Monastero delle Clarisse a Pistoia: Storia, Spiritualità e Vita Comunitaria

Il monastero delle Clarisse a Pistoia, intitolato a San Giovanni Battista, vanta una storia ricca e complessa che affonda le sue radici nel XIV secolo. La sua fondazione è legata alla volontà testamentaria di Giovanni di Gherardino Ammannati, che nel 1287 dispose l'erezione di un monastero di monache clarisse nel suo palazzo cittadino. Inizialmente posto sotto la direzione dei frati minori di San Francesco al Prato, nel 1568, con una bolla di Pio V, passò alle dirette dipendenze del vescovo di Pistoia.

L'importanza dell'ordine a Pistoia crebbe nel tempo, portando nel 1469 la badessa, suor Lisa Baldovinetti da Firenze, a intraprendere un'ampia ristrutturazione dell'intero complesso. La direzione dei lavori fu affidata all'architetto pistoiese Ventura Vitoni, il quale progettò anche la chiesa annessa al monastero, anch'essa dedicata a San Giovanni Battista. La costruzione della chiesa iniziò nell'aprile del 1500 e si concluse nel 1531.

Fin dalle sue origini, il monastero svolse un ruolo significativo nell'educazione delle fanciulle appartenenti all'aristocrazia e alla nobiltà cittadina. Queste educande, le cui spese di mantenimento erano a carico delle famiglie, dovevano avere un'età compresa tra i 7 e i 25 anni e risiedevano in un'area separata dalle monache.

Nel settembre 1783, il vescovo di Pistoia, Scipione de' Ricci, unificò le monache provenienti dai soppressi monasteri di Santa Lucia e di Santa Chiara all'interno del monastero di San Giovanni Battista. Questa fusione diede vita a un'unica famiglia monastica che, nel 1787, contava 21 monache corali e 23 converse.

La Spiritualità Francescana e Clariana

La vita del monastero è profondamente radicata nella spiritualità francescana e nel carisma di Santa Chiara d'Assisi. La fraternità viene vissuta nella quotidianità, scandita dalla preghiera e dalla comunione reciproca. Si persegue una "spiritualità di comunione" basata sull'accoglienza e sul dialogo, elementi distintivi del carisma francescano.

Le monache vivono nel cuore della Chiesa, immerse in una preghiera incessante a favore del Successore di Pietro, seguendo fedelmente la forma di vita tracciata da Santa Chiara. Questo cenobio si trova immerso nella splendida cornice delle Ville Pontificie, un luogo che favorisce la contemplazione e la vicinanza spirituale.

Veduta panoramica del monastero delle clarisse immerso nel verde

Il Ruolo dei Pontefici e le Visite Papali

Il monastero intrattiene uno stretto legame con i Pontefici. La sua fondazione nel 1631 ad opera della Venerabile Sr. Francesca Farnese coincise con l'arrivo dei Papi nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Questa vicinanza geografica e spirituale inserisce la comunità nel mondo più ampio della realtà vaticana, facendole sentire parte integrante del "cuore della Chiesa", come sottolineato da Paolo VI.

Nel corso della storia, il monastero ha avuto l'onore di ricevere numerose visite papali. L'incontro con Papa Leone XIV è stato descritto come un dono grande, caratterizzato dalla sua tenerezza paterna, semplicità, umiltà e un atteggiamento affabile e umano. La sua presenza ha trasmesso un forte senso della presenza divina e una profonda pace.

Papa Francesco ha colpito la comunità per la sua attenzione alla fraternità, scegliendo di rimanere in solitudine con le monache dopo aver fatto uscire il suo seguito. Papa Benedetto XVI, pur non avendo visitato il monastero durante il suo pontificato, invitò le sorelle al Palazzo Apostolico nel 2007. Successivamente alla sua rinuncia, visitò il monastero in diverse occasioni, tra cui la Messa in Cena Domini del 2013, un momento interpretato come un dono della sua vita alla Chiesa.

Un evento tragico nella storia del monastero fu il bombardamento del 1° febbraio 1944, che causò la morte di 18 sorelle, le più giovani. L'allora Sostituto della Segreteria di Stato, Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI), inviato da Papa Pio XII, fece una profezia che si avverò: al suo ritorno come Pontefice nel 1971, la comunità era rifiorita di nuove vocazioni.

I sacrifici delle clarisse di Oristano offerti a Dio

La Vita Comunitaria e il Servizio

La comunità monastica, composta da un numero ristretto di sorelle, persegue una strutturazione della vita interna in linea con gli insegnamenti di Santa Chiara, attualizzati alle esigenze contemporanee. Viene dedicato ampio spazio all'ascolto: chi visita il monastero può trovare un'oasi di dialogo e accompagnamento spirituale.

Le monache offrono un servizio di ascolto attento, talvolta in silenzio, per sostenere chi affronta situazioni difficili. Attraverso il sito dei frati di Sant'Antonio, è possibile inviare richieste di preghiera. Come servizio alla città, vengono organizzati incontri mensili sulla Parola di Dio, la scuola di preghiera e lectio per i giovani.

Gli orari delle monache sono flessibili per accogliere la richiesta di presenza da parte della comunità cittadina, anche al di fuori dei canonici orari di chiusura della portineria. Questa apertura verso l'esterno, pur mantenendo la clausura, aiuta a evitare l'assuefazione e a vivere il carisma clariano in modo dinamico e attento alle esigenze del mondo.

La comunità si dedica alla produzione artigianale di manufatti in legno d'ulivo, un'attività che non solo provvede al sostentamento, ma permette anche di condividere i frutti con i poveri e i missionari, in linea con l'insegnamento di Santa Chiara che valorizza il lavoro delle proprie mani come grazia e partecipazione alla creazione.

Discernimento Vocazionale e Accoglienza

Il monastero accoglie anche persone che desiderano intraprendere un "periodo di prova", un cammino di discernimento vocazionale che può durare da una settimana a tre mesi. Questo percorso, condotto con attenzione e accompagnamento, mira a valutare l'opportunità per la persona di proseguire nella vita monastica.

Viene sottolineata l'importanza di un serio discernimento, poiché offrire una vita consacrata a chi non è chiamato significa rischiare di distruggerla. La serenità interiore e la forza che non è propria, ma donata, sono indicatori di una motivazione autentica.

Il monastero è anche un luogo che accoglie persone fragili, che talvolta cercano un rifugio dai problemi della vita. Viene chiarito che la vita monastica non è una fuga, ma una prova intensa che richiede un forte equilibrio mentale e una chiara vocazione divina. Le relazioni all'interno della comunità sono strette e richiedono un'autentica capacità di dialogo e accoglienza.

Ai giovani viene consigliato di cercare persone che li accompagnino nel loro cammino, che li rendano vivi e li aiutino a tirar fuori il "bello che hanno", piuttosto che persone che impongano le proprie volontà. La qualità della vita, non il numero, è ciò che conta.

La felicità, secondo la prospettiva della comunità, è la vera dimensione di Dio: aiutare l'altro ad essere felice e ad avere vita. Questo principio guida l'impegno quotidiano delle clarisse, nel loro servizio a Dio e al prossimo.

Dettaglio di un manufatto in legno d'ulivo prodotto dalle clarisse

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