Il significato dei "tre giorni" nel Vangelo

Una domanda costante sulla storia della Pasqua riguarda il numero di giorni che Gesù ha trascorso nella tomba prima di risorgere dai morti. Molti lettori moderni, ossessionati dall'esattezza cronologica al nanosecondo, riscontrano un'apparente contraddizione nei vari resoconti evangelici. Tuttavia, per comprendere appieno il testo biblico, è necessario spogliarsi della mentalità contemporanea e accogliere quella degli antichi.

Infografica che confronta la percezione moderna del tempo (orologi, minuti, secondi) con la mentalità ebraica antica (eventi ciclici, calcolo inclusivo).

La prospettiva storica e culturale

Ben Witherington III, docente di Nuovo Testamento presso l'Asbury Theological Seminary, sottolinea che gli antichi non parlavano di minuti e secondi. La definizione "dopo tre giorni" nel Nuovo Testamento può semplicemente significare "dopo un po'" o "dopo qualche giorno", senza una specifica rigorosa. Questo uso del linguaggio non indica imprecisione, ma una consuetudine culturale diversa.

Nella Bibbia ebraica, espressioni come "fra tre giorni" e "il terzo giorno" sono spesso usate come sinonimi. Ad esempio, nel secondo libro delle Cronache (10, 5-12), il re Roboamo ordina al popolo di tornare dopo tre giorni, e il testo riporta che essi tornarono proprio il terzo giorno. È quindi un errore sottovalutare l’intelligenza degli autori biblici: non erano ingenui, ma utilizzavano un sistema di calcolo del tempo diverso dal nostro.

Schema che illustra il calcolo inclusivo del tempo nell'antica cultura ebraica, dove una frazione di giorno conta come un giorno intero.

L'interpretazione teologica del "terzo giorno"

Padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica, identifica diversi livelli di lettura per l'espressione "terzo giorno":

  • Livello cronologico: È la testimonianza di un fatto reale, confermato dall'apparizione del Risorto, che ha fissato la Domenica come il "giorno del Signore".
  • Proverbialità: Nella Scrittura, i "tre giorni" indicano spesso un lasso di tempo breve, un momento di passaggio necessario affinché Dio intervenga, come visto in diversi episodi dell'Antico Testamento.
  • Intervento divino: Il terzo giorno è il momento in cui Dio manifesta il Suo potere decisivo, come sul monte Sinai o nel sacrificio di Isacco.
  • Vittoria sulla corruzione: Una tradizione rabbinica riteneva che la corruzione del corpo iniziasse dopo il terzo giorno. Risorgendo in questo lasso di tempo, Gesù non ha visto la corruzione, inaugurando una vita nuova su cui la morte non ha più potere.

Pesach: la pasqua ebraica. prof. Luca Vergani

Il "cuore della terra" e la missione di Cristo

Spesso si crea confusione riguardo all'espressione "tre giorni e tre notti" citata in Matteo 12:40, paragonandola al segno di Giona. Il termine "cuore della terra" non deve essere inteso letteralmente come la tomba, ma come un'espressione che indica le profondità del mondo o le mani del nemico.

Dal momento del tradimento nel Getsemani, Gesù è entrato in una condizione di sofferenza profonda, subendo abusi, processi e il peso del peccato del mondo. La sua permanenza nel "cuore della terra" non è stata un'immobilità passiva, ma un tempo di prigionia nelle mani del male, che si è concluso con la vittoria definitiva sulla morte.

Cosa accadde tra la morte e la risurrezione?

In 1 Pietro 3:18-19 si accenna a un'attività di Cristo tra la morte e la risurrezione. Sebbene la Bibbia non fornisca dettagli esaustivi, emerge che Gesù, dopo aver affidato il Suo spirito al Padre, ha annunciato la Sua vittoria alle entità spirituali (angeli caduti). È importante chiarire che l'Ades, luogo in cui Gesù si è recato, non è l'inferno eterno, ma il regno dei morti in attesa della risurrezione. Non si è trattato di una seconda possibilità di salvezza per l'umanità, ma di una solenne proclamazione di vittoria su Satana e sulle potenze delle tenebre.

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