Hikikomori: Caratteristiche, Cause e Fenomeno di Ritiro Sociale

L'hikikomori, termine giapponese che significa "stare in disparte" o "staccarsi", descrive una persona che sceglie di limitare o ridurre drasticamente la propria vita sociale, spesso ricorrendo a livelli estremi di isolamento e confinamento. Sebbene l'intensità del fenomeno vari notevolmente su base individuale, nei casi più gravi alcuni soggetti rimangono isolati per anni, o persino decenni.

Generalmente, gli hikikomori iniziano con il rifiuto di frequentare la scuola, un comportamento definito in Giappone come futōkō (assenteisti). Questo ritiro sociale può manifestarsi in diverse forme, ma la caratteristica comune è la volontaria reclusione dal mondo esterno.

Il fenomeno non è esclusivo del Giappone. Casi simili sono stati individuati in Spagna, spesso come conseguenza di disturbi come psicosi e ansia patologica. In America Latina, si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, con casi accertati in Argentina. Anche in Asia, il fenomeno è diffuso in paesi come Bangladesh, India, Iran, Taiwan, Thailandia, Cina e Corea del Sud.

In Corea, i criteri diagnostici differiscono leggermente, richiedendo tre mesi di isolamento sociale per essere definiti hikikomori. I soggetti coreani vengono definiti wittori (solitari), ma, a differenza degli hikikomori giapponesi, mantengono un dialogo con i propri genitori.

Le stime sulla diffusione degli hikikomori in Italia mostrano una notevole variabilità, riflettendo la difficoltà nel censire un comportamento di ritiro volontario e cronico in un contesto non giapponese. Studi più recenti si sono concentrati sulla popolazione studentesca italiana (14-19 anni), evidenziando una potenziale dimensione del fenomeno molto più ampia. Un'indagine del CNR ha rilevato un raddoppio del numero di adolescenti che non incontrano più i propri amici al di fuori dell'ambito scolastico dopo la pandemia da Covid-19.

grafico che mostra l'aumento degli adolescenti che non incontrano amici al di fuori della scuola dopo la pandemia

Caratteristiche del Fenomeno Hikikomori

La vita degli hikikomori si svolge prevalentemente all'interno della propria abitazione, spesso confinata nella camera da letto. Le uniche interazioni con l'esterno avvengono attraverso internet, tramite chat, social network e videogiochi. La definizione fornita dal Ministero della Salute giapponese (MHLW) descrive l'hikikomori come un fenomeno psico-sociologico caratterizzato dal ritiro dalle attività sociali e dal rimanere a casa quasi ogni giorno per più di sei mesi, manifestandosi tra bambini, adolescenti e adulti sotto i 30 anni.

Il ritiro sociale è un sintomo trasversale a diverse patologie psichiatriche, ma la vasta diffusione degli hikikomori ha portato alcuni autori a considerarlo un disturbo mentale a sé stante. Nonostante la crescente letteratura sull'argomento, non esiste ancora una descrizione univoca e completamente definita dell'hikikomori.

In genere, gli hikikomori presentano un completo e totale isolamento sociale, rifiutando qualunque tipo di rapporto interpersonale, non solo esterno ma anche all'interno del proprio nucleo familiare. Le interazioni sociali con i genitori conviventi si limitano spesso al momento del passaggio del pasto. Spesso si osservano alterazioni dei ritmi circadiani, con il disagio psichico che può manifestarsi attraverso forme di aggressività e scoppi di rabbia. Studi recenti hanno inoltre dimostrato come l'hikikomori sia associato a un elevato rischio di suicidio.

Un elemento culturale strettamente collegato è la categoria dei parasite single, ragazzi che vivono con i genitori ben oltre la maggiore età e che possono presentare stili comportamentali simili a quelli di uno hikikomori.

Cause e Fattori Contribuenti

Le cause che portano all'insorgenza del fenomeno hikikomori sono molteplici e complesse, dipendendo sia da fattori individuali che contestuali.

Fattori Individuali e Psicologici

Sul piano individuale, le persone in ritiro sociale presentano spesso tratti di introversione marcata e una particolare vulnerabilità nelle relazioni interpersonali. Possono sperimentare vergogna, senso di inadeguatezza e paura del giudizio, vissuti che contribuiscono a costruire una bassa autostima. L'hikikomori può emergere quando queste caratteristiche si combinano con fallimenti relazionali ripetuti e con l'incapacità percepita di farvi fronte.

Molte caratteristiche dell'hikikomori sono comparabili al ritiro sociale esibito dagli individui nello spettro autistico (ASD). Uno studio del 2007 ha evidenziato la correlazione tra lo stato di hikikomori e la presenza di disturbi mentali secondari, come disturbi pervasivi dello sviluppo, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi della personalità o lieve disabilità intellettiva.

La timidezza dei soggetti svolge un ruolo chiave nell'insorgenza dell'hikikomori, portando a situazioni in cui il ragazzo colpito dal disturbo arrivi a provare vergogna o si senta ferito nell'orgoglio per situazioni che, in uno stato d'animo regolare, risulterebbero facilmente sopportabili.

Fattori Familiari

I fattori familiari rappresentano un'area cruciale nello sviluppo e nel mantenimento del ritiro sociale volontario. Stili di attaccamento insicuro, comunicazioni familiari disfunzionali, carenza di empatia emotiva e, in alcuni casi, esperienze di maltrattamento o abuso, possono contribuire all'insorgenza del fenomeno. Il ritiro può diventare una soluzione paradossale per ridurre il conflitto e l'esposizione al dolore emotivo.

La maggior parte dei genitori aspetta molto a lungo prima di chiedere aiuto, nella speranza che il figlio superi la fase del disturbo da solo. Questo è in parte dovuto al fatto che si crea una sorta di benestare in cui il figlio si vergogna di aver deluso i genitori, mentre questi ultimi si vergognano di avere un figlio rimasto indietro rispetto agli altri.

L'assenza della figura maschile è un fatto comune all'interno della famiglia giapponese, dove il padre, spesso impegnato sul lavoro, può scegliere di non prendersi responsabilità riguardo alla crescita dei figli. Contrapposta a tale assenza fisica vi è un'eccessiva presenza della figura patriarcale che il padre giapponese rappresenta, esercitando sul figlio una sorta di "violenza simbolica".

Il comportamento tipico da parte di una madre di uno hikikomori è quello di appoggiare e non interferire con l'operato del figlio, senza disturbarlo e senza indagare sul motivo del suo malessere, nell'attesa che la situazione ritorni alla normalità.

Fattori Sociali e Culturali

Alle vulnerabilità individuali e familiari si sommano i fattori sociali, che fungono spesso da elementi scatenanti o amplificatori del ritiro. Tra i principali si annoverano i cambiamenti economici e occupazionali, una crescente solitudine collettiva favorita dalla diffusione dei social media, e le esperienze traumatiche legate al bullismo (ijime), in particolare in ambito scolastico.

Lo hikikomori potrebbe essere una resistenza alla pressione all'autorealizzazione e al successo personale presente nei ragazzi giapponesi già nella scuola media. Il percorso di vita degli adolescenti giapponesi deve essere preciso e lineare, e non soddisfare le aspettative pre-imposte dalla società significa fallire totalmente. Una delle massime giapponesi è: «Il chiodo che sporge va preso a martellate».

Un'altra causa è da ricercare nei rapporti sociali tra gli stessi adolescenti, che nel periodo scolastico spesso si dimostrano un autentico incubo con molestie e forme più o meno gravi di bullismo, causando agorafobia, ansia, fobia sociale e scolare.

L'esistenza di un doppio registro psichico nei giapponesi, i quali, anche se talvolta contrari alle regole della società, devono rispettarle per salvaguardare l'armonia del gruppo, comporta che i sentimenti vengano soppressi, le opinioni personali non siano apertamente espresse e gli scontri pubblici siano rari. Per effetto di questa marcata dicotomia tra personalità pubblica e privata, alcuni hikikomori trovano grandi difficoltà a conformarsi alle regole della società giapponese, non riuscendo ad abbandonare il proprio hon'ne (vero sé) e facendo fatica a compiere il passaggio al tatemae (facciata sociale).

illustrazione che rappresenta la dicotomia tra hon'ne e tatemae nella società giapponese

Secondo lo psicoterapeuta Yuichiri Hattori, gli hikikomori, costretti ad adottare sentimenti di facciata fin da piccoli, non sono più in grado di liberarsene in favore della loro autentica personalità, con conseguenti problemi nel loro sviluppo emotivo. Essi temono che mostrare i loro veri sentimenti possa pregiudicare i rapporti sociali, forzandoli ad adottare una personalità di facciata.

La relativa capacità economica della classe media consente inoltre ai genitori di mantenere in casa un figlio adulto indefinitamente. L'assenza della figura maschile è un fatto comune all'interno della famiglia giapponese, dove il padre sceglie solitamente di non prendersi responsabilità riguardo alla crescita dei figli.

Diagnosi e Sintomi

Non è sempre facile distinguere le manifestazioni del comportamento hikikomori da quelle di altre condizioni psichiatriche, poiché molti dei sintomi, come l'isolamento sociale, la perdita di motivazione e i disturbi del sonno, sono presenti in diversi disturbi comportamentali e psichiatrici, tra cui schizofrenia, disturbo d'ansia sociale, depressione e disturbi dello spettro autistico.

Nel 2003, il governo giapponese ha pubblicato un documento ufficiale contenente i criteri per riconoscere l'hikikomori, escludendo coloro che, pur non avendo interesse a frequentare scuola o lavoro, non manifestano una mancanza di relazioni sociali.

Alcuni segnali possono aiutare le famiglie a riconoscere tempestivamente la condizione:

  • Insofferenza verso la socialità.
  • Rifiuto delle attività extrascolastiche (sport, uscite con gli amici).
  • Rifiuto della scuola, percepita come ambiente negativo, talvolta a causa di episodi di bullismo.
  • Intolleranza alle pressioni di realizzazione sociale.
  • Sofferenza per senso di inadeguatezza, fallimento e bassa autostima.
  • Crescente demotivazione e depressione.
  • Inversione del ritmo sonno-veglia, con tendenza a vivere di notte.
  • Riduzione drastica delle relazioni faccia a faccia.

Un elemento ricorrente è la dipendenza da internet. Molti giovani con sintomi di hikikomori trascorrono oltre 12 ore al giorno davanti al computer, utilizzando il web come unico canale di relazione e di regolazione emotiva. Secondo dati dell'Istituto Superiore di Sanità, circa il 10% delle persone in ritiro sociale soddisfa i criteri diagnostici per una dipendenza da Internet. Tuttavia, è importante sottolineare che internet non è la causa dell'hikikomori, ma rappresenta una condizione clinica distinta che può coesistere con il ritiro sociale.

La ricerca ha evidenziato che le esperienze traumatiche di vergogna e sconfitta sono comunemente segnalate come fattori scatenanti in tutte le culture, come il fallimento di esami importanti o il mancato conseguimento di un progetto di lavoro. Nei giovanissimi, la causa principale del ritiro sociale è la sensazione di inadeguatezza rispetto ai compagni di scuola.

Conseguenze sulla Salute

Dall'isolamento prolungato si innescano tutta una serie di problematiche che coinvolgono la salute a 360 gradi. Oltre ad aumentare il rischio dello sviluppo di uno stato depressivo, la condizione hikikomori ha un impatto negativo su alimentazione e attività fisica, totalmente trascurate, così come la cura della propria persona. Generalmente, vivono di notte e dormono di giorno, invertendo completamente il ritmo sonno-veglia.

Per gli hikikomori, il rischio di sviluppare una tendenza autodistruttiva è elevato: autolesionismo e abuso di sostanze sono diffusi, con la finalità di farsi del male. Gli hikikomori, infatti, odiano la propria vita, condannata ad un circolo vizioso. Inizialmente non escono più a causa dell'ansia sociale, ma successivamente si insinua l'ansia del tempo perso, accompagnata dalla sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita, ormai compromessa. Inoltre, perdendo contatto con la realtà, aumenta il rischio di sperimentare disturbi dissociativi e ossessivo-compulsivi.

Il ritiro persistente di uscire di casa può determinare una serie di effetti secondari, tra cui sintomi depressivi, fobia sociale o altri disturbi d'ansia, che rendono sempre più difficile il reinserimento nel contesto sociale.

Possibili Soluzioni e Interventi

Solitamente, i ragazzi hikikomori sono molto restii a farsi aiutare. Le richieste, infatti, provengono principalmente dai genitori, ai quali si consiglia di creare un legame positivo, un'alleanza genitore-figlio, fondamentale perché il ragazzo accetti di farsi aiutare.

Si fornisce aiuto psicologico online o a domicilio: si parte dalla famiglia e si cerca di avvicinare il ragazzo. Se non collabora e non vuole essere aiutato, si cerca di intervenire e lavorare sul genitore sperando di ottenere un effetto indiretto sul ragazzo. Si consiglia, come prima cosa, di dialogare con il ragazzo e di rapportarsi a lui con un atteggiamento non giudicante. Al centro deve essere messo il suo benessere, senza alimentare quelle pressioni e quelle aspettative sociali, causa dell'isolamento.

Per questo motivo, se il ragazzo rifiuta la scuola, è bene non insistere ma magari trovare un piano didattico personalizzato che preveda la frequenza a casa, da remoto. Sicuramente si consiglia di evitare atteggiamenti coercitivi come staccare internet, oppure usare la forza per impedire al figlio di chiudersi a chiave in camera.

Esistono organizzazioni no-profit che si propongono di aiutare coloro che trovano difficoltà a comunicare e a integrarsi nella società, migliorando la loro capacità di interagire in modo da renderli indipendenti dalla famiglia, attraverso l'assegnazione di piccoli incarichi o lavori. Queste associazioni si propongono come un'estensione della famiglia e prevedono anche la figura della cosiddetta "sorella in prestito", che nei casi di particolare chiusura del giovane cerca di stabilire un contatto con lui e di convincerlo a uscire dalla sua stanza e a prendere parte al programma.

Tali tipi di centri di recupero, chiamati free space o free school, sono strutturati come una normale scuola, con programmi didattici identici. La durata del percorso riabilitativo può variare da persona a persona, ma uno studio del 2014 condotto su 270 individui ha dimostrato che il lasso di tempo necessario perché uno hikikomori si riabitui al mondo esterno è in media di circa dodici anni.

Non è detto comunque che gli ex hikikomori riescano a rientrare a pieno titolo nella società e nel mondo del lavoro, in quanto le aziende giapponesi sono molto restie ad assumere persone il cui curriculum presenti lunghi periodi di inattività lavorativa.

Un'altra terapia alternativa è quella della telepsichiatria, una branca della telemedicina che permette al medico curante e al paziente di interagire a distanza tramite connessione Internet, webcam e computer. Questa terapia si sposa alla perfezione con il fenomeno hikikomori, permettendo di raggiungere gli individui auto-isolatisi attraverso il loro unico sistema di mediazione con il mondo esterno.

Secondo gli psicologi è importante che lo spazio in cui si rinchiude lo hikikomori, di solito la sua stanza, non vada violato con la forza. L'approccio basato sulla risocializzazione guarda al fenomeno come a un problema di socializzazione piuttosto che come a una malattia mentale.

Come vive un hikikomori: la storia di Alessandro

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