La Pastorale Missionaria: Significato, Rilevazione dell'Interesse e Obiettivi

L’Ufficio per la Pastorale Missionaria, all’interno del Settore per la Missione e la Carità della Diocesi di Milano e in attuazione delle scelte diocesane descritte nel cap. 16 del Sinodo diocesano 47°, si configura come il luogo e lo strumento prioritario con cui la Chiesa di Milano educa e promuove la missionarietà, in collegamento con le Pontificie Opere Missionarie. Tra i suoi compiti vi è quello di cooperare nella ricerca e nella valorizzazione di esperienze e testimonianze di sensibilità missionaria già presenti sul territorio, coordinandole e promuovendone di nuove.

In questo contesto, si rende necessario un forte risveglio missionario nelle nostre comunità ecclesiali, che possa dare nuovo vigore e profondità alla vita cristiana. Nonostante esista un certo interesse missionario nelle comunità cristiane, esso non è sempre vivo, permanente, né riesce a trasformare profondamente la vita delle persone e dei gruppi. Esistono infatti parrocchie e comunità che rischiano di chiudersi in se stesse a causa di un indebolimento del senso missionario e universale del loro essere cristiani.

Thematic photo of a diverse group of people in a community setting, possibly a church or a gathering place, illustrating community engagement and outreach.

Che Cos'è l'Animazione Missionaria?

Il senso e la finalità dell'animazione missionaria è che la Chiesa e tutte le sue attività siano piene dello spirito missionario, dal momento che questo appartiene alla natura stessa della Chiesa (cf AG 6) e, perciò, non può mancare mai. «Animare la Chiesa nella sua missione significa dare un'anima a quanto la Chiesa fa e proclama: l'annuncio dell'amore di Dio e la sua azione salvatrice, che si realizza attraverso le mediazioni umane.»

Il mandato missionario «Andate in tutto il mondo e portare il messaggio del vangelo» (Mc 16,15) è diretto a tutto il popolo di Dio. È fondamentale contribuire a prendere coscienza di questo dovere primario della vita cristiana e a maturare sempre di più in questo senso di responsabilità ecclesiale.

L'animazione missionaria non si può confondere con la cooperazione economica o con l'aiuto a un luogo di missione; è qualcosa di più grande. Per animazione missionaria si intende l'azione di creare, sviluppare e mantenere viva la coscienza missionaria delle persone e delle comunità cristiane. È un'attività che tende a creare un clima e un ambiente determinati nei quali si viva veramente la dimensione universale e missionaria della vocazione cristiana.

L'animazione missionaria fa riferimento a un elemento essenziale della natura della Chiesa e, per questo, deve essere presente in tutti i settori della pastorale ecclesiale, collaborando a portare le persone e i gruppi a un livello più cosciente nella pratica della loro vita umana e cristiana. In definitiva, l'animazione missionaria ha come obiettivo di avviare le persone e le comunità verso una maggiore vitalità cristiana.

Il termine "animazione" indica già una peculiare forma dell'agire, che deve essere tenuta in considerazione anche nel campo missionario. L'animazione fa riferimento a una modalità pedagogica che valorizza e tiene in debito conto sia i dinamismi interni della persona o del gruppo umano, sia gli interventi adeguati che contribuiscono a suscitarli. Applicata allo spirito missionario, l'animazione si contrappone a tutto ciò che è pressione dall'esterno e manipolazione, e indica un'attività che - a partire dalla motivazione e dalla proposta - fa risvegliare nel cristiano e nella comunità la loro identità più profonda, stimola alla responsabilità missionaria, valorizzando le loro proprie capacità. L'animazione cerca di creare le giuste condizioni perché nel cristiano e nella comunità si sviluppi lo spirito missionario.

La realizzazione dell'animazione missionaria si colloca naturalmente nella prospettiva della missione della Chiesa, che deve far attenzione alle due componenti dell'evangelizzazione: verso l'interno (pastorale) e verso l'esterno (missione universale). Da una parte, l'azione pastorale verso quanti sono già battezzati deve essere caratterizzata da uno stile e da un dinamismo missionario che contribuisce a una promozione e a una evangelizzazione integrale, costituendo, al tempo stesso, un criterio di verifica e giudizio per il lavoro pastorale. Dall'altra, l'animazione missionaria deve mirare contemporaneamente a far crescere nelle persone e nelle comunità il senso di responsabilità che spetta a tutti nell'attività missionaria universale della Chiesa. In questo duplice aspetto, lo stimolo e il punto d'appoggio dell'animazione missionaria si trovano nell'apertura missionaria; in realtà, si constata che il rinnovamento ecclesiale verso l'interno si ottiene quando si è sentita con forza maggiore la responsabilità missionaria verso l'esterno. Così lo riconoscono i Vescovi: «La rivitalizzazione delle nostre chiese e di tutte le istituzioni ecclesiali passa necessariamente per un maggior impegno di tutti nell'impresa dell'evangelizzazione universale».

Si deve considerare inoltre che l'animazione missionaria della comunità cristiana non può ridursi ad aspetti tecnici o metodologici, anche se utili, ma essa si fonda su un'attitudine di docilità allo Spirito, primo «Animatore» di tutto il Popolo di Dio. L'azione evangelizzatrice non è il risultato di uno sforzo meramente umano; bisogna prendere coscienza del fatto che c'è Qualcuno che ci precede e lavora nell'intimo di ognuno, per cui «lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è lui che spinge ad annunciare il vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza» (EN 75). È importante prendere coscienza di questo, perché, sebbene le mediazioni umane siano necessarie, l'efficacia dell'evangelizzazione non dipende da noi stessi e ci supera: «Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere» (1Cor 3,6).

Nell'animazione missionaria noi siamo «inviati» e «collaboratori» di Qualcuno che sta agendo nel mondo e che è il primo ad avere interesse che la salvezza si realizzi. Il nostro compito, molte volte, sarà di aiutare gli altri a saper scoprire la presenza salvatrice di Dio in mezzo a loro e di sostenerli nel dialogo e nella risposta generosa a Dio.

Criteri per una Efficace Animazione Missionaria

È bene tenere presenti alcuni criteri che, come elementi di giudizio, orientano la realizzazione dell'animazione missionaria e contribuiscono a formarne l'identità:

  • L'animazione missionaria non si può separare dall'insieme dell'animazione pastorale di una Chiesa locale o comunità cristiana; deve invece inserirsi in un'impostazione d'insieme. L'aspetto missionario deve essere un'ispirazione, un'ottica che arricchisce le altre dimensioni e settori dell'azione pastorale.
  • L'animazione missionaria è parte integrante della pastorale - in particolare della pastorale giovanile - e mutuamente l'una influisce sull'altra e si arricchiscono. La pastorale dà consistenza e offre un progetto all'animazione missionaria, e questa rende dinamica e dà vitalità all'azione pastorale.
  • Lo spirito missionario porta ad accentuare nella pastorale, come prioritaria, l'opzione per l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza e l'annuncio esplicito di Gesù Cristo: «Gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunziamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna, o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo?» (EN 80).
  • L'animazione missionaria non si limita a un'animazione superficiale o esteriore, ma pretende di portare la persona alla maturazione nella fede. Deve raggiungere e trasformare «i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita» (EN 19) delle persone e degli ambienti.
  • L'animazione missionaria, come vera opera di evangelizzazione, è di natura comunitaria. È la comunità che si responsabilizza, programma e realizza l'animazione missionaria, anche quando incarica qualcuno dei suoi membri per questa funzione concreta.
  • L'animazione missionaria di una comunità cristiana deve prevedere opportune «campagne»; considerare i gruppi che aiutano ad assimilare e a vivere lo spirito missionario; e arrivare a ogni persona risvegliando il senso universale della vocazione cristiana di ognuno.
  • L'animazione missionaria deve assumere una caratteristica pedagogica: mobilitando tutti i mezzi educativi e pastorali che la favoriscano, offrendo, insieme al messaggio evangelico, una creatività, un dinamismo, uno stile e una metodologia particolari.
  • L'animazione missionaria si appoggia e dipende, in gran misura, dalla persona dell'animatore. Deve essere una persona con sguardo e cuore missionario, capace di sensibilizzare e coordinare la realtà missionaria delle comunità. Fa parte del gruppo pastorale e realizza la sua funzione in coordinazione con la pastorale più ampia, collaborando affinché anche gli altri settori di attività vivano lo spirito missionario.

Obiettivi e Compiti dell'Animazione Missionaria

Tenendo in considerazione la natura propria dell'animazione missionaria, possiamo enunciare alcuni obiettivi generali formulabili a partire da tre prospettive: l'informazione/sensibilizzazione, la formazione e l'attuazione. Per raggiungere ognuno di questi obiettivi, si suggeriscono alcune linee di intervento che devono concretizzarsi in una programmazione locale.

Informazione e Sensibilizzazione

L'obiettivo generale è creare un clima missionario nella comunità e negli ambienti.

Linee di intervento:

  • Creare nelle comunità un clima missionario che, al di sopra dei problemi umani, offra una visione universale, apra a nuove mentalità e a orizzonti più vasti, e orienti verso i valori evangelici, umani e comunitari.
  • Promuovere l'informazione e la conoscenza dell'attività missionaria, del contesto culturale e sociale di altri Paesi e delle possibilità e difficoltà che incontra l'evangelizzazione e l'attività dei missionari.
  • Approfittare delle opportunità che possono arricchire il senso missionario delle comunità e delle persone: notizie, corrispondenza con missionari, visite di questi, pubblicazioni, audiovisivi, proposte di finanziamento per piccoli obiettivi, ecc.
  • Offrire alle comunità materiali di animazione missionaria, con senso pedagogico e criteri didattici. Piccoli messaggi, dati regolarmente e in sintonia con la vita dei destinatari, aprono l'orizzonte e danno una giusta visione del lavoro cristiano dell'evangelizzazione.
  • Approfittare delle catechesi, incontri formativi, riunioni di gruppi, ecc., per far conoscere e far apprezzare il lavoro dei missionari, stimolando a valorizzare la fede da quest'ottica missionaria. Questo aiuterà a rendere concreto e a vitalizzare il contenuto formativo che viene presentato.
  • Entrare in relazione con gli organismi missionari della Chiesa locale e universale per una collaborazione e per il mutuo arricchimento nell'informazione e nella realizzazione di attività congiunte.

Formazione

L'obiettivo generale è favorire una vita cristiana di maggiore autenticità ed entusiasmo.

Linee di intervento:

  • Aiutare a formare una coscienza missionaria, cioè una mentalità, un'attitudine vitale e convinta per la quale ognuno singolarmente e come comunità si senta chiamato a trasmettere la propria fede e a comunicare agli altri le ragioni della propria speranza.
  • Far presente nei programmi di formazione dei gruppi e delle comunità cristiane il tema missionario in modo sistematico, presentando la missione della Chiesa, la storia delle missioni, le figure più importanti di missionari/e, ecc.
  • Promuovere tra le persone e i gruppi la conoscenza e lo studio dei documenti della Chiesa relativi alle missioni.
  • Proporre e favorire la crescita secondo una spiritualità missionaria che ponga attenzione, in modo particolare, a determinati valori di preghiera sincera, di servizio gratuito, di collaborazione generosa, di dialogo permanente, ecc.
  • Favorire l'integrazione fede-cultura-vita nelle proposte educative di promozione ed evangelizzazione che si realizzano nei gruppi e nelle comunità.
  • Educare alla universalità, al rispetto e alla stima delle diverse culture, all'uso corretto dei beni materiali, alla solidarietà e alla generosità davanti alle necessità degli altri.
  • Far presente il senso missionario nell'orientamento e nella promozione vocazionale delle persone, in particolare dei giovani.

Attuazione (Implementazione)

L'obiettivo generale è tradurre la sensibilità missionaria in interventi di evangelizzazione, educazione e solidarietà verso le persone e verso i popoli più bisognosi.

Linee di intervento:

  • Far presente la dimensione missionaria nel progetto pastorale della Chiesa e delle comunità locali, e di conseguenza programmare le attività e scegliere le persone incaricate.
  • Favorire l'esistenza e il funzionamento di gruppi missionari, mettendo a loro disposizione una programmazione adeguata di contenuti ed esperienze che abbiano un riferimento missionario.
  • Partecipare e collaborare alle varie giornate missionarie della Chiesa.
  • Sviluppare il volontariato missionario e animare i giovani a parteciparvi attivamente, sia con prestazioni personali dirette, sia con la collaborazione e la cooperazione materiale.
  • Stimolare negli adulti e nei giovani sensibilità al servizio e all'impegno, promuovendo attività concrete per andare incontro alle necessità e alle sofferenze degli altri.
  • Stabilire la possibilità di una collaborazione personale e materiale con qualche presenza missionaria, favorendo diversificate modalità di partecipazione.
  • Promuovere vocazioni missionarie esplicite, tra i giovani e tra gli adulti, come espressione visibile del senso missionario di tutta la comunità cristiana.

La "Pastorale Missionaria": Una Tautologia Utile per Comprendere la Missione

La nuova evangelizzazione richiede alle persone e alle comunità cristiane un duplice movimento di conversione interiore e di evangelizzazione delle persone e della società. L’espressione “pastorale missionaria” è senza dubbio una tautologia, perché la Chiesa si definisce missionaria per sua natura (AG 2); quindi non può esserci un’attività pastorale che non sia già missionaria. Tuttavia, è una tautologia utile, perché permette di collegare due aspetti dell’agire ecclesiale niente affatto evidenti, nonostante l’uso frequente che se ne fa: quelli appunto di pastorale e missione.

Il problema è che spesso non sappiamo bene cosa significhi il termine “missione” e, di conseguenza, abbiamo perso il suo legame profondo con la pastorale, cioè con la “normale” attività ecclesiale. La definizione tripartita, che Giovanni Paolo II usa nell’enciclica Redemptoris missio per distinguere la pastorale ordinaria dalla missione ad gentes e dalla nuova evangelizzazione, non sembra aver chiarito tale rapporto. In effetti, la distinzione che il documento propone tra queste tre “situazioni” dell’unica missione della Chiesa (cfr. RM 33) è un po’ forzata, dato che, per sua stessa ammissione, i confini tra loro «non sono nettamente definibili» (RM 34).

Dobbiamo riconoscere che la missione della Chiesa è una e unica: essere strumento di unità per il genere umano in vista della salvezza, cioè della comunione con Dio, come affermano il Concilio (LG 1; AG 1) e la stessa enciclica (RM 9).

Se ci atteniamo strettamente a questa missione, non è difficile identificare la frontiera tra le due prospettive principali dell'attività ecclesiale. Se per la “pastorale ordinaria” si presuppone una realtà di Chiesa già definita, con “adeguate e solide strutture ecclesiali” (RM 33), alla missione ad gentes è confidata proprio la fase precedente, cioè quella in cui non esiste ancora una comunità di fedeli e occorre formarla. Alla cosiddetta “nuova evangelizzazione” spetta invece il compito di ricostruire il tessuto comunitario ecclesiale, proprio là dove si è lacerato e i battezzati «non si riconoscono più membri della Chiesa» (RM 33).

La Comunità Cristiana come Organismo Vivente e il Ruolo degli "Animatori"

Non possiamo considerare “comunità”, dal punto di vista ecclesiale, la popolazione di un dato territorio, senza averne colto il grado di adesione alla fede e al vissuto ecclesiale, o il livello di coesione tra loro. In questo senso la “pastorale missionaria” non può coincidere con la celebrazione liturgica, con la catechesi o con l’attività caritativa, benché questi tre pilastri dell’attività ecclesiale siano indirettamente necessari all’edificazione della comunità. Non basta andare a messa per fare comunità, così come non basta mandare i figli a catechismo per sentirsi parte di una comunità, e neppure andare a far visita agli ammalati o aiutare gli svantaggiati, anche se queste pratiche aiutano a fare comunità.

Come scriveva il futuro papa Benedetto XVI, “la Chiesa come tale, in concreto come specifica comunità, è soggetto giuridico, anzi l’autentico soggetto a cui tutto il resto si riferisce” (Democrazia nella Chiesa, 2005, p. 44). Edificare ogni specifica comunità come “soggetto giuridico” non può essere lasciato all’improvvisazione né si può pensare che sia frutto di un processo spontaneo: occorre volerlo tenacemente e prepararsi a fondo per farlo.

A questo punto il vero problema diventa cosa intendiamo effettivamente per “comunità cristiana”. Il Codice di diritto canonico definisce la parrocchia una “comunità di fedeli” (can. 515), ma senza offrirne una spiegazione approfondita. La parrocchia, come regola generale, comprende tutti i fedeli di un determinato territorio (can. 518) ed è rappresentata da un parroco (can. 532). In questa prospettiva, la comunità rischia di non essere un soggetto, né dal punto di vista giuridico né da quello pastorale, ma solamente un dato anagrafico territoriale.

È necessario cominciare a pensare a una figura specifica, che si accolli il servizio pastorale di animare la comunità ecclesiale, farla crescere e maturare, distinta dai pastori e dai catechisti. Se vogliamo dare un senso specifico all’espressione “pastorale missionaria”, al di là della tautologia cui accennavamo, dovremmo dire che si tratta dell’attività ecclesiale finalizzata all’edificazione o alla ricostruzione della comunità cristiana. Dobbiamo però considerare la comunità ecclesiale non come una figura anagrafica territoriale, a cui si appartiene automaticamente per residenza, ma come un organismo vivente, da costituire e far crescere. Non sarà quindi né la latitudine né il contesto a caratterizzare la pastorale missionaria: potrà svolgersi nel primo come nel terzo mondo, in situazioni di antica, recente o assente cristianità.

Infographic showing the three types of mission (ordinary pastoral care, ad gentes, new evangelization) and how missionary pastoral care connects them.

Il Centro Missionario Diocesano: Ponte tra Chiese e Cuore dell'Annuncio

L’obiettivo specifico del Centro Missionario Diocesano è quello di mantenere vivo nelle comunità parrocchiali il senso dell’universalità e della cattolicità della Chiesa e ribadire il primato dell’annuncio del Vangelo come vocazione insita nel battesimo. Attraverso il contatto con i Fidei Donum e i missionari diocesani, crea un ponte fra la Chiesa locale e le giovani Chiese sparse nel mondo, stimolando lo scambio e la condivisione. Riguarda primariamente gli impegni presi con altre Chiese in ordine all’evangelizzazione, con l’invio di missionari, lo scambio, il sostegno economico e la preghiera. In quest'ottica il Centro Missionario Diocesano è un tavolo di comunione di tutte le forze missionarie presenti sul territorio. Sarà prioritaria la visita ai gruppi missionari parrocchiali o di Unità Pastorale (UP), per rivitalizzare la loro presenza e servizio e favorire un maggior coordinamento a livello diocesano.

Esempi Storici e Spirito della Missione: L'Ospitalità di San Giovanni di Dio

Gesù di Nazaret è al centro del disegno salvifico di Dio. L'uomo, creato a immagine di Dio (Gn 1,27), è chiamato a partecipare alla vita divina. Nonostante i momenti di infedeltà e idolatria, Gesù è l'unica via che riconduce a Dio, come Egli stesso afferma: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Chi ha visto me, ha visto anche il Padre» (Gv 14, 6-9). Successivamente, Gesù elesse apostoli e discepoli (cfr. Mc 3, 14), dando origine alla Chiesa di Cristo, espressione del disegno di Dio per il mondo con il mandato: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15).

La vocazione missionaria è la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda (AG 6). Di fronte alle sfide del mondo attuale - nuove povertà, convivenza con altre religioni, persecuzioni - la Chiesa è chiamata a discernere e riprogettare le sue posizioni, sostenuta dallo Spirito Santo che le elargisce i suoi doni.

L'esperienza di San Giovanni di Dio e dell'Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli è un esempio lampante di come lo spirito missionario si traduca in opere concrete di carità e "nuova ospitalità". Giovanni di Dio, mosso da un amore radicale per i fratelli e i prossimi, si lasciò invadere dall’ospitalità di Dio, senza risparmiare le sue forze. La sua «pazzia» per amore dei poveri infermi di Granada lo portò a una dedizione totale, superando le difficoltà e coinvolgendo la comunità circostante.

Giovanni si definì «il fratello di tutti», e la sua figura produsse un cambio radicale nell’immagine che la città aveva di lui: dalla sorpresa iniziale al riconoscimento, all'ammirazione, alla collaborazione e al ricordo imperituro. La sua opera non si limitava all'assistenza materiale, ma comprendeva anche la coltivazione della preghiera e la pratica dei sacramenti, offrendo salvezza per il corpo e per l'anima. Identificandosi con i poveri e facendosi portatore delle loro necessità, egli visse una carità universale, accogliendo indistintamente tutti in maniera gratuita e infondendo negli altri il suo spirito apostolico. Il suo esempio manifesta un atteggiamento di "nuova ospitalità" e "pastorale della salute" che è profondamente missionario.

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