San Bernardino da Siena (1380-1444) fu uno dei più grandi predicatori del suo secolo, un'influenza talmente significativa da lasciare un'impronta indelebile non solo in Toscana, sua terra natale, ma anche in Abruzzo, dove morì, e in altre regioni d'Italia, come la Lucania. La devozione a San Bernardino è profondamente radicata nella cittadina di Bernalda, oggi gemellata con Siena, dove la chiesa madre, edificata tra il 1510 e il 1532, fu a lui intitolata in onore del duca Bernardino de Bernaudo. Il suo nome diede origine anche alla denominazione di "Bernauda" per la cittadella che si andava ingrandendo tutt'intorno al castello.
La figura di San Bernardino riveste un grande e incondizionato significato per il paese di Sinalunga, in particolare per il suo convento dedicato al Santo, luogo che custodisce importanti reliquie e memorie.
Il Convento di San Bernardino a Sinalunga: Storia e Architettura
Poco fuori Sinalunga, in direzione di Collalto, si trova il convento di San Bernardino, dove risiedono i Frati minori francescani. Questo luogo è venerato in tutta la zona circostante poiché tra le sue mura è conservata l'immagine di Maria Santissima del Rifugio, patrona e protettrice della Val di Chiana. L'immagine sacra fu portata dal Beato Pietro da Trequanda dalla Terra Santa nel 1460, quando il convento era ancora dedicato a S. Rifugio. In principio su questo colle vi era una chiesa dedicata alla Madonna e all'inizio la nuova struttura, finanziata da Mariano Sozzini da Siena, portò sempre il suo nome. Tuttavia, vista la fama e l'influenza di San Bernardino, la chiesa fu a lui intitolata. Il santuario si presenta poco omogeneo a causa delle modifiche susseguitesi nelle epoche e ai numerosi restauri.
L'Esterno e l'Interno della Chiesa
L'esterno della chiesa è caratterizzato dalla facciata in pietra, preceduta da un portico a tre arcate a tutto sesto (con ulteriori due archi ciechi per lato) poggianti su pilastri in mattoni a pianta ottagonale, con capitelli ionici in pietra serena. L'interno della chiesa, in stile barocco, è a navata unica di cinque campate. La prima e la terza sono coperte con volta a crociera, la seconda e la quarta con volta a botte lunettata e la quinta con volta a vela. Vi sono tre cappelle laterali, ciascuna con una statua lignea policroma sopra l'altare raffigurante il dedicatario.
- La prima a destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù ed è l'unica a pianta rettangolare.
- In corrispondenza della seconda campata, vi sono due cappelle semicircolari, dedicate rispettivamente a San Francesco d'Assisi (a destra) e alla Madonna (a sinistra).
- In ciascuna delle pareti laterali delle due campate intermedie si apre un confessionale.
Dirimpetto alla cappella del Sacro Cuore, sulla parete sinistra della prima campata della navata, si apre un arco che costituisce l'accesso alla cappella della Madonna del Rifugio, ricostruita in stile rinascimentale tra il 1854 e il 1858. L'ambiente, a pianta ottagonale, presenta, a ridosso della parete di fondo, l'altare marmoreo che ospita la venerata icona, attribuita a Sano di Pietro. Entro due nicchie, poste una di fronte all'altra, vi sono altrettanti altari laterali ottocenteschi, dedicati a San Bernardino da Siena (a sinistra) e a Sant'Antonio di Padova (a destra). L'ambiente è voltato con una cupola ottagonale priva di lanterna.

Le Reliquie di San Bernardino e la Loro Conservazione
Nel convento attiguo alla chiesa, oltre alla ricostruzione della cella di san Bernardino, sono custodite importanti reliquie del santo. Le principali sono senza dubbio gli abiti a lui appartenuti: la tonaca di lana leggera usata durante i viaggi, l'abito di lana spessa color grigio, il mantello a forma di ampio piviale e i calzettoni lunghi di panno. Il prezioso reliquiario che li contiene venne realizzato tra il 1454 e il 1462 su commissione del concistoro senese, mentre sono frutto di due interventi successivi (1682 e 1725) l'angelo che regge il pastorale e l'angelo con le due mitrie, simbolo dei due vescovati di Ferrara e di Urbino offerti a Bernardino e da lui rifiutati.
La Devozione e i Miracoli
La devozione a San Bernardino è testimoniata anche da eventi storici locali, come quello del 1761, quando cadde il campanile del Convento dei PP. Riformati di S. Bernardino, la cui chiesa era stata data ai frati tra il 1809 e il 1815. Un grande interesse ha sempre circondato le sue reliquie, tanto che il momento culminante della giornata, in alcuni luoghi di culto a lui dedicati, è il Bacio della reliquia di San Bernardino nella chiesa madre. La Festa è ricca di momenti di spettacolo, tra i quali un lungo corteo storico, che percorre il corso centrale del paese.
Tra le reliquie più particolari, si annovera il Reliquiario del coltello e dei precordi, opera di un argentiere senese del XVIII secolo, esposto in mostre dedicate al Santo.
La Vita e l'Opera di San Bernardino da Siena
Bernardino nacque l'8 settembre 1380 a Massa Marittima dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano in giovane età, fu allevato da due zie a Siena, dove studiò grammatica e retorica con maestri illustri, e poi diritto canonico nella prestigiosa università della città. A vent'anni, dopo la guarigione dalla peste, abbandonò la vita mondana, organizzando con alcuni compagni l'assistenza ai malati nell'ospedale di Siena. Nel 1400, prima di vestire l'abito francescano, Bernardino era entrato nella Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria, impegnati nelle opere di pietà e nell'assistenza ai più deboli.
Il Predicatore e il Simbolo JHS
Ordinato sacerdote, approfondì per anni lo studio dei grandi dottori e teologi soprattutto francescani, iniziando poi nel 1417 quell'opera di predicazione attraverso le città d'Italia che lo rese famoso. Dovunque si recava, tanto numerose erano le persone che si riunivano ad ascoltarlo che le chiese erano incapaci di contenerle e ci si radunava nella piazza. Banditore della devozione al santissimo Nome di Gesù, inventò uno stemma dai colori vivaci: su una tavoletta, scolpito o dipinto su fondo azzurro, un grande sole, simbolo dell'amore di Dio, con al centro il monogramma JHS (Jesus Hominum Salvator). Questo simbolo veniva posto in tutti i locali pubblici e privati sostituendo i blasoni delle famiglie e delle varie corporazioni spesso in lotta tra di loro; Bernardino lo dava a baciare al pubblico al termine delle sue prediche. Nominato Ministro Generale dell'Ordine, divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Per tre volte rifiutò la carica di Vescovo. Nel 1442 persuase Eugenio IV ad accettare le sue dimissioni da Ministro Generale e riprese la sua attività di evangelizzatore popolare. E fu proprio in una di queste missioni, mentre era in viaggio verso il Regno di Napoli che morì, ad Aquila, il 20 maggio 1444.
La vita di San Bernardino da Siena in "Orazione"
Il Rinnovamento della Predicazione e del Pensiero Economico
Il santo ebbe un ruolo determinante nel rinnovamento stesso della predicazione attraverso l'introduzione della tecnica dell'exemplum, ossia di «essempli grossi e palpabili» ispirati alla storia passata, ma soprattutto alla vita quotidiana, agli episodi di cronaca e ai costumi diffusi tra i suoi contemporanei. Attraverso questi esempi egli riuscì a coniugare la solidità dottrinale dei suoi sermones alla limpidezza ed efficacia della forma, traducendo con un linguaggio personalissimo le grandi verità di Fede.
Fondamentale fu il suo ruolo anche nel campo del pensiero economico; nel Trattato sui Contratti e sull'Usura, egli affrontò il tema della proprietà privata, del commercio, dei problemi sociali legati al prestito, all'interesse e, appunto, all'usura che condannava in maniera apertissima.
San Bernardino e l'Ordine Francescano
San Francesco e San Bernardino, così come San Domenico e Santa Caterina da Siena, sono i personaggi più eminenti di una vera e propria rivoluzione spirituale che attraversò il mondo medievale, segnandolo profondamente. Sorti tra il XII e il XIII secolo, gli Ordini mendicanti rappresentano una risposta alla crisi spirituale che affliggeva la cristianità: la vita religiosa, prima caratterizzata dal lavoro dentro e intorno al monastero, si riversa per le strade delle città; in netta contrapposizione con la ricchezza del clero secolare e dei monaci, i frati fanno voto di povertà, traendo sostentamento unicamente dalla raccolta delle elemosine. L'intento che li anima è realizzare l'ideale evangelico dell'imitazione di Cristo attraverso una vita fatta di penitenza, opere di carità e predicazione del Vangelo.
Il grande carisma di San Francesco, il fascino della sua scelta di nullatenenza dalla quale discendeva una letizia superiore a qualsiasi ricchezza, gli assicurò da subito un seguito eccezionale. Tuttavia, differenti posizioni in merito alla Regola francescana, particolarmente riguardo all'idea di povertà, erano già sorte durante la vita del santo. Circa due secoli dopo, nel corso del Quattrocento, San Bernardino dette grande impulso al movimento detto "dell'Osservanza" come risposta alla decadenza che l'Ordine francescano stava conoscendo in quel periodo.
La Basilica dell'Osservanza a Siena
Il percorso che si snoda attraverso i luoghi legati alla figura di San Bernardino non può che prendere le mosse dal convento e dalla basilica dell'Osservanza, la più importante chiesa posta al di fuori delle mura cittadine di Siena. Allontanandosi dal centro storico di Siena in direzione nord-est, attraverso una strada fiancheggiata da platani secolari, si giunge al cosiddetto Colle della Capriola, un luogo dominato dalla quiete e dal silenzio, dove Bernardino dimorò per diversi anni promuovendo la trasformazione del primitivo eremo in convento, anche a seguito del grande numero di conversioni seguite alla sua vigorosa azione evangelica.
Nel 1474, trent'anni dopo la morte di San Bernardino, iniziarono i lavori di costruzione della chiesa, con la collaborazione di due insigni architetti: Francesco di Giorgio Martini (che poi trascorrerà alla Capriola gli ultimi anni della sua vita e che qui verrà sepolto, nella cripta) e Giacomo Cozzarelli, a cui si devono le aggiunte cinquecentesche. L'interno colpisce per la misurata eleganza, rispondendo ai canoni rinascimentali di ordine, armonia e proporzione. In questa sobria cornice, ispirata al rispetto della spiritualità francescana, si inseriscono magnifiche opere d'arte di scuola senese e fiorentina, tutte realizzate in un periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo.
Le Opere d'Arte e l'Iconografia del Santo
Nella terza cappella a destra è conservata una tavola di Pietro di Giovanni d'Ambrogio raffigurante il grande santo senese, opera che assume una rilevanza del tutto particolare in quanto eseguita nel 1444, anno della sua morte. L'immagine, una delle primissime rappresentazioni in pittura di Bernardino, può essere infatti considerata il suo vero e proprio 'ritratto' eseguito dal pittore sulla base di una personale conoscenza e memoria, divenendo in tal modo l'archetipo per tutte le raffigurazioni successive. La figura emaciata, vestita di un umile saio stretto in vita, il volto scarno per il digiuno e la bocca priva di denti, saranno i tratti distintivi della sua iconografia, oltre naturalmente al Nome di Gesù entro il sole raggiato.
Nell'epoca in cui l'Umanesimo metteva l'uomo al centro del mondo, Bernardino ribadiva il primato assoluto di Cristo, la subordinazione di tutte le cose a Lui e in vista di Lui. Emblematica a questo proposito è l'iscrizione riportata sul libro che egli tiene in mano, tratta dalla lettera di san Paolo ai Colossesi: «Rivolgete la mente alle cose che sono in alto, non a quelle che stanno sulla terra» (Que sursum sunt sapite, non que super terram). Nella stessa cappella si trova una tavola del XV secolo attribuita a Girolamo di Benvenuto raffigurante santa Elisabetta di Ungheria, patrona dell'Ordine francescano vissuta nel XIII secolo.
Due importanti santi francescani sono poi presentati nei magnifici tondi quattrocenteschi in terracotta invetriata realizzati da Andrea della Robbia, appesi ai lati del portale di ingresso: si tratta di San Bonaventura da Bagnoregio e San Ludovico di Tolosa.

L'Oratorio di San Bernardino e il Museo Diocesano di Siena
Affacciato su piazza San Francesco, accanto all'omonima basilica, questo edificio in mattoni con profilo a capanna era nato per ospitare la duecentesca Confraternita di Santa Maria e San Francesco, una delle numerosissime associazioni di fedeli laici sorte nel medioevo per scopi benefici e caritativi. L'impatto di San Bernardino, che sovente predicava nella piazza antistante, fu tale da far sì che la sua figura diventasse il nuovo punto di riferimento della confraternita e l'edificio gli fosse intitolato nel XV secolo, in seguito alla canonizzazione.
Appena varcata la soglia d'ingresso, si accede al cosiddetto Oratorio inferiore, un ambiente che ruota interamente attorno alla figura del santo: il soffitto presenta infatti lungo tutto il perimetro lunette affrescate nella prima metà del Seicento da vari artisti senesi tra i quali Rutilio e Domenico Manetti, Ventura Salimbeni e Bernardino Mei. Le scene riproducono episodi salienti della sua vita, come ad esempio la Cura degli appestati nello Spedale di Santa Maria della Scala, l'antica istituzione senese in cui venivano ospitati i pellegrini di passaggio lungo la Via Francigena, accolti i bambini abbandonati e curati i malati.
All'Oratorio inferiore corrisponde, al primo piano, quello superiore, un ambiente di eccezionale magnificenza dedicato a Santa Maria degli Angeli. Qui grandi pittori e abili artigiani del legno dettero vita ad un complesso omogeneo che si dispiega lungo le pareti, in cui eleganti lesene a candelabra e un fregio in legno e cartapesta incorniciano ampie scene raffiguranti episodi della vita della Vergine. Nelle sale adiacenti a questo ambiente trova posto la vera e propria raccolta di dipinti e sculture del Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino, qui collocata dalla Chiesa senese nel 1999.
La Basilica di San Francesco a Siena e il Miracolo Eucaristico
Nel 1212 San Francesco fece il suo primo ingresso a Siena, in un momento in cui la città era scossa da furiose lotte interne e per questo fortemente bisognosa dell'aiuto del santo che, attraverso le sue prediche riportò la pace. Quando, nel 1228, Francesco venne proclamato santo, il Comune di Siena espresse la volontà di erigere una chiesa in suo onore, che poté dirsi terminata nel 1255. L'edificio attuale, seppure molto modificato nel corso dei secoli, presenta ancora l'impianto tradizionale delle tipiche chiese degli Ordini mendicanti: un'enorme e semplice aula unica, priva di colonne che avrebbero potuto distrarre i fedeli dall'ascolto. La pianta è a croce egizia, più semplicemente chiamata croce a T, caratterizzata da un transetto suddiviso in cappelle che taglia la chiesa all'altezza dell'abside. Questa particolare forma richiama il Tau scelto da San Francesco come simbolo della croce di Gesù e divenuto in seguito segno identificativo dell'Ordine.
Lungo le pareti della navata, una serie di strutture metalliche rievoca gli altari barocchi che, realizzati dopo un terribile incendio che colpì la chiesa nel 1655, ospitavano i dipinti commissionati dalle più importanti famiglie senesi. Alla fine dell'Ottocento, l'architetto senese Giuseppe Partini restaurò la basilica riportandola integralmente all'aspetto gotico e distrusse gli altari. Le opere pittoriche del XVII e XVIII secolo, non più rispondenti al gusto del tempo, erano state trasferite nella Galleria di Belle arti e, in seguito, nei depositi della Soprintendenza, dove rimasero fino al 1996, anno in cui alcune di esse vennero ricollocate nella chiesa.
Veri e propri capolavori conservati nella basilica sono i dipinti murali realizzati dai fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti intorno agli anni Trenta del Trecento. Si tratta di frammenti che fanno parte di un ciclo di affreschi concepito per la sala capitolare e per il chiostro dell'attiguo convento, staccati dal luogo d'origine e spostati all'interno della chiesa nel 1857, nelle cappelle del transetto.
Il Miracolo Eucaristico delle Sacre Particole
L'importanza della basilica di San Francesco è legata anche al Miracolo Eucaristico delle Sacre Particole, collocate in una cappella del transetto, che si conservano incorrotte da quasi tre secoli. Nel 1730, il giorno prima della festa dell'Assunta, le ostie consacrate, poste dai frati in una pisside, vennero rubate dalla chiesa. Ritrovate alcuni giorni dopo, non potendo essere più utilizzate, si decise di lasciar fare il corso alla natura e aspettare che si deteriorassero da sole. Da allora sono miracolosamente inalterate. Negli anni sono stati eseguiti esami scientifici, l'ultimo dei quali nel 2014, e tutti hanno confermato che esse sono integre, inspiegabilmente prive di crescita microbica.

La Mostra "Nel Suo nome: San Bernardino da Siena"
In occasione del Giubileo 2025 il Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino partecipa al progetto nazionale "Nel Tuo nome l'arte parla di comunità", promosso dall'Ufficio Nazionale per i beni ecclesiastici della CEI. La mostra "Nel Suo nome: San Bernardino da Siena" rappresenta un'occasione unica per riscoprire la portata spirituale, culturale e artistica del Santo senese che fu un predicatore straordinario, capace di trasmettere l'essenza del Vangelo con forza e immediatezza. Le sue predicazioni, spesso accompagnate dal crocifisso e dal trigramma del Nome di Gesù, divennero simboli di carità, speranza e autentica devozione.
Cuore dell'esposizione è la presentazione, per la prima volta al pubblico, di opere inedite. Tra queste, spicca un prezioso Crocifisso ligneo recentemente restaurato e attribuito ad Alberto di Betto d'Assisi (documentato a Milano nel 1414 e a Siena nel 1421), scultore itinerante vicino ai canoni del Gotico internazionale. Il crocifisso in mostra, secondo la tradizione, sarebbe quello utilizzato da San Bernardino durante le sue prediche. Un'immagine dell'opera appare nella tavola di Sano di Pietro che raffigura il Santo mentre predica in Piazza San Francesco, con accanto il piccolo crocifisso. Tra le opere di maggior rilievo esposte si segnalano la Tavola con il trigramma "IHS", simbolo distintivo della predicazione del Santo, una tela di Bernardino Mei che raffigura la Processione delle reliquie in Piazza del Campo; e il Reliquiario del coltello e dei precordi, opera di un argentiere senese del XVIII secolo.
Accanto ai manufatti artistici, la mostra presenta anche un'accurata selezione di documenti d'archivio di grande valore storico e devozionale, tra cui una rara Lettera autografa del Santo indirizzata a una religiosa senese del XV secolo. Completa il percorso una sezione dedicata alla fortuna critica contemporanea di San Bernardino, con due volumi a stampa del XVIII e del XX secolo che ne approfondiscono la rilevanza religiosa e culturale. La mostra intende restituire la ricchezza e la complessità della figura di San Bernardino, offrendo al visitatore un itinerario che intreccia con equilibrio arte, spiritualità e ricerca storica.