Al termine, ai confratelli vengono distribuite le tradizionali pagnotte, panini conditi con tonno e capperi, a devozione della Passione di Cristo. Dopo tre ore, ha inizio la processione della Desolata, che prende avvio nel buio della notte dalla chiesa di Santa Maria della Purità, con il suono lacerante di tromba e tamburo. Il sacerdote, con il priviale rosso, reca in mano la reliquia della Croce. In passato, le statue erano portate a spalla da un gruppo di Ebrei, detti Sciutei, che abitavano a Gallipoli dal Cinquecento.
Domenica di Pasqua a Gallipoli
Il giorno di Pasqua, nel recente passato, era il momento di festeggiare, dopo la penitenza e le privazioni del periodo quaresimale. Questo giorno era il momento di festeggiare dopo la penitenza e le privazioni del periodo quaresimale.
Riti in Campania
In pochi luoghi del Mediterraneo il teatro della passione celebra i suoi fasti come in Campania, dove una corale simultaneità accende improvvisamente l'intera regione. Dalla penisola sorrentina attraversata da schiere di incappucciati ammantati di bianco, di rosso e di nero a Procida che celebra il suo mistero insieme luttuoso e voluttuoso. Dal Cilento a Sessa Aurunca dove il Venerdì Santo detta sequenze sontuosamente dolenti con processioni cadenzate da antichi canti polifonici dalla remotissima eco mediterranea. A Sessa Aurunca, in Campania, i fujenti, devoti della Madonna dell’Arco, percorrono a piedi nudi chilometri tra le urla dei fedeli e il suono assordante dei tamburi, offrendo la loro fatica come atto di devozione e richiesta di grazia.
Riti in Puglia
Appaiono del tutto sconosciuti al pubblico degli "appassionati" di Settimana Santa i riti che si svolgono a Minervino Murge, antica cittadina che sorge sulla Murgia, nel territorio della sesta provincia pugliese al confine con la Basilicata. Il Settenario ai Sette Dolori di Maria prepara alla processione dell'Addolorata, curata dal Terz'Ordine maschile del Carmine, che si svolge il venerdì che antecedente la Domenica delle Palme. La Sacra Immagine della Vergine Addolorata, pregevole scultura napoletana comprata nel 1796 e recentemente restaurata dall'andriese Valerio Jaccarino, è venerata nella Cattedrale dell'Assunta. Seguono ancora le statue di Cristo flagellato della chiesa di S. Michele, l'Ecce Homo della chiesa dell'Immacolata, il Cristo portacroce, statua in legno d'Ortisei proveniente dalla chiesa dell'Incoronata, il gruppo del Calvario costituito da un Crocifisso ottocentesco e dalle statue in Ortisei dell'Addolorata e S. Giovanni (chiesa dell'Immacolata), la Pietà della chiesa di S. Michele. Segue ancora il SS. Crocifisso della Cattedrale, crocefisso miracoloso molto venerato dai minervinesi e portato in processione esclusivamente dai sacerdoti in occasione di eventi di particolare importanza (anni giubilari o in caso di calamità. In passato era portato in processione invocare la pioggia, in questa occasione, invece, è stato fatto uscire per la ricorrenza dell'Anno della Fede.) Quando viene portato in processione il SS. SS. Crocifisso della Cattedrale, i fedeli usano dire: "SS. Crocifisso in via, tempo di pioggia".
In Puglia, la città di Taranto vive la Settimana Santa in un’atmosfera di struggente lentezza, con le processioni dell’Addolorata e dei Misteri.
Riti in Calabria
Tra i riti più intensi e discussi c’è quello dei Vattienti di Nocera Terinese, in Calabria. Il Sabato Santo, uomini vestiti di nero, con il capo cinto da una corona di spine e a gambe nude si flagellano le cosce con il cardo, un disco di sughero irto di vetri, fino a farne scaturire sangue.
Tra le più importanti, c'è la manifestazione di Barile (Potenza). Il ruolo di Cristo è assegnato ad un calzolaio del paese. La Via Crucis termina in piena notte con grande partecipazione di popolo.
A Savona, si svolgono i riti della Settimana Santa degli artigiani savonesi. Il sacerdote va parlando. Legato, appaiono sul palco i Giudei che trascinano il Cristo. La processione termina in piena notte con grande partecipazione di popolo. Lo schema del Mons. Giulio Dati prevede l'agnello o il capretto arrosto come tradizione tramandataci dagli Ebrei. Al sepolcro. La festa iniziò solo a partire dal 1400. Il Sepolcro. Il sacerdote va parlando. Legato, appaiono sul palco i Giudei che trascinano il Cristo. "Il sepolcro è vuoto!". Maria Maddalena corse per prima nel sepolcro, e vide e credette. La festa si protrae fino al giorno dei morti.
Significato e valore dei riti
Il senso profondo di questi riti non vive solo nella drammaticità delle azioni o nella spettacolarità delle messe in scena. È nella loro capacità di trasformare lo spazio urbano in un teatro del sacro, di coinvolgere comunità intere in una narrazione che è al tempo stesso religiosa, storica e identitaria. La modernità ha imposto riletture e talvolta restrizioni, soprattutto nei riti più estremi, ma non ne ha cancellato il valore. La ripetizione annuale di questi gesti conserva un valore antropologico e culturale che travalica la semplice liturgia: unisce passato e presente, il corpo e lo spirito, l’individuo e la collettività nei giorni in cui la religione si fa corpo e sangue, dolore e speranza, pubblico e intimo. Un tempo le processioni servivano a raccontare e coinvolgere emotivamente sulle vicende della passione di Cristo le masse di fedeli analfabeti che non erano in grado di leggerle sui testi sacri e alle quali esse andavano dunque rappresentate scenicamente. Con l’alfabetizzazione della popolazione e - specie dopo il Concilio - con la diffusione della Bibbia, le processioni hanno assunto una valenza prevalentemente folcloristica. Gli altri riti della settimana santa mantengono una maggior valenza spirituale ma talvolta vengono preparati ed eseguiti in modo poco “creativo”, con scarsa capacità di adeguamento ai tempi e alla sensibilità delle fasce più giovani. Ci sono, per il vero, alcune parrocchie che hanno fatto in tal senso alcuni sforzi, alcuni passi avanti, ma la maggior parte delle parrocchie e delle confraternite ricalcano ancora, più o meno stancamente, la tradizione.
A Corato, pur vivendo il fenomeno delle aule liturgiche vuote, si moltiplicano i gruppi e movimenti laicali (Focolari, Rinnovamento nello Spirito ecc.) che raccolgono crescenti adesioni. Nel 2004, si è assistito anche a novità "eclatanti", come fuochi d’artificio in chiesa e un Cristo semovente che sorgeva dalla tomba al momento della resurrezione. Tali eventi sono stati spesso filmati e sono diventati virali in rete. Anche la classe dirigente di palazzo San Cataldo, che in passato aveva criticato l'eccessivo coinvolgimento delle istituzioni pubbliche nelle manifestazioni religiose, ha partecipato in massa, persino alla processione dell’Addolorata, e ha inondato i social di selfie e foto.