Il Significato Catechetico della Resurrezione di Lazzaro

Il racconto della resurrezione di Lazzaro, narrato nel Vangelo di Giovanni al capitolo 11, è uno degli episodi più significativi e potenti della vita di Gesù. Non è solo un miracolo straordinario, ma una profonda rivelazione sulla natura di Gesù come "la risurrezione e la vita" e un'anticipazione della sua stessa vittoria sulla morte. Questo evento funge da cerniera tra la prima e la seconda parte del vangelo giovanneo, prefigurando la risurrezione di Gesù e svelando il significato profondo e sorprendente della sua morte. Il racconto di Lazzaro occupa nel vangelo di Giovanni un posto analogo al racconto della trasfigurazione nella tradizione sinottica: prima di affrontare la passione, Gesù offre ai discepoli disorientati un anticipo della risurrezione, per mostrare loro il significato profondo e inatteso della Croce.

Mappa della Giudea con evidenziate Gerusalemme e Betania

La Narrazione Evangelica (Giovanni 11)

La Malattia e la Notizia a Gesù

Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e Marta sua sorella, si era ammalato. Maria è la donna che profumò il Signore con l'unguento e poi gli asciugò i piedi coi suoi capelli. L'ammalato era suo fratello Lazzaro. Le sorelle mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». Betania, situata sulle pendici orientali del Monte degli Ulivi, distava da Gerusalemme circa tre chilometri, ed era un villaggio dove Gesù si fermava quando visitava Gerusalemme.

Sentita la notizia, Gesù disse: «Questa malattia non si concluderà con la morte, ma servirà alla gloria di Dio: per suo mezzo il Figlio sarà glorificato». Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. Tuttavia, udito che questi si era ammalato, rimase ancora due giorni nel luogo in cui si trovava, al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava. Vi si era rifugiato per sottrarsi alle autorità giudaiche che cercavano di impadronirsi di Lui. Questo ritardo deliberato, sottolineato ripetutamente, intendeva lasciare che il frutto della morte si consumasse, affinché la sua passività potesse dare alla morte un nuovo significato, non la liberazione dalla morte biologica, ma la rivelazione della vittoria su essa.

Il Dialogo con i Discepoli e il "Sonno" della Morte

Passati due giorni, Gesù disse ai suoi discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea». I discepoli osservarono: «Maestro, i Giudei hanno appena cercato di lapidarti, e tu ritorni là?». Gesù si rivela qui come il pastore modello che non teme di esporsi al pericolo per salvare gli amici. Rispose Gesù: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno non inciampa, perché vede la luce di questo mondo. Ma se uno cammina di notte, inciampa perché gli manca la luce».

Disse questo e aggiunse: «Il nostro amico Lazzaro dorme, ma vado a svegliarlo». I discepoli intesero che egli parlasse del riposo del sonno, dicendo: «Signore, se dorme guarirà». Gesù aveva parlato della sua morte, ma i discepoli avevano inteso che egli parlasse del riposo del sonno. Questo fraintendimento è ancora una volta il segno della distanza che separa il Maestro dai suoi discepoli. Allora Gesù disse apertamente: «Lazzaro è morto. E sono contento per voi di non essere stato là, affinché crediate. Ma andiamo da lui». Paradossalmente, la notizia della morte è unita a una manifestazione di gioia, poiché per Gesù la morte non è definitiva. A queste parole, Tommaso, chiamato Didimo, si rivolse agli altri discepoli e disse: «Andiamo anche noi a morire con lui».

Thanatos: Il Dio del Sonno Eterno e Signore della Morte — Mitologia Greca per Dormire

L'Arrivo a Betania e l'Incontro con Marta

Al suo arrivo, Gesù trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Questa durata era significativa: esisteva la credenza giudea che l'anima del defunto potesse vagare fuori dal corpo fino al terzo giorno, ma al quarto giorno il corpo cominciava a decomporsi, rendendo la morte irrevocabile. Molti Giudei erano andati da Marta e Maria a fare le condoglianze per la morte del fratello, seguendo una consuetudine antichissima e raccomandata dai rabbini. Marta, saputo che Gesù stava arrivando, si affrettò a incontrarlo; Maria invece rimase in casa, seduta in segno di cordoglio.

Marta disse a Gesù, con un saluto che è insieme una professione di fede e un tacito rimprovero: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma so che anche ora, qualunque cosa chiederai, Dio te la concederà». Alla promessa di Gesù «Tuo fratello risorgerà», Marta rispose rifacendosi alla speranza giudaica della risurrezione del corpo nell'ultimo giorno: «Sì, lo so che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Questa schietta e fiera determinazione della donna si rivela in quel ripetuto oida: so!

Gesù soggiunse, con una solenne autorivelazione che fa compiere alla speranza della donna un passo in avanti, trasformandola davvero in una speranza cristiana: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se morto vivrà. E chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi tu questo?». Al centro di queste parole c'è la persona di Gesù, la cui persona è l'unica ragione che sostiene le affermazioni successive. Rispose Marta: «Sì, Signore, credo che tu sei il Messia, il Figlio di Dio, Colui che doveva venire nel mondo», esprimendo una fede pienamente cristiana.

L'Incontro con Maria e il Pianto di Gesù

Dopo queste parole, Marta se ne andò a chiamare Maria, sua sorella, dicendole a bassa voce: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, Maria si alzò in fretta e gli andò incontro. Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. I Giudei che si trovavano in casa con lei a confortarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse al sepolcro a piangere.

Maria, giunta dove stava Gesù, vedendolo, si buttò ai suoi piedi dicendogli, come Marta: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Gesù, vedendola piangere e insieme con lei piangere i Giudei che l'accompagnavano, fremette nel suo cuore e si turbò profondamente. Disse: «Dove l'avete deposto?». Gli risposero: «Signore, vieni a vedere». Allora Gesù pianse. I Giudei dicevano: «Guarda come lo amava!». Ma altri dicevano: «Non poteva costui che ha aperto gli occhi al cieco fare anche in modo che questi non morisse?».

Rappresentazione artistica del pianto di Gesù di fronte alla tomba di Lazzaro

La Risurrezione di Lazzaro

Gesù, ancora fremendo dentro di sé, si recò al sepolcro. Era una grotta, con l'ingresso chiuso da una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli osservò: «Signore, già puzza, è sepolto da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».

Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Egli aveva compiuto, credettero in Lui. La resurrezione di Lazzaro, il settimo segno o miracolo narrato da san Giovanni, è l’ultimo e il più portentoso, quello che rivela Gesù signore della vita e della morte.

Il Significato Teologico e Catechetico

Gesù: Luce, Vita e Risurrezione

All'inizio del Vangelo (1,4), Giovanni definisce Gesù "luce e vita". Il racconto del cieco nato drammatizza il tema di Gesù come luce, mentre la storia di Lazzaro drammatizza il tema di Gesù come vita. Lazzaro ode la voce di Gesù ed esce dal sepolcro, realizzando le parole di Gesù: «Verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la mia voce e usciranno» (Gv 5,28). Gesù ridona a Lazzaro la vita fisica come segno della vita eterna, glorificando Dio e sé stesso.

L'espressione "gloria di Dio" in questo contesto indica che la malattia di Lazzaro diventa un luogo di rivelazione, dove la potenza di Dio e del Figlio si manifesta come vittoria sulla morte. La morte, per Gesù, non è definitiva, ma un sonno da cui Egli può risvegliare, come aveva già lasciato intendere con la metafora del sonno. Il suo affetto per Lazzaro, Marta e Maria rivela un cuore capace di amare divinamente e umanamente, mostrando che il rapporto con Lui non toglie nulla della nostra umanità, semmai la porta alla pienezza.

Prefigurazione della Risurrezione di Cristo

La risurrezione di Lazzaro è un episodio cruciale che da una parte, fa precipitare il dramma, convincendo le autorità che è necessario condannare a morte Gesù (11,53); dall'altra, rivela il significato profondo e sorprendente della sua morte. La resurrezione di Lazzaro mette in moto il processo che condurrà Gesù alla croce e rende evidente che Gesù dona la vita a prezzo della sua stessa vita. La morte non è la fine, né la sua né la nostra, e in questo racconto si trova una risposta alla domanda che più di ogni altra assilla l'uomo: che significato attribuire alla morte?

Le Due Dimensioni della Fede: Marta e Maria

Le due sorelle, proprio nei loro atteggiamenti, incarnano le due dimensioni fondamentali della fede: la missione e la contemplazione. Marta porta nel nome la sua indole decisa e capace (Signora), manifestando una fede che progredisce dalla certezza della risurrezione futura alla piena adesione a Gesù come «la risurrezione e la vita» qui e ora. Maria, dal carattere più schivo (amata da Dio), rappresenta la fede fatta di supplica e adorazione, che si getta ai piedi del Maestro e lo conduce al pianto, rivelando l'intensa umanità del Salvatore di fronte alla sofferenza.

La Distinzione tra "Rivivificazione" e Vera Risurrezione

Il racconto della "morte e risurrezione di Lazzaro" può essere letto e compreso in due modi: secondo i saperi del mondo o secondo il giudizio della fede. Lazzaro non sarebbe stato veramente "risuscitato" nel senso della risurrezione finale, ma "rivivificato", tornando a una vita mortale e morendo una seconda volta. Questo miracolo serve da segno potente, ma non trasgredisce la legge della morte nel suo aspetto biologico finale. La logica della fede, invece, richiede una novità totale: in Cristo, la Risurrezione diventa la norma dell'esistenza umana e la morte è solo un passaggio obbligato per entrare nella Vita eterna, una vita nuova e senza fine. Come afferma San Paolo: «Se i morti non risorgono neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (1 Cor 15,16-17). La "risurrezione dei morti" non è un fatto del mondo esteriore, ma una Parola di Dio rivolta alla fede.

Schema comparativo: la rivivificazione di Lazzaro come segno e la Risurrezione finale in Cristo

Il Potere sul Peccato e la Mediazione della Chiesa

Gesù ha potere sulla morte perché lo ha anche sul peccato, che ne è la causa. Le bende che legano e avvolgono Lazzaro, richiamato alla vita ma ancora immobilizzato, simboleggiano non solo i legami dello sheol (il regno dei morti), ma anche quelli del peccato. L'ordine di Gesù: «Liberatelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44) è particolarmente significativo. Gesù non interviene direttamente per sciogliere Lazzaro, ma si avvale della mediazione di altri. In questi collaboratori possiamo vedere simbolizzati i ministri che nella Chiesa assolvono dai peccati, rendendo libero l'uomo.

Risonanza Pasquale e Speranza Cristiana

La risurrezione di Lazzaro è un preludio di ciò che è annunciato da Gesù: «È venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno» (Gv 5, 25). La Pasqua, a cui questo racconto ci prepara, non è una stanca data di calendario, ma un vero inizio, un ricominciamento, un tuffarsi nel futuro di Dio e nella vita che non muore. Le parole di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno», risuonano come parole di speranza in ogni tempo. Ci invitano a far giungere alla nostra vita, alle macerie del nostro peccato, alla pietra indurita del nostro cuore, la parola della risurrezione: «Lazzaro, vieni fuori», sperimentando salvezza e liberazione attraverso la fede in Cristo.

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