La reliquia della lingua di sant'Antonio di Padova

Ogni anno, milioni di pellegrini e turisti provenienti da ogni continente affollano la Basilica del Santo a Padova. Tra i luoghi di maggiore interesse spicca la Cappella del Tesoro, dove è custodita la rinomata reliquia della lingua di sant'Antonio. La sua esposizione, insieme ad altre parti del corpo del Santo, rappresenta un momento di profonda riflessione e curiosità per i fedeli e i visitatori.

Veduta d'insieme della Cappella del Tesoro nella Basilica di sant'Antonio a Padova, evidenziando la struttura barocca e la disposizione delle nicchie.

Storia e origine del prodigio

La storia della reliquia risale al 1263, anno in cui ricorrevano i 750 anni dalla prima traslazione del corpo di sant'Antonio. In quell'occasione, alla presenza di san Bonaventura, allora Ministro generale dell'Ordine minoritico, avvenne la ricognizione delle spoglie del Santo, morto trentadue anni prima. Davanti allo stupore dei presenti, mentre il corpo presentava segni di naturale decomposizione, la lingua era rimasta intatta, «rubiconda et pulchra».

San Bonaventura, toccato dal prodigio, pronunciò le celebri parole: «O lingua benedetta, che sempre benedicesti il Signore, e lo facesti benedire dagli altri: ora appare manifesto quanti meriti avesti presso Dio».

Tredicina 2021 - Le Reliquie di sant'Antonio: o Lingua Benedetta!

La Cappella del Tesoro e l'arte dei reliquiari

La cappella che ospita le reliquie fu eretta verso la fine del XVII secolo in sontuoso stile

Le reliquie di Sant'Antonio di Padova e il miracolo della lingua incorrotta

Dei quattro milioni di persone che ogni anno affollano la Basilica del Santo, pellegrini e turisti provenienti da tutti i continenti, ben 798 mila visitano la cosiddetta Cappella del Tesoro. In questo luogo, tra le rinomate reliquie, spicca per importanza e devozione quella della lingua di Sant'Antonio. Collocata all’interno di un’edicola ricca di doni di valore offerti da personaggi illustri, la reliquia viene osservata con grande interesse e suscita profondi commenti tra i fedeli.

L’accesso alle reliquie (che comprendono il mento, la lingua, il dito e i resti dell’apparato vocale) è regolato da un passaggio piuttosto stretto che costringe i visitatori a procedere in fila indiana. Nonostante le lunghe code, la folla composta da anziani e famiglie con bambini rimane elettrizzata dalla possibilità di vedere da vicino la lingua di un santo vissuto ottocento anni fa. Sebbene i frati della Basilica non abbiano mai enfatizzato eccessivamente il culto della lingua, preferendo concentrare la devozione sul corpo del Santo custodito nella Cappella dell’Arca, la reliquia rimane un pilastro della fede padovana.

Infografica della Basilica di Sant'Antonio a Padova con evidenziata la posizione della Cappella del Tesoro rispetto all'Altare Maggiore e alla Cappella dell'Arca

La storia del ritrovamento: l'intervento di San Bonaventura

L’origine di questa straordinaria devozione risale all’8 aprile 1263. In quell'occasione, durante la prima traslazione del corpo di Sant'Antonio dalla chiesetta di Santa Maria Mater Domini alla nuova basilica, il Ministro generale dell'Ordine francescano, San Bonaventura da Bagnoregio, presiedette l'apertura del sarcofago. Trentadue anni dopo la morte del Santo (avvenuta il 13 giugno 1231), si verificò un fatto prodigioso: mentre il resto del corpo era tornato in polvere, la lingua apparve miracolosamente incorrotta, "rubiconda et pulchra" (vermiglia e bella).

Alla vista del prodigio, San Bonaventura, colto da stupore e gratitudine, pronunciò la famosa invocazione: "O Lingua benedetta, che sempre benedicesti il Signore, e lo facesti benedire dagli altri: ora appare manifesto quanti meriti avesti presso Dio". Questo evento segnò l'inizio di una serie di commissioni artistiche per la creazione di preziosi reliquiari destinati a custodire il sacro resto.

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La Cappella del Tesoro e i suoi capolavori

La Cappella delle Reliquie (o del Tesoro) fu eretta verso la fine del XVII secolo in sontuoso stile barocco su progetto dell'architetto e scultore genovese Filippo Parodi, allievo di Gian Lorenzo Bernini. L'ambiente circolare ha un diametro di oltre 13 metri e un'altezza di 20 metri, culminando in una cupola che illumina scenograficamente le superfici marmoree.

Al centro della tribuna semicircolare si trovano tre nicchie che ospitano il tesoro antoniano:

  • Nicchia centrale: contiene il reliquiario della lingua incorrotta, opera dell’orefice Giuliano da Firenze (1436). Questo capolavoro in argento dorato, alto 81 cm, presenta forme tardo gotiche e una copertura che ricorda la cupola del Brunelleschi.
  • Reliquiario del Mento: situato sopra la lingua, risale al 1349-1350 ed è a forma di busto, decorato con oro, argento e gemme.
  • Apparato vocale: in un reliquiario moderno realizzato da Carlo Balljana nel 1981, sono conservati l’osso ioide e le cartilagini della laringe, rinvenuti integri durante l'ultima ricognizione scientifica.
Schema tecnico del reliquiario della lingua di Giuliano da Firenze con dettagli degli archi rampanti e della teca in cristallo

Vicende storiche e protezione delle reliquie

Lungo i secoli, le reliquie hanno vissuto momenti di grande pericolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 2 ottobre 1943 e il 12 giugno 1945, la lingua fu nascosta in una cassa di ferro rivestita di amianto e murata per proteggerla dai bombardamenti. Solo pochissimi frati erano a conoscenza dell'occultamento. Al termine del conflitto, i religiosi notarono che la reliquia non appariva più "carnosa ed eretta" come in precedenza, sebbene il fervore popolare non sia mai diminuito.

Un altro episodio drammatico avvenne il 10 ottobre 1991, quando tre banditi legati alla Mala del Brenta rapinarono il mento del Santo per utilizzarlo come merce di scambio con lo Stato italiano. Fortunatamente, l'azione sacrilega si concluse con il recupero della reliquia e la sua restituzione alla Basilica.

Data Evento Storico
13 giugno 1231 Morte di Sant'Antonio a Padova
8 aprile 1263 Prima traslazione e ritrovamento della lingua incorrotta
15 febbraio 1350 Donazione del reliquiario del mento (Cardinale Guy de Boulogne)
6 gennaio 1981 Ricognizione scientifica e scoperta dell'apparato vocale intatto

Significato teologico della predicazione antoniana

Sant'Antonio di Padova, definito "martello degli eretici" e "medico evangelico", è stato il primo teologo dell'ordine francescano. La conservazione della lingua e dell'apparato vocale è interpretata dai fedeli come un segno divino che conferma la potenza delle sue parole. Antonio affascinava le folle con i suoi Sermones, descrivendo i misteri della fede con una freschezza che conserva ancora oggi una forza evangelizzatrice speciale.

Le reliquie dell'apparato vocale (laringe, faringe e corde vocali), rinvenute integre dagli studiosi dell'Università di Padova nel 1981, rappresentano un unicum scientifico e religioso. Davanti a questi resti, i pellegrini sono invitati a riflettere sulla vocazione del Santo, che non fu frutto del caso, ma di un disegno divino volto a diffondere la "bella notizia" ai poveri e ai cercatori di Dio.

Rappresentazione artistica di Sant'Antonio che predica ai pesci o alle folle, evidenziando il dono dell'eloquenza

Ogni anno, il 15 febbraio, la Chiesa celebra la Festa della Traslazione delle Reliquie, popolarmente chiamata "Festa della Lingua". Questa ricorrenza, pur riferendosi ai fatti del 1263, è legata al cardinale Guy de Boulogne che, guarito dalla peste nera per intercessione del Santo, si recò a Padova il 15 febbraio 1350 per donare il prezioso reliquiario che ancora oggi ammiriamo.

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